Odori familiari

Serie: L'ambizione di Medusa


Quando l'ambizione supera il limite, il mondo intorno appare come un'unica macchia scura. Questo è ciò che sentirà Deirdre dopo aver fatto della sua ambizione un'ossessione che la porterà a conseguenze degne di una tragedia greca.

Deirdre socchiuse le labbra, per evitare di gelare l’interno della bocca con l’aria mattutina che batteva fredda sulla strada.

Il rientro dalla pausa invernale provocava in lei sempre un fremito, un’imbattibile voglia di crearsi nuovamente, di unire mente e corpo durante la sequenza di passi urlata dall’insegnante, impaziente di notare errori e miglioramenti.

Lo spettacolo più atteso e combattuto dell’anno sarebbe stato la “Carmen”, tornato per la prima volta dopo decenni sul palco dell’ “Accademie des Arts Contemporains” di Nizza.

Lo spirito teso dell’ambizione si sentiva fin dalle scale d’ingresso, aprendo la porta si rischiava di venire investiti da una nuvola rossa e calda.

Meglio non farsi schiacciare, pensò Deirdre, mentre riponeva al loro posto le cuffie con cui, ogni mattina, scaldava orecchie e cuore attraverso i suoni di qualche strumento a corda.

Normalmente, avrebbe avuto appuntamento con Lucille, punta di diamante dell’accademia e della vita di Deirdre. Ella aveva, però, per l’ennesimo anno, deciso di rientrare dal suo paese di campagna, neanche troppo lontano da Nizza, circa due giorni dopo il resto della classe, cosa che non sembrava mai suscitare alcun tipo di fastidio negli insegnanti. Dopotutto, non c’è nessuno come Lucille, la giustificò Deirdre, cercando di scacciare il pensiero che la sua amica avrebbe saltato due giorni di importanti lezioni per dedicarsi al suo storico fidanzato, Xavier, attività che Deirdre considerava superflua e decisamente non necessaria.

Entrambi francesi di nascita, erano artisti senza pari. Lui, trent’anni, ormai avviato da tempo in tale mondo, era il direttore della più giovane orchestra della Francia e godeva di una fama non indifferente grazie alle sue idee che, per citare i numerosi giornali che tessevano le sue lodi, veniva “dalla mente di un esperto direttore chiuso nel corpo di un giovane innovatore”.

Lucille, a modo suo, aveva reso la danza classica il suo mondo ma, incomprensibilmente a Deirdre che vi si dedicava con particolare ossessione, Lucille sembrava amarla con un equilibrio ed una spensieratezza che, a parere di tutti, erano proprio gli elementi che la rendevano la primissima promessa nel mondo della danza classica.

Non una volta Deirdre si era ritrovata a pregare di poter essere più simile alla sua amica, che in questi casi diventava quasi un’idola, un esempio da imitare. Non solo una volta si era odiata per gli apparenti veloci cambiamenti trasformatosi poi in repentine delusioni. Si era detta spesso di non essere sempre stata così, ossessiva e pretenziosa per le sue stesse passioni, ma non comprendeva il punto di origine di tale morbosità.

La danza contemporanea era ciò che di più simile si avvicinava allo spirito impaziente di Deirdre.

Fatta di passi svelti misti a silenzi improvvisi e gesti precisi, la rendeva parte di un processo ultra terreno che mai si fermava e la faceva sentire compresa, da chissà chi.

Spostata da questi pensieri, Deirdre mosse l’ultimo passo verso le lunghe gradinate che, già dal mattino, aiutavano i ballerini a scaldare i propri muscoli.

Entrando, notò subito un’attività più movimentata di quella a cui era abituata di solito al termine della pausa invernale, lenta e limitata dal lungo riposo fatto e dal freddo, ormai entrato nelle ossa.

Si sentì spingere dalle sacche piene dei compagni dietro di lei ma anche tirare dalle urla dei ragazzini delle classi inferiori.

Girando la testa vide l’ascensore a vetri fare il suo lavoro portando su e giù insegnanti, inservienti e infortunati.

Nessun brutto ricordo lì dentro.

Piuttosto, tutto era impregnato di una passione struggente, una sensazione per lei costante.

È sempre stato o tutto o niente. O si vive con l’energia dell’arte, del movimento, delle sensazioni, o si muore con la mente. Non saprebbe in quale altro modo vivere.

I vetri da dentro appannati confermavano la movimentata attività dell’accademia in una mattinata apparentemente tipica.

Da alcuni visi che Deirdre vide passare, sembrava fosse iniziata un’esecuzione, una condanna ad una morte indecisa e macabra. Ciò la rese inquieta, si chiese se ci fosse qualcosa di strano o diverso ma non ne vedeva il motivo.

Risuonò l’entrata della Carmen da una sala non troppo nascosta dell’ala destra, con studenti dell’ultimo anno al suo interno, già selezionati per alcuni ruoli dall’anno precedente grazie alle loro innegabili doti.

Professori ormai conosciuti e venerati salutarono con calore e Deirdre percepì una nota di affetto e orgoglio per dei pulcini ormai cresciuti.

Nel percorrere il corridoio relativamente vuoto, si soffermò su odori familiari: la paura del primo anno, la temerarietà del secondo, la confidenza del terzo e la nostalgia del quarto, nonché ultimo.

Serie: L'ambizione di Medusa


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Emma e benvenuta su Open con un dolce racconto magistralmente condotto. Una narrazione che scivola lenta e si sofferma su sensazioni, colori, odori, emozioni di una ragazza che potrebbe essere ‘qualsiasi’ e speciale al contempo. Molto accurata la presentazione dei protagonisti e splendida l’ambientazione Nizzarda. Complimenti.

  2. Capitolo introduttivo scritto in maniera pulita e scorrevole. Essendo, a quanto sembra, ambientato nella “mia” Nizza attendo con curiosità il seguente episodio.

  3. odori che riportano a sensazioni o a sentimenti, come in una ricapitolazione del tempo perduto ma anche continuamente ritrovato. L’amore di Deirdre per l’arte è come deve essere, totale e tormentoso.
    Mi ha colpito l’uso di “idola”, al femminile.
    E poi ho notato che hai utilizzato il pronome “ella” invece di “lei”: scelta a mio parere quanto mai felice , che rompe con una certa consuetudine ormai affermatasi nell’uso.
    C’è in tutto il testo una tensione non solo muscolare, per così dire, che spinge verso quello che verrà nel seguito, credo.