Mio fratello e Mio fratello

Serie: L'estate del 2023


Quest’estate, la domenica, mi capita molto più spesso del solito di andare a pranzo a casa dei miei genitori. Oggi siamo tutti e quattro. Ci sediamo a tavola e chiacchieriamo mentre mangiamo le tagliatelle, il pollo arrosto, le patatine, l’insalata e il gelato. Bevo il caffè e aiuto a sparecchiare. Poi attraverso la sala, salgo le scale ed entro in quella che è stata la mia camera di bambino. Mi stendo su di un letto corto ad una piazza, che, salvo il materasso, è rimasto esattamente così com’era dal 1986, quando siamo venuti via dall’appartamento di via Fabbri e ci siamo trasferiti nella casa a schiera di via Rosmini. Ha un copriletto rosso, bianco e grigio, i colori distribuiti in un ordine complesso fatto di triangoli, trapezi ed esagoni. Ha una testiera in legno bassa, arrotondata alle estremità, sulla quale è stata attaccata la figurina di un calciatore che poi è stata successivamente staccata. Non mi ricordo chi fosse il calciatore. Forse si trattava di Matthaus. Forse di Brehme. Comunque sia, si vede ancora il segno scuro lasciato dalla colla. E a ben guardare, conoscendola come la conosco io, si vedono anche le unghie inferocite di mia madre. Adesso su quel letto corto ad una piazza alle volte ci dorme mio fratello. Succede quando torna da Jesi, il venerdì, dopo aver insegnato il violino alle scuole medie musicali. E succede quando ci sono i concerti dell’orchestra sinfonica Rossini, qui nei dintorni. In questo momento, a tal proposito, mio fratello è in bagno a farsi la barba. Disteso sul letto, aspettando che finisca per poter andare a lavarmi i denti, lo ascolto, mentre, come al solito, parla da solo. Ha quarantasei anni, due anni più di me e questa è una cosa pazzesca che gli ho sempre sentito fare. Davvero. Ne ho dei ricordi nitidi e sorprendentemente lontani nel tempo. Forse dipende proprio dalla peculiarità del fenomeno che, inevitabilmente, ha attirato fin da subito la mia attenzione. Il fatto è che mio fratello non parla da solo come alle volte parlo da solo io e come immagino alle volte parlino da soli un po’ tutti quanti. Lui parla da solo come se ci fosse qualcuno altro, lì, nella stanza insieme a lui. Questa misteriosa presenza invisibile e speculare, oltre ad affascinarmi mi inquietava, anche, veramente tantissimo. Adesso non più. Sarebbe come preoccuparsi del fatto che un elefante ha la proboscide al posto del naso, o del fatto che un canguro invece di camminare, rimbalza. Una cosa è quel che è. Vale pure per mio fratello. Lui disserta, discerne, consiglia, ricorda, cita, ride e quando è il caso, sgrida aspramente. In questo momento sta dicendo a se stesso che una volta che hai imparato qualcosa allora vuol dire che hai imparato una forma. È interessante. Ci penso un po’ su finché non mi addormento.

Serie: L'estate del 2023


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Curioso, accattivante, scritto benissimo. Una serie da seguire con interesse. Suscita emozioni e curiosità. Come poi già ti dicevo, mi piace parecchio il tuo stile, lavori per immagini. Io stessa lo faccio quando scrivo e mi piace molto quando poi mi ci ritrovo da lettrice. Che tipo tuo fratello, visto poi con i tuoi occhi, il personaggio riesce ancora meglio.

  2. ” E a ben guardare, conoscendola come la conosco io, si vedono anche le unghie inferocite di mia madre.”
    Anche i mobili delle camere dei miei figli presentano i solchi delle mie ‘unghie inferocite’. Molto azzeccato😃

  3. Intrigante, tuo fratello; mi e’ tornato in mente un bel film degli anni 50 di Henry Koster con James Stewart, Harvey il coniglio rosa. Gli hai mai chiesto con chi sta parlando quando lo fa? Grazie di questa condivisione.