NASCONDERSI IN UNA SPELONCA       

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Al carcere di Monte Perto, Gregorio ha uno spiacevole scontro con suo padre. Nel burrone in cui fu ritrovato Enea, lungo il valico dell'alba, invece, il commissario capisce che sarà quasi impossibile scoprire la verità sull'uccisione di Enea.

MONTE PAVONE

Da ormai qualche ora il vento aveva iniziato a sferzare poderosamente le cime degli alberi e l’intera valle. Molti suoi abitanti erano corsi a casa, preferendo il tepore dei camini al freddo di quel gelido pomeriggio uggioso, ma qualcuno, al contrario, si aggirava per i meandri dei boschi del monte Pavone, la montagna sovrastante la contrada del lupo. Interamente intabarrato e col volto celato, l’individuo attraversava con una certa sicurezza la fitta boscaglia riuscendo a orientarsi senza difficoltà alcuna tra gli alberi e i rovi. Il suo incedere era leggiadro, presentava una certa sinuosità nei movimenti, ma la spessa coltre di abiti rendeva le sue reali fattezze misteriose.

Devo raggiungere la grotta prima che piova, si ripropose.

Quella caverna nata ad opera della natura agli estremi confini del bosco, scavando centimetro dopo centimetro nella dura roccia nel corso dei millenni, infatti, era l’unico luogo in cui poter trovare riparo dalle intemperie e nascondersi da occhi indiscreti, considerando anche la sua lontananza dal sentiero e la fitta vegetazione ivi presente.

Raggiunto il nascondiglio, e dopo aver controllato per estrema cautela che non vi fosse nessuno nei paraggi, la figura accese immediatamente un fuoco per riscaldarsi, sfruttando rametti e foglie secche raccolte precedentemente nei dintorni. Si sedette, e iniziò a osservare intensamente il baluginare della luce sulle pareti rocciose della grotta, cercando di godere pienamente del lieve calore propagato dalla fiamma.

Chiuse per un attimo gli occhi e, in maniera quasi automatica, la sua mente cominciò a fantasticare: pensava che in fin dei conti, dopo un’intera giornata trascorsa in quelle zone così ostiche, avesse il sacrosanto diritto di ritemprare il corpo e lo spirito per qualche oretta. Il silenzio della spelonca aiutava a rimembrare alcuni momenti felici e spensierati, mentre i rumori del bosco favorivano un lieto rilassamento.

Da piccola, al contrario, provava sempre un certo timore verso questi ultimi, e al solo pensiero di ciò, non poteva far altro che sorridere. Le balenò, così, una delle tante storielle raccontate da sua nonna per rassicurarla e calmarla in quei momenti:

Un po’ di tempo fa, nella valle, vivevano un ragazzo e una ragazza di nome Evaristo e Lucrezia. Entrambi si amavano follemente e insieme vivevano momenti di pura e profonda gioia. Un giorno, però, Evaristo fu costretto a partire per la guerra e a separarsi dalla sua amata. Dal momento in cui giunse la notizia della morte dell’uomo, Lucrezia, affranta dal dolore, iniziò a cantare ogni notte struggenti canzoni d’amore per il suo innamorato, proprio come faceva quando egli era ancora vivo. Voleva sentirlo vicino, come se fosse ancora lì con lei.
”Hai una voce melodiosa” le diceva sempre l’uomo all’orecchio, quando cantava. Ripensando a quelle parole, il dolore le smorzava il respiro, ma una notte, improvvisamente, Lucrezia scomparve e di lei se ne persero completamente le tracce.
Da allora, secondo la leggenda, ogni notte Lucrezia canta ancora per il suo Evaristo, e i suoni del bosco non sono nient’altro che la dolce voce della donna.

«Fece tutto solo ed esclusivamente per amore. Ricordalo sempre!» concluse il racconto sua nonna.

Immersa in quei pensieri, la figura si assopì, cadendo irrimediabilmente in un mondo di sogni e ricordi.

CASERMA CARPAR

«…e questo è quanto commissario» concluse il poliziotto. Era teso, il sudore gli imperlava la fronte. Era abbastanza preoccupato a causa di quanto appena riferito al suo superiore, mentre il cuore batteva come quello di un cavallo al galoppo. Non si era ancora abituato a tutto ciò. Esporre al commissario quanto successo durante l’intera giornata, era un qualcosa che gli procurava sempre inquietudine, soprattutto se costretto a spiegare eventuali fallimenti durante un’indagine affidatagli.

«Va bene, grazie mille Luini, puoi andare» rispose il funzionario, congedandolo. Il sottoposto, fatto un cenno ossequioso nei suoi confronti, uscì, richiudendo la porta dell’ufficio e lasciando dietro di sé tutti i suoi assilli. Sorprendentemente, il commissario non si arrabbiò.

