
Petali di tradimento
Dove ho messo le chiavi di casa?
Intanto nel cielo si spostano nuvole che sembrano migranti in cerca di un tetto più grande di quel pezzo azzurro sopra la mia testa, il loro moto lento sembra bloccarmi al terreno, occhi proiettati verso il bianco, le chiavi distrattamente nella mia mano che appena un minuto fa, sovrappensiero, non trovavo nella borsa.
Guardo le imposte stinte contro la luce del sole, paiono labbra struccate male, come in un bacio lasciato a metà, esattamente come quello che avevo lasciato io, poco fa, all’angolo di un mio sogno e ad un centimetro dalla guance di Paolo.
Perché stavo per farlo?
Ora avverto il bisogno di stare da sola e nuda, togliermi quella sensazione di sudore da sotto i vestiti, abbandonare per un attimo l’immagine di me, trattenuta e incerta, quando nella testa avevo ancora le sue braccia a tenermi stretta, dentro quel caffè in Piazza Grande, con noi che dentro ai calici di vino ci stavamo lasciando alle spalle tutta la nostra storia, i nostri passati non erano importanti, e cosa ancor peggiore, nemmeno i nostri attimi presenti, così rapiti invece da quegli eventi di occhi che sembravano spingerci ad averci.
Stringo le chiavi nelle mani e mi chiedo come farò a sorridere a Marco, come farò a fare finta che quel bar non sia mai esistito, a dirgli ti amo e fare in modo che il pensiero di tradirlo possa essere finito appena entro in camera nostra.
Sposto la borsa dalla spalla, il piede sulla scala di sasso, ancora un passo e mi dipingo addosso un volto composto, la maniglia scatta con facilità mentre mi appoggio alla porta, un brivido mi invade il collo, poi entro e mi sposto, le rose sul mobile di ingresso sanno di miele e camomilla, la posta e la pubblicità sono già a brandelli nel cestino vicino alla scrivania, i quadri appesi mi rimandano immagini di colori e passioni che ora anche io vorrei vivere.
“Marco? Sono io.”
Lo spolverino si adagia sulla poltrona rossa mentre dal computer guardo la casella di posta, Paolo mi ha scritto, sorrido, involontaria e incapace di trattenermi, nella casa nessun rumore, poi un’ombra allungata mi compare davanti, il profumo di miele e camomilla è diventato gelsomino acre e alcolico.
“Oddio! Monica, mi hai spaventato. Cosa ci fai qui?”
“Sono arrivata qualche minuto fa, Marco stavo uscendo e mi ha lasciato qui ad aspettarti, volevo parlarti.”
“Ah, beh non me lo aspettavo.”
“Sei arrabbiata? Non volevo spaventarti.”
“No è che non capisco perché Marco abbia fatto una cosa del genere,lasciamo stare. Che succede?”
“Devo dirti di Andrea!”
“Ancora! Ma non era finita?”
“Sì, no, insomma non lo so.”
“Va bene, dammi cinque minuti, mi cambio, facciamo un tè e parliamo.”
Non ascolto nemmeno la sua risposta, cestino la mail di Paolo e la lascio a specchiarsi nell’ingresso, le mani sulle guance in cerca di possibili rughe, le labbra gonfiate di botulino ed io che nel guardarla in quello specchio, in quel suo riflesso, non riesco più a capire quando siamo diventate amiche.
Le scale sembrano lunghe e anguste e più mi avvicino alla camera da letto, più è difficile gestire l’immagine di me e Marco dentro quella casa.
Quand’è l’ultima volta che abbiamo fatto sesso?
Ieri sera, sì, mentre lui lavava i piatti in cucina ed io smontavo una mensola piena di cose inutili, l’accumulo di ricordi nostri che non avevo più voglia di guardare, souvenir di vecchi viaggi, giornali mai letti e ancora intatti di facce politiche mai elette, vecchie ricette di giornali di sua madre che io non mi sarei mai messa a cucinare.
