Nictalopia – Parte I

Serie: Vladimiro


Con buona probabilità, mi ero perso – non solo in senso metaforico – e quando la  corsa notturna delle autolinee PERNA giunse al capolinea con una poderosa sbuffata, scaricandomi in un paese chiamato Rocca e qualcosa, intravidi, in quella che da lontano si presentava come una locanda abusiva, la mia ultima possibilità di trovare un piatto caldo e un b&b con riscaldamento – e magari wi-fi. Entrai. Era uno di quei posti in cui la gente gioca ancora a scopa e sfila con fierezza dai premolari lunghi arrosticini di pecora. Probabilmente non vedevano un forestiero da mesi e il mio ingresso diede la stura ad un profluvio inenarrabile di bestemmie intimidatorie.

Da dietro al bancone una signora ancora molto piacente mi rivolse uno sguardo compassionevole. “Non farci caso, sono degli animali. ”

“Non si preoccupi: non ho capito praticamente niente a parte Onnipotente e Diocesi.”

Il pesantissimo debito di informazioni a mio carico imponeva il ricorso ad un astuto stratagemma per capire dove alloggiare e come raggiungere il noto vampirologo Girolamo Conte. Il modo più saggio per farsi degli amici- mi spiegò una volta mio Zio-  rimane sempre offrire da bere; ma a questi rudi saggiatori di pecora le mie attenzioni da amicone sembravano la prova provata della mia malafede.

“Vieni qui ragazzo” disse la barista, la cui scollatura magnetica era degna di seconde e terze occhiate. “Dimmi cosa ti serve. Cerchi da dormire? Abbiamo qualche camera al piano di sopra.”

Quando la fortuna comincia a girare bisogna cavalcarla finché non si esaurisce. Una volta, durante una serata di beneficenza tenuta dai Tomeo, Ludovico Maria Melis, da poco nominato direttore del personale grazie ad una botta di culo, prese la parola per un brindisi ben augurale. Dopo tre negroni sbagliati e due spritz si era ormai dimenticato che la sala era composta per lo più da una platea di ciellini. “Tutti sanno che Tony si fa assegnare spesso il turno di notte per insidiare le professioniste del raccordo anulare” esordì, con un Tony incandescente che minacciava di prendere fuoco ad ogni parola. “Ieri peró la sorpresa l’hanno fatta a lui perchè Brenda in realtà si è rivelato un Brendo o come cavolo si chiama. Quanti di voi hanno sentito parlare di Brenda? Su, non siate timidi, se non ne avete mai sentito parlare avete un problema. Lei, con quella faccia lì, per esempio, alzi la mano: scommetto tutto quello che ho in tasca che la conosce” e cominció a svuotare le tasche sul tavolo. 

“Signor Melis, si dia un contegno” disse la Signora Tomeo.

Inspiegabilmente, a Melis, fu assegnata un’ulteriore carica in un Consiglio di Amministrazione: la sua performance aveva letteralmente mandato in estasi il Presidente. Ecco: lui stava cavalcando l’onda e tutto quello che toccava diventava oro. Tutto quello che faceva andava a buon fine. Tutto. E ora toccava a me.

“Scusatemi, cari Signori, se attiro la vostra attenzione. Sto cercando Conte, Girolamo Conte. Lo conoscete?”

Non l’avessi mai detto. In meno di cinque secondi tutti corsero verso l’uscita in un silenzio di tomba. Alcuni nella fretta lasciarono soldi e sigarette sul tavolo. Un paio di loro, bestemmiatori accaniti fino a un attimo prima, adesso si facevano il segno della croce mentre camminavano col capo chino. In men che non si dica il locale si era svuotato.

“Ragazzo” disse la barista, “come ti viene in mente di chiedere del Conte nel mio locale? Ma che problemi hai?” Poi il suo sguardo indugiò sui miei canini.

“Ma io veramente…” feci per intavolare un auto arringa ma in quel momento sopraggiunsero le vertigini, arrivò la nausea; e proprio lì, poco prima di accasciarmi al suolo e perdere i sensi, improvvisamente si spalancò il buio.

