Non si viaggia mai col fumo in tasca

Serie: L'eredità di Giacomo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Thomas, prima di rientrare a Bologna per sistemare alcuni sospesi taglia i suoi lunghi capelli e toglie l'orecchino

Nel viaggiare verso Bologna cercai di dare un senso a quanto accaduto nelle ultime ventiquattro ore. Molte cose sfuggivano alla mia logica e tentai di creare uno schema mentale che potesse aiutarmi.

Avevo ereditato, da un signore che non conoscevo, e per motivi ignoti, la proprietà di una casa e una cospicua somma di denaro a patto che rispettassi un’unica incomprensibile condizione.

Nella casa, in perfetto ordine e pronta per essere abitata, avevo trovato capi di abbigliamento nuovi e della mia taglia e questo, salvo che il buon Giacomo non avesse la mia stessa corporatura, rendeva logico pensare che fossero destinati proprio a me dandomi la preoccupante certezza che lui, sconosciuto a me, sapesse invece molto bene chi fossi io.

Altra cosa anomala, forse frutto del caso o della suggestione, era la faccenda dei sogni: poteva essere che a forza di farmi canne e bere birra in quantità industriale il mio cervello avesse cominciato a lavorare in maniera diversa o deviata? Era l’unica spiegazione che ritenevo plausibile a quell’attività notturna che per me era nuova.

Considerai opportuno richiamare il notaio per chiedere se non si fosse scordato di darmi una lettera di spiegazioni che ritenevo logico Giacomo avesse lasciato per me e, comunque, per avere quelle informazioni sul defunto che potessero chiarirmi in che modo io e lui fossimo legati. Gli avrei anche comunicato la mia intenzione di trasferirmi nella casa in valle non appena sistemate alcune questioni che avevo in sospeso a Bologna.

Arrivato al piccolo bilocale che dividevo con Pino cominciai a fare i bagagli e mi resi conto che in due borse, neanche tanto grandi, sarei riuscito a far stare tutto ciò che, a ventotto anni, possedevo: quattro libri e una decina di dischi, qualche bel souvenir proveniente dai viaggi in India e Giamaica e due album di fotografie di famiglia che poi erano l’unica cosa veramente importante. La mia pochezza, sia materiale che spirituale, mi avvilì.

Andai in birreria: avrei mangiato una piadina e dato il cambio a Graziano. Speravo di trovare il tempo per fare due chiacchiere con lui che, oltre che il mio capo, era senz’altro il mio migliore amico e al quale dovevo e volevo spiegare le mie decisioni. Quando mi vide cominciò a canzonarmi:

«Sei il fratello di Thomas? L’ultima volta che gli ho parlato era in Trentino. Direi che a parte i suoi capelli rasta vi assomigliate parecchio.»

«Dai pirla, avevo bisogno di una ripulita, mi sento più leggero così.»

«La ricchezza ti ha già trasformato—» si bloccò a mezza frase fissandomi negli occhi, «cosa c’è che non va amico?»

La birreria non era ancora piena e i pochi clienti se li poteva gestire Pino da solo. Ci sedemmo a un tavolo lontano dal bancone e gli raccontai ogni particolare della storia, sogni compresi. Restò pensoso a lungo e poi mi disse:

«Fossi in te non permetterei che paranoie assurde rovinassero un momento tanto felice della tua vita. A me dispiace perderti come dipendente e soprattutto mi spiace che un amico a cui tengo se ne vada lontano, ma sono contento per questa tua svolta fortunata e se la affronterai da sfigato ti prenderò a calci in culo. È una grande opportunità Thomas, avrai tutto il tempo per scrivere quel romanzo che mai nessuno leggerà ma che ti sta a cuore; quindi, non perderti nelle tue cazzate e fa le cose giuste. Già aver rinunciato ai rasta è una buona scelta, ora sembri una persona normale e non quel fricchettone che hai sempre finto di essere. Non sei uno stupido, non saresti mio amico se tu lo fossi, e tieniti in contatto. Verrò a trovarti. Ora togliti dalle palle e comincia a lavorare: ti lascio le ragazze e io e Pino andiamo a divertirci.» Mi prese la testa con entrambe le mani e mi baciò in fronte: «Bastardo, ti voglio bene.»

