Primo Halloween

Era una città medioevale come tante in Italia. Il Corso principale, buio e stretto, era illuminato da qualche vecchio lampione. Erano le vetrine dei negozi le vere protagoniste del centro storico. Luminose e appariscenti, colorate e chiassose. Una sola, si distingueva tra le tante boutique di lusso. Grande ma opaca, con giocattoli e modellini. Una misera luce all’interno poteva far sorgere il dubbio se quel negozio era aperto. C’era il cartello sulla porta a vetri, ben visibile e molto chiaro. Chiusura alle ore 19.00. Tutti i giorni compresa la domenica. Sull’insegna in legno “COLLEZIONISMO FRANCHI dal 1945”.

Il signor Franchi era impegnato a riparare un vecchio modellino, un’auto sportiva rossa fiammante che un ragazzo gli aveva portato il giorno stesso. Venne interrotto dal campanello acuto installato sulla porta. «Dolcetto o scherzetto?» chiesero in coro due bambini. Sembravano un maschietto e una femminuccia, forse potevano avere dieci, al massimo undici anni. Erano travestiti da zombie. Avevano il viso grigiastro, qualche chiazza rossa sui vestiti, troppo leggeri per una serata fredda come quella.

«Non mangio dolci e non gli compro mai. Adesso devo lavorare.» C’era qualcosa di burbero nella risposta del commerciante.

I due bambini sorrisero. Lentamente salutarono con un gesto della mano e uscirono dal negozio senza dire altro.

Alle ore 19.05, il negozio era chiuso.

Come sempre era in ritardo pazzesco. Fabio, aveva mollato l’ufficio e i suoi colleghi da un ora, arrivato a casa di corsa, doccia, e adesso era quasi pronto per uscire. Aveva appuntamento con gli amici, sul Corso, in pieno centro e lo stavano aspettando. Venne interrotto dal campanello. Al citofono la voce delicata e soave di due bambini: «Dolcetto o scherzetto?» chiesero in coro.

«Non ho tempo» rispose sbrigativo Fabio, mentre si infilava l’ultimo calzino. Indossò le scarpe ed uscì.

Il Corso era troppo affollato. Faceva fatica a muoversi. Non si aspettava tutta quella gente per festeggiare Halloween. Negli ultimi anni quella festa ha preso molto piede non solo tra i bambini ma anche tra gli adulti che ridevano e saltavano, mascherati da ogni personaggio che ricordava il tema dell’orrore. “Chissà i due bambini da che cosa erano mascherati?” Pensò mentre si faceva largo tra la calca di persone alla ricerca dei suoi amici.

Un tizio era vestito da fantasma. Una donna da strega, classico. Poco più avanti, alcuni adulti si erano limitati solo a qualche pittura sul viso. Musica. Nuvoloni. Tuoni. Un uomo vestito da conte Dracula, ottimo travestimento, originale e ben curato nei dettagli. Una spallata. Nella calca succede, un ragazzo vestito di bianco con una sega giocattolo in mano. Era ubriaco. Sorrise, aveva capito che non lo aveva fatto apposta. Si guardò attorno ma nessuna traccia dei suoi amici. Troppa gente. Aveva provato a telefonare ma non gli avevano risposto. “Forse non sentono il cellulare”.

Fabio proseguì a piccoli passi, tra la folla, sorridente e distratta. Iniziò a piovere, solo qualche goccia. Se le previsioni ci avessero indovinato, a breve sarebbe venuto giù il finimondo. Fine della festa. Rientro a casa, magari tutto bagnato e si sarebbe messo a letto dopo una doccia bollente.

Il Corso era tutto diverso da come era abituato a vederlo. Alcuni negozi avevano abbellito le loro vetrine a tema. Qualche ornamento a forma di zucca. Qualche piccolo fantasmino, ragni, alcuni disegnati sulle vetrine, luminose e piene. Era la prima volta che si trovava in mezzo alla festa di Halloween, non aveva mai avuto occasione prima di quella volta, e aveva deciso che una serata tra amici gli avrebbe fatto bene. Era arrivato al luogo dell’appuntamento. Provò a richiamare. Nessuno dei tre gli rispose. “Saranno già ubriachi in qualche locale.” Fabio non beveva. Era astemio e di solito era quello che accompagnava a casa tutti, dopo una serata di bagordi. Quando ancora potevano e non avevano un lavoro stabile alternato allo studio. Poi lui trovò quel posto, in un famoso studio di architetti, in pieno centro storico, per fortuna era riuscito a trovare un appartamento nella via parallela. Adesso Fabio non aveva più una macchina e si muoveva a piedi o in bicicletta per le strade, strette, in pietra grigia, della sua città.

Nella folla sbucò Francesca. Si distingueva dalle sue amiche, aveva i capelli lunghi e neri, il rossetto del solito colore, forse per l’occasione si era messa in viso un po’ di fard anche se il suo, era bianco latte di natura. «Il travestimento giusto per te.» Lei lo guardò: «Stronzo» e iniziarono a ridere. Erano due settimane che non vedeva sua sorella. Da quando aveva iniziato a lavorare a quel progetto non trovava nemmeno il tempo di fare la spesa e campava con cibo take away ogni giorno.

