
Pensieri e Complessi
Serie: SENZA DENTI
- Episodio 1: Welcome to Hospital
- Episodio 2: Il Primo Chirurgo… non si scorda mai!
- Episodio 3: Un tranquillo corridoio di Paura
- Episodio 4: Il Presagio
- Episodio 5: Pensieri e Complessi
- Episodio 6: Topexan e il Lupo Mannaro
- Episodio 7: Tv in camera che sballo!
- Episodio 8: Il buongiorno si vede dal mattino
- Episodio 9: Super Slot!
- Episodio 10: Dinamica semplice di un incidente complesso
- Episodio 1: Chi non salta in ambulanza morto è!
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Appena conclusa la fase di ansia da sogno premonitore, mi ributto in 5 minuti di menata pensando alla mia faccia smaciullata, poi per cercare uno svago, guardo il soffitto della mia camera, poi dirigo lo sguardo verso la gocciolina di Antibiotico che scende dalla flebo. Plic. Plic. Plic. Che sballo.
Penso a come mi son scassato e per esser positivo, penso a come potrebbero sistemarmi. Perché mi sistemeranno vero? Magari anche meglio di prima, voglio crederci. Nessuno si è pronunciato, le misure per la cassa da morto non me le hanno prese, il futuro si presenta roseo.
Comunque una cosa è certa cambierò fisionomia e la cosa pensandoci non mi dispiacerà troppo. Certo ero abituato alla mia vecchia faccia, ma c’era di meglio, sicuramente.
Mancanza di autostima direte voi? Oppure grande realismo? Credo che negli anni ho coltivato una discreta quantità di autostima, ma da che mondo e mondo chi non vorrebbe esser meglio di com’è? Anche Tom Cruise, avesse potuto si sarebbe rifatto una ventina di centimetri più alto.
Da sempre, o per lo meno da che mi ricordi, son cresciuto, come tutti gli adolescenti, con i miei cari complessi. Quelli che vai sempre a scannerizzare con gli occhi, in ogni tua foto, se si camuffano, tiri un sospiro di sollievo. Ma alla fine li noti sempre ed esclami “certo che in foto vengo proprio male!”. Come se la realtà fosse tutt’altra cosa.
Medaglia d’oro delle seghe mentali. Il mio caro mento prominente, o come lo si chiama in gergo specialistico, la mia terza classe. Si chiama così “terza classe”, la masticazione al contrario rispetto a quella standard dove la mandibola (la fila dei denti sotto) è più grande o più avanzata rispetto alla mascella (la parte fissa della cranio con attaccata l’altra fila di denti).
Purtroppo la mi sfiga è stata che non ci sono nato così. Certo geneticamente nella mia famiglia siamo simili ai Virus di “Siamo Fatti Così”, ve li ricordate? Diciamo che Christian Vieri potrebbe essere mio Zio. Per quanto mi riguarda il mio “difetto” fisico non è mai stato così accentuato, ma è il risultato di una terapia ortodontica da bambino fatta da un Non-Dentista, o dentista abusivo (ora vanno di moda di brutto). A questo caro professionista i miei si erano rivolti per qualche dentino storto. Il dentista-inventato mi ha elaborato un apparecchio, rivelatosi infernale, che mi la letteralmente rovinato la masticazione bloccando la crescita della mia mascella. Quanto ho sofferto con quell’apparecchio malefico incastrato nel palato. Con quel marchingegno, la mia voce era quella di uno che aveva mezzo chilo di patate lesse in bocca. Insomma grazie Doc!
Il dentista-inventato è scappato col malloppo e tanti clienti incazzati, io mi son tenuto il mandibolone e anni di complessi e i miei un paio di milioni di lire in meno.
Sarà per quello che non ho mai amato i dentisti? Oggettivamente non credo siano la categoria più amata dagli italiani… lavoro infame. Come i becchini, i dentisti sono temuti come la peste, ma alla fine prima o poi….
