
L’odio
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
- Episodio 1: Il viaggio per mare
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Capitò! Mai lo avrei immaginato ma un destino beffardo aveva portato uno dei miei aguzzini alla frontiera. Ringraziai il fato! L’educatore Pius era al Mulino, in amabile conversazione con una delle principesse che, qualche volta, aveva reso meno angoscianti le mie notti. Lo riconobbi subito, lui, invece, non vide in nessuno degli uomini presenti il ragazzino gracile che tanto aveva vessato per almeno un paio d’anni di collegio. Nell’immediato pensai di fracassargli quella testa di cazzo che portava sulle spalle, poi calmai il mio respiro e la mia ansia di vendetta e mi riproposi di attenderlo all’uscita e piantargli il coltello nello stomaco, rigirandolo ben bene, così da frullargli tutti gli organi interni. Ma, riflettendo, considerai che sarebbe stata una liberazione troppo veloce, sia per lui che per me. Mi avvicinai al suo tavolo. Barba e capelli lunghi gli avrebbero negato qualsiasi dubbio su un viso di uomo, che lui aveva visto da bambino, salutai Joanna e trovai il modo di farmi invitare a sedermi con loro. Mi stupiva la mia assoluta indifferenza mentre, discorrendo, lo guardavo, prefigurando le sofferenze a cui lo avrei sottoposto. Gli chiesi se volesse bere lo Special Negroni che solo Stella sapeva preparare e lui, ignorante, rispose al mio sorriso annuendo entusiasta. Dopo venti minuti, lo lasciai, farfugliante e felice tra le braccia di Joanna, alla quale suggerii di continuare la medesima cura. Salii sulla motoslitta e arrivato alla tana caricai l’arma con delle freccette di narcotico che ci erano date in dotazione ma che nessuno usava mai, preferendo proiettili che non ammettevano repliche e inutili procedimenti burocratici: i superiori, in città, approvavano. Tornai a piedi al posteggio del Mulino; due chilometri che mi servirono a pianificare l’azione: avrei atteso la sua uscita e, nel momento in cui avesse aperto la portiera del suo mezzo, lo avrei colpito, riversato nell’abitacolo, e portato alla tana. L’attesa non fu lunga: Pius uscì sulle sue gambe, cosa che non davo per scontata, e, ondeggiante e incerto, arrivò al suo mezzo. Nel momento che le sue mani furono riconosciute dal lettore e la serratura scattò, scoccai la freccetta: l’effetto immediato del narcotico mi diede una piacevole soddisfazione, non ero sicuro funzionasse tanto bene. Rovesciai senza fatica il corpo nel bagagliaio, mi misi alla guida e in cinque minuti arrivai alla tana e lo scaricai, come un sacco di patate, sul lato in ombra. Non volevo tenermelo in casa ma non potevo neanche lasciarlo dov’era, sarebbe morto assiderato durante la notte, incosciente, e non mi sembrava giusto, quindi, lo trascinai all’interno sistemandolo nello sgabuzzino. Mi fermai per pensare, per riscaldarmi e per bere una buona dose di snauzer così da chiarirmi le idee. Era impensabile ammazzarlo in casa e mi venne alla mente il capanno dove veniva stipato il fieno per i cervi. Ma ora era tardi e avevo bisogno di rilassarmi e dormire: l’indomani, riposato, avrei deciso il da farsi. Poche ore dopo mi svegliò il suo mugugnare, dovetti alzarmi e, presa una freccetta gliela piantai nella coscia così, fino alle nove, riposammo, entrambi stanchi per l’inconsueta serata. La mattina, ben sveglio, mi chiesi cosa fare con quel sacco di immondizia, la cosa più semplice sarebbe stata buttarlo nel fiume ma una fine tanto rapida non sarebbe servita, né a me né a lui, per chiudere equamente quel capitolo del passato. Optai per il deposito di fieno. Dopo una gradevole tazza di caffè addizionato, uscii ed agganciai il piccolo rimorchio alla motoslitta, dove, senza molto riguardo, gettai quel corpo, ancora fastidiosamente inerte. Mi irritava non vivesse minuto per minuto quello che doveva essere il suo calvario. Arrivai al capanno e, sistemando le balle di fieno creai lo spazio utile per appendere, come un quarto di manzo, quei settanta chili che non meritavano di essere chiamati uomo. Mi fumai un paio di sigarette prima che riprendesse conoscenza, la sbornia gli era sicuramente passata.