Desiderava soltanto immergersi nel silenzio. Le indagini proseguivano a rilento, e le motivazioni erano da implicare soprattutto alle notevoli difficoltà riscontrate sia nella ricerca dell’assassino di Enea Caballario sia di sua madre, oramai scomparsa da alcuni giorni. Ciononostante, riguardo quest’ultima non sapeva cosa pensare: della donna si erano perdute le tracce perché ella stessa colpevole dell’omicidio o perché vittima, insieme al figlio, di un mostro? Voleva scoprire la verità. Gli occhi vitrei del bambino, nel dirupo, lo avevano impressionato non poco quella mattina. I suoi pensieri, tuttavia, furono interrotti dallo squillare del telefono.

«Pronto?»

«Buonasera, parlo col commissario della caserma Carpar?»

«In persona. Con chi sto parlando?»

«Sono Bonaventura, il segretario del giudice» spiegò l’interlocutore. «Abbiamo discusso qualche giorno fa alla stazione di Polizia, se ben ricorda…»

Il commissario fece mente locale. Poi, ricordatosi dell’uomo, rispose prontamente: «Certo, mi ricordo benissimo di lei. Mi dica pure.»

«Volevo informarla che è stato appena firmato il nulla osta per il rilascio del corpo di Enea Caballario. Può avvertire i familiari se desidera.»

«Gliel’ha detto il giudice stesso di riferirmelo?» chiese, curioso. Quella novità gli era stata data per via ufficiosa, e come tale doveva essere utilizzata con le pinze.

«Sì,» confermò l’altro, «mi ha chiesto personalmente di avvisarla. Aveva notato una sua certa apprensione verso le indagini e ha pensato bene di permettere ai parenti di riottenere il corpo in tempi celeri.»

Non vi fu risposta. Il commissario restò in silenzio per un po’, rimuginando sulle parole del segretario.

«Ringrazi il giudice da parte mia. Buona serata.»

Era felice per Gregorio e al tempo stesso angustiato. Bisognava, a questo punto, trovare le giuste parole per riferirgli quanto appena appreso, anche se era convinto che quest’ultima notizia lo avrebbe sicuramente ”rasserenato” un po’. O almeno, lo sperava. 

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


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Discussioni

  1. L’idea di inserire la leggenda ha dato più spessore al racconto e gettato nuove ombre su questa misteriosa figura.
    Forse, andrebbe leggermente snellita per non spezzare troppo il ritmo e dovrebbero essere resi più fluidi alcuni punti.
    Nel complesso, però, la storia rimane sempre coinvolgente.

  2. “ella donna si erano perdute le tracce perché ella stessa colpevole dell’omicidio o perché vittima, insieme al figlio, di un mostro?”
    Sinceramente è lo stesso dilemma che affligge anche me. Non saprei quale delle due opzioni possa essere la peggiore. La parte iniziale del racconto potrebbe indirizzare verso una delle scelte, ma si sa, nei romanzi di questo genere, nulla è mai come appare. Il mistero si fa ancora più denso e di mezzo c’è un corpicino che deve essere riconsegnato all’unico familiare rimasto. Davvero straziante.

  3. Non mi soffermo sulla “figura”, in quanto già in molti hanno espresso giusti pareri in merito.
    Piuttosto a me ha colpito la leggenda e la frase della nonna “Fece tutto solo ed esclusivamente per amore. Ricordalo sempre!”. Non credo sia stata scritta per caso e ho la sensazione che assumerà un certo ruolo più avanti nella storia. 😼

  4. Anche io ho avuto gli stessi sospetti di Arianna. Chiamarla la figura, può fuorviare, perchè in realtà non sappiamo ancora se è uomo o donna. Certo è che sta diventando davvero intrigante. Molto bella la figura del commissario, l’avevo già notata nei capitoli precedenti.

  5. L’episodio è focalizzato sul personaggio che tu chiami “la figura”, probabilmente per poterlo nominare al femminile senza svelare si si tratti di una donna o meno. Certamente ha a che fare con l’omicidio, visto che ha preceduto gli investigatori nella ricerca di tracce, trovando qualcosa prima di loro, come se volesse ripulire la scena del crimine. Il commissario sta diventando una figura centrale e credo che le indagini avranno presto una svolta.

  6. Come hanno già commentato altri, anch’io comincio a sospettare che quella donna sia la mamma di Enea. Bello il ricordo della nonna che raccontava quella storia. Siamo tutti in attesa del prossimo episodio!

  7. Ciao Alfredo, ho letto i sette episodi quasi di seguito, con interesse. L’ ultimo mi é piaciuto in modo particolare, sia per l’ immagine misteriosa della figura che oserei dire femminile, (forse la madre del bambino), per l’idea suggestiva della grotta e per la leggenda che impreziosisce la storia.
    Ho apprezzato inoltre la variazione armoniosa dei ritmi e degli stili narrativi, dal noir al fiabesco, con qualche tratto vagamente poetico.