Luce e Ombra

Serie: LEVII-HATAN -seconda stagione-

Sei mesi. Il Rostro in soli sei mesi può rendere gli accoliti irriconoscibili, e se aveste visto Turi e Dion… sarebbe stato lampante un fatto: loro erano sempre uguali.

Certo Turi aveva spalle più larghe e gambe muscolose che si muovevano in falcate incisive e meno legnose, riusciva a masticare a bocca chiusa ma non aveva perso il vizio di parlare a sproposito.

Dion dal canto suo, aveva scoperto muscoli occulti e i singoli dolori che ognuno poteva provocare, il suo ciuffo biondo campeggiava di nuovo ondeggiano, lo aveva rivoluto lottando con le unghie e con i denti. I suoi modi ampollosi si erano di un poco smorzati, ma quando vedeva una donna, l’esito era sempre lo stesso: recitare versi barocchi e struggenti. Entrambe avevano imparato a conoscersi e nonostante fossero ombra e luce, viaggiavano sempre insieme, l’uno lo specchio distorto dell’altro.

Zaira non era soddisfatta di come li stava plasmando, e aveva tentato un’altra volta di ucciderli. La sesta lezione di Portanza si era svolta in maniera davvero singolare: un invito a cena. Due ragazze per i due ospiti. Belle e aggraziate avevano gustato, tra risolini e calici di vino, una cena superba, servita da Zaira in persona. Le ore passate a studiare come comportarsi ad un banchetto elegante, stavano dando i loro frutti e Turi, in quell’occasione non aveva combinato nessun disastro.

Tutto procedeva per il meglio, niente vino rovesciato, nessun rutto d’apprezzamento al cibo e, cosa strabiliante, alla fine del pasto le ragazze si erano offerte loro come dolce. Due alcove attendevano i giovani ebbri di vita e di vino. Ma tra lenzuola profumate e vento di mare, le due bellezze si erano rivelate assassine provette cercando di accoltellare i due allocchi. Ma questa volta Turi con una capriola degna d’un guitto, aveva schivato il fendete e legato la ragazza con le sue stesse calze.

Dion era stato meno fortunato, assorto nella narrazione di luoghi ameni, s’era fatto rapire dal canto delle sirene e per la seconda volta, uno stiletto aveva pericolosamente attentato alla sua giugulare. L’intervento di Zaira aveva interrotto quel gioco pericoloso. Dion era stato rimbrottato e Turi elogiato.

Tireo continuava ad essere un mistero, ma quando aveva saputo del Sapere di Dion era diventato euforico e incontenibile. Il Magistro era stato chiaro chiedendo al poeta di non utilizzare mai il suo potere, quello sarebbe stato il miglior modo per comprenderlo, anche se a Dion sfuggiva il come. Aveva invece fatto scalare ad entrambe una rupe con in testa un sacco di granaglie, pretendendo che a giorni alterni per una settimana si comportassero ora come un cervo, ora come cane: anche il cibo che avevano ricevuto in quei sette giorni, era proprio ciò che gli animali mangiavano.

Ma quello che sembrava imprescindibile per il Magistro erano le pietre. Piccoli sassolini aguzzi o plasmati dal mare, rocce grandi come il pugno di un uomo: non aveva importanza, quello che contava è che i due ne fossero sempre muniti. Così Turi e Dion andavano in giro con le tasche rigonfie e quando Turi aveva provato a protestare “che mica sono gemme preziose e pesano pure di più”, il Magistro aveva semplicemente risposto che così il vento non li avrebbe portati via.

Kmor era stato uno scoglio non da poco e per settimane il loro fisico aveva chiesto pietà, accompagnato da parole di supplica. Ma per ogni verbo sprecato la fatica diventata doppia e i due avevano imparato ben presto a tacere i loro disagi. Ogni giorno, a prescindere dal fatto che tenessero lezione di Neracciaio, dovevano praticare un rituale lento ed estenuante, una sorta di danza con movimenti precisi e metodici.

Sailo controllava con il rigore d’un Mastino e Komor, che a suo dire non vedeva risultati soddisfacenti, un giorno all’improvviso li aveva fatti attaccare da tre uomini mascherati. Spade corte, asce e pugnali si erano incrociati con Piccola Mir e con le Dita di Tartaros, in un combattimento feroce. La Mazza del poeta non gli era mai sembrata così leggera e micidiale e i pugnali di Turi seguivano una canzone che suonava solo per lui, volteggiando e fendendo. Ma non era stato abbastanza. Faccia terra con gli aggressori su di loro, avevano sputato sangue insieme a tutta l’audacia iniziale. Non erano che a metà del loro percorso, e i Camminatori calcano strade lunghe e tortuose. 

