Lo smilzo e il grassone 

Serie: La strada nel nulla

Contratto scaduto, arrivederci e grazie.
Il
periodo di prova durava un mese e a quest’oggi riteniamo che lei non abbia i requisiti necessari.
 
E no, borioso bastardo. Arrivederci un corno.
Marco Reo sfrecciava sulla statale numero 33 con la sua vecchia Ford malandata. Una strada non avvezza al puzzo dei copertoni che stridono a contatto con l’asfalto; l’ideale per sbollire la rabbia. Qualche sana bestemmia e poi via, una bella accelerata e fanculo mondo. 
Erano trascorsi tre mesi dal giorno in cui aveva abbandonato la sua città natale per un lavoro che prometteva lauti guadagni…da fame! Povero e stolto uomo, si era lasciato abbindolare tanto facilmente che perfino un marmocchio ne avrebbe riso.
Il
lavoro consisteva nel calarsi in vecchie cisterne puzzolenti per renderle profumate come il culo di un poppante dopo il bagnetto.
Il
responsabile della Tocomo srl era un cinquantenne brizzolato con il vizio di tenere una sigaretta spenta perennemente in bilico tra le labbra sottili. Aveva accolto i nuovi operai, tra i quali figurava Marco, con aria di sufficienza, spostando la sigaretta freneticamente da un angolo all’altro della bocca.

«Se siete venuti in questo schifo di posto dimenticato da Dio è perché avete fottutamente bisogno di soldi» aveva detto. «Se è così potremmo anche andare d’accordo. A voi serve la grana e a me serve che vi spacchiate la schiena in queste cisterne. Il guadagno della Tocomo dipende da quante riuscirete a pulirne da qui a trenta giorni.»
Li aveva osservati uno per uno senza mai smettere di giocare con la sua sigaretta. «Vedremo se la vostra voglia di soldi sarà proporzionale alla vostra voglia di lavorare.» 

Una volta accettato il lavoro, Marco si era trasferito in quel remoto paese; quattro anime prigioniere di un’esistenza vuota e assonnata. All’inizio non andava male; si era trovato un alloggio in una vecchia pensione che cadeva a pezzi e si recava sul lavoro di buona lena. 
Il
primo giorno lo avevano fatto entrare in una delle innumerevoli cisterne. La maschera che sarebbe dovuta servire a proteggerlo dai gas velenosi, riusciva solo a rendergli pessima la visuale. Una volta dentro, gli altri operai avevano calato un grosso tubo, una sorta di aspiratore per una poltiglia maleodorante depositata sul fondo. Il serpente di metallo aveva preso a succhiare avidamente, producendo un rumore che a Marco ricordava quello di un vecchio che mangia un minestrone; un risucchio sgradevole. Chiuso nella cisterna come in un bozzolo, pensava a quando ne sarebbe uscito, sicuramente non come farfalla. 
Sgobbare per la Tocomo era oltremodo noioso. Una volta terminato con l’aspiratore, subentravano altri uomini per lucidare l’interno della cisterna. Sempre così, e guai a lamentarsi per il caldo seppur quell’estate la colonnina avesse abbondantemente superato i quaranta gradi; mr Tocomo detestava le femminucce piagnucolose quasi quanto i sindacalisti. 

Marco pensava che la SS33 fosse l’unica cosa buona in quella realtà: un perfetto rettilineo di quasi dieci chilometri che terminava nel versante di una montagna. Probabilmente in passato avrebbero dovuto costruirci una galleria, ma poi non se n’era fatto niente. Con il tempo, erbacce e radici avevano invaso la carreggiata, ma questo non rappresentava un problema. Date a un uomo dei cavalli rombanti sotto il sedere e la possibilità di lasciarli galoppare e avrete un uomo felice. Dategli anche una femmina disponibile e avrete un uomo al settimo cielo.
Il
contachilometri lambiva i centosettanta all’ora, quando un tizio in motocicletta lo superò rombando paurosamente. La fantasia di Marco cominciò a galoppare: immaginò che alla guida di quel bolide ci fosse mr Tocomo e pigiò l’acceleratore più a fondo, chiedendo alla Ford forse più di quanto potesse dare. L’automobile sputacchiò fumo e scricchiolò, ma non deluse il suo pilota.
Il
motociclista si era fermato presso un baracchino dove un cartello sbilenco, mezzo divorato dalla ruggine, recitava “panini e bibite.” Marco rallentò gradualmente fino a fermarvisi di fronte. Scese dalla macchina sbattendo la portiera, pronto a spaccare il muso a quello stronzo che lo aveva licenziato. 
Il tizio che trovò appoggiato a un’asse adibita all’uso di bancone, naturalmente non era mr Tocomo. La rabbia che aveva animato Marco si sciolse come neve al sole. Soltanto un folle avrebbe potuto mettersi a vendere cibarie su una strada in disuso, ma in quel momento poteva essere un folle utile: Marco Reo aveva una sete del diavolo.

