L’umana indifferenza

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“Nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli. Con i giovani al fronte, questo triste avvenimento colpisce duramente gli impotenti genitori, devastati da un amore immenso, infranto tanto ingiustamente. E’ per questa ragione, che la Hypnos Farmaceutica consente a tutti i padri e le madri, di poter ricongiungersi con i propri cari, con un dolce suicidio assistito. Realizzato all’interno del programma Morfeo, il sonno eterno sarà congiunto ad un software rivoluzionario che vi consentirà di sognare i momenti più belli con i vostri figli, per sempre.”

Il volantino della Hypnos era talmente crudo da essere paradossalmente convincente, dimostrava una strana pietà.

“Come, come? Scusa non ti stavo ascoltando. Che dicevi?”

“Niente, leggevo le cazzate della Hypnos.”

“Che ci sarebbe di nuovo?”

“Ammazzano i genitori dei bimbi in guerra. E quando sono morti gli fanno vedere i figli e robe del genere.”

“Esperienza interattiva ipnotica post-mortem. La morte onirica. Allora l’hanno pubblicato, il progetto Morfeo.”

“Te ne sapevi qualcosa?”

“Sì, uno scienziato africano, una specie di luminare della biotecnologia e robe così, ha rilasciato un’intervista dove diceva che tutta quella roba era disumana e che la Hypnos aveva in mente nuovi progetti per l’umanità che rimaneva in questo posto di merda.”

“E’ sparito, immagino.”

“Certo che sì.”

La gente mormorava così, come se fosse il più e il meno, la partita di baseball o il bbq del fine settimana. Niente di strano, morire era una frivolezza. Una possibilità, un lusso per coloro che potevano permetterselo. C’era anche una qualche forma di sussidio, per le novità introdotte dalla Hypnos: le eutanasie di sollievo.

Una guerra lunga e logora aveva ridotto il pianeta ad un terzo della sua popolazione, e l’altro terzo se ne stava andando volontariamente, con numeri di suicidi che aumentavano ogni giorno. Ogni volta che sorgeva l’alba ad illuminare il disastro compiuto dagli stessi simili di coloro che ora non hanno altra pace e liberazione che andarsene, nel modo più indolore possibile. Il vero business, oggi, non è più la guerra, che ormai va avanti per inerzia, bensì la morte. Defungere è il nuovo grande diritto a cui mirano gli uomini. La Hypnos, in questo senso, è leader mondiale indiscusso, la multinazionale più ricca e potente di ciò che rimane di questo pianeta. Tutti temono i rapporti politici, l’influenza, che possa avere la Hypnos sul mondo, sul progresso, sulla scienza, sulla tecnologia.

Non solo è una delle poche aziende rimaste in piedi: è l’unica che in questo momento di degrado e distruzione, è più in attivo che mai. Le richieste sono al limite, c’è una coda per le prenotazioni lunga di anni.

Altri, grandi o meno, forniscono la possibilità di praticare l’eutanasia, anche alcuni servizi sanitari nazionali. Il suicidio è buona norma e se ne abusa in tutto il mondo come delle sigarette o della Coca Cola un tempo.

Ma la ragione per cui l’eutanasia della Hypnos ha sbaragliato la concorrenza, quale è? Semplice: il progetto Morfeo.

Tale progetto, tenuto a lungo segreto, è un processo di sviluppo di un chip, impiantato nel cervello del suicida, che contiene all’interno un software in grado di mantenere il cliente morto clinicamente, ma in grado di sognare, all’infinito. I ricordi più preziosi, le esperienze più belle ma anche situazioni personalizzate ed originali. Semplicemente geniale. Il grande successo, come recitava il volantino, si dovette all’età in cui venivano arruolati i soldati: dodici anni. Praticamente formato da bambini, l’esercito intero aveva alla sue spalle milioni di coppie di genitori disperati e distrutti, non solo dalle conseguenze di una guerra su scala mondiale, ma anche e soprattutto dal fardello di avere uno o più figli sul fronte, con tutta probabilità morti nel giro di poche settimane.

Eravamo ormai una razza spacciata, prossimi all’estinzione. Questo era assodato ed evidente, non scandalizzava più nessuno. La fede era perduta da tempo, i benpensanti non avevano più alcuna voce in capitolo, il popolo non contava più niente. Niente, contava più niente.

