Onde

L’orizzonte ed il mare si contrastavano. 

La scogliera scesa a picco anni or sono costituiva il perimetro di quel piccolo paradiso incustodito. Anche Dio si rifiutò di metterci alcuni angeli a protezione. Il sole, leggermente offuscato da alcune nubi, colorava il cielo di rosso e arancione ed un canto proveniente dai fondali marini assumeva il ruolo dominante di quella natura selvaggia e rude. La sabbia era sporca di rametti e di salsedine, residui di mareggiate e di correnti.

Rapiti da questa visione, si tenevano per mano. Tremavano. La sensazione era quella di parlare al pubblico. La saliva si prosciugava, la sudorazione acuiva, la tensione cresceva. Non si erano mai baciati e la loro avventura proveniente da anni di conoscenza si nascondeva dietro uno di quegli scogli.

Uccelli sorvolavano il paesaggio, planando alla ricerca di pesci di cui cibarsi, le onde riflettevano i colori della vita, dl loro sguardo, del loro amore.

Non lo sapevano e si amavano. Oppure lo sapevano e pensavano di non amarsi, od entrambe.

Le mani si dileguarono nell’imbarazzo, lo sguardo cadde sulle scarpe insabbiate, la sudorazione si ritrasse nella disperazione e nella paranoia.

L’amore gioca brutti scherzi.

In fondo al viottolo che portava al piccolo promontorio si vide una coppia scendere alla ricerca della visione, ancora più suggestiva.

Le mani dei due si riposero nelle tasche dei pantaloni senza trovare più la libertà. Si guardarono. Sospirarono. L’amore. Uno specchio in cui si cade, vittima della propria immagine.

La coppia in lontananza li raggiunse in preda a felicità e palpitazioni. Chiesero l’ora. Le 19:24.

Ora di lasciarsi andare, alla notte, alla passione, alla luna.

Si guardarono nuovamente, infastiditi dei risolini della coppia felice. S’innervosirono.

Un bacio lungo un’eternità, rimaneva un’illusione in cui concentrare le proprie emozioni, lungo i propri nervi, lungo quelle corde tese di una vita ad aspettare.

L’attesa non era il piacere. L’attesa era un logorio. Il loro.

Stufi se ne andarono, con le mani in tasca e lo sguardo rivolto alle proprie scarpe, testimoni di un altro momento vissuto in lontananza con le proprie emozioni e con le proprie paure.

Un giorno le butteranno e forse, prima di farlo, un sorriso scorrerà sul loro volto, incolumi di un passo che andava fatto e che non fecero mai.

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Ciao Mattia, è da un po’ che non ti leggevo. Questa storia ha il sapore delle occasioni mancate e di come i limiti più stringenti e invalidanti possano avere cause tutt’altro che esterne. Mi è piaciuta.