Pastello rosso, pastello blu

Damien era nello studio, appollaiato sulla poltrona davanti alla scrivania. Si rosicchiava le unghie della mano, ma gli occhi erano incollati sui tre monitor.

In quello di sinistra, Arianna dormiva serena con il braccio fuori dalle coperte.

In quello di destra, Alex teneva stretto il suo peluche consumato, quello che Chiara aveva tenuto sulla pancia durante tutta la gravidanza. Entrambi i suoi bambini avevano i due braccialetti di acciaio bene in vista.

Nel monitor di mezzo i log scorrevano troppo veloci per una mente umana, mentre una rappresentazione grafica mostrava una linea verde tremolante su sfondo nero: la linea procedeva dritta, nessuna biforcazione. Damien respirò, sentendo il peso del mondo scivolargli via dal petto. Almeno per quel minuto, i suoi figli esistevano solo lì. In quell’unica, protetta realtà.

Per Damien, che aveva passato vent’anni nei laboratori di fisica, i pericoli si nascondevano ovunque. La foto di Chiara lo guardava dalla scrivania, monito di ciò che non doveva più succedere.

Lui lo ricordava, lo aveva visto, anche se solo per un istante. Nel momento in cui quel maledetto furgoncino bianco l’aveva investita e se l’era portata via, aveva percepito che, in un’altra realtà, lui l’aveva strattonata indietro e tirata in salvo.

Era l’Interpretazione a Molti Mondi: ogni istante si generano mondi specchio in cui lo stato quantistico di una particella assume tutti i possibili valori. In uno di essi, Chiara era ancora viva.

La teoria era diventata un’ossessione da quando era rimasto da solo con i bambini, da quando aveva dovuto affrontare gli occhi del piccolo Alex.

«Babbo, mi avevi promesso che tu e mamma non mi avreste mai lasciato. Invece mamma se n’è andata.»

Sapeva che per ogni volta che Alex attraversava la strada sano e salvo, esisteva un numero infinito di universi specchio in cui un furgoncino non frenava in tempo. In miliardi di terre parallele, Arianna perdeva un dito, Alex annegava, o entrambi giacevano sotto terra. Quell’infinita proliferazione di dolore lo stava facendo impazzire.

Salvarli in ogni mondo era impossibile. Ma lui adorava la fisica tanto quanto amava i suoi figli e sapeva che sarebbe riuscito a trovare una soluzione.

L’idea gliel’aveva data Arianna, mentre erano al bar in attesa che aprisse il cinema.

«Babbo, ma quell’orologio è fermo? Se guardo di continuo la lancetta, sembra immobile, non si muove mai».

Damien si era fermato di colpo. «Eureka! Sei un genio, Ari!»

Lei lo aveva guardato senza capire, ma lui aveva intuito il legame. Se si osserva una particella quantistica, l’osservazione influenza il risultato. Se si osserva un sistema abbastanza velocemente, non gli si permette di cambiare. È l’Effetto Zenone. Come per il gatto di Schrödinger: finché la scatola è chiusa, il gatto si trova in una sovrapposizione di stati. Ma se misuriamo il sistema in modo continuo, costringiamo la realtà a congelarsi. Il gatto resta vivo. La lancetta non si muove. Il sistema non evolve.

Ci erano voluti tre anni di lavoro per trasformare quell’intuizione in qualcosa di tangibile. Tre anni in cui la sua carriera era stata irrimediabilmente compromessa. Ma alla fine ci era riuscito. Aveva programmato l’algoritmo e miniaturizzato i fotorilevatori in due bracciali che Arianna e Alex non toglievano mai.  Quei dispositivi bombardavano i loro corpi con impulsi laser misurando la posizione di ogni singolo atomo del loro corpo miliardi di volte al secondo. Finché il server centrale registrava quelle coordinate, lo stato quantistico dei ragazzi rimaneva “congelato”. Non c’era biforcazione. Intorno ad Arianna e Alex, l’universo smetteva di dividersi. Erano intrappolati in un eterno, singolo presente. Al sicuro dal multiverso.

***

«Babbo, ho male alla testa.»

La voce impastata di Alex ridestò Damien mentre era intento a pelare le carote per il pranzo. Si pulì le mani sul grembiule e si avvicinò al piccolo, accarezzandogli la testa. Stava fissando il foglio sul tavolo della cucina.

«Che succede, paperetto?»

«Il tetto della casetta, io…» si premette le manine sporche di colore contro la fronte.

«Non ti piace il tetto blu, amore di babbo?»

«Io lo voglio colorare rosso. Però non ci riesco, vedi?»

Alex cercava di usare il pastello rosso sul tetto, ma la mano si bloccava.

«Che intendi dire? E perché l’hai colorato blu se volevi farlo rosso?»

