New York, 11 maggio 2026 – Sesta sessione

Serie: L'anima della vendetta


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ho apportato alcune modifiche alla storia dopo aver pubblicato gli ultimi episodi e questo mi ha costretta a una specie di Tetris narrativo. Due episodi seguiranno questa logica un po’ folle. A chi non è ancora arrivato a questo punto della storia, chiedo di non tenere conto di questo inciso.

Sara fissava il bicchiere d’acqua che teneva tra le mani senza accennare a una reazione.

Declan aveva visto il dolore assumere molte forme. Urla, rabbia, silenzi. Ma quello di Sara era diverso. Era un’emozione che aveva imparato a tenere sotto controllo, a spingere in profondità, tanto da non lasciarlo affiorare.

La conosceva da due anni. Aveva seguito il caso di Daniel fino alla fine. Aveva visto una madre lottare per una sola cosa: ottenere giustizia per suo figlio. L’aveva vista crollare davanti a una realtà crudele, poi aggrapparsi a ogni briciola di speranza rimasta per riuscire ad andare avanti.

Le sfiorò una mano, lei la ritrasse.

«Facciamo una pausa?»

Sara sollevò lo sguardo verso di lui. «Non è necessario.»

Un sorso d’acqua le restituì il controllo della voce. «Perché sono qui? Avete trovato nuove prove? L’appello si avvicina.»

Declan esitò appena. «Non ci sarà nessun appello.»

Sara lo guardò, sorpresa. «Ho parlato con gli avvocati qualche giorno fa. Mi hanno precisato il contrario.»

Per un istante Declan sembrò non trovare le parole per continuare. «Abbiamo rinvenuto il cadavere di Richard Cowell. È stato ucciso.»

Sara intrecciò le mani davanti alla bocca. Il pollice sinistro cominciò a muoversi sul dorso della destra. «Quando?»

«Qualche giorno fa.»

Le abbassò lentamente. «Ha avuto ciò che si meritava.»

Declan si lasciò andare contro lo schienale senza interrompere il contatto visivo. Per qualche secondo rimase in silenzio.

«Stai studiando la mia reazione?» chiese Sara.

Non sembrava arrabbiata. Anzi, nella domanda c’era qualcosa di provocatorio.

«Stiamo parlando di omicidio. Certi commenti li terrei per me. È solo un consiglio.»

«Sono qui come sospettata?»

«No.» Una pausa. «Sono convinto che stesse molestando un altro bambino, ma non abbiamo indizi su chi possa essere.»

«È uno studente della Heymann. Dovresti cercarlo lì.»

«Edmund Heymann non collabora. Dopo lo scandalo legato al caso di Daniel, teme che questa storia possa portare la scuola alla rovina. È da giorni che ci scontriamo con i suoi avvocati.»

Sara fece scorrere il pollice sul bordo del bicchiere. Il gesto si interruppe di colpo. «Chi si nasconde dietro i muri crede di essere al sicuro. Ma ogni muro che nasconde una colpa nasconde anche una paura. E la paura parla.»

Declan la studiò per un istante. «Ogni tanto dici cose strane.»

Sara sollevò lo sguardo su di lui, perplessa. «Il mio inglese è perfetto.»

«Non parlavo dell’inglese.»

Per un attimo Sara sembrò non capire. Poi tornò con naturalezza al discorso. «Riflettevo sul fatto che Heymann sa di essere vulnerabile. Comunque, perché sei così sicuro che ci sia un’altra vittima?»

«Sul dorso della mano destra è stato rinvenuto il segno di un morso. I primi rilievi suggeriscono che possa appartenere a un bambino. Stiamo aspettando gli esiti del laboratorio per verificare se esistano riscontri con minori che studiano o hanno studiato alla Heymann.»

Sara annuì senza commentare.

«Mi serve il tuo aiuto» ammise Declan. «Cowell ha pagato per i suoi crimini, ma ho sempre avuto l’impressione che nella storia di Daniel fossero implicate anche altre persone. Sai a chi mi riferisco. La posizione di Heymann non mi ha mai convinto.»

«Sempre che tutti i tuoi sforzi non siano mandati in fumo da un giudice corrotto.»

«Mi sembra che tu stia esagerando —»

Sara fece segno di lasciar perdere. «Cosa vuoi sapere da me?»

«Particolari. Dettagli su quello che hai vissuto in quei giorni.» Fece una pausa. «Heymann era sempre un passo avanti. Non capisco come facesse.»

Si fermò lì.

«Ammettilo. Qualcuno gli passava informazioni» disse Sara.

Declan non rispose subito. «È quello che sto cercando di capire» aggiunse con un filo di voce.

«Hai un sospetto su chi possa essere?»

Declan non rispose per evitare di influenzare Sara.

«Hai avuto contatti con qualcuno della scuola dopo la morte di Daniel?»

«Con nessuno.»

«Chi ha raccolto le tue prime dichiarazioni?»

