L’uomo dall’arto amputato 

La stanza d’ospedale aveva quattro posti. Bianca. Le luci a pannelli rivolti all’insu’.

Un nosocomio è, per antonomasia, luogo di sofferenza, ma questo all’uomo dall’arto amputato non interessava.

Era uscito da pochi giorni dal suo bugigattolo polveroso ripieno di schermi e di fili.

Ciò che gli importava era una connessione a banda larga ed il contatto con il suo mondo virtuale.

Il mondo reale poteva attendere.

Il virtuale l’appagava come e quanto voleva.

Era il reale ad essere difficoltoso, infido e pieno di pericoli.

La sua comfort zone non andava intaccata.

Guai a chi non avesse rispettato la sua privacy.

L’uomo dall’arto amputato era stato appena medicato all’altro arto. L’alluce cancrenoso gli spuntava dal piede come un fiore carnoso:una bolla enfiata di carne purulenta fuoriuscente da un ammasso sanguinolento.

Il suo mondo era il pc, e ne aveva portati con sé ben due, per non perdere il passo.

Ogni tanto si muoveva a scatti sul letto facendo perno sul bacino armeggiando di qua e di là sulle tastiere.

Non gli importava della vita. 

La sua vita era la carne della macchina: proprio quei tasti che pigiava con il soundtouch come feedback della sua vita.

Quando la camerata era al buio lui accendeva le luci, indossava le cuffiette, digitava. Scriveva, scriveva.

Cosa scrivesse non si sa.

Ma scriveva immerso nella luce azzurrina dello schermo di notte mentre la camerata dormiva.

Un arto cancrenoso fasciato ed un arto monco: la macchina umana era connessa a quella elettronica ed era solo ciò che gli importava.

La moglie o compagna che fosse l’ aveva già minacciato: non doveva saltare gli appuntamenti con il medico. L’ultima volta era successo il mercoledì precedente: o si curava o lei l’avrebbe lasciato.

Blu il suo viso paffuto nella controluce, l’espressione bolsa ed un po’ ebete che pigiava imperterrito.

La notte era la sua compagna e non la vita. Non più. 

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Discussioni

  1. Poco alla volta la realtà virtuale si è fatta spazio in noi fino ad assumere sempre più peso. Per chi non apprezza quello che gli è stato riservato in questa vita, è possibile ritrovare una specie di rinascita. Non mi sento di biasimare una tale scelta, anche se deve essere ponderata pensando a quanto può farci perdere nel mondo reale

    1. @micol-fusca
      Concordo in gran parte.
      >Poco alla volta la realtà virtuale si è fatta spazio in noi fino ad assumere sempre più peso.
      Verissimo!
      >Per chi non apprezza quello che gli è stato riservato in questa vita, è possibile ritrovare una specie di rinascita.
      Concreto e fattuale anche questo. Criticabile, certo, ma avviene e sta avvenendo sempre di più.
      >Non mi sento di biasimare una tale scelta, anche se deve essere ponderata pensando a quanto può farci perdere nel mondo reale.
      Il punctum dolens è proprio questo. Soprattutto per i più giovani. Vedi gli hikikomori.
      Il personaggio grottesco (pur ispirato dalla realtà nella quale mi trovo a vivere in questi ultimi giorni) è stato modellato pensando ad una futuribile connessione corpo-IoT (internet of things) dalla quale peraltro non siamo troppo lontani.
      Un saluto

  2. @Laura (Cosi)
    L’amputato quasi bis è un personaggio reale. L’ho osservato con puntiglio – malgre’ moi- steso in un reparto di nefrologia dove mi trovo attualmente. Il cazziatone muliebre – poveretto lui e la consorte – è stato reale. La visione della gangrena pure. Usava un telefonino soundtouch ed un pc. Non ho mai interagito con lui:personaggio chiuso ed autistico, probabilmente. Il resto è fantasia.
    Ho scoperto il tuo profilo e proverò a seguirti: l’eros descritto da una mente femminile è qualcosa che mi affascina enormemente.
    A bientot.
    PS-Vi sono molti modi per catturare l’attenzione, anche la sgradevolezza.
    E comunque la sincerità è per me la prima virtù.

    1. Se leggerai la mia serie di 30 episodi “Al di là di Nwerenkwarụ” mi fai felicissima.
      Sì, scusami, non riesco a nascondere i miei pensieri, anche quelli sconvenienti. A volte forse dovrei pensare di più prima di scrivere, perchè per parlare….
      Spero comunque che mi ami per quello che sono.
      Buonaserata Primo
      Curiosità. Dopo di te quanti?

  3. Mi ha prodotto una sgradevole sensazione di impotenza e di sconforto l’amputato quasi bis, che si dematerializza nel finto mondo informatico.
    E io me ne intendo di movimenti a scatto sul letto e anche dentro il letto.
    Non è un “realizzato” come i miei personaggi, e confido anche come me.
    Devo rileggerlo più e più volte per capire se mi urta, se è avvilente o se è geniale.

  4. Il tema dell’amputazione ha sempre destato il mio interesse, è forse una delle paure più recondite che ho. L’immagine di copertina è molto forte e mi ha scosso, non oso chiedere da dove provenga. Resta il fatto che sono tante le persone che cercano una seconda possibilità altrove, in quei luoghi dove è più facile sentirci adeguati. È umano, non lo giudico. Sentirci accettati, riconosciuti, capiti e liberi di correre è quello che tutti noi desideriamo.

  5. Un racconto che consegna la disconnessione di un uomo anche se perennemente connesso al virtuale. Forse per la condizione forzata dalla salute, oppure per via di quella zona di sicurezza che proprio la salute gli impone, assenza di un costante confronto con il reale.
    A volte la zona di sicurezza è come una gabbia, limitando ulteriormente i limiti che già ci sono. Scoprire cosa ci sia oltre quella zona può aprire anche per vie dolorose e necessarie un mondo nuovo. Mi sono venuti alla mente questi pensieri leggendolo. Bene.