«All’inizio avevo preso il blu, pensando a mamma che sta in cielo. Però tu dici che i tetti sono rossi e allora volevo cambiare. Ma la manina prendeva sempre il blu. Oh babbo! È come se un cattivo mi blocca la testa con le mani e mi dice di usare per forza il blu.»

Un dubbio gelò il sangue nelle vene di Damien.

«Non preoccuparti, Alex, ora ci pensa babbo a guarirti.»

Con la mano tremante accarezzò prima la testolina, poi il braccio destro del piccolo, arrivò al braccialetto e ne bloccò la misurazione per il tempo di un clic.

Alex prese il colore rosso e iniziò a colorare il tetto.

«Grazie, babbo, è vero, ora non mi fa più male!»

Damien si allontanò da Alex con calma, ma appena fuori vista si precipitò nel suo studio. Controllò i log del braccialetto di Alex scorrendo velocemente fino a dieci minuti prima, quando il piccolo aveva iniziato a colorare.

C’era un’anomalia statistica: il braccialetto non bloccava solo la materia, ma le possibilità. E cos’era una scelta umana, se non una ramificazione elettrica nel cervello che creava due futuri diversi? Impedendo all’universo di dividersi intorno a loro, Damien aveva eliminato le alternative.

I suoi figli erano al sicuro dalle tragedie del multiverso, ma le loro vite si erano trasformate in un binario predeterminato.

Damien guardò i due monitor con i figli che giocavano tranquilli. Poi guardò il cursore che lampeggiava sul comando di spegnimento del server. Se avesse premuto quel tasto, l’universo avrebbe ripreso a respirare. Arianna l’indomani avrebbe potuto correre e cadere. Alex avrebbe potuto ammalarsi. In qualche mondo invisibile, sarebbero morti. Ma in questo avrebbero potuto scegliere il pastello rosso.

La sua mano tremò sopra la tastiera.

Il tempo, immobile e perfetto, aspettava la sua decisione.

Guardò la foto di Chiara. Ritrasse la mano.

Mentre tornava in cucina, i log continuavano a scorrere; la linea era sempre dritta, senza biforcazioni. Se avessero voluto il pastello rosso, glielo avrebbe dato lui. Li avrebbe protetti ad ogni costo.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Ho provato, leggendo, inquietudine e tristezza. Mi colpisce soprattutto il modo in cui l’amore, quando nasce dalla paura, può trasformarsi in qualcosa di soffocante senza che chi ama se ne renda conto.
    Ho provato pena per Damien, perché il suo dolore è comprensibile, ma allo stesso tempo ho sentito molta amarezza per i bambini, protetti da tutto tranne che dalla possibilità di essere davvero liberi.
    Il finale è molto forte, ma non chiude con un gesto clamoroso, bensì con una scelta silenziosa e terribile. Quella di continuare a controllare la vita degli altri credendo di salvarli.
    Ne farai una serie?

    1. Grazie per questo meraviglioso commento che arriva a carpire l’essenza del racconto. Anche in questo caso c’è un minimo di esperienza personale dietro quanto raccontato, ovviamente cambiato e impacchettato in salsa sci-fi. Le paure di noi genitori per i nostri figli possono essere davvero pericolose se non stiamo attenti a lasciare loro il giusto spazio.
      No, non ne farò una serie, anche se ero tentato di farne una mini serie in due parti visto i limiti di parole, ma alla fine ho deciso di tagliare e credo che quella che ho messo sia la conclusione più verosimile per un personaggio che ha i problemi di Damien.

  2. Hai elaborato una teoria interessante che ha prodotto un algoritmo forse geniale da un lato, ma con una conseguenza negativa che mette in crisi il padre come ogni genitore che vorrebbe proteggere i propri figli, esagerando.

  3. ho come l’impressione che non finirà bene per quei bambini, e se venissero cancellati in ogni universo? Signor papà io ci ripenserei. Stupendo utilizzo delle nozioni di fisica nella trama. complimenti!

    1. Hai visto mai lo sketch del tipo con la macchina del tempo che torna indietro di 10 secondi e prova ad approcciare una ragazza e usa la macchina ogni volta che sbaglia qualcosa nel discorso? Poi si scopre che la tizia è un esperta di fisica e gli spiega che ogni volta che la usa lui si sposta in un universo parallelo, ma in quello presente muore. Ecco mi immagino qualcosa del genere 😀
      Ti ringrazio Laura, temo che non tutti abbiano il tuo background e il racconto risulterà ostico ai più, ma ho sentito il bisogno di scriverlo lo stesso. Fare i genitori è un continuo equilibrio tra proteggere i figli ed evitare di metterli sotto una campana di vetro. Damien compie un arco tragico e invece di risolvere il suo problema lo peggiora.

      1. a mio parere hai spiegato molto bene il concetto, quindi dovrebbe essere chiaro anche a chi non conosce la Fisica. al max consiglio di recuperare qualche puntata di Big Bang Theory😂