Rimanevano in piedi degli staterelli qua e là, in una specie di quieto galleggiamento, e le due superpotenze che si menavano da decenni, su terreni franchi, ormai abbandonati: degli enormi campi di battaglia, risultato di anni di carestie, stragi, malattie, desertificazioni e quant’altro di buono abbiamo combinato dall’inizio della guerra in poi. Ultima cronologicamente ma non di certo per importanza, l’arruolamento di bimbi. Come sempre, nei casi peggiori, ci si affida alle soluzioni più disperate e folli, gettando al vento la dignità umana e il briciolo di coscienza che forse, da qualche parte, poteva essere rimasto.

Adulti ne erano rimasti pochi. Voglia di vivere ancora meno. Chi, se non altro, aveva ancora quel barlume di entusiasmo per poter in qualche modo combattere, per credere in qualcosa? I ragazzini, dunque, risultarono una delle soluzioni migliori.

Se da un lato si poteva morire liberamente, scegliendo di porre fine alle proprie sofferenze, dall’altro si viveva un paradosso: era obbligatorio che ogni famiglia facesse almeno due figli, entro due anni dal giorno del matrimonio. La Hypnos, oltre alla tecnologia bellica e tanatologica, si prodigò a suo tempo anche nella genetica, arrivando a sviluppare uno specifico tipo di ormone, che venne commercializzato col nome di Fastilex, che riduceva il periodo di gestazione della donna a sei mesi ed aumentava a due, anche tre volte al mese, l’ovulazione.

Lo Stato lo rese obbligatorio, come quasi tutti i prodotti della Hypnos, la quale guadagnava cifre impressionanti, mai registrate prima, grazie a questa collaborazione in esclusiva con il governo.

Un mondo che era un ossimoro; pazzesco. Obbligati a mettere al mondo più figli possibile, da mandare in guerra modificati, potenziati e innestati, ambivamo nello stesso tempo al diritto fondamentale di scegliere per la propria morte.

Il dottor N’gulu Natako era uno dei migliori scienziati viventi, e proveniva proprio dal fronte, dove aveva egli stesso impiantato, potenziato e modificato i bimbi soldato per anni. Un giorno, preso da un rimorso di coscienza piuttosto raro per l’epoca, probabilmente si guardò allo specchio, ed iniziò, con grande fatica, a fare i conti con la sua anima; con tutta possibilità, si fece schifo.

Comprese la sua posizione di carnefice, di uomo che si sostituisce a Dio, capì la totale mancanza di deontologia che uno scienziato, soprattutto se medico, non dovrebbe mai perdere; come la Stella Polare per il marinaio. Sul campo di battaglia, si dimentica quasi tutto; ma lui era di lì. Era nato e cresciuto in quella che era stata l’Africa, lui se la ricordava. Visse il tempo della pace, il tempo delle feste, dei suoi villaggi, delle danze. Andò a studiare con entusiasmo, in Francia, per poter tornare al suo paese e portare la scienza, il progresso, attraverso le sue mani: salvare delle vite.

Al suo ritorno trovò invece il vuoto, il nulla. La fulminea distruzione del suo continente così come di quel briciolo di etica e di speranza che rimaneva nel genere umano. Sentì l’odore della distruzione, il suono della fine. Unica possibilità per fare il suo lavoro e forse, per non morire, era lavorare per conto della Hypnos.

Erano arrivati subito sul posto, a portare le loro avveniristiche soluzioni belliche e scientifiche, mediche e farmacologiche, per sviluppare al meglio il conflitto, enorme fonte di morte, quindi, di soldi.

il dottor Natako niente poteva fare se non cercare di trovare il meglio in questo oceano di peggio: non c’era. Svolse un lavoro terribile, disgustoso, indegno. Creò delle macchine da guerra che andavano incoscienti, per età e per l’effetto delle droghe, incontro a morte sicura. Bambini, solo dei bambini.

Il giorno che si guardò allo specchio ed aprì gli occhi, pentendosi di tutto ciò che aveva fatto, fu segnato da uno di quei momenti che portano quasi inevitabilmente a riflessioni del genere: un ragazzo di diciassette anni, un “veterano”, che ricopriva infatti un alto grado di ufficiale, gli morì tra le braccia, ritornato da un’incursione nella quale aveva perso praticamente tutto il corpo a parte la testa; grazie alle modifiche biotecnologiche, era ancora tremendamente vivo, in uno straziante pianto che si udiva dal sacco che aveva in spalla un suo commilitone. N’gulu aprì quel sinistro borsone e prese tra le braccia la testa, con tutti i cavi ciondolanti giù dal collo. Il ragazzo piangeva, mentre implorava il dottore di farlo smettere di soffrire. Una siringa di Thanaze e la sua agonia cessò in meno di cinque secondi. Natako tenne la testa del ragazzo in mano per minuti, in lacrime: era affezionato a quella creatura, che aveva montato pezzo per pezzo, da quasi dieci anni. Era macchina per il novanta per cento. Ed era tutta opera del dottore. Creatore di vita e di morte. E’ il giorno del giudizio, pensò.