«Ma guarda un po’, un cliente! Venga venga» lo invitò il corpulento signore dalla parte opposta dell’asse. «Si faccia una birra ghiacciata.»

Marco acchiappò la birra e la scolò in un sorso. Il grassone rise soddisfatto. «Direttamente dalla bottiglia! Lei sì che è un vero uomo non come questo frocetto.» Indicò il motociclista che come risposta si limitò a sghignazzare scrollando le spalle. Era magro da far paura. Marco pensò che quei tipi non fossero affatto male.

Trascorse più di due ore scolandosi altre tre birre. L’ultima goccia di alcol stava per sparire nel suo gargarozzo quando il grassone frugò nelle tasche, trovò un pacchetto sgualcito e sfilò una sigaretta cacciandosela in bocca. «Non ho intenzione di accenderla. Tenerla così mi aiuta a rilassarmi.»

Lo smilzo si accorse che le guance di Marco stavano prendendo colore.

«Ehi ragazzo, stiamo calmi!» La sua voce ricordava il verso delle cornacchie. «Tutti qui abbiamo lavorato per mr Tocomo e sappiamo quanto è stronzo, ma questo vecchio panzone non è mr Tocomo.»

Il panzone si fece serio ribattendo: «In realtà siamo parenti alla lontana e abbiamo ereditato lo stesso vizio.» La sigaretta tra le sue labbra penzolava tristemente.

Quelle parole avevano quasi convinto Marco che tuttavia pensò a quanto potesse essere liberatorio mollare un cazzotto a un parente, seppure alla lontana, di mr Tocomo. 

L’ultima luce solare stava per ritirarsi. Marco sfilò una banconota da venti euro e la porse al grassone che scosse il capo.
«Oggi offre la casa» gli disse. «Tieniti stretto i soldi che ti ha dato Tocomo, tutti sanno quanto è taccagno!»

Marco ringraziò e fece per andarsene.

«Cosa farai ora, ragazzo?» sibilò lo smilzo.

«Penso che ritornerò nella mia città natale.»

Lo smilzo si grattò la nuca con fare pensieroso. «Hai una famiglia che ti aspetta?» 

Marco scosse il capo e lo smilzo annuì. 

«Immagino che non ci sia neppure una pollastrella, dico bene?»

Stavolta fu Marco ad annuire, stupendosi di quanto gli risultasse facile parlare apertamente con quel tipo.

«Lo sapevo!» Lo smilzo si stava congratulando con se stesso. «Difficilmente sbaglio. Mi basta guardare in faccia una persona per riuscire a capirla.»

Marco sorrise, sentendosi vagamente preso per i fondelli. «Ha capito che sono uno sfigato, immagino.»

Lo smilzo e il grassone presero a confabulare sottovoce. Marco Reo cominciava a percepire un vago senso di disagio, una sorta di elettricità statica che gli solleticava l’epidermide. Quando il tipo grasso gli parlò, lo fece quasi trasalire.

«Abbiamo capito che sei un tipo a posto. A proposito, avrai un nome. Chiamarti cliente non mi sembra il caso.» Attese finché Marco glielo disse, ma evitò di ricambiare la cortesia. «Bel nome, semplice e diretto. Non somiglia di certo a quei nomi da frocetti che van di moda ultimamente. Bravo ragazzo! Marco è proprio un nome da maschio.»

Una cornacchia cominciò a gracchiare: lo smilzo stava ridendo. 

«Ci piaci, e molto anche! Dovresti proprio venire con noi. Abbiamo qualcosa da mostrarti. Un luogo speciale tutto per te.»

