Marmellata di arance

Serie: The place


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una terribile esplosione ha devastato la città. La corrente elettrica è una comodità che appartiene al passato e sia il cibo che l'acqua stanno finendo. Mina è costretta ad abbandonare il suo appartamento, affrontando la nuova città post apocalittica

Camminava da più di un’ora, il centro cittadino ancora uno spiraglio tra i palazzi diroccati, in fondo alla via principale.

A ogni passo udiva uno scricchiolio o un rumore; un brandello di vetro che si frantumava o un pezzo di lamiera che si staccava da qualche carcassa metallica. Dalle cime dei palazzi piovevano residui di calcestruzzo e cocci come grandine apocalittica. Si voltava quando pensava di udire dei passi alle sue spalle. Ma là fuori non c’era nessuno.

Percorreva la strada camminando sulla striscia bianca centrale. Man mano che si avvicinava al palazzo della ditta per cui lavorava (al cratere dove un giorno c’era stato il palazzo della ditta per cui lavorava) la polvere e la cenere depositatesi sulla strada si facevano sempre più fitta, e presto la striscia sparì. Allora Mina cercò di intuire dove fosse, ma guardandosi alle spalle notò che i suoi passi seguivano una linea sbilenca.

Una macchia rossa attirò la sua attenzione alla sua sinistra. Sulle prime pensò al sangue – chissà perché -, poi si voltò a guardare e si accorse che era l’insegna di un emporio. Il cartello diceva: Hop’s. Nessun invito a entrare, ad acquistare o semplicemente a dare un’occhiata. Un nome solitario, distaccato da tutto. Entrò.

La porta si aprì cigolando. Dalla vetrina entrava la luce del mattino, illuminando i vasetti e le etichette sgargianti sugli scaffali. A fianco del registratore di cassa era posto un calendario da tavolo. Mina lesse: consegna del pane giovedì 4; scarico surgelati venerdì 5; chiuso per ferie venerdì 12. Fece un giro tra le corsie, annusando l’aroma del caffè e il profumo dei biscotti. Tornò al bancone. Si guardò attorno; non c’era nessuno.

Si portò dietro il bancone. Sul pavimento c’era un grembiule; lo indossò. Aprirò io il negozio al posto della signora che c’era prima, pensò. O del signore? aggiunse tra se e se; ma aveva davvero importanza pensarci? Probabilmente sono morti. Strisciò un dito sul ripiano e si guardò il polpastrello sporco di grigio. Non posso far entrare qualcuno, pensò, non con il negozio in questo stato. Varcò una porta su cui era affisso un cartello che recitava PRIVATO e si trovò nello stanzino delle scope. Sembra il mio ufficio, pensò.

Nel giro di un’ora il bancone e tutti gli scaffali erano stati spolverati, il pavimento lucidato e l’immondizia gettata in un cassonetto sul marciapiede. Mina si posizionò dietro al bancone e attese il suono del campanello della porta d’entrata, e con esso il primo cliente. Fuori il sole era più alto nel cielo, e la luce penetrava dalle vetrine disegnando cerchi e rettangoli luminosi sul pavimento e sugli scaffali.

“Buongiorno” disse un signore con il cappotto grigio, richiudendosi la porta alle spalle.

La campanella non ha squillato pensò Mina. Dovrò farla sistemare.

“Buongiorno a Lei” rispose Mina. “Le serve qualcosa?”

“Marmellata di arance.”

Mina varcò la soglia del banco e sparì nella seconda corsia. Trafficò tra i vasetti di confettura e tornò con un vasetto dall’etichetta arancione.

“Sono cinquanta centesimi” disse Mina, digitando sul registratore di cassa. L’uomo pagò.

“Arrivederci” disse, e uscì.

“Arrivederci” mormorò Mina.

Entrò una donna con il figlio piccolo. Lui sembrava aver paura della sua ombra e stava tutto il tempo attaccato a un lembo della gonna di sua madre.

(quanto fai bene ad avere paura)

“Avete del caffè?” chiese la donna, guardandosi intorno. Mina si sentì orgogliosa; doveva aver notato il pavimento lucido.

“Certamente” rispose Mina, e andò a recuperarlo nella terza corsia. Si fermò a metà strada e chiese: “Quanto gliene serve?”

“Almeno due confezioni” disse la donna, seria. “Ho una cena importante, stasera.”

“Due confezioni” ripeté Mina. Tornò con due pacchetti di caffè.

“Fa… un dollaro.”

“È cresciuto” si lamentò la donna.

“Mi dispiace” disse Mina. “Inflazione” specificò, poi scoppiò a ridere. La donna fece finta di nulla, ma sul viso del bambino spuntò un sorrisetto.

“Mi spiace” disse la donna dopo aver frugato nel portafoglio. “Il luogo in cui lavoro è stato raso al suolo. Esattamente il giorno prima della paga.”

“Non fa nulla” rispose Mina.

La donna se ne andò con il bambino e con il caffè. Mina attese per una decina di minuti l’arrivo di un nuovo cliente. Gli affari vanno bene, oggi pensò.

Dopo mezz’ora – dava di spalle l’ingresso mentre sistemava il pane nelle ceste; i filoni con i filoni e schiacciate con le schiacciate – udì un clangore che la fece sobbalzare, e la porta si spalancò.

Si voltò di scatto. Un uomo, la faccia tutta nera per la polvere e pieno di lividi insanguinati sulle braccia e sul collo la fissava, stupito almeno quanto lei. 

“Non provarci nemmeno, stronza” le ringhiò contro mostrando il coltello. “Ho fame, cazzo” aggiunse sbuffando.

Mina deglutì. Abbassò lo sguardo. Sul bancone un vasetto di marmellata d’arance e due confezioni di caffè. Una moneta da cinquanta centesimi – era la stessa che ricordava di avere in tasca – e un vecchio scontrino scolorito.

“Fai pure” mormorò con un filo di voce.

L’uomo sputò un grumo di sangue, macchiando il pavimento candido appena lavato, poi aprì un grosso sacco di plastica – di quelli della spazzatura – e sparì tra le corsie in un gran baccano di scatolette in alluminio e confezioni di plastica che si urtavano.

Mina, trattenendo il respiro, aprì lo sportello del bancone e si avvicinò cautamente alla porta. Controllò alle sue spalle; il ladro stava ancora trafficando tra gli scaffali, bestemmiando e grugnendo e gemendo come un maiale. Spalancò la porta, ed era di nuovo sulla strada polverosa.

Corse più forte che poteva.

Serie: The place


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror

Discussioni

  1. La parte più sorprendente è di certo il momento in cui Mina inizia a pulire il negozio (forse per fingere che tutto sia “normale”?) Complimenti, Nicola! Sta venendo fuori davvero una bella serie.