Me lo sono trovata davanti all’improvviso, le sue mani sulla mia pancia, appiccicose di sapone, il maglione allacciato in vita finito sul pavimento, la mia mano sotto il suo mento, il nostro piacere tra le scale ed il letto, ed è successo, così, iniziando piacevolmente con foga e passione, ed io a chiedermi perché, appena qualche momento dopo, potessi sentirmi così vuota, intatta, come se non mi avesse mai toccata, neppure un poco sudata, i capelli in ordine e i pensieri in disordine, mentre avrei preferito avere questa combinazione al contrario.
“Allora, ci sei? Sennò intanto mi faccio un caffè.”
La voce stridula di Monica attraversa i muri di casa e mi arriva diretta al piano di sopra, mentre guardando il letto vuoto, vorrei rotolarmi dentro e stare finalmente nuda e sola, magari sognando Paolo.
“Arrivo Monica, arrivo.”
Rimangono spoglia solo poco istanti, quel tanto che basta per guardarmi veloce e infilarmi una maglia e un pantalone, poi nello specchio del bagno, all’ultimo momento, una sagoma rossa si affaccia sull’angolo del mio naso.
Il profilo della rosa segue la superficie lucente e si riflette perfettamente addosso a me, sotto, con un piccolo spago, fluttua nell’aria un cartoncino chiaro.
“Vorrei che tutte le sere fossero come ieri. Ti amo.
Tuo, Marco.”
Davanti a quelle parole mi sento a disagio, proprio per sere come quella mi ero ritrovata al bar con Paolo, con la voglia di baciarlo, di abbracciarlo così a lungo da arrivare a casa con il suo corpo accanto fino alla soglia del letto.
Sento il rumore della macchinetta del caffè iniziare il suo lungo bip e poi brontolare come le fusa contrastanti di un grosso gatto, prendo la rosa e scendo da Monica mentre il biglietto rimane appeso, ancora in cerca di un mio segno di consenso, ormai inatteso.
“Quella da dove sbuca?”
Monica mi indica la rosa in modo svogliato.
“Marco.”
“Ma è sempre così smielato?”
E intanto mima una faccia nauseata.
“Abbastanza.”
Mi porge il caffè e ci tuffa dentro tre cucchiaini di zucchero, non si ricorda mai che lo prendo amaro.
“No, grazie.”
“Che hai?”
“Nulla, ma con lo zucchero non riesco proprio a berlo.”
“Sì, ma che hai tu, in generale, sei strana.”
“Hai mai tradito?”
Mi guarda scioccata, ma è solo un attimo, so bene quanto lei sia abituata ad argomenti del genere.
“Io? Ovvio. In fondo lo facciamo tutti.”
“No, non credo.”
Perché ne sto parlando con lei?
Comincio ad essere seccata dai suoi modi di fare, ma purtroppo non la posso cacciare di casa senza sembrare maledettamente sgarbata.
“Eppure se me lo chiedi è perché anche tu…”
“Io? No. Però comincio a desiderarlo.”
Ormai non riesco più a nasconderlo, nemmeno a lei.
“Allora vedi che mi dai ragione. Chi è?”
“Nessuno.”
“Chi è?”
“Non lo conosci.”
“Quindi vuol dire che lo conoscono, ma certo! È Paolo.”
“Se Marco dovesse anche solo pensare una cosa del cenere sarebbe la fine, con Paolo non è successo nulla e nulla deve succedere. Tieni la bocca chiusa, per favore.”
“Lo sai che di me ti puoi fidare, ora però devo scappare. Ci vediamo domani.”
“Ma non dovevi dirmi di Andrea?”
“Sì, ma c’è tempo. Ciao. A presto.”
Mi bacia sulla guancia e se ne esce con ancora la tazzina del caffè in mano, sulla soglia della porta se ne accorge e la lascia appoggiata alla scrivania, la sua chiusa è così energica che una cornice con una foto di me e Marco si sposta e fa cadere delle penne per terra.
