Melodie e battiti di cuore 

Serie: Micio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il Topolino, sempre più intraprendente, interagisce con il grillo e il gatto

L’altoparlante della stazione annuncia l’arrivo di un altro treno sul binario due e il transito di un convoglio merci sul tre. Quando il campanile ha finito il  “din don dan”, il grillo ne approfitta per proporre un’altra sua canzone.

«Caro mio, non ti offendere ma anche questa non va bene.» confessa Micio.
«Fa piangere anche questa?»
«No, questa non ti dà il tempo di piangere, perché scappi sperando che la vita ti acchiappi!» conferma il topolino, con fare sempre  più coraggioso.
«Poffarbacco bacchione, così non va bene!»
«Perchè non provi con una canzone di qualche bravo autore?» propone Micio.
«Scherzi? Noi grilli non imitiamo le melodie di altri grilli!»
«Allora, non cantare.»
«Ma se non canto, resto solo!»
«Ci resti anche se canti le tue composizioni.»
«Se permetti» osa il piccolo ratto di campagna, rivolgendosi al grillo «vorrei farti ascoltare una melodia che potrebbe fare al caso tuo.»
«Al caso mio?»
«Sì, è un motivetto in do maggiore che ho dedicato ad una topina, per entrare  nel suo cuore.»
«E ci sei entrato?» chiede incuriosito Micio.
«Sono in attesa di una risposta, ma sono speranzoso, perché  mi ha fatto gli occhi dolci.»
«Vacci cauto che è facile capire una cosa per un’altra!»
«Quando la penso il cuore mi batte forte forte; ma se la vedo il cuore batte come grandine che rimbalza su un tetto di lamiera.»
«Ti capisco.»
«Succede anche a te?»
«Sì.» 
«Racconta, se ti va.»
«Una volta…»
«Scusate se interrompo le vostre confidenze, ma io vorrei ascoltare  la melodia che mi è stata detta!» sbotta il grillo.
«Sì, anch’io sono curioso di scoprire il suono che può uscire dalla piccola ugola di un quadrupede in miniatura» si accorda il micione. 

Così, dopo essersi schiarita la voce, il topino gonfia il petto e squittisce una dolce armonia.
«Però, però! Lo sai che canti proprio bene. Bravo!»
«Una melodia veramente bella che fa al caso tuo, amico mio grillo» esclama Micio, accostando  le zampe anteriori a mo’ di applauso.
«Sì, piace anche a me.»

Dopo essersela fatta ripetere per una decina di volte, finalmente la canta lui stesso, adattandola alla propria personalità.

«Bravo. Ora sì che avrai l’effetto giusto sulla grilla che ti sentirà cantare!»
«Lo spero proprio, mio carissimo felino domestico.»
«Secondo me, dovresti anche recitare una poesia, quando lei ti è così vicina da sentire il suo respiro.»
«Tu dici topolino? A pensarci è una bella idea. Mi piace  essere romantico.»
«Se vuoi,  potrei darti una mia poesia.»
«Una tua poesia? Sei anche un poeta?»
«Sì, credo di sì»
«Dimmi, dimmi che comincio a fidarmi del fatto che tu mi possa essere amico!»
«La poesia che ti dico parla al cuore e non alle orecchie; tocca l’anima e la fa vibrare.»  
“Poffarbacco! Come fa?»
«Se fossi l’arcobaleno, ti vestirei dei suoi colori. Se fossi il mare, ti cullerei tra le sue onde. Ma se tu non ci fossi, nulla vorrei essere in questo mondo.»
«Poffarbacco bacchione, sei forte!»
«Bravo, topolino topoletto. Mi è piaciuta molto! Parola di gatto.»
«Dici sul serio?»
«Dico quello che sento.»
«Posso venire sul muretto, adesso?» chiede, mettendosi dritto sulle zampe.
«Cosa aspetti?»

È un topolino tutto bianco, tranne  la codina che è di un grigio scuro.

«Ci dici come ti chiami?»
«Mi chiamo Coda Grigia.
«Avessi avuto la coda rossa ti chiameresti ”Coda Rossa”» ironizza Micio.

«Ce l’hai fatta, finalmente ad avere fiducia!»
«Anche tu, simpatico grillo, ce l’hai fatta a fidarti di me.» 

È quasi sera, il grillo, il gatto e il topolino  se ne stanno insieme sul muretto, come vecchi e nuovi amici. 
Una leggera brezza di mare sale per il colle piano piano, rinfrescando l’aria, quando si sente gridare “Micio, Micio dove sei?”.
«Sentite? È il mio vecchio che mi cerca. Devo andare. Ciao ragazzi, a domani».
«Ciao» frinisce il grillo.
«Ciao, micione e grazie per la compagnia» lo saluta il topo campagnolo,  contento di averlo ormai come amico.

Micio si allontana per il sentiero che conduce alle prime case del paese, mentre la luna comincia a farsi vedere e il sole si avvia verso l’altra parte del mondo. A lato del muretto di pietre a secco, una chiocciola lemme lemme trascina il suo guscio verso un ciuffo di erba.
Anche il ruscello scorre lemme lemme  tra i meli e un lembo di un  vigneto.

Invece, il corvo non arriva lemme lemme, ma come un colpo di fionda sul povero topolino. Allo sbattere di ali, il grillo scappa via, tra le bionde spighe di grano, colorate dal tramonto della sera, mentre l’uccello tiene abbrancato Coda Scura e lo colpisce ripetutamente con il becco, prima di portarlo via.

Alla stazione, un  treno è in partenza sul binario due, uno è in transito 
sul tre, mentre  un altro è fermo su un binario fuori servizio.

 

FINE.

Serie: Micio


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Discussioni

  1. … mi gongolavo nella dolcezza del racconto… ero uno di loro… quando il becco del corvo mi ha trafitto…. povero topolino, divenuto amico di un micio, ma non di un corvo, son tornata alla realtà :grazie per l’insegnamento!!!

    Struggente inatteso finale.

    Le tue narazzioni risuonano come una melodia, e rileggerle è ancor più interessante.
    Grazie sei uno scrittore magico!

    1. Grazie, EmmeLuisa, per il commento.
      Dimenticando il corvo sull’albero di fico, stavo scrivendo un finale diverso, quando il predatore mi ha preceduto!

  2. “«Se fossi l’arcobaleno, ti vestirei dei suoi colori. Se fossi il mare, ti cullerei tra le sue onde. Ma se tu non ci fossi, nulla vorrei essere in questo mondo.»”
    👏 👏 👏

  3. Ha quella leggerezza da favola che poi ti tira il tappeto all’ultimo metro. La scena del “laboratorio” è tenera e anche comica, e proprio per questo l’arrivo del corvo fa male: non è un “colpo di scena”, è la legge del mondo che entra senza bussare.