Nel locale contatori

Ciao! Il mio è un condominio né troppo antico, né troppo recente. È stato costruito nella seconda metà degli anni Settanta. Ha un portico, tanti appartamenti, un cortile… e poi un garage con i box per le auto e accanto, sulla destra di chi si affaccia nel garage, il locale contatori.

«Secondo me è noioso!».

Ebbene il locale contatori è una stanzetta con la porta sempre chiusa ma non a chiave. Basta aprirla e si può entrare. Ci sono i contatori. C’è anche una vanga, una scopa, tante ragnatele e pure l’oscurità.

«Rimango della stessa idea: secondo me è noioso!».

Ogni tanto ci entro, ma più per usare la scopa o la vanga, quasi mai metto mano ai contatori, i quali recano ciascuno il cognome del padrone dell’appartamento a cui fa capo. Ovvio che non li tocco: non avrebbe senso, se non per il piacere di togliere la luce a qualcuno. Ma sarebbe uno scherzo idiota, foriero di litigi.

«Sì, proprio, è noioso!».

Oltre alla scopa, la vanga, i contatori e le ragnatele c’è un angolo buio. È molto ristretto, e lì si nasconde… qualcosa che mi dice sempre quanto sia noioso tutto ciò. Io provo a non dargli retta, ma poi mi faccio abbindolare.

Ecco, stasera ho voluto fare uno scherzo.

Stavo tornando dal cortile con la vanga in spalla – avevo fatto un piccolo lavoretto di scavo per sistemare delle piante – e mi era venuto in mente qualcosa: e se avessi fatto uno scherzetto?

Così, appoggiai la vanga in un angolo illuminato e tolsi l’elettricità a tutti gli appartamenti.

Non seppi bene perché lo feci, ma mi fece divertire molto quel gesto. Ridendo, me ne andai ma arrivarono alcuni condomini e mi chiesero: «Cosa succede?».

«Ah, non lo so».

Volevo andarmene, ma mi feci trascinare da quei ragazzi. Andarono nel locale contatori e videro che tutte le levette erano abbassate. Gli bastò alzarle e fu tutto a posto, tutto era finito, così tornarono a casa loro.

Io avevo voglia di tornare nel mio appartamento, volevo farmi una doccia calda, ma una voce mi impose di rifare lo stesso scherzetto.

Lo feci.

I condomini iniziarono a stufarsi, come vidi quando scesero di nuovo. Urlando e lamentandosi videro che le levette erano state abbassate e mi chiesero: «Ma sei stato tu?».

«Io? No, ma che dite».

Borbottando andarono via, e io lo feci di nuovo. Risi, ma prima che i condomini potessero tornare – e già li sentivo lamentarsi – vidi uscire dall’angolo buio tanti fantasmi con un solo, unico collo.

Urlai di raccapriccio e presi la vanga. La usai per tagliare loro il collo e le teste, come tanti acini d’uva, caddero e rotolarono in terra, ma poi il collo si riattaccò e le teste furono attirate come da un magnete.

«Io mi sto annoiando».

«Ma io no, invece, ma guarda un po’» risposi piccato. «Dai, lasciami in pace, che voglio farmi una doccia calda».

«Calda, caldo, calore… no, invece, tu no, non te la farai mai. Dacci retta: rifai lo scherzo!».

«No invece, non voglio».

«Ma perché? Non ti facciamo pena?».

Tornarono i condomini che mi strillarono addosso. Io ero nervoso e ne spinsi uno via, tutti gli altri si arrabbiarono ancora di più e mi malmenarono.

Caddi in terra, sbattei la testa e ci fu come un clic. Qualcuno aveva abbassato la levetta dell’elettricità della mia anima e di lì a poco mi ritrovai ad avere un solo collo con quegli altri fantasmi.

Adesso, volevo pensare alla scopa…

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