CONTINUA…19/12/2019

Serie: La strada nel nulla
  • Episodio 1: Lo smilzo e il grassone 
  • Episodio 2: La città oltre la pietra
  • Episodio 3: L’offerta dello smilzo
  • Episodio 4: Capolinea
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Horror

    Responses

      1. Ciao Alessandro! Questa è una serie vecchia, scritta due anni fa (ma che su EO condivido ora😉). Perdona se troverai delle leggerezze.😊

    1. Ciao Dario! Ah sì? Iniziamo subito con la sorpresona “Marco Reo”? Perfetto! Mi è sembrato di capire che si tratta di una storia “vecchia”, una delle prime che la tua mente folle ha creato, eppure ho riconosciuto il tuo stile. Fantastico! Parlando della serie, non posso ancora pronunciarmi sulla trama e sui personaggi in gioco… ancora ho troppe poche informazioni e con te non si sa mai dove si va a parare! 🙂 Quindi aspetto con trepidante attesa il seguito… sicuro che ci aspetterà qualcosa di folle… qualcosa di tuo, insomma! 🙂

      1. Sì, Giuseppe, si tratta di una storia vecchia. Nonostante ciò, sono convinto che resti una delle migliori che abbia mai concepito. Ricordo che l’ispirazione nacque durante un viaggio in macchina. Sarà una serie breve, quattro episodi carichi di follia che vogliono essere il mio “regalo” di Natale per tutti voi (vabbè che sono ateo, ma questo é un altro discorso. 😅)
        Dimmi caro Giuseppe, cosa saresti disposto ad offrire per un posto in paradiso? 😁

    2. Ciao Dario, ora ne so di più del mitico Marco Reo, chissà che trauma avrà subito con queste due versioni “oscure” del gatto e la volpe😂😂😂, un bel primo episodio (il turpiloquio è fantastico) e di certo non rimarrò deluso dal seguito… una nuova discesa agl’inferi😱😱😱! Al 19 allora, un caro saluto😁!

      1. Ciao Tonino, come ho già detto, questo racconto è stato scritto due anni fa; spero possa piacerti. È bello folle, vedrai!!!!😁

    3. L’unico consiglio che posso dare a quel tizio dal gargarozzo avido è quello che non è mai bene accettare l’invito di una cornacchia. Non mi esprimerò oltre questo. Aspetto con ansia la prossima tappa di questa bizzarra e vagamente Collodica vicenda on the road.

    4. Dario, ho un appunto da farti, unica nota negativa nel tuo racconto peraltro ottimo come tutti i tuoi scritti.
      Dico… a me sembra inadeguato e vagamente offensivo il fatto di dover aspettare fino al 19 per il secondo episodio!! Già siamo stressati dalla corsa ai regali del menga, almeno tu non farci soffrire, no?? 😉
      Alla prossima lettura…

    5. Ciao Dario, è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e mi sei piaciuto. Bravo, bella storia e sicuramente seguirò tutta la serie. Una cosa però mi è stonata, descrivendo l’ambiente con quel lungo rettilineo, ecc. credevo che ci trovassimo negli Stati Uniti, invece la velocità in chilometri orari e le 20€ mi hanno fatto ricredere. Quindi, dove siamo? Ci “vediamo” il 19.

      1. Ciao Ivan, mi conosci attraverso un racconto che scrissi tempo fa. In questo momento sono in pausa su Edizioni Open, quindi ho deciso di regalarvi questa storia che custodivo nel cassetto. Il luogo in cui si svolge la vicenda è assolutamente immaginario e, visto la connotazione horror del racconto, forse è meglio così.😉

    6. Ciao Dario! Volevo dire… Ciao Marco! Beh, insomma, Ciao a tutti e due! 😀
      Felicissima di questa nuova serie, mi ero già immaginata a piangere sul tuo profilo autore su Open come una prefica. Detto questo, sono felice di conoscere il “vero”, forse, Marco Reo. Le ombre si addensano già dal primo episodio e sono curiosa di comprendere le intenzione dei due “compari” incontrati per strada. Mi hanno ricordato il gatto e la volpe, vedremo se il povero Marco subirà la sorte del povero Pinocchio.

      1. Micol, non avrei mai pensato che un mio racconto vecchio potesse scatenare tutto questo interesse (anche se un po’ lo speravo).
        Comunque il gatto e la volpe sono due santi paragonati allo smilzo e al grassone, leggerai…😂

    7. Nella costellazione di soggetti che affollano la mente di Dario, spicca Marco Reo, e trovo confortante trovarlo in gran forma, stavolta nei panno di personaggio anziché in quelli di scrittore/alter ego. Ci sono stati tre o quattro passaggi in cui sono scoppiato a ridere, peccato non poterteli segnalare in modo facile (sarebbe bello creare una funzione per questo scopo), mi militerò a dire che quando la tua prosa si concede del turpiloquio, beh, salto per aria, mi piace troppo. Non mi aspettavo addirittura una Serie, wow! Grazie per questa lettura così piacevole e in attesa che la follia si manifesti pienamente – senza follia non sarebbe una storia di Dario – aspetto i prossimi episodi. Ciao!

      1. Follia?! Tu non hai idea della Follia che raggiungerà questa serie. Questo primo episodio è solo un piccolissimo assaggio.😁