Prigioniero del tempo – 1

Serie: Amazing stories

Aveva ascoltato il veicolo risalire la strada, dall’incrocio per Burns, Oregon, fino al vialetto del vicino. Tutto normale, se non fosse stata notte fonda. Scostò il piumone, cercando di non svegliare la moglie. Rimase seduto sul bordo del letto.

– Che c’è?

– Ti ho svegliato? Niente.

– Fa freddo.

– Non ci metterò molto.

Infilò le pantofole e andò in soggiorno, guidato dal bagliore che proveniva dall’acquario. Aveva dimenticato di spegnerne la luce. Dalla bocca usciva una nuvoletta vaporosa. Scostò la tenda della finestra. La luce di una torcia elettrica danzava nel buio.

– Che diavolo starà combinando?

Riusciva a vedere il vicino e un altro tizio che scaricavano delle casse per portarle nel fienile. Pulì il vetro appannato, per vedere meglio. Scorse il volto dello sconosciuto, uno strano ghigno illuminato dalla torcia elettrica dell’altro. Alla fine delle operazioni di scarico, i due si strinsero la mano. Le luci del furgone si accesero e poi il motore, scoppiettando. Rimase a guardare fino a quando imboccò il cancello.

Ora aveva davvero freddo.

– Tutto a posto? – chiese lei, quando ritornò a letto.

– Il nostro vicino… lo sai com’è fatto.

Poi scivolarono in un sonno profondo.

Al risveglio credette di avere sognato il vicino che faceva strane manovre, nel cuore della notte. E la luce dell’acquario accesa. Si vestì e andò in cucina per preparare la colazione, ma i pesci nuotavano nell’ombra.

Aprì le imposte e vide che il tempo si era guastato.

Fece cuocere del bacon e delle uova per lui e affettò formaggio e salumi per lei. Entrambi bevevano caffè.

Si portò alla finestra. La casa del vicino era silenziosa. Si svegliava sempre a metà mattina. Non aveva ben capito che lavoro facesse, ma gli era sempre parso un tipo singolare.

– Che guardi? – La moglie entrò in cucina.

– Piove.

Amanda si accomodò al tavolo. Il bacon sfrigolata nella padella e il profumo lo mise di buon umore. Servì se stesso e lei.

– Ho fatto uno strano sogno… – attaccò.

– Ti sei alzato nel cuore della notte.

– Dici?

– Sì. Dico!

– Anche tu hai sognato, cara. Parlavi nel sonno.

Amanda fece spallucce.

Lasciò la donna alle incombenze domestiche e prese l’ombrello. Fuori faceva così freddo, che non si sarebbe stupito se la pioggia si fosse tramutata presto in neve. Si incamminò fino alla staccionata che divideva le due proprietà. Sul terreno fangoso davanti al fienile non c’erano tracce di sorta. Che avesse davvero sognato tutto?

Era proprio in quel punto, il giorno che il vicino venne ad abitare la casa.

*

Stava sistemando il cancelletto di legno – in seguito eliminato su richiesta del nuovo arrivato –, quando aveva visto un furgone svoltare all’incrocio del benzinaio. Risalire con fatica la strada sterrata, segno che doveva essere carico. Non c’erano altre proprietà in quella zona, si dirigeva proprio lì.

La fiancata blu del veicolo portava il nome di una nota ditta di traslochi cittadina. Aveva parcheggiato davanti alla casa, l’autista era giovane e indossava un cappello e al suo fianco c’era un tipo tarchiato, dall’espressione incazzata.

La costruzione aveva porte e finestre sbarrate, la vernice scrostata e i residui di un piccolo incendio al camino.

Il giovane aveva commentato quello stato di abbandono. Il tipo incazzato aveva risposto che era disabitata da una decina d’anni. Per quel motivo era costata così poco. Aveva poi aggiunto che l’avrebbe rimessa in sesto in un lampo.

Aveva ripreso a lavorare sul cancelletto, mentre i due erano indaffarati ad aprire la porta d’ingresso. Per un po’ non si videro. Lui terminò il suo lavoro e fece per ritornare in casa, quando ricomparvero.

L’autista, la tuta impolverata, si massaggiava un braccio imprecando. Doveva essere crollata una parte della casa, tanto era malandata! Venne raggiunto dall’uomo che lo esortava a sbrigarsi a terminare il lavoro.

L’operazione durò un altro paio d’ore, nelle quali non lo presero in considerazione, nonostante fosse rimasto a fissarli. E lui non si era intromesso, benché guardasse incuriosito.

Prima di sera il furgone se ne era andato e il nuovo vicino aveva sistemato una poltrona in veranda e fumava un sigaro.

Dopo poco Amanda ritornò da una visita alla sorella, in città.

– Tutto a posto, caro?

Le fece cenno del nuovo arrivato. Un tipo interessante, così a prima vista, convennero.

Il mattino dopo, appeso al cancelletto di legno, c’era un cartello di proprietà privata.

Era un sabato anche quel giorno di tre anni prima.

*

Il vicino non si vide per tutto il resto della giornata. Quando chiuse le imposte, tutto taceva.

La cena fu frugale e leggera. Guardarono la tv fino alle dieci e mezza e si ritirarono in camera.

– Non dormi? – chiese lei, dopo un po’ che lo sentì girarsi nel letto.

– No e tu?

– Se la smetti di muoverti forse ci riesco.

