Morte alla Morte

26° Sáv Tűzalló Ajtó, letteralmente Porta Fuoco o Porta Incendio. Incendiari, per gli amici.

La 26° banda aveva sfilato per le vie di Tsepadub davanti a dei viaggiatori cergi. Si diceva una missione di militari e diplomatici. Poi, era stata inviata nel triangolo dei monti Valsi, dove i Valsi Verticali incontrano quelli Orizzontali, da dove il fiume Nistro nasce, e dove s’incontrano i fronti dell’Impero dell’Ovest, del Ducato del Cimitero e del Principato Meridionale dei Prowoj delle Steppe. Impero dell’Ovest, un alleato dell’Impero dell’Est e un paese dell’Alleanza Tribal Democratica.

Signore e signori, ecco la Guerra delle Tre Alleanze, prima delle Quattro, se non fosse stato per la missione cerga.

La 26° era fatta tutta di aspiranti stregoni, che per il momento usavano come arma il braccio sinistro.

Perché?

Ecco un gruppo di cavalmortieri.

Da una parte truppe montate su cavalmorti, dall’altra le truppe montate per eccellenza: i prowoj. Arrivati dalle steppe del centro Sol Levante in fuga dalla Grande Pestilenza, raramente erano smontati dalla sella dei loro protoceratopi. E neppure quei cavalmortieri li avrebbero fatti desistere.

I cavalmorti scalpitarono: volevano caricare. I loro cavalmortieri sguainarono le spade, agitarono lance e scudi.

Gli incendiari della 26° furono come un unico prowoj. Sospirarono, poi il loro capo, la loro testa, il loro comandante, urlò: «Carica!».

Prowoj contro scheletrici. Chi avrebbe vinto?

Gli incendiari non avevano sciabole, armi tipiche del loro popolo. Non le hanno mai avute. Avevano il loro braccio sinistro.

Quando le due formazioni furono vicine di poche decine di cubiti, le mani sinistre degli incendiari si accesero: prima fiammelle, poi palle di fuoco.

A un ordine del comandante, testa di quell’unico corpo, il fuoco fu lanciato.

L’intero scudo cavalmortiero fu travolto da quella cascata di fuoco, tanto più che era in pendenza e di sotto rispetto ai prowoj.

Le palle esplosero e frantumarono gli scheletri, spezzettandoli. I crani scoppiarono, le casse toraciche fecero un effetto granata, le ossa degli arti andarono un po’ di lì, un po’ di là. Ma tutte, poi, bruciarono. I cavalmorti s’imbizzarrirono al sentire quel fuoco, e pure essi soccombettero alle fiamme.

Divertente! Era bastata una sola bordata per massacrare innumerevoli cavalmortieri e rispettivi cavalmorti.

Che, la 26° si sarebbe guadagnata in blocco la promozione a stregoni?

Forse. Ora c’era da affrontare quello scudo di gigscheletri, più in là dei lanciatori di teste. Forse, fra questi c’era lo scheletro del passato comandante della 26°, catturato prima di partire per Tsepadub, fu scarnificato e fatto diventare uno scheletro da un re dell’ossiario. Che raccapriccio!

Ciò necessitava di vendetta.

Vendetta infuocata, cocente. Abbastanza calorosa da fondere le armi arrugginite dei cimiteriani.

Incendiario, morte. Morte alla Morte. Morte infuocata, rovente. Sempre morte. Orrenda? Forse per le vittime, ma bella per i carnefici. Carnefici? Uccidevano chi era già morto. Forse andavano incontro a una seconda morte, ben peggiore. Si diceva che gli scheletri si portavano dietro un pezzo d’anima. Distrutti i resti mortali, l’anima rimaneva dove le ossa erano state frantumate. E l’anima impazziva! Il fronte era pieno di quei pezzi d’anima. Dannazione eterna.

Ma ora, gigscheletri a noi due.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Kenji, ecco un altro racconto dal tuo mondo: Aster.
    Devo dire di averlo preferito fra tutti, per la nota amara che hai saputo dare alla fine. Il concetto di “seconda morte” è molto profondo, soprattutto per chi, come me, crede nella reincarnazione. “Distrutti i resti mortali, l’anima rimaneva dove le ossa erano state frantumate. E l’anima impazziva! Il fronte era pieno di quei pezzi d’anima.” Questa immagine, mi ha riempito d’angoscia.

    1. Kenji Albani Post author

      Ciao Micol e grazie per avermi letto! Sì, questo è il fronte delle Terre Morte: scheletri (cimiteriani) contro vampiri che si ammazzano di continuo. Tutto parte di un universo che ho creato poco meno di dieci anni fa, in Australia…