Promesse nel sonno

Serie: Aelinor


Milioni di stelle rifulgevano nel cielo quella notte, illuminando il manto erboso e umido, brulicante di grilli che sfregando tra loro le zampe si richiamavano l’un l’altro emettendo sonori stridii.

Aelinor, non sapeva come e quando fosse giunta in quel luogo, che le trasmetteva inquietudine e familiarità al tempo stesso, ma scalza com’era continuò ad avanzare tra i culmi, verso una luce azzurra che si trovava innanzi a lei.

Man mano che la distanza tra loro si accorciava, più la ragazza riuscì a distinguerne bene i contorni che si facevano sempre più nitidi ad ogni suo passo, capì ben presto che si trattava di una donna, la più particolare e bella che avesse mai visto: aveva lunghissimi capelli mossi trattenuti all’indietro da una corona dorata e occhi privi di iridi o pupille che brillavano di luce propria, emettendo un bagliore azzurro intenso. Il viso, il corpo, e i vestiti erano semi-evanescenti e diffondevano attorno alla figura antropomorfa, un alone bluastro. Ella le fece segno di avvicinarsi, ed Aelinor incantata, si mosse velocemente per raggiungerla.

<<Ti ho trovato, finalmente>> disse la donna luccicante, rivolgendosi a lei con voce melliflua e rassicurante.

<<Scusa, ma tu chi sei?>>.

<<Sono l’essenza di una persona che si è spenta, vengo per avvisarti che sei in grave pericolo, devi fuggire dalla città di Rhaes per non tornarvi mai più>>.

<<Non capisco di che parli! Spiegati meglio!>>

<<Lui sa che esisti, manderà un intero esercito a cercarti. Devi fuggire dalla città>>, affermò lo spirito.

<<Lui chi?>>, chiese la ragazza.

<<Il principe!>>.

<<Impossibile! Perché mai dovrebbe cercarmi?>>.

<<Tu sei preziosa Aelinor, devi andare via!>>

<<Andare dove? Perché non mi dici le cose in modo chiaro! Mi stai facendo veramente innervosire!>>, esclamò irata, la ragazza.

<<Dirigiti ad Ovest, lungo il tragitto troverai chi ti indicherà la via>>.

Aelinor fissò incredula la donna senza sapere cosa rispondere, il discorso le sembrava aver preso una piega totalmente assurda.

<<Promettimi che fuggirai Aelinor>>, disse la donna, guardandola con occhi supplichevoli.

<< Il mio tempo sta per scadere! Promettimelo!>>, insisté ancora una volta, in modo ancora più implorante della precedente.

<<Te.. Te lo prometto>>, rispose Aelinor, titubante.

La donna le sorrise, poi allungò una mano verso il petto della fanciulla, proprio sopra il cuore.

<<Ora, potrò finalmente riposare>> disse, e così facendo, la sua mano semitrasparente svanì all’interno del suo torace. La ragazza sussultò per la sorpresa di vedere un arto attraversarle il corpo, fece per chiedere spiegazioni alla donna, ma un dolore immenso la investì, fù come se la stessero pugnalando, sì mise ad urlare e a dimenarsi per il tormento, ma dalla sua bocca non uscì alcun suono. Cercò di afferrare il polso della donna per levarselo di dosso, ma questi era incorporeo e le sue mani vi passarono attraverso. In tutta risposta la donna azzurra, le sorrise, poi venne come risucchiata dallo squarcio che le era stato creato sul petto. Il dolore aumentava a dismisura, si sentì bruciare ogni singolo centimetro del corpo e le sembrò quasi che la testa potesse scoppiarle da un momento all’altro.

Per la prima volta in vita sua desiderò di morire, poi tutto si fece buio.

Galleggiò nella profonda oscurità, finché la luce, si manifestò attraverso il timido spiraglio creato dalle sue palpebre che si dischiudevano.

Inspirò voracemente, immettendo aria nei suoi polmoni e si accorse che per farlo stava facendo una fatica immane. Il dolore appena provato si era attenuato ma qualcosa continuava a bloccarle respiro e movimenti. Guardo leggermente in basso e capì la causa del suo male: Max, la cui testa poggiata sul suo petto, a mo’ di cuscino le pesava come un macigno sulla cassa toracica.