Un tuono. Come previsto iniziò la tempesta. Pochi metri e il Corso era finito. Doveva per forza tornare indietro e si scontrava con la gente che marciava nella direzione opposta alla sua. Erano le undici. Fabio rassegnato, decise di tornare a casa. Una vetrina, un manichino con un mantello, accanto un cadavere. Si spaventò. Si chiese quanto poteva essere folle il proprietario del negozio di collezionismo per aver messo un manichino così realistico in vetrina. Aveva gli occhi chiusi ed era seduto con le gambe incrociate sopra una chiazza di sangue. Fabio aveva i brividi. “È tutta finzione” cercò di convincersi. Una finzione fin troppo realistica.

Ormai tutti se ne stavano andando. Piano piano il Corso si stava svuotando per far spazio all’aspettato temporale. Ai suoi amici avrebbe scritto un messaggio appena trovato un riparo dalla pioggia. Il vicolo alla sua destra gli avrebbe fatto risparmiare un bel po’ di strada. Era stretto e poco luminoso. Prese il cellulare. C’erano tre messaggi che non aveva visto, uno era di Edoardo. Se ne erano già andati via per la pioggia. Appuntamento per il pomeriggio dopo, al bar in piazza per un aperitivo. Lui aveva lo sguardo abbassato sul display, stava rispondendo. Un rumore. Alzò di colpo lo sguardo. Di fronte a lui un uomo. Indossava una giacca verde in velluto e una camicia bianca con delle vistose macchie rosse. La testa coperta completamente da una maschera a forma di zucca. Gli occhi si muovevano all’interno spiritati. In mano un coltello da cucina. Fabio sorrise mentre cercava di evitarlo. «Aspetta!» intimò l’uomo. Aveva una voce fredda e rauca. Fabio fece finta di non sentirlo. Quel tizio lo inquietava. Voleva solo tornare a casa e chiudere la porta a chiave.

«Hai scelto lo scherzetto!» Tuonò la voce dell’uomo, rincalzata dall’eco dei palazzi.

Fabio spalancò gli occhi di botto. La lama del coltello dritta al cuore. Si accasciò al suolo e perse conoscenza in pochi secondi. L’uomo con la testa di zucca si fermò a guardarlo, poi si allontanò, tra la folla, incosciente e sbadata, bagnata e infreddolita dalla pioggia della sera di Halloween.

La mattina dopo era particolarmente freddo. Un uomo di mezza età teneva al guinzaglio il suo cagnolino. Aveva comprato il giornale. Scambiò quattro chiacchiere con l’edicolante, si conoscevano da tanti anni. Poco dopo era fermo davanti alla saracinesca della pasticceria, come ogni giorno di festa, aspettava in pace l’apertura. Era ancora buio. Il cane, un piccolo barboncino, abbaiò in direzione di un vicolo. L’uomo tirò il guinzaglio, incurante del messaggio che il cagnolino gli stava cercando di dire, ma continuava ad abbaiare. Era un comportamento insolito, non abbaiava mai nemmeno in una piazza piena di gente, eppure, continuava ad abbaiare in una strada completamente vuota. Verso un anonimo vicolo. L’uomo appoggiò un sigaro tra le labbra e assecondò il barboncino che agitato, continuava a tirare il guinzaglio. Scorgevano due gambe. Quelle di un ragazzo accasciato a terra. Era Fabio. Era morto.

La polizia trovò il suo cellulare vicino a lui. Era spento, molto probabile che si fosse rovinato dalla tempesta della notte.

Un urlo tagliò di netto la penombra della mattina. Una donna si affacciò alla finestra. Non era ancora finita. Un operatore ecologico si era accorto che il signor Franchi era stato ucciso e messo in vetrina. Seduto con le gambe incrociate. Con la testa abbassata.

Tutti si sarebbero ricordati di quella Nera notte di Halloween.

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Discussioni

  1. E sempre opportuno tenere a portata di mano qualche dolcetto, soprattutto ad Halloween… I due bimbi mi incuriosiscono molto, spero vorrai renderli protagonisti di qualche altro racconto

  2. Non mi piace questa festa d’importazione, e ancor meno i film dell’orrore, però questo racconto, ben costruito, non mi dispiace. Bravo. Proprio Fabio doveva chiamarsi la vittima! Non mi piace per niente, vai a scoprire il perchè, è un punto interrogativo in più che potrai mettere sopra la tua testa.

    1. Ciao Fabius P.
      Grazie per il tuo commento e mi fa veramente piacere che hai gradito il mio racconto, scritto d’impulso, durante una mattinata fredda e piovosa. Il nome è stato scritto d’impulso, senza particolari riferimenti. Grazie

  3. Mi pareva quasi impossibile che tu non fossi uscito apposta con un racconto a tema proprio in questi giorni. Invece eccoti, con il tuo stile asciutto, la pioggia onnipresente, la città che sostituisce il bosco con i vicoli al posto degli alberi. Mi è piaciuta particolarmente l’immagine del vicino di casa messo in vetrina, direi sadica al punto giusto. Magari qualche riferimento scomodo? Bravo Giglio.