Il mio complesso, come tutti i complessi del 90% dei ragazzi, ha avuto ovviamente diverse intensità nelle varie fasi della mia vita.
Nell’adolescenza, quando tu e tutti i tuoi amici siete divisibili in poche semplici e simpatiche categorie a seconda delle immonde deformità che affliggono ogni settore del corpo, le paturnie mentali sono alle stelle. Tutti sfottono tutti, è una carneficina. L’età della stupidiera è impietosa.
Ecco le principali categorie in gara suddivise per apparati: denti (storti, sdentati, a coniglio), orecchie (a sventola parabolica, alla Star Trek), naso (a canappia, alla Pinocchio, storto), pelle (brufolosa, butterata alla Cassano), mento (cavato con fossetta, in fuori alla Virus), collo (taurino, a struzzo), tette (alla Parmalat, asse da stiro), pancia (ad anguria, secca tipo radiografia)…
Mi sembra di averle davanti le foto di classe, quelle foto tanto carine per i genitori, ma atroci per ogni bambino. Sembrava di vedere l’arca di Noè, tra giraffe, elefanti, scimmie pelose, ippopotami, ragnetti. Per non parlare delle maestre, la mia maestra delle medie, ricordo che sembrava la brutta copia di Sabrina Salerno vestita da Suor Germana, con dei capelli così gonfi in cui ti aspettavi di trovarci dei nidi di merlo.
E poi i vestiti, tutti larghissimi, coloratissi, sfigatissimi, con i marchi tarocchi giganti sul petto delle felpe. Pur di avere dei marchi addosso si faceva di tutto. Ve le ricordate le Mike ai piedi? O gli occhiali Rabban? o le Addidas. Le pettinature cotonate, improbabili, le righe a lato o le righe in mezzo alla testa tipo aratro tar i capelli. In terza media mi sembrava di avere il casco di Valentino Rossi in testa, peccato che erano i miei capelli, 2 kg di criniera umana. E poi brufoli, brufoli, come se piovesse. Brufoli come se non ci fosse un domani.
Dalle foto di classe, potevi elencare tutti i perfidi soprannomi: Ippotrippo, Dumbo, Carletto, Scriciolo, Bogomil, Scimmione, Tarantola, Occhi a Shangai, Quattrocchi, Nido di rondine, Mr. Brufolo, Puffo, Sonorky, Abete, Puzzola e molti altri. Quei fantastici nomignoli che ti accompagnano per anni, che si radicano nel cervello, che ti complessano a tal punto che poi trent’anni dopo serve un analista per farteli dimenticare o poter guardare quelle foto di classe con l’ironia e l’affetto che meritano. Erano gli anni di Telefilm tipo Beverly Hills, dove loro bellissimi e disinvolti, tu e i tuoi amici, una banda di sfigati, che a confronto i Goonies potevano sembrare fighi come i Guerrieri della Notte. Ancora oggi nella mia agenda del cellulare ho decine di amici memorizzati con quei nomi ridicoli. Un soprannome è come un diamante. E’ per sempre.
Mi ricordo centinaia di episodi, fuori dalla scuola, sul Bus, all’oratorio, che oggi il TG4 definirebbe di bullismo, ma in realtà ai tempi facevano parte della tua crescita. Ci si sfotteva e ci si difendeva. Tutti sfottevano tutti. I più grossi, che spesso erano anche bonzi, sfottevano i più nanetti e sfigati. Se eri brutto e piccolo, bhè era la fine del mondo.
Tra i complessati, come ho detto io ero nella categoria, non frequentatissima direi, dei mentoni, delle facce lunghe o facce a punta. Ai tempi, verso di 13/14 anni, mi sentivo tutti gli occhi puntati sul mio pizzetto, mi sembrava che ogni ragazza avesse lo sguardo fisso sulla mia mandibola. Un’ossessione, la nascondevo in ogni modo, per quanto si possa nascondere la mandibola, si intende. Amavo infatti il carnevale, in cui mi mettevo un foulard sotto il naso e facevo il bandito pistolero. Mi sentivo fighissimo. Da grande ero sicuro avrei avuto baffi enormi per nascondere la mia enorme deformità. Fossi nato tra le file dell’Isis non avrei avuto complessi.