Indelicatamente gli spostò il capo, mandandolo a sbattere contro il materasso e una volta libera da quel carico, cercò di respirare normalmente, riuscendoci senza ulteriori problemi. Nonostante tutto il suo corpo non cessava di tremare e il cuore le batteva all’impazzata.

Era solo un sogno, si disse tra sé e sé, eppure il dolore che aveva provato era così reale.

Osservò il ragazzo, seminudo, che giaceva accanto a lei, ancora addormentato nonostante la rozzezza con cui era stato trattato poco prima. I capelli biondi scompigliati, coprivano i suoi occhi ancora chiusi.

Deve avermi schiacciato qualche costola, mentre dormivamo, pensò, tastandosi per vedere che tutto fosse integro e una volta accertatasi che non vi fossero né ossa rotte, ne squarci si tranquillizzò. Rimase immobile tra le lenzuola in attesa che il suo cuore la smettesse di scalpitare.

La rosea luce dell’alba filtrava dalla piccola finestra posta al lato opposto del letto, rischiarando la piccola e disordinata stanzetta in cui saltuariamente si rifugiava per passare le notti con quel soldato, conosciuto mesi addietro in una taverna. L’aveva colpita per sia per il suo aspetto, che per la sua indole gentile, quando il giorno del loro primo incontro, ignaro della sua capacità di difendersi autonomamente, si era scontrato a parole con due brutti ceffi che la stavano importunando.

Il solo e semplice gesto, seppur inutile, bastò per farsi apprezzare ai suoi occhi: per lei che fin da piccola era stata cresciuta come un maschiaccio, tra corse, risse e combattimenti con spade di legno, il fatto di essere finalmente riconosciuta e trattata come una ragazza normale la rassicurava.

Certo, ora nessuno poteva scambiarla per un uomo, visti i suoi lunghissimi e folti capelli, che si era fatta crescere appena arrivata alla pubertà, come una sorta di ribellione verso l’uomo che l’aveva cresciuta. Verso i sedici anni le sue forme si svilupparono completamente e sarebbe stato ridicolo continuare a conciarsi come un ragazzino e suo zio dovette arrendersi. In più adesso grazie alla sua capigliatura leonina riusciva a nascondere bene il suo orecchio sinistro, di cui si era sempre vergognata per via di quella forma leggermente a punta. Ancora non capiva perché il genitore per più della metà della sua vita l’avesse obbligata a vivere in quel modo, ma ormai era arrivata a giustificarlo: evidentemente per un uomo solo, allevare una bambina era troppo complicato e per questo le aveva trasmesso gli unici precetti che conosceva, che ahimè, erano tutti basati sugli insegnamenti ricevuti all’accademia militare.

Max mugolò, nel sonno, rotolandosi tra le lenzuola, allungando le mani per stringerla a sé. Aelinor gli accarezzo i capelli e lui nel sentire quel contatto, dischiuse gli occhi.

<<Buongiorno>>, gli disse, sorridendo.

<<Ciao>>, rispose lui tutto assonnato.

Fece per baciarla ma lei si scostò, per via del suo fastidioso alito mattutino.

<<Dimentico sempre che non ti piace, quanto sei permalosa>>.

<<Scusa, è una cosa che non sopporto>>, disse poggiandogli le labbra sulla fronte.

Rimasero per un breve intervallo di tempo in silenzio, poi la ragazza disse.

<<Devo andare, fra poco mio zio verrà a svegliarmi e si accorgerà che non sono nel mio letto>>, e nel farlo cerco di sollevarsi dal materasso.

Serie: Aelinor


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Discussioni

  1. Ciao Alba, ho appena finito di leggere la prima parte della tua serie e wow, non vedo l’ora che esca il secondo episodio. Il ritmo è incalzante, l’incipit è ben scritto, ho abboccato a tutti gli ami che hai lanciato. Unica pecca: stai attenta perché ho notato qua e là alcuni errori di distrazione, nel compenso il racconto scorre fluido senza alcun punto morto. Aspetto con ansia il prossimo episodio! Continua così 🙂