In paese doveva essersi sparsa la voce che un ragazzo aveva incautamente osato chiedere del Conte e quando mi risvegliai dopo quasi docidi ore – nel frattempo erano tornate le tenebre e in stanza si gelava:  tante carinerie, per carità, ma avevano dimenticato di aprire la manopola dei riscaldamenti – mi ritrovai una collana d’aglio appesa al collo. Su una parete, l’iconica immagine del Cristo che ti fissa a prescindere dalla tua posizione, naturalmente mi stava fissando, con quei suoi occhioni azzurri da surfista californiano. Intuendo che non avrei potuto sostenere ancora per molto il suo sguardo, decisi di infilarmi i pantaloni e tornare al bar. Non c’era nessuno a parte la locandiera.

“Che fine hanno fatto tutti?” domandai.

“Ascoltami ragazzo, purtroppo non puoi restare qui” disse la locandiera sospirando all’indirizzo dei tavoli vuoti. “Me li fai scappare tutti, capisci? Il Conte è la disgrazia di questo posto, non va nemmeno nominato.”

Il mio stomaco brontolò come un anziano in coda alle poste. “Non so dove altro andare” dissi con voce flebile.

Dovevo ricordarle suo figlio, quello della foto accanto al quadro delle freccette ricavate da enormi spiedini, -anche lui una specie di emo con i capelli a spiovente –  perchè mi portò un grosso panino. “Appena hai finito, però, ti porto dal Conte e poi…e poi che Dio ti benedica.”

“Amen” dissi masticando.

In auto, sulla ripida salita verso casa Conte e tra i mille cigolii di una Panda sbullonata, giurerei di aver sentito la locandiera bisbigliare una preghiera mentre ogni curva le offriva il comodo pretesto per accarezzare un lungo rosario penzolante impreziosito da spicchi di aglio. Di una cosa non mi sarei mai dimenticato: guidava davvero da cani.

“Grazie del passaggio” dissi.

“Padre, figlio e spirito santo!” rispose inondandomi con dell’acqua santa.

“Signora, mi ha centrato un occhio.”

“Abbi cura di te.”

Cosa può muovere un intero paese contro un unico essere umano, mi domandai, a parte l’aver ricoperto la carica di sindaco? Alla necessità di scoprire se ero davvero un vampiro si aggiunse stavolta un moto di curiosità verso il Conte e verso la sua miserabile reputazione. Il portone della sua casa gotica si aprì da solo, come da cliché, e una voce lontana mi invitò ad entrare usando questa precisa espressione: “tras!”

Entrai, il pesante portone si chiuse rumorosamente alle mie spalle, era buio pesto. Merda.

Serie: Vladimiro


Avete messo Mi Piace9 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Cosa può muovere un intero paese contro un unico essere umano, mi domandai, a parte l’aver ricoperto la carica di sindaco?”
    ? Ecco, trovo davvero azzeccato il modo in cui inserisci queste battute, hanno veramente un ottimo tempismo nella narrazione, non rallentano né appesantiscono, ma arrivano al punto giusto a strapparti un sorriso. E come ho già detto in un precedente commento, le apprezzo perché punti molto sul sarcasmo, che è una forma di umorismo che richiede intelligenza e ragionamento, per cogliere i sottintesi

    1. Grazie Sergio, il sarcasmo è un grande strumento che alleggerisce le letture e gli animi. Questa battuta sul ruolo di sindaco è stata assolutamente spontanea e non ho faticato molto a trovarla. Mi sono semplicemente chiesto: chi è l’uomo più odiato di una comunità? Ma il capo, no?!?

  2. Ho letto questa serie quasi tutta d’un fiato. Mi sono divertito molto. Mi è piaciuto come hai gestito tutto l’intreccio e i vari personaggi. Alla fine di ogni episodio ero curioso di sapere come continuava la storia. Aspetto fiducioso il proseguimento (credo di non essere l’unico) e ti faccio i miei complimenti con un applauso.