Ma mai avevano pensato di lasciare, di tornare alle loro vite perché in quel profondo non capire a pieno c’era la vita stessa che prendeva la forma di due uomini diversi, sgangherati sì ma curiosi. La consapevolezza sarebbe arrivata, come il Sapere di Turi che ancora si nascondeva al suo possessore. Aveva deciso di non angosciarsi, anche quando Dion faceva sfoggio di quell’incredibile potere, che dipingeva il mondo con colori nuovi.

Nonostante Vöolis fosse sempre tremendamente irritato o irrimediabilmente nervoso, era per l’improbabile coppia l’attrazione più grande. Non mentre i suoi piedi poggiavano sulla terra, ma quando s’immergeva in quel liquido con la propensione naturale del sangue che scorre verso il cuore. Immerso nella Gola a tratti lo si perdeva quando la sua pelle assumeva le stesse iridescenze dell’acqua e il suo corpo si muoveva con la fluidità dell’alga nella corrente. Anche il suo viso sembrava rilassarsi e quell’irritazione perenne si scioglieva, e i tratti arcigni colavano via. Perché quell’uomo aveva lasciato il suo popolo per insegnare ai nemici tutti i loro segreti? Questa come tante altre domande sarebbero rimaste senza risposta, almeno per il momento.

L’acqua metteva molta apprensione a Turi e quel giorno in particolare, il suo stomaco sciaguattava come le onde al di fuori della finestra. La prova era ardua e Vöolis impaziente.

≪Vi ho già spiegato che ci sono quattro passaggi nei canali sommersi della Gola, due sono ciechi e gli altri conducono a stanze attigue. Lì troverete la vostra ricompensa, ma non potete sbagliare, non avrete il fiato per tentare una seconda volta. Seguite il flusso, lasciatevi guidare dall’istinto. Non morite la sotto, quando succede mi innervosisco irrimediabilmente.≫ Il Magistro si sedette incrociando le braccia in attesa. Turi si agitò cercando con le mani la barba che non aveva più, come faceva sempre quando era a disagio. Dion si lisciò le improbabili pieghe del gilet di pelle e con l’audacia propria dei poeti, fece retromarcia per andarsene.

Sailo sulla porta lo minacciò con lo sguardo ≪forse c’è una Dea ad attenderti dall’altro lato…≫ insinuò e il poeta alzò il sopracciglio. Sailo aveva risvegliato il suo interesse e un batter d’occhio era già nudo. Turi, smarrito lo imitò imprecando ≪Gola ‘nfigarda, fosse almeno vino al posto dell’acqua che arrugginisce e basta!≫.

Sul margine roccioso i due scrutavano al di sotto. Il piccolo mare li attendeva con quiete sinistra, e al centro il nero del tunnel si perdeva nelle sue profondità.

≪Se non ritornerò sappi due cose: scrivi come uno dei tuoi porci ma apprezzo l’intento. Secondo, ho capito che non hai mai conosciuto il calore d’una donna e spero che tu non abbia tendenze diverse, non mi piaci proprio ma t’ho voluto bene≫ detto questo Dion si inabissò con tuffo teatrale.

Turi sbigottito provò a parlare ≪aspè…≫ non finì la frase che già lo stava seguendo.

L’acqua era fresca e la vista s’annebbiò mentre si calavano lungo la gola scura, verso il basso. Turi nuotava dietro alla scia di bolle lasciate da Dion, e siccome non era sicuro che il suo istinto fosse così attento, decise di seguire quello del compagno imboccando lo stesso tunnel che girava sulla destra. Quando gli fu di fianco sfoggiò il suo miglior sorriso subacqueo e Dion si agitò indicandogli la via del ritorno. Provò anche a dirgli ≪nhonh sehguirhmi!≫ ma al posto delle sue amate parole uscì un gorgoglio che Turi interpretò come un invito. Avanzarono fianco a fianco e Turi non capiva proprio perché Dion nuotasse agitandosi come un mulo che scalcia sott’acqua, e sempre su di lui.

Smise di pensare a muli e calci perché la sua resistenza stava arrivando allo stremo. Difronte a loro il tunnel proseguiva buio e Turi ebbe paura. Non per sé ma per Dion, che stava rallentando la sua corsa, il panico stava avendo la meglio. Lo superò cercando di ricacciare l’acqua infida che si insinuava nelle narici e nella gola serrata. Afferrò Dion per le ascelle e cercò di trascinarlo annaspando con l’unica mano libera che aveva. Buio e pareti di roccia. Il corpo del poeta s’irrigidì tramante, poi s’afflosciò e s’irrigidì ancora.