«Ma che cazz…»
«Oh, buongiorno Pius, serata tosta al Mulino eh?»
«Ma porco…! Non sai in che guai ti stai cacciando!»
«Tu invece lo sai in che guaio sei? Ne uscirai Pius?»
«Fossi in te fuggirei subito, sei un uomo morto!»
«Beh, credo tu sia in vantaggio, sul morire intendo, sei tu quello appeso io, se voglio me ne vado.»
«Sei un imbecille, non immagini nemmeno quello che ti accadrà!»
«Se è per questo neanche tu, o forse sì, Pius? Passata l’arroganza ti renderai conto che non hai monete a tuo credito. Ora ti lascio un po’ da solo a pensare. Ricorda il bel tempo del collegio, Pius.»
Nel dirlo gli sferrai un pugno tra la mandibola e l’orecchio: volevo sentisse il sangue riempirgli la gola, volevo sentire la sua voce rantolare e perdere sicurezza. Lo lasciai lì, senza badare alle sue imprecazioni. Tornai alla tana, staccai il rimorchio ed entrai per scaldarmi, sbollire un po’ la rabbia e bermi un altro caffè. Tornai da lui dopo avergli lasciato il tempo per pensare al passato.
«Allora, ricordato del collegio?»
«Ma chi sei? Cosa vuoi da me?»
«Sono uno che hai educato e che prova a mettere in pratica i tuoi insegnamenti: nessuna pietà, zero empatia. Voglio dimostrarti di aver appreso bene… sai ricordo ancora la lezione che mi hai dato sul controllo e l’umiliazione del prigioniero, per farmelo capire mi hai sodomizzato… vizietto che hai fatto pagare a molti, Pius. Facevi l’uomo forte con un branco di ragazzini ed ora vedremo se lo sei davvero un uomo tutto d’un pezzo.»
«Ma no, erano linee di condotta educativa, dovevamo fare di voi degli uomini senza esitazioni, non puoi non capire!»
Il pugno gli arrivò sul lato della faccia che avevo risparmiato prima. Non mi stava piacendo ciò che facevo e decisi di finirla in fretta: sfilai l’arma e gliela appoggiai alla fronte:
«Eri una merda e non sei cambiato, hai ancora dieci secondi di vita, spendili bene.»
Cominciai a contare: dieci, nove, otto… al tre, spazientito, mi partì il colpo.
Su una sola cosa Pius non aveva torto: ora ero proprio nei guai.
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
Ciao Giuseppe! Bello violento questo episodio. Il protagonista è una mina vagante, ancora più violento del mondo a cui appartiene (dato che comunque lasci intuire che esiste una punizione per il suo gesto efferato). Vediamo come se la caverà – se mai se la caverà 😊
Posso essere brutalmente onesta? Non ho provato la minima empatia o il minimo dispiacere per Pius, né durante il corso dell’episodio né quando è morto. Oserei dire che Lupo ha fatto proprio bene!
Mi piace anche come ad ogni episodio ci fai conoscere un pezzetto di Lupo e del contesto da cui proviene, non spiegandolo, ma mostrandolo. 😼
“Mi irritava non vivesse minuto per minuto quello che doveva essere il suo calvario.”
Scelgo questa, ma in realtà dovrei sottolineare più di un passaggio, fino a qui. Descrivi la violenza con una lucidita’ e naturalezza che hanno l’effetto di farcela arrivare ancora più potente.
Ti stai dimostrando davvero abile in questo tipo di racconti.
Interessante come di modi per far fuori Pius al protagonista ne siano venuti in mente diversi… ma tutti troppo brevi per i suoi gusti.
Alla fine comunque è stato anche abbastanza rapido: si vede che non stava più nella pelle.