Io guardo la scena e non faccio nulla per fermare quegli eventi e quelle cadute, esattamente come non faccio nulla per la fine del mio amore mentre il rumore dell’automobile di Monica mi ricorda che sono sola.
Il cellulare suona, cerco il mio nella borsa ma non c’è nessuna notifica, poi raccogliendo le penne mi accorgo che sotto un faldone blu c’è quello di Marco, lo guardo e lo prendo tra le mani, si illumina con il solo contatto e nell’anteprima della chat le parole si leggono più chiare del biglietto fra la rosa.
“La tua dolce metà ti tradisce, non avere remore. Noi ci vediamo stasera sempre al solito posto, mi manchi, arriva presto.”
Il display indica il nome di Minnie, il soprannome di Monica.
Cado a terra, le penne mi raggiungono nuovamente sul pavimento, dentro non ho più nessun sentimento, solo vuoto, terrore, smarrimento, non riesco più a capire quello che sento.
Perché lo sto facendo?
Con il numero di Marco chiamo Paolo, istintivamente.
Gli do appuntamento per quella sera, nel frattempo la rosa rimasta in cucina, si frantuma in petali di tradimento e giace tra il secchio della spazzatura e il pavimento, dove io con un gesto secco ho sfracellato a terra la tazzina in cui poco prima ci aveva bevuto Monica.
La sera è leggera, di quelle che non hanno tormento ma solo il profumo di alberi addormentati e fontane che sono schizzi di acquarelli appena accennati, Paolo mi raggiunge in macchina con una rosa gialle fra le mani, si avvicina e mi passa i petali sugli inizi del mio mento mentre Marco, ormai lo so, mi sta tradendo.
“Paolo, non voglio vederti più.”
“È per Marco, vero?”
“Sì, ma non per quello che pensi tu. Ho scoperto che mi tradisce.”
Il fiore finisce tra i pedali ed io ora vorrei che non arrivasse il mio domani.
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I titoli dei tuoi racconti sono sempre azzeccatissimi…
Ciao Marta. Anche in questo racconto emerge il tuo stile, uno stile chiaro, ben curato, elegante, morbido, che si diffonde nell’animo del lettore e lo trasporta in altre dimensioni: quella dell’amore, dell’amicizia, dei sentimenti, dei valori, dei ricordi… dell’anima! Complimenti! 🙂
Ciao Giuseppe!
Come sempre non posso che essere onorata e sentirmi lusingata dai tuoi commenti, grazie!
Volevo trasmettere il tradimento non solo nella coppia ma proprio come sentimento, tra pensiero e azione, non posso che essere felice se riesco a trasportare il lettore dentro questi intricati mondi interiori.
Aspetto di leggere nuovi racconti tuoi, a presto 😀
Egregia Marta leggendo mi sono rivista nel protagonista e intorno mi sentivo nell’ambientazione ben descritta. La parte che mi ritorna in mente è :
Il fiore finisce tra i pedali ed io ora vorrei che non arrivasse il mio domani.
Gentilissima Gianna,
questo è sicuramente uno dei complimenti più belli che si possano ricevere, riuscire a far ritrovare il lettore dentro le proprie parole, in cui si avvera l’arte antica e magica ella scrittura, per cui grazie davvero! Per quanto ritrovarsi in un racconto come questo possa essere doloroso, rimane importante raccontare ogni parte di quella che può essere, per tutti noi, la vita.
Il fiore che cade, come speranza ormai abbandonata di una nuova storia e che riporta come simbolo a quella vecchia e passata, è il fermo immagine di qualcosa che sta già accanendo anche se si vorrebbe non arrivasse mai.
Grazie per avermi letta!
Uno scrittore deve essere anche lettore per arricchirsi e arricchire.
Per me il mondo dei racconti è una scommessa con me stessa, io nasco poetessa purtroppo il mondo della poesia non è molto seguito allora spinta da amici scrittori di cambiare rotta ho iniziato e questa nuova barca mi piace le acque sembrano tranquille e rassicuranti.