Con la maturità, il complesso si è mitigato. Che poi, la parola maturità, nel mio caso, mi fa sorridere, ma diciamo nel primo quarto di secolo di vita, son diventato quasi ometto e me ne son fregato sempre più di come apparivo, e man mano ho avuto consapevolezza che mi sentivo e forse lo ero, sempre meglio di come pensavo di apparire. Non sono mai stato un adone, ma oggettivamente c’era di molto peggio e bastava essere disinvolti per eliminare ogni pregiudizio anche nei confronti di chi ti guarda.
Piccola digressione, coloro che per anni mi hanno soprannominato “Mascellone”, come il vecchio Ridge della Serie Beautiful hanno sempre fatto un bell’errore, avrebbero dovuto chiamarmi “Mandibolone” ma forse non suonava così bene.
Comunque dicevamo, a tratti ho sempre “subito” quel mio complesso, sfottò scolastici a parte, ricorderò sempre un episodio di circa 25 anni fa (tanti eh?), una ragazzina conosciuta al mare, di una bellezza stratosferica, sbavata da chiunque, mi si avvicina, passiamo una serata intera assieme.
Ma poi la sera successiva pensierosa mi dice “hai sempre avuto il mento così?”,
Io gelato dalla sua domanda, fatico a rimanere disinvolto e le dico che in realtà è stato un problema con l’apparecchio da bambino, le sfiga, il fato, etc. etc. (Man mano che le raccontavo la cosa mi veniva in mente Slotty dei Goonies, la scena in cui i fratelli per giustificare la sua deformità gli ricordano che la madre ha preferito spendere soldi per il parrucchino di un fratello, a discapito del suo apparecchio per i denti)…
Inutile, mi si stava voltando come la pagina di un libro poco interessante. Più mi guardava e più diventavo piccolo piccolo, alla fine dopo 2 minuti mi sentivo già come David Gnomo, il fratello gemello di Brunetta.
Vi rendete conto? Quanto è stata stronza? La ragazza da perdifiato, in pratica, mi chiede se son sempre stato storto o ci sono diventato. Gran coraggio e grande faccia di merda, ma almeno sincera!
Finita la mia lezione di odontoiatria, in pratica sostenevo la tesi che se non fosse stato per il dentista farlocco sarei stato come Brad Pitt. Lei sembra pensierosa, dopo il caldo saluto notturno (che quantomeno non mi ha negato), non ci siamo più visti, sarà un caso? Vai a dire ad un ragazzino di 15 anni di non complessarsi dopo episodi simili. E’ già andata bene che non mi sono messo il burka per andare a scuola.
Serie: SENZA DENTI
- Episodio 1: Chi non salta in ambulanza morto è!
La precisazione sulla differenza tra mascella e mandibola è doverosa, e comunque si: Ridge il mandibolome non avrebbe avuto lo stesso effetto. Segnalo una grande chicca a @salvatore_caruso: tra le decine di citazioni fantastiche di questo librick trovano spazio addirittura le mitiche scarpe “Mike”.
Grande Tiziano! Stessa pasta noi due. Se dovessimo mai incontrarci ti offrirò una Ben Cola! O se preferisci visto il caldo ci facciamo un Capillo Fiz!… E parliamo dei bei tempi con l’a-Team in tv, Bim Bim Bam, I robottoni e le centinaia di cartoni utili ad ammazzare la noia di una giornata senza pallone..
Sui nidi di Merlo sono capitolata in una risata “come se non ci fosse un domani”. Il tuo humour è esilarante 🙂