MACERIE

«Fai piano,cazzo».

«Che vuoi, non so dove poggiarmi. È tutto rotto».

Marco non sapeva mai dove mettere i piedi. A dodici anni lo prendevano tutti in giro e anche ora, che ne aveva venti, continuava a cadere e inciampare. Non era buono per nessuno sport, figuriamoci per camminare sulle macerie.

«Andiamocene Stefano, se ci scoprono sai quante legnate ci danno?»

«Hai sempre avuto paura tu, stai zitto».

Stefano cercava di rilassare l’amico, mentre, accorto, passava sotto l’arco di una porta distrutta. Intorno non c’era nessuno, ma i rumori delle pareti rotte e il vento che scorreva tra le fessure dei tetti, davano l’idea che il paese fosse abitato ancora da centinaia di persone.

«Stefano, sta per cadere tutto».

Sopra di loro un pezzo di parete oscillava in modo minaccioso, pronto a staccarsi senza preavviso.

«Trovato!» sospirò Stefano.

I ragazzi uscirono di corsa. Dopo qualche minuto udirono il fragore dei calcinacci che crollavano, scorgendo in lontananza una densa nuvola di polvere.

Per un pelo.

Marco, impallidito e ancora scosso, si rivolse all’amico:

«Ora mi dici finalmente perché abbiamo rischiato la vita?»

Stefano mostrò l’oggetto misterioso.

«Una foto? Potevamo morire e tutto per una foto in bianco e nero?»

«Lei è mia nonna e questo sono io da piccolo. È morta un anno fa e faceva fatica anche a ricordarsi di me. È stata lei a pagarmi l’università e questa, che ho sempre tenuto accanto a letto, mi ricorda i miei sogni, le mie responsabilità e chi vorrei diventare. Le devo la mia felicità. Un’altra casa, con papà, possiamo anche comprarla, ma un’altra foto a mia nonna non posso farla. Ovunque andremo, con questa mi sentirò sempre a casa mia»

Marco stavolta non disse niente e si limitò ad abbracciare l’amico come forse non aveva mai fatto prima.

I due ragazzi scesero a valle, mentre, alle loro spalle, la neve ricopriva quello che rimaneva di Castelluccio di Norcia.

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