Passato il fine settimana al lavoro già il lunedì mattina sistemai le questioni che avevo in sospeso: saldai i conti ai miei fornitori, salutai un mare di persone e feci un salto al cimitero per raccontare anche a mamma e papà quanto stava accadendo.

Ora, a Bologna, non avevo più nulla da fare.

Passai a salutare Graziano e i colleghi in birreria, offrii qualche giro, rifiutai varie canne che mi venivano passate e infine me ne andai a dormire.

La mattina mi svegliai prima delle sette. Per la seconda notte consecutiva non avevo sognato nulla e ne ero contento. Pino dormiva profondamente così gli scrissi un biglietto di saluti che lasciai sul tavolo, sotto un regalino che lo avrebbe rallegrato per un bel po’. D’altronde, pensai, non si viaggia mai col fumo in tasca.

Uscito dall’autostrada, a Trento, mi fermai nel posteggio e telefonai al notaio. Fu molto gentile ed espresse soddisfazione per il mio interessamento perché lo aveva colpito la mia indifferenza nel precedente incontro. Mi scusai per essere sembrato maleducato giustificando il mio comportamento con l’emozione che mi aveva travolto. Dopo aver trovato il fascicolo del testamento mi fornì data e località di nascita e di morte di Giacomo che erano, purtroppo, gli unici dati in suo possesso. Lo ringraziai e gli comunicai che era mia intenzione risiedere da subito nella casa in valle e che potevamo far partire la prima settimana già dal primo maggio.

«Bene. Quando mi farà avere il suo IBAN provvederò, tre giorni dopo la fine del suo impegno, a farle il bonifico di diecimila euro» mi spiazzò.

«Guardi, Dottor Franzoso, che i diecimila euro me li ha già dati» gli dissi.

«Ragazzo mio, era proprio distratto quel giorno. Quei diecimila euro sono un rimborso spese e nulla hanno a che fare con le rimanenti disposizioni. Stia tranquillo che non sbaglio. Le auguro ogni bene signor Montanari.»

«La ringrazio della sua pazienza e cortesia Dottor Franzoso. Le farò avere i dati bancari e la mia e-mail. Arrivederci.»

Ero più ricco di quanto pensassi così presi la decisione, prima di salire in valle, di acquistare un buon computer portatile che mi sarebbe servito per scrivere e per tenermi in contatto con gli amici e col mondo.   

Serie: L'eredità di Giacomo


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Che belli certi regali, nessuno me li fa più da anni 😝
    Finalmente al quarto episodio Tomhas ha realizzato che c’è qualcosa di strano. Stai costruendo un puzzle, dai sogni all’album di famiglia attraverso il cimitero.
    La storia si fa davvero interessante.

  2. Mi sono letta i tre episodi di fila, ed ho avuto anche io la sensazione di Mary…sembra che questa casa gliela stiano “rifilando” un pò troppo facilmente! Mi ha incuriosita come Giacomo paresse già conoscere Thomas, il fatto che gli abbia lasciato i vestiti della sua taglia. Un altro particolare è il romanzo che Thomas ha “nel cassetto” e vuole finalmente scrivere. Una storia nella storia, o forse un dettaglio che ci ricollega al misterioso lascito…sono curiosa di vedere come prosegue.

  3. La prima parte, all’insegna della nostalgia e dei saluti, mi ha quasi fatto dimenticare che si tratta di una serie Horror.
    Più vado avanti con gli episodi, più ho la netta sensazione che tutti i personaggi che hanno in qualche modo a che fare con la casa stiano facendo ti tutto per sbolognarla a Thomas e a metterlo nelle condizioni di farlo restare.

  4. Mi ha molto colpita che Thomas abbia definito l’unica cosa importante gli album di famiglia, è stato un ottimo modo per far emergere la sua sensibilità e farcelo conoscere meglio. Continua a piacermi molto questa storia, bravo Giuseppe!