Preludio e fuga n. 2
Serie: Daydreamer
- Episodio 1: La rondine
- Episodio 2: Cambia-menti
- Episodio 3: Preludio e fuga n. 2
- Episodio 4: Safe and sound
STAGIONE 1
~Milena.~
Se fossi stata un animale sarei senza dubbio stata un paguro. Un esserino abituato a cambiare casa non appena la sua gli va stretta, che non appena trova una conchiglia più confortevole nella quale rifugiarsi lascia la sua senza patemi d’animo, riprendendo la sua baldanzosa marcia sugli scogli con rinnovato coraggio, avendo la possibilità di occultarsi in un nascondiglio migliore. Io vivevo allo stesso modo, solo che alle mie spalle non lasciavo spirali talvolta adorne di madreperla, bensì vite ormai sterili, impossibili da portare avanti. Ero una campionessa della fuga: ogni volta che la quotidianità cominciava ad opprimermi chiudevo completamente con il passato, annegando qualunque ricordo e cercando di vivere diversamente. Ho perso il conto di quante volte ho cambiato tutto, ma alla fine non è mai cambiato niente: ogni volta che aprivo la porta di casa dopo una giornata di lavoro mi ritrovavo davanti le vestigia delle mie vite passate, che continuavano a ricordarmi che per quanto potessi cercare di prendere il largo da ciò che ero stata per navigare nelle sconosciute acque della novità, c’era sempre quel vento che spirava dal mare per riportarmi verso la terra dalla quale avevo mollato gli ormeggi. Quel sabato tornai a casa alle due del pomeriggio, appesi la mia borsa all’attaccapanni all’ingresso e mi abbandonai sul divano ancora ingombro dei settimanali che Donato aveva letto ma non ritirato. Il suono del clavicembalo si interruppe improvvisamente, e mio fratello apparve dalla porta del corridoio.
“Ciao Mila, com’è andata al lavoro?” mi chiese, appoggiandosi alla cornice dell’uscio.
“Ciao Donny, al solito” risposi esausta.
“Che fai stasera? Devi uscire con qualcuno o possiamo andare a mangiare una pizza insieme? È da un po’ che non lo facciamo”.
“Hai ragione, ma oggi sono veramente troppo stanca per uscire, scusami. Ho lavorato tutta la settimana, stasera riposo, ma se vuoi possiamo andare sabato prossimo, che sono in ferie.”
Donato sospirò.
“Sarò in viaggio, ricordi? Per questo volevo fare stasera.”
“Giusto, me n’ero scordata, ma proprio oggi non ce la faccio, perdonami.”
“Va bene, allora dico di sì a Giovanni e Simone.”
“Ok, salutameli.”
“Continuo a studiare.”
Tornò nel salotto dove avevamo messo il clavicembalo e riprese a suonare. Ero davvero troppo stanca per uscire con lui quella sera. L’ultimo impiego che avevo scelto era la guida al museo locale, e dopo una settimana di lavoro a tempo pieno per sostituire una collega, il capo aveva deciso di lasciarmi libero quel pomeriggio. Fino a due mesi prima facevo la fotografa, e fra un part-time come commessa in un negozio di vestiti e un contratto da cameriera tornavo indietro a due anni prima, quand’ero una studentessa universitaria di storia dell’arte e lavoravo come giudice di linea di tennis. Avevo cambiato tante volte, ma non riuscivo mai ad affrancarmi dal mio passato: c’era sempre qualche elemento che tornava, ma soprattutto c’era Carmen. Ogni volta che pensavo a lei una profonda inquietudine mi pervadeva, e mi invase il cuore anche in quel momento. Mi misi le mani fra i capelli: forse era proprio da lei che cercavo di scappare ogni giorno della mia vita, dai rimpianti, da tutto ciò che riguardava, anche indirettamente, i momenti che avevamo condiviso. Mi imposi di non pensarci: quella sera sarei rimasta a casa, sdraiata sul divano con un bel film alla televisione e una tazza di tisana fredda alla liquirizia fra le mani, e mi sarei ripresa da quella settimana infuocata. Ma ci si può riprendere da qualcosa quando si vive fuggendo da sé stessi? Mi dissi di no: proprio il moto perpetuo verso un’altra dimensione rende impossibile affrontare e superare gli eventuali traumi. In salotto, Donato attaccò con il Preludio e Fuga numero 2 di Bach. Quel brano agitato descriveva perfettamente i miei turbati sentimenti, tutto quello che si dimenava sotto la mia apparenza tranquilla. Quel brano agitato parlava di Carmen. Dall’ultima volta che ci eravamo parlate avevo cambiato sette fidanzati e non so quante vite, avevo perso il conto, eppure continuavo a imbattermi in lei. L’avevo vista per anni salire le scale del Dipartimento di Economia, sapevo che era collega di mia cugina Eva, ma non avevo mai attraversato la strada o non ero mai scesa dalla macchina per parlarle. La vedevo al supermercato, alla polisportiva, ma non la volevo affrontare. Non volevo affrontare i miei spettri. Quei pensieri mi fecero venire un fortissimo mal di testa, e di certo gli errori di mio fratello al clavicembalo e le sue imprecazioni non aiutavano. Non capivo perché avesse scelto uno strumento stupido a tal punto: chi si cura di uno strumento così anacronistico? Gli avevo detto di studiare pianoforte, ma non c’era stato nulla da fare: lui voleva suonare quel fossile, come lo definivo più o meno affettuosamente, che forse era moderno nel Barocco ma che nel ventunesimo secolo a mio parere era di scarsa attrattiva. Donato teneva incredibilmente all’avo del pianoforte che io e i miei genitori gli avevamo regalato, e gli aveva anche dato un nome: Johann Sebastian, come il suo compositore