Nella torre d’avorio

Il vento soffiava a quell’altezza, ma loro non volavano via. Lo sapevano di essere nulla, ma erano molto più pesanti delle nuvole soffiate dal vento.

Umberto II osservò suo padre. «Anche se sono stato detto il Re di maggio, non vuole dire che io sia una nullità».

«Neppure io lo ero… l’unica mia colpa è stata ignorare i pericoli del fascismo». Vittorio Emanuele III era malinconico.

Umberto II annuì. Tutti erano malinconici, lì, sopra la torre d’avorio. Per arrivarci bisognava prima morire perché non c’erano rampe di scale né tanto meno un ascensore. Era un blocco unico con una cabina in cima, la torre d’avorio, e non c’era modo per scendere né salire – a meno che non si fosse dei fantasmi.

Vittorio Emanuele III si sedette. «Che facciamo, oggi?».

«Sempre la stessa cosa. Contempliamo il paesaggio e basta». Umberto II lo raggiunse e vide quello spettacolo da un’altra angolazione, ma la novità durò poco perché a parte le verdi colline baciate dal sole e il cielo azzurro non c’era nulla da vedere. Umberto II sbadigliò, ma più per la noia che per il sonno. Non aveva per niente sonno, soltanto avrebbe voluto distrarsi un po’. C’era da diventare pazzi con tutta quella monotonia.

«Sai, figlio mio, ho avuto un’idea».

«Sarebbe?».

«Comunico ai giornali dell’ex Regno la vera identità del Milite ignoto».

«Cosa? Ma… sai il suo nome?».

«Sì, lo so». Vittorio Emanuele III sorrise.

«Non so, non vorrei che ciò faccia scoppiare dei tumulti…».

«Ma che tumulti e tumulti! Al massimo ci saranno le solite polemiche, i soliti piagnistei, poi gli italiani torneranno a lamentarsi per altri motivi. Gli italiani sono fatti così: quando un bel po’ di merda gli finisce in faccia si lamentano, poi questa gli scivola via e loro la dimenticano perché altra nuova merda gli è finita addosso».

«Immagino già i partiti di destra…».

«Sì, sì». Vittorio Emanuele III prese il cellulare. «Pronto, la redazione di Repubblica? Vorrei passare una confidenza scot-tan-te, vi dico. Ve la racconto ora, bene. La vera identità del Milite Ignoto è…».

Umberto II sbuffò con accanto i fantasmi dei suoi antenati che assistevano a quella scena incuriositi.

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Discussioni

  1. “Gli italiani sono fatti così: quando un bel po’ di merda gli finisce in faccia si lamentano, poi questa gli scivola via e loro la dimenticano perché altra nuova merda gli è finita addosso».”
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