Turi cercò di far vagare il pensiero lontano, verso i campi coltivati tra la solida terra delle sue colline. Un riverbero lontano e l’acqua che entrava nei polmoni. Turi perse la presa di Dion, si girò impazzito su se stesso, gli occhi strabuzzati e l’aria che lasciava spazio al liquido di fuoco. Il pallore di una mano aperta gli diede l’energia dell’ultimo guizzo. L’afferrò e tirò e scalciò dandosi lo slancio contro la parete salina. Dov’era la luce? Qual’era l’alto e quale il basso?

Serie: LEVII-HATAN -seconda stagione-
  • Episodio 1: Luce e Ombra
  • Episodio 2: Ricompense 
  • Episodio 3: O-Missione
  • Episodio 4: Identici
  • Episodio 5: Cerchi nella neve
  • Episodio 6: Il tocco della Falce
  • Episodio 7: L’Ultima Porta
  • Episodio 8: Carcasse
  • Episodio 9: Zanne
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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    Discussioni

    1. Fin da subito l’episodio mi è piaciuto tantissimo. Visto il tempo trascorso, hai avuto una brillante idea a ripresentare un po’ tutti i personaggi, eccellente! Il bello di essere in ritardo e che adesso andrò a leggermi subito il secondo episodio. Ihihihih

      1. Ciao Ivan non so perché ma non ricevo la notifica dei tuoi commenti! Comunque anche se in ritardo grazie tante per il tuo commento e per aver apprezzato l’introduzione di ‘riassunto’, doveroso dopo tanti mesi senza aver notizie dei due prodi. Grazie

    2. Finalmente toniamo al Rostro, come ho potuto leggere non sono stato l’unica a sentire la mancanza dei magistri, di Turi e Dion e delle tue belle descrizioni.
      Turi è uno dei miei personaggi preferiti e mi fa sempre ridere una sacco, ma mi è piaciuto il saluto di Dion prima di tuffarsi. E ‘bello vedere il rapporto tra i due farsi più saldo e trasformarsi in amicizia.
      La serie continua ad essere bellissima

      1. Ciao Alessandro, hai centrato il punto, il percorso di Turi e Dion non è solo di apprendimento delle varie discipline ma della cosa più importante: la reciproca conoscenza. Nel prossimo episodio sarà ancora più chiaro. GRAZIE mille per gli apprezzamenti e per aver letto ancora❤️

    3. Sei mesi sono molti, ogni parte del riassunto avrebbe meritato un episodio, e la seconda stagione sarebbe andata via così, ma se non l’hai fatto c’è sicuramente un motivo. Bella la fine dell’episodio, resta molto aperto, attendiamo il prossimo.

      1. Ciao Eliseo, non sei il primo a dirmi che avrei potuto sviluppare l’introduzione di questo episodio come capitoli a sé ma purtroppo il limite delle parole è anche un limite sulla lunghezza dell’intero racconto. Magari se diventerà un libro li svilupperò meglio😜Grazie mille di aver letto, alla prossima

    4. Ciao Virginia, che bello ritrovare Turi e Dion!
      E che brava tu nello stendere la trama di questo episodio. Ottima la scelta di fare il punto della situazione, per riagganciare il lettore, risvegliandone la memoria, dopo un certo tempo senza aver notizie dei nostri due beniamini.
      Ma non ti sei fermata qua, non ti bastava certo fare un semplice riassunto, ed hai chiuso con un finale esplosivo, che ci lascia smarriti nel buio dell’incertezza, proprio come Turi e Dion!

    5. “Ma mai avevano pensato di lasciare, di tornare alle loro vite perché in quel profondo non capire a pieno c’era la vita stessa che prendeva la forma di due uomini diversi, sgangherati sì ma curiosi. “
      Questo passaggio mi è piaciuto

      1. Ciao Sergio! Che piacere ritrovarti a leggere di Turi e Dion. Ti ringrazio per la tua interpretazione sempre attenta e intelligente. Vediamo dove e se sbucheranno da qualche parte!! A presto😊

    6. Ciao Virginia, che bello avere notizie da Turi e Dion 😀
      Ti confesso che sono felicissima che “siano sempre uguali” anche se le ardue prove li hanno temprati nel fisico. Un bell’episodio di apertura, dove come in ogni serie che si comandi offri al lettore una specie di riassunto e riporti alla memoria personaggi e situazioni. Ora, non rimane che scoprire se nella grotta sott’acqua li attende una dea o del buon vino 😉

      1. Ciao Micol, questo tuo commento purtroppo mi era sfuggito! Ti ringrazio per aver apprezzato l’introduzione e il fatto che Turi e Dion siano sempre gli stessi personaggi! Grazie di essere passata ❤️