Nuove parole. -2 L’acqua.

Serie: Nuove parole


Il piccione si era fermato. 

Pietro iniziò ad allargare le dita della mano, si capiva che contava e poi disse: «Al dieci il piccione tornerà al cestino, scommetti Anna?»

«Come fai  dirlo?»  chiese Anna.

In quelle settimane s’intavolavano conversazioni anche sul niente, all’apparenza ridicole, prendendo il coraggio di esternare i pensieri, tutti, quelli che di solito erano da considerarsi fuori luogo; ti venivano a trovare all’improvviso in cerca di un’occasione per divenire concreti, non essere lasciati a morire sospesi. 

Pretendevano il loro spazio, volevano a tutti i costi avere un corpo attraverso le parole.

«Prima ha compiuto dieci giri, li ho contati, poi si è fermato», continuò Pietro con un’espressione seria. 

«E perché proprio dieci giri?». Anna non pareva convinta di quella teoria strampalata.

«Non possiamo saperlo. Mica possiamo sapere tutto, ma io dico che dieci è il suo numero e al dieci tornerà a girare intorno al cestino. Scommettiamo?». Pietro incalzava la sua idea basata sulla fatalità degli eventi ed era realtà anche il fatto che non era possibile conoscere ogni cosa, a volte bisognava fidarsi.

Erano davvero senza senso certi discorsi, ma c’era un che di bello proprio in quello, «Dieci!» esclamò Anna prima che lo facesse Pietro.

Il piccione non si mosse. Li guardava col suo occhio sferico.

«Hai perso la scommessa». Sul viso di Anna si era allungato un sorriso.

«In fondo era soltanto per ridere», disse Pietro scrollando le spalle.

Anna si alzò e chiese a Pietro di seguirla. 

«Viene da quella parte», bisbigliò puntando con l’indice tra il vialetto di lauro e il cancello sgangherato del parco.

La mano di Anna era fredda e Pietro se la mise dentro alla tasca del piumino, come se tenesse al caldo un cucciolo di animale in ipotermia. C’era tempo per molte cose ultimamente. Spazio per sentirsi di nuovo esseri selvatici in cerca di una tana dalla quale uscire a fine pericolo. Spargeva il terrore nelle vene sentirsi a quel modo, spinti a immaginare che presto il cibo non sarebbe stato sufficiente e che sarebbe arrivato il momento di strappare il pasto dalla bocca di altri com’era avvenuto con l’evoluzione della specie umana.

«Dove si va?» chiese Pietro.

«A cercare la fontana, ho sentito il rumore dell’acqua».

«Non vedo fontane Anna, ma se ti va di passeggiare…sarebbe meglio risparmiare energie in questo momento».

«Sarebbe stato meglio non baciarsi, allora» ribatté Anna.

«Forse…» rispose Pietro.

Arrivarono in fondo al vialetto di alloro. Nessuna fontana, soltanto il cancello chiuso con il cartello dell’amministrazione comunale che ne vietava l’ingresso. Si erano decisi a scavalcarlo, Pietro voleva sentirsi Adamo e Anna da giorni si era chiesta come si fosse sentita Eva prima d’incontrare il serpente.

«Toccherà anche a me la stessa sorte di Eva?» aveva chiesto a Pietro due giorni prima mentre valutavano il da farsi.

In quella occasione Pietro non aveva risposto. Di lui aveva parlato solo un profondo respiro come vento in una caverna.

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Discussioni

  1. Non so perché, ma sento addosso il peso di un’atmosfera che mi ricorda da vicino quella distopica. I due paiono soli, il tempo ha perso l’urgenza di cui è pregno ai nostri giorni: lascia loro il tempo per giochi semplici che racchiudono in sé una gioiosa libertà dai quotidiani patemi. Non mi rimane che scoprire cosa attende Adamo ed Eva oltre l’ingresso

    1. In effetti è il tempo recente e di adesso. Anche quando tutto sembra bloccato in realtà non è così. La nostra percezione è ingannevole e può generare scompensi, anziché farci cogliere nuove vie. Grazie molte per la tua lettura, Micol.

  2. “Erano davvero senza senso certi discorsi, ma c’era un che di bello proprio in quello, «Dieci!» esclamò Anna prima che lo facesse Pietro.”
    Questo passaggio mi è piaciuto