Per concludere uno scritto deve scuotere il lettore e suscitare emozioni di qualsiasi genere esso sia.
Hai ragione Gianna, è un arricchimento continuo e a scambio.
La poesia è un mondo tutto diverso, lo so bene, ma fai bene a sperimentare anche la narrativa, oltre al fatto che possa avere più seguito della poesia, per il motivo che spinge ad avere una maggiore introspezione, che non guasta mai.
A presto 😀
A presto.
Ti invito a leggere anche il mio racconto I 4 negri sulla panchina bianca, confido in un tuo parere in merito, essendo il mio racconto di esordio con la narrativa.
Grazie, Marta. Ci regali un altro bel racconto. Questa edizione sarà contraddistinta da una bella competizione 😉 Tornando al racconto, mi è piaciuto molto come descrivi l’ambiente in sintonia con l’animo di chi lo popola e degli eventi che accadono. Immagini molto evocative. Anche io ho apprezzato il finale, il modo con cui la protagonista taglia con il passato (sia in relazione al compagno e sia in relazione all’amante). Talvolta magari essere feriti, toccati in quelli che sono i nostri punti più deboli, ci fanno recuperare coscienza di noi stessi e per reazione diventiamo più forti, magari facendo pure la cosa più giusta. Brava!
Caro Massimo,
ti ringrazio come sempre nella tua costanza a leggermi, fa molto piacere.
Sì, ci sono racconti in gara davvero fortissimi, la qualità su Edizioni Open è sempre più alta.
L’idea idilliaca del contorno e dei luoghi volevo che rappresentasse la normalità apparentemente serena intorno ai protagonisti che invece, in contrapposto, stanno vivendo o subendo il cambiamento della propria quotidianità.
Rimane importante, quando la serenità se ne va in disparte e gli equilibri si spezzano, non permettere che oltre a tutto questo, le persone e gli eventi cambino il nostro modo di essere noi stessi.
Grazie ancora, a presto 😀
Complimenti Marta, ho apprezzato parecchio il finale.
Al contrario di ciò che solitamente si è inclini a fare, ovvero ricambiare con la stessa moneta, la protagonista sceglie di chiudere quella relazione a testa alta, con dignità. Spazza via qualsiasi desiderio di vendetta e rivalsa per poter ricominciare, al meglio. Ancora complimenti, è sempre un piacere leggerti! 🙂
Grazie a te Debora, che ormai mi leggi fedelmente 😀
Hai centrato a pieno lo spirito del racconto, quindi grazie per la comprensione, la scelta fiale della protagonista voleva essere l’unico segno positivo nel mezzo delle scelte negative totali di tutti i personaggi.
…Io guardo la scena e non faccio nulla per fermare quegli eventi e quelle cadute, esattamente come non faccio nulla per la fine del mio amore mentre il rumore dell’automobile di Monica mi ricorda che sono sola…
Questo uno dei passaggi che più mi è piaciuto, perchè esprime molto bene lo stato d’animo inerme che abbiamo a volte di fronte ad una direzione che la nostra vita prende senza chiederci il permesso. Grazie Marta ☺
Uscendo un attimo dal racconto, per esperienza personale di alcuni rapporti, posso dire che quando non vogliamo fare niente per fermare qualcosa che di fatto ci pare inarrestabile, è perchè abbiamo già deciso di lasciare andare tutto quello che riguarda quell’evento.
Se si pensa alla natura, in un mulinello la prima cosa che sconsigliano è cercare di contrastarlo, di agitarsi, mentre restare apparentemente calmi e aspettare che la corrente ci butti fuori da sola, spesso è la salvezza. Quello che non si può calmare né modificare è la paura che si prova nel mezzo, purtroppo.
