Luna Park

Serie: La Sci-Fi secondo me


Il sole splendeva alto in cielo irradiando i volti gioiosi dei bambini, accompagnati dai genitori, e dei giovanotti che rincorrevano qualche ragazza per il luna park. Le giostre si alzavano maestose e l’attrazione più in voga era la ruota panoramica, che ruotava lentamente dall’alto della sua maestosità mostrando il mondo circostante sotto un altro punto di vista, a dir poco meraviglioso, stupendo e a tratti surreale. Le gialle campagne, le colline che si rincorrevano puntellate da gruppetti di sempreverdi e il piccolo borgo che ospitava il parco giochi con la sua caratteristica conformazione a chiazze.

In lontananza si scorgevano dei lampi accompagnati dagli immancabili tuoni ma i visitatori continuavano a fare la lunghissima fila per avere la loro misera dose quotidiana di falsa felicità non curanti della possibilità di pioggia, possibilità che aumentava la sua percentuale di successo grazie all’alzarsi di un caldo vento. Di fatti poco dopo furono chiusi gli accessi alla ruota, le prime gocce iniziarono a cadere e chi aveva già preso posto restò nella propria cabina in condizione di stallo. Le apparecchiature elettroniche furono coperte appena in tempo, l’acqua iniziò a cadere copiosamente, le persone iniziarono a correre in cerca di un riparo o verso lo spiazzale adibito a parcheggio per l’occasione. I fulmini cadevano minacciosamente sempre più vicini agli oggetti metallici, il luna park era come una gabbia di metallo, e uno di essi colpì un albero scorticandolo. Esmeraldo riuscì abilmente ad evitare la parte della pianta che si stava abbattendo sulla sua testa. Sentiva il cuore pulsare forte ed era come se avvertisse l’adrenalina in circolo, doveva trovare riparo, era troppo pericoloso cercare di uscire dal parco giochi, il rischio di finire bruciato era troppo alto. Entrò all’interno del capannone qualche passo più indietro, l’insegna recitava: La casa delle previsioni.

L’aria profumava di cocco e l’ambiente era molto pulito, caldo e confortevole. Il capanno poggiava su un pavimento a quadri grossi bianconeri, sulla destra una vecchia stufa a legna, sulla sinistra una libreria zeppa di vecchi polverosi libri adornati da ragnatele e un portacandela a forma di teschio, la fiamma al suo interno creava un’atmosfera relativamente suggestiva. Di fronte all’ingresso un tavolo, con sopra un mazzo di tarocchi e una palla di vetro, accompagnato da tre sedie, quella dell’intrattenitore con un alto schienale a forma di scheletro dal teschio incappucciato, e quelle per i visitatori, fatte di legno con seduta di paglia e braccioli adornati da catene. Esmeraldo osservava in silenzio la stanza e alzando gli occhi verso il soffitto notò che non si sentiva lo scroscio dell’acquazzone. Restò a bocca aperta ammirando le miriadi di stelle e pianeti spuntate sul tetto mentre danzavano in modo preciso e ordinato.

Una mano si poggiò sulla spalla di Esmeraldo, che saltò letteralmente in aria, voltandosi e portando la mano al centro del petto per evitare che il cuore uscisse dalla gabbia toracica. Dietro di lui si era materializzato in silenzio un uomo con abito di raso bianco, camicia glicine, panciotto e cravatta bianchi come anche bastone e cilindro e mocassini nero lucido.

  • Benvenuto Esmeraldo – prese a dire l’uomo con sorriso mellifluo
  • Come sa il mio nome?
  • Sei nella casa delle previsioni. Ho previsto la tua visita qualche giorno fa, poco prima di arrivare in paese, dunque ho deciso di fare qualche ricerca su di te per capire e, sempre che tu ne abbia voglia, cercare di interpretare al meglio quello che il fato ha in serbo per te.
  • No grazie. Sono entrato per sbaglio, ero alla ricerca di un riparo e non ho nemmeno i soldi per pagare il suo intrattenimento, adesso credo che abbia smesso di piovere – portandosi l’indice della mano all’orecchio – non si sente più il temporale.

Il giovane si voltò e scostò i lembi del tendone provando ad affacciarsi ma l’acqua cadeva ancora abbondante e un fulmine si schiantò al suolo pochi centimetri più avanti, con un balzo all’indietro finì tra le braccia dell’uomo che gli appoggiò le mani sui bicipiti e abbassando la testa all’altezza delle orecchie del giovane gli sussurrò – Sicuro di non voler provare? Date le circostanze non dovrai pagare nessun biglietto.

Esmeraldo si divincolò e fece un cenno con la testa allo stesso tempo affermativo e disinteressato.

Il mago gli fece cenno di sedersi e il ragazzo si accomodò su una delle sedie che si rivelò molto più confortevole rispetto alle aspettative. L’uomo fece uno strano gesto con le mani, aveva gli occhi chiusi come se volesse concentrarsi. Il visitatore obbligato pensava che facesse parte dello spettacolo. Il mago riaprì gli occhi e senza pronunciare parola fece appoggiare al ragazzo le mani sul tavolo, nella stanza calò il buio e la palla di vetro divenne scura, poi alcuni fumi neri iniziarono a volteggiare al suo interno e diventarono sempre più chiari fin quando l’intera stanza fu avvolta dall’oscurità mentre la sfera diventò lucente ed abbagliante. Esmeraldo chiuse gli occhi travolto da quel bagliore accecante e quando li riaprì si ritrovò in piedi, di fronte alla scuola materna che frequentava da bambino, con il suo intrattenitore di fianco. Esmeraldo stupefatto si voltò verso l’uomo che taciturno gli indicò di osservare la scena.

