Macchina della verità

Serie: Cavalieri Teutonici

Il gran Maestro dell’Ordine Teutonico camminava in direzione del portone d’acciaio. Werner passò nuovamente davanti il quadro che aveva notato al suo arrivo, lesse in basso: “Ahmet, der Türke”e scosse la testa.

«Qualcosa non va?» Chiese il cavaliere che lo aveva portato fin lì.

«No. Perché?»

Il gran Maestro si voltò esponendo i bianchi, storti, denti in un sorriso molto forzato mentre attendeva che le porte finissero la loro corsa.

Il trio si incammino a gran passi verso l’ascensore, qualche metro prima voltarono a sinistra, in direzione di una piccola porta in legno: sembrava l’ingresso di uno sgabuzzino, e questo a Werner, piacque ancora meno.

Il cavaliere aprì la porticina e fece accomodare prima il gran Maestro, poi Werner. Una scala in legno ben salda alle pareti rocciose, illuminata a ogni metro da strisce al led bianco incollate alle mura, scendeva per un paio di rampe. Raggiunta la base, il gran Maestro estrasse una chiave legata con una catenella in oro e ben custodita nel taschino del suo panciotto, e aprì l’ennesima porta in legno.

Werner iniziò a sudare, “dove sono finito? Volevo solo bere qualche birra e festeggiare.” pensò.

Il gran Maestro entrò, seguito dai due, cercò un interruttore, e quando lo trovò le luci diedero spazio a una vasta sala piena di monitor e poltrone ergonomiche. Una delle poltrone era piazzata al centro della sala, sovrastata da un macchinario che Werner non aveva mai visto: fili di rame tenevano insieme una sorta di cerchio metallico, mentre l’altro capo finiva in un grosso cordone, sempre di rame, che spariva nel bianco soffitto.

“Un laboratorio? Una sala di controllo?”

«Non abbia timore, Werner. Prenda posto, la prego.» Disse l’uomo indicando la poltrona centrale.

Werner non si mosse e fu sospinto dal cavaliere Teutonico. Non aveva altre alternative. Werner avrebbe volentieri preso a pugni entrambi, sottratto la chiave e, raggiunto l’ascensore, sarebbe scappato a gambe levate, ma non poteva farlo, aveva visto di cosa fosse capace il cavaliere, inoltre avevano sicuramente delle armi molto sofisticate, come l’armatura sparita all’interno della fibbia. Camminò lento fino alla poltrona, si sedette e guardò l’uomo, che aveva preso posto alla sua destra.

«Ha visto in faccia l’uomo di Sion?»

«Sì, per un attimo soltanto.»

«Saprebbe descriverlo?»

«Non credo, è stato un attimo fugace.»

«Stiamo perdendo tempo, gran Maestro.»

«Senti un po’ chi parla. Non so da quanto tempo siete in lotta con il Priorato, tuttavia non sei stato in grado di riconoscere subito lo stemma, e ora staresti perdendo tempo con me?» Sbottò stizzito Werner, poi riprese «Inoltre, vorrei proprio sapere perché mi hai portato qui, potevi benissimo lasciarmi su quel marciapiede.»

«Lo scoprirai molto presto.» Disse il cavaliere con un sorriso sardonico.

«Non stiamo dicendo che stiamo perdendo tempo con te, bensì, il mio collaboratore voleva solo esortarmi a procedere direttamente alla prossima fase.» Disse il gran Maestro che nel frattempo si ero spostato presso una console e giocherellando con dei tasti aveva acceso il monitor principale.

«E quale sarebbe la prossima fase?»

Il gran maestro schiacciò un tasto, quattro anelli d’acciaio serrarono le braccia di Werner, altri quattro le gambe, due uscirono dallo schienale avvinghiando il torace. Il cerchio di metallo, collegato ai fili di rame, iniziò a cigolare minacciosamente scendendo fin sopra il capo di Werner. La strana corona strinse forte, poi un ronzio elettrico riempì le orecchie dell’avvocato, piccole scariche violacee attraversarono l’intero cordone di rame, prima, poi si divisero per ogni filo che era collegato all’anello.

Werner cercò di dimenarsi, imprecò: «verdammte Arschlöcher» prima di emettere un urlo straziante.

Corpo e mente si separarono. Werner tremava visibilmente sotto le scariche elettriche, mentre sul monitor presero forma i ricordi più prossimi dell’avvocato, in quel momento le scale scese fino a quella stanza. Il gran Maestro schiacciò il tasto rewind, e, come un film riprodotto da un lettore qualsiasi, tornò indietro fino all’incontro con il membro del Priorato di Sion e il cavaliere Teutonico. Fu premuto il tasto pause nel momento in cui spuntò il volto del ricercato. Il gran Maestro avviò la scansione facciale. Dopo alcuni minuti ottenne ben cinque risultati: quel volto apparteneva a cinque identità differenti, sparse per tutta la Germania. Il gran Maestro fece un cenno con la testa al suo cavaliere, che sapeva già cosa fare, e dopo un breve inchino lasciò la stanza.

Il reggente dell’Ordine Teutonico spense il monitor e la corrente, il cerchio di metallo tornò al suo posto nel soffitto, gli anelli d’acciaio si ritrassero e Werner sedeva seduto con la testa penzoloni, svenuto.

Serie: Cavalieri Teutonici
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il fine settimana italiano
  • Episodio 3: Il pellegrinaggio
  • Episodio 4: Deutschordenstaat
  • Episodio 5: Sabbie tempestose
  • Episodio 6: Macchina della verità
  • Episodio 7: Ahmet, il turco
  • Episodio 8: Rivelazioni
  • Episodio 9: Epilogo
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