preferito, del quale stavo ascoltando una composizione storpiata dalle dita ancora incerte del baldanzoso studente. Quell’ammasso di note pizzicate da piccolissimi plettri cominciava a crearmi un disagio estremo, così accesi la TV e cominciai a fare zapping. Un programma di gossip incredibilmente cretino. Un telegiornale, che tanto dava solo notizie tristi. Una soap opera nella quale gli attori che ai tempi della prima puntata erano ragazzini e che adesso avevano i capelli bianchi. Donato continuava a farsi sentire, e con una certa fatica riuscì a portare a termine il Preludio. Toccava alla Fuga, ancor più difficile, un brano dove tre voci si rincorrevano tra i due pentagrammi sfiorandosi senza mai toccarsi, dove ognuna proponeva la propria idea, pronta ad intrecciarsi con le altre due che erano simili ma non uguali, senza che nessuna avesse la meglio sulle altre, ma tutte e tre correvano senza guardarsi e pensando ad arrivare più lontano possibile dalla prima battuta. Le voci si comportavano come le mie vite, sempre in corsa, ma non solo. Le mie vite non si sfioravano. Le mie vite esistevano a turno, e ne accarezzavano altre. Ancora Carmen. Ci sfioravamo da anni, senza mai incontrarci direttamente, la vedevo parlare al telefono con allegria, ma non l’avevo mai vista in compagnia. Cosa stava facendo? Andava ancora a lezione di chitarra? Aveva un fidanzato? Quello che vedevo di lei non mi consentiva di trovare risposta a nessuna di queste domande, ma doveva sloggiare dalla mia mente, il pensiero di lei mi rendeva infelice. Continuai a cambiare canali su canali, finché sullo schermo non comparve Forrest Gump seduto sulla panchina: non c’era nulla da fare, quel giorno qualcuno aveva deciso che dovevo pensarci, ma magari era un buon modo per chiudere definitivamente con lei e con quel passato che mi dava una ragione in più per evadere dai pietosi involucri che erano le mie vite. L’ultima volta che avevo visto Carmen erano le quattro del pomeriggio di un pomeriggio di aprile, e anche lei sedeva su una panchina, con un sorriso allegro. Sembrava aspettasse qualcuno: l’avevo guardata dal finestrino della macchina premendo più a fondo l’acceleratore. Ogni volta pensavo che aspettasse me, anche se non era possibile. Ripassai davanti a quella panchina, sempre a bordo della mia Panda, alle nove: le tenebre erano calate, ma lei era ancora lì, seduta sulla panchina, alla fioca luce del lampione che illuminava la sua espressione malinconica fatta di lacrime inghiottite per dignità o per orgoglio. L’avevano fatta soffrire. Ancora. Spensi il televisore, non c’era pace per me. Era quello il preludio ad una nuova fuga? Dovevo andare lontano, lontano dai miei turbamenti, lontano da tutto ciò che mi inseguiva. Lontano da Carmen. Cominciai a piangere, quando il telefono di Donato squillò, e lui rispose. Seguì un urlo.
“È pazzo… vedo cosa posso fare. Ciao” fece turbato, poi irruppe nel soggiorno dove mi trovavo.
“Mila, quell’esaurito del mio professore di clavicembalo ha posticipato l’esame. Non hai idea di quanto mi irriti, sai che avevo prenotato quel viaggio da secoli, ma visto che sarai in ferie, ti andrebbe di partire al mio posto per Santorini? Il cambio del nominativo si può fare, e l’esame è troppo importante” disse con una palpabile irritazione.
Una possibilità per scappare di nuovo. Magari per sempre. Avevo ragione: era il preludio alla fuga. Partire era tutto ciò che mi avrebbe allontanato da quel presente ingrato, e per un po’ Carmen avrebbe smesso di colonizzare i miei pensieri. Staccare mi avrebbe solo potuto far bene, e poi non ero mai stata in Grecia. Un’occasione imperdibile, e se era vero che io scappavo sempre, lo era altrettanto che le opportunità non eludevano facilmente la mia sorveglianza per darsela a gambe al momento opportuno.
“Vai Donny, cambia questo nominativo.”
Serie: Daydreamer
- Episodio 1: La rondine
- Episodio 2: Cambia-menti
- Episodio 3: Preludio e fuga n. 2
- Episodio 4: Safe and sound
Ho casualmente iniziato a leggere questo racconto per primo, rendendomi poi conto fosse l’ultimo capitolo di una serie. Mi piace molto come scrivi, hai una tipologia di stesura sopra la media. Sembra qualcosa di molto serio, andrò dunque a legger dal primo capitolo. Complimenti!
Grazie mille per il commento! Aspetto feedback anche sugli altri capitoli già pubblicati e sul quarto, che per il momento è in sospeso!😊
Ciao, ho letto anche i precedenti episodi e, nel complesso questa serie mi piace molto, apprezzo i ritratti che fai dei personaggi e il filo conduttore che gli unisce. È un tema affascinante. Trovo che questo sia l’episodio meglio scritto. Forse, è proprio Milena che mi incuriosisce più di tutti. Il contenuto della serie mi piace moltissimo, la forma (a mio parere) può essere leggermente migliorata. In certi punti degli episodi precedenti mi è sembrata non troppo scorrevole. In ogni caso, stai già facendo un ottimo lavoro, bravissima! Sono super curiosa di scoprire cosa accadrà quando anche Davide e Milena arriveranno a Santorini e come si incroceranno le vite dei tre personaggi. A presto!
Ciao, grazie mille per l’attenzione che hai dedicato a quest’inizio di serie e per il commento! Il quarto capitolo è quasi pronto, a prestissimo per scoprire come continua la vicenda!😊