E’ un racconto che non capisci bene che sentimenti ti lascia, perché sono troppo contrastanti.
Questa scena si inserisce perfettamente nell’atmosfera della storia: odio e vendetta che si fondono per chiudere un capitolo del passato del protagonista ancora aperto. Molto coinvolgente.
Bello non saprei, efficace di sicuro, nel trasmettere la sensazione di come gli umani, in certi casi, possano diventare piú bestiali delle bestie. Tutto ha una causa e un affetto; nulla succede senza un motivo. Le cause possono essere tante e gravi, ma, mi chiedo: un odio così efferato é ció che fa emergere un aspetto brutale innato o lo produce, alimentandolo col passare del tempo, fino a generare mostri?
Ciao Maria Luisa, prima di tutto ti ringrazio perché mi segui in un genere che non credo tu ami molto. Quello che vorrei passasse tra le righe è la teoria che la violenza, l’odio e l’indifferenza all’altrui dolore possono essere “insegnati” plasmando un essere umano fino a farlo diventare, da adulto, un mostro. Poi, se mi riesce, voglio indagare se questo mostro ha possibilità di cambiare o se l’unica soluzione è per lui la morte. Sono temi abbastanza comuni, variano ambientazioni e storie ma redenzione ed espiazione sono sempre, più o meno, simili.
Ne hai fatto una serie, benissimo. Il titolo mi sembra appropriato e la storia scorre con interesse. L’episodio mi ha ricordato un gran bel film dal quale forse hai tratto ispirazione.
Se il film è Sleepers, dovrò andare a rivedermelo perché non sei il primo che lo cita ed io, avendolo visto appena uscito, ne ho solo un vago ricordo e devo capire se veramente mi ha lasciato una traccia tanto profonda. Ti saprò dire, ma è certo che, non avendola mai vissuta, questa situazione da qualcosa mi sia stata ispirata.
Non mi ero accorto che te lo avessero già fatto notare. Si, Sleepers. Tutta la storia del film si basa su una vendetta contro un agente di un carcere minorile.
Ciao Giuseppe, ho letto di fila i tre episodi della serie e la voglia è sempre quella di saperne un po’ di più, sul protagonista e sulle dinamiche del suo mondo.
Davvero complimenti!
Grazie Melania! 🌹Speriamo di riuscire a mantenere la curiosità per lungo tempo.
Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova: una nuova serie è nata e si preannuncia particolarmente avvincente. Certamente ne vedremo delle belle, ma visto il freddo pungente e la freddezza dei personaggi è più corretto dire che ne vedremo delle brutte. Bravo Giuseppe.
Ciao Fabius, sei stato in vacanza?😜 Sono felice quando passi a leggere. Ti ringrazio!
Bello crudo e diretto. mi piace
Grazie Rocco! Si, un po’ di azione e un po’ di cattiveria!
Eh, conosco quella sensazione, quando sei combattuto fra infierire oppure finirla lì, colpito dalla stessa violenza che hai evocato. Alla fine preferisci chiudere la faccenda, smettere di disgustarti. La scena si interrompe, cala il sipario su una pozza di sangue che si allarga e sugli schizzi che hanno bagnato la paglia e raggiunto il viso del nostro personaggio principale. Il sipario cala e cela alla vista dello spettatore (e anche alla tua) tutto quell’orrore, e l’inquadratura si sposta altrove.
Bravo Giuseppe. Una bilancia perfettamente in equilibrio.
Grazie Giancarlo. Vero, l’orrore mi sembra sempre esagerato, faccio fatica a scriverne. Vedremo se si calmano ‘sti ragazzacci!
Mi hai fatto venire in mente un film di cui hanno dato la replica qualche settimana fa: Sleepers
Ah belin ma è diventata una serie! Evviva! Tra l’altro mi è piaciuto molto anche l’effetto visivo della parte prima del dialogo, questi punti senza andare a capo, un paragrafo unico, conferisce un ritmo incalzante e frenetico.
Me lo ha imposto Lupo, minacciandomi… ho dovuto accontentarlo 😜
Grazie per la tua presenza!