Mariana ha solo bisogno di aiuto…

Salve, sono Tommaso. Studio psicologia all’università di Perugia. Non sono originario di questa città, mi sono trasferito qui per sostenere meglio gli studi. Non ci penso nemmeno a fare il pendolare poiché qua i mezzi pubblici sono indecenti. Scrivo questa lettera per mettere in salvo chi la legge: se venite in contatto con una certa Mariana dai capelli rossi, scappate!

Mi è capitato di conoscere questa ragazza durante la mia esperienza universitaria. L’ho incontrata la prima volta alla stazione: scendeva da un vagone, era appena arrivata, e camminava a passo veloce (forse doveva scappare da qualcuno). Io ho un debole per le rosse e non ho resistito nell’avvicinarmi a lei chiedendole se aveva bisogno di aiuto (vedendole l’atteggiamento di una persona impaurita ed impaziente): a dire la verità non mi interessavano i suoi problemi, volevo solo rimorchiarla, era troppo bella. Lei non ci ha pensato due volte: ha accolto il mio aiuto e la mia compagnia come se ne avesse avuto bisogno. Lei si è presentata a me dicendo di chiamarsi Mariana, ha giustificato il suo atteggiamento dicendo di essere fuggita dal suo paese per allontanarsi da un ex fidanzato geloso. In realtà, ho scoperto tempo dopo, lei cercava una copertura da me: Mariana è un’assassina! Ora vi spiego come l’ho scoperto…

Passarono dei giorni. Dopo le lezioni incontravo Mariana al bar del Rettorato. Lei era molto riservata, non rispondeva a domande sulla sua vita privata o sulla sua origine, oppure rispondeva con lunghissimi giri di parole. Ero sicuro che quella Mariana stesse nascondendo qualcosa, ma a me non importava (volevo solo portarmela a letto). Il nostro incontro peggiore fu quando le parlai della ricerca che stavo facendo per la mia tesi: volevo scrivere un riassunto di tutte le ricerche che sono state fatte sulla pratica dell’ipnosi nel campo della psicologia; dopo aver preso spunto dalle informazioni contenute su articoli scientifici trovati nelle banche dati online, i miei compagni mi hanno parlato di una tesi conservata nella biblioteca umanistica della nostra facoltà. La tesi di cui sono venuto a conoscenza è stata scritta da uno studente che si è laureato un mese fa qui a Perugia, un altro studente di psicologia come me ritenuto pazzo e ciarlatano: questo studente, che fa Polverini di cognome, ha scritto un testo che molti hanno ritenuto una farsa, un’opera non scientifica ma solo un racconto macabro inventato per fare scena. Ho raccontato questo aneddoto ad Mariana per farci due risate, ma lei mi è sembrata terrorizzata da questo aneddoto. Lei mi ha chiesto poi come si intitola questa tesi e dopo averle risposto mi ha implorato di non leggere quel testo.

La tesi del pazzoide si intitola “Uno strano caso di ipnosi regressiva: una terapia svolta durante la quarantena”. Anche se avevo promesso di non leggerlo, purtroppo Mariana mi aveva messo troppa curiosità e le ho disobbedito. Questa tesi è molto interessante: essa riporta scritta una sperimentazione svolta tra l’autore ed una sua collaboratrice dal nome ignoto; l’esperimento è quello di sottoporre la collaboratrice ad ipnosi regressiva per curarle i problemi all’umore che lei stava vivendo; la collaboratrice però sembra impazzire dopo questo trattamento fino a diventare aggressiva. La tesi di questo studente sembra un racconto dell’orrore, descrivendo dettagliatamente particolari macabri della vicenda. Questa collaboratrice finisce pure per uccidere!

Il brivido mi è venuto quando mi sono ricordato che Polverini scrive che la sua collaboratrice è una ragazza dai capelli rossi… Non è che stesse scrivendo di Mariana?

La sera che ho letto questa tesi mi sono ritrovato degli occhi osservanti alla finestra della camera. Sembravano quelli di un lupo. Ma poi, guardando meglio, ho scoperto essere Mariana. Lei mi stava spiando. Dopo lo spavento iniziale, e dopo averla riconosciuta, le ho aperto la finestra. Le chiedo perché si trovasse lì e lei mi ha rimproverato di non aver rispettato la sua promessa. Nonostante stessi provando a scusarmi, Mariana mi aggredisce come se fosse una creatura selvaggia: a graffi e morsi. Prontamente dalla tasca tiro fuori un coltellino svizzero e lo uso per difendermi. Mariana urla per il dolore che le ho inflitto con una pugnalata. Non volevo ucciderla ma solo difendermi. Infatti il coltellino le ha inflitto una ferita non mortale e lei è poi scappata via. Non ho più rivisto Mariana da quella sera.

Se vi capita di vedere una donna dai capelli rossi, state attenti perché potrebbe essere Mariana. Sarà un grosso problema se si tingerà i capelli di un altro colore e se cambierà nome, ma vi basterà parlarle di ipnosi regressiva con lei: se quest’ultima dimostra comportamenti ostili sentendo l’argomento, allora è probabile che sia Mariana di cui vi ho parlato. Fate attenzione, è una belva! Ed è molto pericolosa…

Se potete, non uccidetela: è solo una ragazza malata che è impazzita dopo uno strano esperimento mentale scritto nella tesi di Polverini. Mariana ha solo bisogno di aiuto.

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