Nel nome di un uomo

“Il mio primo cane faceva la cacca solo sulle strisce pedonali”. Lo disse a voce alta.

Poi si infilò i guanti e si mise a gesticolare lentamente, le pupille sgranate quasi a voler trasmettere un pensiero. Tirò su l’indice ed era “primo”, poi con entrambe le mani fece “cane” poi “cacca” poi “strisce pedonali”, che fu la parte più complicata. Successe all’improvviso, raccontò sua moglie. Il giorno prima era normale, il giorno dopo disse “buongiorno, ti va un caffè?” e per la prima volta tirò fuori i guanti bianchi dalla tasca e cominciò a muoversi lento. Non aveva più smesso. Di conseguenza, tendeva a parlare molto meno, perché nel mimare tutto quello che gli usciva dalla bocca si stancava parecchio. A fine giornata era uno straccio. Infatti, era molto dimagrito.

Inoltre, quasi subito ci aveva dato un taglio con il dirty talking, rassegnandosi a rapporti taciturni ma più dignitosi. Sua moglie non fece obiezione.

Il medico ricapitolò.

“Per fare un quadro generale…inutilizzo della voce, esasperazione dell’espressività facciale, gestualità rallentata…Stanchezza, ma è una mera conseguenza di quanto sopra. Per farla breve, parla e mima.

Gli tolga il bavero signora, non è necessario che taccia in studio”

La moglie gli slacciò il bavero. Si notavano evidenti sulle guance i segni di un utilizzo prolungato. Si sgranchì i muscoli facciali con una smorfia. Il medico, serio, gli fece cenno di tacere poi disse:

“Adesso facciamo una prova. Dica “mia moglie è bella come il sole”. La moglie accennò a un sorriso. “lo dica, non si trattenga. Dica la frase e poi faccia quello che sente”.

“Mia moglie è bella come il sole” lo disse con mestizia, guardando a terra. Poi ebbe un sussulto e alla svelta era braccia e gambe divaricate. Un sorriso strabordante gli si aprì lento sulla faccia. Poi fece “moglie”, poi “bella” poi “sole”. Si ricompose e tornò a sedersi.

La moglie attendeva dal dottore una sentenza. Non era necessario che fosse poco preoccupante. L’importante era che fosse. Qualcosa. Che gli si potesse dare un nome.

Il dottore si focalizzò sul paziente. Guardò Mimmo negli occhi e si pronunciò:

“Non migliorerà nel tempo. È una condizione irreversibile che deve ancora raggiungere l’apice della sintomatologia. Molto presto, Mimmo, non parlerà affatto. Le cause, non saprei. Probabilmente carenza di consonanti. Possiamo tentare un integratore, ma non risolverà la situazione.

Sì, trattasi di indubbia perdita di emme”.

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Discussioni

  1. Prima che prendesse una piega ironica mi ha ricordato Oliver Sack e i suoi improbabili casi clinici. Poi sono arrivate le risate a guastare tutto 🙂 Riuscirai, prima o poi, a non farmi sorridere?

  2. Ciao Maria, come sempre i tuoi racconti sono frizzanti e ironici e anche molto intelligenti.
    E’ un piacere leggerti 🙂
    GRazie per aver interpretato il LAB in maniera originale e personale.
    Non mi aspettavo di meno ;-p

  3. Amo molto i racconti lampo! Quelli che arrivano dritti al punto, senza dilungarsi troppo. E questo arriva! È paradossale, eppure lascia un retrogusto triste, di vita vissuta. Di stanchezza dalla routine, che è un po’ di tutti. Mimmo è un personaggio che prende.
    Complimenti, Maria! Alla prossima.