Il piccolo Esmeraldo era circondato da altri bambini che lo spintonavano e gli tiravano dei sassi contro, lo insultavano e denigravano. Il mago schioccò le dita e lo scenario cambiò. Un Esmeraldo poco più giovane di adesso era nel bagno dell’istituto tecnico dove era iscritto mentre infilava la testa di un coetaneo nel gabinetto perché non aveva rispettato il termine di pagamento della marijuana. Altro schiocco di dita ed Esmeraldo vide sé stesso, la sera prima, mentre era intento a svaligiare la casa del sindaco del paese, noto avvocato discendente da una benestante e antica famiglia. Ancora uno schiocco ed Esmeraldo si ritrova chiuso in una cella carceraria. Schiocco, Esmeraldo mentre uccide un uomo. Schiocco, Esmeraldo aggredisce un agente della polizia mentre lo arresta per la seconda volta. Ultimo schiocco di dita ed Esmeraldo si vede da solo, immobile, coricato su uno scomodo letto con capelli bianchi, volto rugoso, occhi spalancati e vitrei.

  • Questo è quello che ti aspetta. Una vita di crimini e solitudine.
  • Chi sei tu? Come sai tutte queste cose sul mio passato e recente presente? Vuoi minacciarmi? Vuoi ricattarmi? Cosa vuoi da me! – Esmeraldo si fece prendere dal panico urlando quelle domande.

Provò a scagliarsi contro il mago, pronto a picchiarlo, ma improvvisamente i due erano nuovamente, o forse non si erano mai spostati, nel capanno del luna park e le catene ornamentali lo avevano avvinghiato.

  • Le tue sono tutte domande interessanti e pertinenti. Chi io sia a volte confonde anche me, dipende dalla gente. Nel corso degli anni sono stato confuso con altri miei “colleghi” – facendo il segno delle virgolette con indice e medio di entrambe le mani mentre teneva il suo bastone sotto l’ascella – come Am-eh, oppure Ade, Plutone, Iblis, ha-satan, Lucifero, ma in realtà io sono semplicemente uno di questi tanti dèi della morte, poco conosciuto forse, lo devo ammettere, ma nonostante tutto sono comunque uno dei più attivi…
  • Smettila di dire fesserie e liberami immediatamente, lurido viscido psicopatico, slegami!
  • Oltre a essere un furfantello sei anche un gran maleducato.

Gli occhi dell’uomo s’infiammarono, dalla sua bocca uscì una spada di fuoco, il corpo fu avvolto da un vapore nero che diventava sempre più nutrito ed ergeva il demone verso il soffitto stellato, sulla testa spuntarono tre paia di corna, una lunga e affilata coda si prolungò dall’osso sacro, dalle mani e dai piedi si prolungavano dei robusti artigli.

  • Io sono Černobog! E oggi è il giorno del tuo giudizio.

Esmeraldo avvertì un caldo umido tra le gambe fino alle ginocchia, tremava e piangeva. Černobog lo afferrò, compresa la sedia, e lo portò vicino ai suoi spaventosi occhi. Un ghigno rosso tagliava in due il volto nero del diavolo. Con un artiglio toccò uno dei soli che ruotava sul soffitto, si aprì un portale e furono risucchiati da una luce arancione.

  • Dove siamo? Dove mi hai portato? Ti prego basta con queste illusioni! Ho imparato la lezione, lasciami libero.

Questa non è una illusione né tanto meno una lezione. Questa è la fine dei tuoi giorni – la risata di Černobog era carica di odio e cattiveria – goditi lo spettacolo, sei nello spazio aperto, guardati intorno, l’infinità dell’universo nella sua silenziosa calma.

Esmeraldo era confuso e spaventato. Il diavolo lo spinse con il suo artiglio.

  • Cosa diamine stai facendo! Non mi lasciare!

Il giovane, legato alla sua sedia, era attratto dalla gravità della stella, il calore si faceva sempre più intenso e insopportabile. Ben presto i capelli iniziarono a bruciare, poi la pelle, i muscoli, i nervi e tutti gli organi interni, soltanto l’anima di Esmeraldo raggiunse la stella.

Černobog sentiva le urla strazianti e sofferenti del ragazzo.

  • Benvenuto all’inferno.

Serie: La Sci-Fi secondo me


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Eliseo, sono ansiosa di conoscere i prossimi padiglioni! 😀
    Ti ho trascurato da un bel po’ (cavolo, sono già passati due anni?), ma intendo recuperare proprio tutto. Pensavo che il demone reclamasse l’anima del ragazzo facendogli firmare il ben noto contratto, ma il tuo finale è riuscito a sorprendermi.

  2. Terrificante. Dell’inferno e di come ci si arriva si è detto già molto, ma questa variante mi mancava e aggiunge una possibile e fantasiosa ipotesi sulla sorte che spetta alle anime dannate. Bello e originale.