Grazie a te, che continui a leggermi 😀
Ok ok, perdona il mio commento forse un po’ troppo ironico di fronte lo struggimento della protagonista a cui la delicata metafora dei petali restituisce dignità anche in un momento così difficile come quello del tradimento. La storia che racconti é realistica, non si parla di fantasy o di horror, ma di delusioni che possono affacciarsi nei complicati rapporti tra persone. È disarmate pensare che le scelte di altri, le azioni leggere e insensibili di altri, possano condizionare la nostra vita, a volte rovinandocela o spalancando il sipario sulla verità. Senza dimenticare però che proprio la verità, quando finalmente si manifesta, forma una piacevole rima con la parola libertà.
Ma no, andavano benissimo il commento di prima, anche perchè a volte la realtà sembra paradossalmente surreale e sdrammatizzare può essere alquanto adatto.
Il tradimento forte qui sembra della coppia, in verità la storia voleva essere un tradimento totale, c’è chi o fa, chi lo sogna, chi lo nasconde e chi invece lo fa saltare fuori, per questo credo che non ci siano “colpevoli” veri, ogni personaggio è alla deriva e come spesso accade le insicurezze personali ci portano ad essere persone meno belle di quello che vorremmo o dovremmo essere. Però, appunto, ci può essere sempre un momento per tornare ad essere veri e liberi, rimettendo in chiaro cosa e chi vogliamo.
Proverò, in quanto maschietto, a spezzare una lancia in favore del giovane e solo apparentemente indifendibile Marco, ingenuo fino al punto da dimenticare il telefono ( e l’amante) in giro per casa e principale vittima di questo triangolo, anzi, di questo quadrilatero. É evidente che è stato circuíto da Monica, unica vera strega di questa vicenda: è lei la donna dalla lingua lunga e dal whatsapp facile che ha architettato tutto, costringendolo a tradire (mai lui avrebbe preso una simile iniziativa) e continuando a smontare le sue certezze, inventando corna immaginarie da parte della sua compagna. A proposito, viste le circostanze non capisco perché Paolo sia andato in bianco. Cara Marta, la mia arringa ti ha convinto?
Buongiorno avvocato Pitisci,
sono rammaricata ma debbo respingere il suo intervento, la Corte ha così deciso!
Bene, ora mi tolgo la toga e in via non ufficiale le dirò che:
Mi trovo d’accordo su molti punti, Monica è il vero punto del tradimento, si mette in modo ambivalente fra le due parti e tradisce, a suo modo, entrambe, tessendo un trama alquanto crudele che mi tocca ammettere, può essere spietata più di quello di un uomo, da donna non posso fare l’ipocrita e non dire che molto spesso si è peggio degli uomini, almeno in alcuni ambiti.
Quanto a Marco, credo che tradisse prima ancora di avere il sospetto di essere tradito, ma ad ogni modo il risultato non cambia, anche se non credo che sia un personaggio solo cattivo e basta, quanto alla sbadataggine, beh qui mi consenta (con tono alla Berlusconi) gli uomini sono davvero avvezzi ad averla.
Arriviamo a Paolo, i miei dubbi sulla chiusura secca c’erano, che non si capisse perchè gli si potesse dire di no… la scelta della protagonista avviene perchè tutti intorno a lei tradiscono, mentre lei il tradimento lo immagina soltanto, quando si scontra con cosa sia, effettivamente, il tradimento, capisce che per quanto lo subisca non può anche commetterlo, entrarci dentro, quindi arriva alla conclusione, spesso salutare, che a volte è meglio restare soli e ricominciare quando i sentimenti verso gli eventi saranno più tranquilli. Questa è la scelta della protagonista, molte altre donne però, immagino, non si sarebbero certamente fatte scappare Paolo, fosse solo per avere un abbraccio in più.
Quindi, io capisco la sua arringa e lei ora, capisce un pò di più la protagonista?
Signori della Giuria, comprendo solo ora le scelte della protagonista. In attesa del prossimo LibriCK di Marta mi appello alla clemenza della Corte