Sara esitò. «Non ricordo il nome del tuo collega…»

«Smith?»

«Mi sembra. Dovresti parlare con Luca. Di sicuro i suoi ricordi sono più chiari. In quei giorni non ero molto in me.»

Sara si alzò e raggiunse la finestra.

***

New York, 3 febbraio 2024

Per un po’ rimasi a guardare il soffitto mentre Luca parlava a bassa voce con il medico, vicino alla porta. Non riuscivo a distinguere le parole.

Quando il medico se ne andò, Luca si avvicinò al letto. «È tutto a posto. Ti hanno dato qualcosa per calmarti.»

Annuii.

«Hai capito cosa ha detto?»

«Chi?»

Luca rimase in silenzio per un istante.

«Il medico, Sara.»

«Sì.»

Non avevo capito niente.

Si sedette accanto a me. Aveva ancora il cappotto addosso e il viso di chi ha appena attraversato l’oceano senza avere il tempo di capire perché.

«Sono arrivato da meno di due ore» disse. «Sono venuto direttamente dall’aeroporto.»

Guardai verso la porta. Solo allora notai il trolley appoggiato alla parete.

Avrei voluto chiedergli qualcosa per spezzare la tensione. Invece chiusi gli occhi, senza avere la forza di elaborare una frase in senso compiuto. Non ricordo quanto tempo passò prima che un’infermiera bussasse alla porta.

«Signora Landolfi? C’è un ispettore della polizia che vorrebbe parlarle con lei. Se la sente?»

«Va bene» risposi ancor prima di aprire gli occhi.

Luca mi poggiò una mano sul braccio. «Sara, non devi farlo per forza adesso.»

«Ho detto che va bene.» La mia voce suonò più dura di quanto volessi.

Luca non aggiunse altro e mi aiutò a scendere dal letto.

A quel punto, l’infermiera ci accompagnò al piano terra. La sala colloqui aveva due divani, un tavolino basso al centro.

L’ispettore si alzò quando entrammo. «Buonasera, sono l’ispettore Smith.»

Luca saluto per entrambi, poi si sedette accanto a me. Nessuno gli chiese di restare; nessuno gli disse di andare via.

L’ispettore indossava una giacca sgualcita e scarpe da ginnastica bianche. Ricordo le scarpe. Il suo viso, invece, mi sfugge ancora. Aspettò qualche secondo prima di sedersi.

«Prima di cominciare, vorrei chiarire alcune cose. Se ha bisogno di una pausa, me lo dica. E se preferisce essere assistita da un avvocato, possiamo rimandare il colloquio.»

Lo guardai.

«Possiamo procedere.»

Luca mi sfiorò il braccio. Non mi voltai.

Continua...

Serie: L'anima della vendetta


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Tiziana, scusa il ritardo! Le scarpe da ginnastica bianche dell’ispettore e quel viso che Sara ancora non riesce a ricordare mi sono rimasti addosso. E quel pollice che scorre sul dorso della mano, all’inizio, dice già molto di quanto stia trattenendo.

  2. «Chi si nasconde dietro i muri crede di essere al sicuro. Ma ogni muro che nasconde una colpa nasconde anche una paura. E la paura parla.» Verissimo, e la paura è una prigione da cui prima o poi si vuole evadere, facendo cadere quei muri di protezione e chi li ha costruiti… Che Smith sia uno di questi? Bravissima, Tiziana!👏👏👏

  3. “Sara fece scorrere il pollice sul bordo del bicchiere. Il gesto si interruppe di colpo. «Chi si nasconde dietro i muri crede di essere al sicuro. Ma ogni muro che nasconde una colpa nasconde anche una paura. E la paura parla.»”
    bellissimo ♥

  4. Ciao tiziana. Mi piace come fai emergere il dolore di Sara senza bisogno di spiegarlo, lasciando piuttosto che siano i suoi gesti e i suoi silenzi a parlare.
    Ilritorno al passato apre uno spiraglio su qualcosa che ancora non conosciamo, ma che, personalmente, ho sentito come fondamentale.
    Come in tutte le tue storie, ogni tassello sembra avere un peso, e la verità sembra ancora lontana❤️

    1. Grazie Cristina, le tue parole mi fanno tanto piacere. ❤️Sto facendo un grosso lavoro per inserire ogni tassello nel posto giusto e per caratterizzare il cambio di personalità di Sara.

  5. “Luca mi sfiorò il braccio. Non mi voltai.”
    Il diario di Sara, accanto alla narrazione più ampia, è come una porta che fa avvicinare al suo stato d’animo. Hai deciso di modificare la trama? Già ci si aspettare potesse accadere di tutto…

    1. Il personaggio dell’ispettore Smith non era emerso nella versione precedente, mentre ora tra questo e il capitolo successivo acquista una certa rilevanza. S’intuisce che non è un semplice spettatore della storia. Il suo ingresso ha un certo peso anche in vista di quello che succede nella settima e ottava sessione (che inserisco domani)