Per un po’ rimase immobile a guardare nel buio. Il respiro di Amanda divenne regolare e profondo. Lentamente, scivolò fuori dal letto, lasciò perdere le pantofole e a tentoni raggiunse il soggiorno. Chiuse la porta della camera. Sdraiato sul divano, si buttò addosso una coperta e attese.

Non sapeva bene cosa glielo faceva fare, ma un sesto senso gli diceva di stare all’erta.

Doveva essere quasi addormentato, quando udì un tonfo. Si alzò, avvolto nella coperta andò alla finestra. Era tornato il sereno e c’era luna piena. La porta del fienile era aperta. Due casse di legno giacevano ribaltate e vuote nella fanghiglia. Il nostro vicino ancora all’opera a notte inoltrata, pensò, è proprio fuori di testa!

Osservò il lavorio discreto dell’uomo accumulare casse vuote una sull’altra, fino a quando si arrestò rivolto alla finestra, in ascolto.

Non aveva fatto il minimo rumore, ma si nascose dietro la tenda, per precauzione. Probabilmente era capace di fare una pazzia se l’avesse scoperto a sbirciare. Si affacciò con discrezione e scoprì, con grande sorpresa, che non era il vicino. Era l’autista della notte precedente.

Fu Amanda a svegliarlo, rannicchiato sotto la finestra.

– Cosa ti salta in mente? Non ti ho trovato a letto e mi sono presa un bello spavento.

– Scusa, cara, è che… russavi.

– Russavo? Stai scherzando, vero? Comunque, cosa ci facevi per terra, sotto la finestra?

– Beh… non ricordo.

Amanda sbuffò, rassegnata a non capire fino in fondo suo marito.

Fu trascinato a forza alla funzione domenicale. Per tutto il tempo della celebrazione, pensò a quello che di strano poteva essere accaduto in sua assenza. Uscendo aveva notato che le casse di legno non c’erano più. Il fienile era chiuso e la casa silenziosa.

Risalendo verso casa, ancora da lontano, intravide una finestra aprirsi e richiudersi. Lui era in casa. O era l’altro? Quel dubbio lo tormentò per il resto della giornata.

Attese che Amanda andasse a letto. Prese un foglio e una biro e iniziò a buttare giù ipotesi realistiche o assurde, secondo quello che la sua immaginazione suggeriva.

Dopo un po’ aveva la testa piena di idiozie da scoppiare. Lasciò il divano e prese l’archivio segreto, nascosto nel doppio fondo di un cassetto.

Sfogliò articoli di giornale e ritagli di foto.

Ricordava di aver letto di una strana storia, anni prima.

Dove l’aveva cacciato?

In Italia, un uomo era scomparso in una notte d’estate, senza lasciare traccia.

Doveva essere lì, con l’altro materiale!

La moglie era stata sospettata di averlo fatto sparire, perché si diceva non avesse tutti i suoi a casa.

Cosa voleva dire poi…

Di più: anche l’ultimo che lo aveva visto prima che sparisse, scomparve a sua volta per ritornare anni dopo e raccontare di essere stato rapito dagli alieni.

Ma il colpo di scena fu che la donna rimase misteriosamente incinta, pur giurando di non aver fatto sesso con il marito, prima della di lui scomparsa.

Il figlio che era nato somigliava in modo impressionante al presunto padre, tanto che alcune voci raccontarono che fosse la reincarnazione dell’uomo stesso.

Trovato!

Qualcosa gli diceva che stava perdendo il senno, ma era troppo curiosa la faccenda, per lasciarlo indifferente. Anzi, era eccitato al solo pensiero che vicino a casa sua potesse accadere una cosa simile.

Rimase sveglio fino alle due, continuando ad andare e venire dalla finestra, in attesa di qualcosa che non avvenne.

La cosa più sensata da fare era lasciar perdere e andare a letto, si disse a un certo punto, ma non era per nulla persuaso.

Ritornò nuovamente alla finestra e l’aprì. Qualcosa brillava sul terreno, alla luce della luna.

Non aveva senso… Nel pomeriggio aveva perlustrato quella zona, dove erano state accatastate le casse, ma non c’era nessun segno nel terreno umido. Nessun indizio.

Tuttavia indossò il giaccone e uscì. Andò alla staccionata e la scavalcò. Si chinò a esaminare il reperto. Una targhetta metallica, di quelle che riportano numero di serie e altri dati di spedizione. Era solo una parte, la scritta argentata:

…0924 …ggiatori …an Futuro.

Se lo infilò in tasca.

Volse lo sguardo al fienile. Il cuore prese a battergli forte. Un colpo d’aria lo distolse da quella suggestione.

E lui lanciò il guanto di sfida: – Domani notte vado a vedere cosa combina là dentro!

Serie: Amazing stories
  • Episodio 1: Prigioniero del tempo – 1
  • Episodio 2: Prigioniero del tempo – 2
  • Episodio 3: Prigioniero del tempo – 3
  • Episodio 4: Pacheco – 1
  • Episodio 5: Pacheco – 2
  • Episodio 6: Pacheco – 3
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    Responses

    1. Ciao Emanuele, mi è piaciuto l’accenno alla vicenda di Gigio e Gina. Come ti ho detto nei commenti lasciati nell’altra serie, mi piace questa atmosfera “vintage”. Mi riporta alla mente una serie che amavo particolarmente quando ero bambina: “Ai confini della realtà”.