Fu così che non si sentì più di stare a quel gioco perverso di onnipotenza impotente.

Obiettò. Se ne andò per qualche tempo, in cerca di un se stesso che non trovò mai più. Niente pace, niente sonno, solo incubi. Il senso di colpa, il pentimento. Niente rendeva meno amara la sua vita sulla Terra. Meditò a lungo se uccidersi o meno; se fare uso dell’eutanasia della Hypnos o no. Non poteva, sarebbe stata una sconfitta morale, oltre che personale. Non si muore per mano delle stesse persone che ci hanno costretti a tutto quel male. Decise fermamente che l’unico diritto era quello alla vita, come si addice ad un vero medico, ad un vero ricercatore. Ricominciò l’attività, da girovago, da indipendente. Volontario, gratuito, il suo aiuto era ben accetto in certi villaggi remoti, mentre in centri abitati più grandi veniva sovente mandato via in malo modo, quasi che fosse un cialtrone o uno stregone maledetto. La medicina tradizionale non interessava più nessuno: la polmonite non si curava; si sostituiva direttamente il polmone con un respiratore artificiale della Hypnos o un surrogato artigianale, più o meno funzionante. Questa era la situazione, in cui si trovò svuotato, il dottor N’gulu. Al netto di ogni energia, il colpo di coda: ritornato per un breve periodo, clandestino, nello Stato, fu raggiunto da un giornalista, anch’egli un temerario, che faceva parte di una community di reporter “non allineati”. La vita dell’errabondo dottor Natako era divenuta piuttosto famosa, ed aveva riscosso un certo successo di pubblico, tra le minoranze pacifiste, alternative e ribelli.

L’intervista fu un successo clamoroso.

Uscì dal circuito underground, venne ripresa da televisioni, radio, internet. Per un paio di settimane, non si parlò d’altro che di quest’uomo che, travisato all’inverosimile dai mass-media, risultò come un pittoresco ed esotico sciamano africano, dal profumo naif ed antico, che meditava e vagava offrendo antichi rimedi e bislacche cure ai mali del mondo.

Naturalmente, anche la Hypnos partecipò a questa campagna tra il comico ed il diffamatorio, rendendo le pene del dottor N’gulu un fenomeno virale.

Ma sapevano anche che poteva rivelarsi una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere tra le sicure mura di casa. Natako era a conoscenza di segreti aziendali, di procedure, di sistemi riservati di importanza cruciale. Conosceva tecniche che avrebbe potuto barattare col nemico, o rendere sue, poiché alcune non erano ancora state brevettate. Poteva far scattare, nei bambini o ancora peggio nei genitori, pensieri pacifici o quantomeno di un’umanità tale che i quadri della Hypnos non potevano permettersi. N’gulu era divenuto una spina nel fianco di cui sbarazzarsi.

“E quindi, l’hanno fatto sparire?”

“Certo, tu che avresti fatto?”

“Con quel tipo strano? Non lo so, magari un circo, o un programma in TV.”

“Ah, beh, può darsi, era divertente, no?”

“Le diceva grosse come case, e poi usava quella roba strana.”

“E’ roba antica, non strana. E cosa diceva? Niente che abbia mai ascoltato.”

“Nemmeno io, toglievo sempre il volume, quando blaterava. Beh, ora mi sa che non lo sentiremo più.”

“Cazzo vuoi che me ne freghi. Tanto domani ho prenotato, mi ammazzo.”

Pubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Foto del profilo di Tiziano Pitisci
    Tiziano Pitisci

    Anche questa storia spicca per originalità e, come spesso accade nel genere fantascientifico, una “regola” o un elemento viene ribaltato; ed ecco che ad avere un valore è la qualità della morte (anzichè della vita) offerta da Hypnos. Le vicende del dott Natako potevano essere un po’ più coinvolgenti, ma nel complesso abbiamo un altro LibriCK ben strutturato di Michele.

    Valutazione 4