  3. Anche io ho adorato “gli occhi da surfista” ahahah Tiziano sei davvero un grande! Io propongo di avviare un Tiziano fan club! Chi vuole iscriversi? Ovviamente le iscrizioni saranno alla prossima puntata. A proposito, sbrigati! Non vedo l’ora…

  4. Tras!

    Penso che riderò per sempre. Ahahahahahah io questa serie la vorrei vedere in versione cinematografica. È troppo simpatico Vladimiro! Una sagoma davvero. Curiosa di leggere il seguito, ti faccio i miei complimenti Tiziano!

    1. Ho tergiversato per troppo tempo, dopo questo tuo commento dovrò mettermi subito all’opera e andare avanti. Grazie davvero Vanessa, se mai dovesse diventare un film sarai invitata all’anteprima.

  5. Tiziano, secondo me non sei solo un genio… sei perfino DIABOLICO!!! Cioè, io non ho mai fatto caso che Gesù avesse “occhioni azzurri da surfista californiano”! E porca miseria è vero! Comunque ogni dettaglio è mostruosamente comico, alla lontana, appena un pizzico, nelle tue parole rivedo il mitico Ragioniere, Ugo Fantocc… ehm Fantozzi! Attendo trepidante, e col sorriso, il seguito di questa fantastica serie!!!

    1. Antonio dovró farti una statua ler tutti questi complimenti!! ? La tua intuizione è corretta: la scena della locanda è liberamente ispirata al film ‘Fracchia contro Dracula’, ho adorato la comicità di Villaggio (spesso intrisa di una vena tragica), ne sono rimasto un po’ influenzato e ogni tanto si affaccia nelle mie storie.

  6. Sto seguendo questa sua serie con molto piacere, signor Pitisci. Questo episodio lo definirei di passaggio, quindi la esorto a continuare con il prossimo…Non vedo l’ora!

  7. Grande Tiziano, un po’ lento ma comunque grande?
    Anche stavolta non hai fallito nel farmi sorridere; questo episodio ha una vaga aria fantozziana, non chiedermi perché ma così mi è parso.

  8. Tiziano, bel capitolo davvero. Fluido, incalzante, con la giusta dose di ironia e mai noioso (che su certi temi è molto facile incappare). Mi hai strappato diversi sorrisi che è sempre una cosa lodevole per chi scrive e ottima per chi legge e le frasi “[…] la cui scollatura magnetica era degna di seconde e terze occhiate” e “l’iconica immagine del Cristo che ti fissa a prescindere dalla tua posizione, naturalmente mi stava fissando, con quei suoi occhioni azzurri da surfista californiano” le ho trovate favolose, soprattutto la seconda.
    Spero di leggere presto il capitolo successivo.
    Alla prossima lettura.

  9. A me, gli occhi da surfista sono piaciuti. Sarà perché l’iconografia classica fa a pugni con la logica corrente. Mah… La mia pazienza è stata premiata, attendevo il seguito della serie per farmi una risata. Il tuo tocco ironico non manca di illuminare la giornata 🙂

    1. Grazie Maria Anna! Sono lentissimo, mi dispiace davvero, ti prego di portare pazienza: gli sviluppi della piattaforma mi occupano moltissimo tempo, purtroppo… Riguardo al Cristo, rappresentato inspiegabilmente da una certa iconografia biondo e con gli occhi azzurri (pur essendo arabo), ogni tanto mi scappa una piccola frecciatina, rivolta ad ogni modo ai disegnatori, eh…

  10. Bellissimo questo capitolo! E questo Rocca è qualcosa lo conosco bene ? dovrei informarmi e chiedere in giro se c’è davvero questo Conte ? curiosissima di leggere il seguito ?

    1. Grazie Lara! Giuro che l’ambientazione è di pura fantasia 🙂 ma il paesello e il nome sono talmente verosimili che non mi meraviglierebbe scoprire che esista davvero un Girolamo Conte da qualche parte, in Abruzzo o in Molise 🙂 Mi fa piacere che tu abbia apprezzato questo episodio, mi metterò subito al lavoro per sfornarne un altro. A presto!

    1. Ahhahahaah. Grazie Andrea, felicissimo di averti strappato una risata! Scrivere un racconto ironico è l’unico modo per sentirsi dire “come scrittore fai ridere” e prenderlo come un complimento.