Proposta dall’alto

Correva a perdifiato su quella strada buia. Correva e non gli interessava di niente. Più si stancava e più sembrava esserne felice. Più sentiva mancargli il fiato e più aumentava il ritmo. Perché sentiva e sentire vuol dire essere vivo. Lui era vivo al contrario di David. Non rallentò nemmeno quando arrivò ai binari. Li vedeva, nonostante la grande oscurità che lo circondava, essere appena illuminati dalla luce lunare. Si chinò sulle ginocchia ormai impossibilitato a correre ancora e ansimò. Le mani sudate sfregarono il tessuto duro dei pantaloni prima di rimettersi in posizione eretta. Non ricordava come fosse arrivato lì o per quanto tempo avesse corso. Ricordava solo di averne sentito il bisogno, aveva avuto bisogno di sentire qualcosa che non fosse l’incessante bip delle macchine ospedaliere. E il silenzio era pur sempre un suono diverso. Si guardò intorno prima di proseguire. Non rammentava una stazione da quelle parti, in realtà non sapeva rispondere nemmeno a una semplice domanda.

Dov’era?

Sicuramente lontano da David. Quella considerazione gli ghiacciò il cuore per un istante mentre l’ultima immagine di suo figlio gli si parava davanti. Aveva fatto molte cose brutte nella sua vita, moltissime. Forse alcune le aveva perfino dimenticate. Aveva calpestato estranei, sentito l’ultimo gemito strozzato delle sue vittime ed era sempre stato ampiamente ricompensato. Materialmente non si era mai fatto mancare niente. Sfruttando il suo dono, era diventato il miglior e più costoso cecchino. Non c’era nulla in cui non riuscisse. Finché non aveva incontrato lei. E aveva capito cosa significasse essere finalmente completi, anche se la felicità più grande era arrivata con David. Perché mai avrebbe creduto che uno come lui si sarebbe potuto innamorare, figurarsi avere una famiglia. Eppure così era stato. Aveva letteralmente ricominciato, pentendosi ogni giorno della sua vecchia vita, godendosi ogni giorno la seconda possibilità che gli era stata donata.

Ma pensare di poter lasciare il passato alle spalle era stato da folli e quegli anni di felicità erano stati pochi. Prima sua moglie e poi suo figlio. Come a fargli comprendere di non meritare niente. Da quando in fondo, un assassino poteva concedersi il lusso di diventare una brava persona ed essere contento? Era stato tutto una pura illusione. Il vuoto che però avvertiva era reale, il dolore che sentiva dentro di sé lancinante. Si fermò in mezzo ai binari. Ora che anche David era morto, cosa gli rimaneva? Non aveva mai pensato di meritare tutta quella gioia, ma la verità era che era stato semplice afferrarla e iniziarla a vivere. Troppo. Adesso che non l’aveva più, quasi gli veniva da ridere di fronte alla sua leggerezza.

Ci avevi creduto davvero, Arthur? Perché sarebbe stata data una seconda possibilità proprio a te? Hai pensato, forse, che la meritassi più di altri?

Era proprio questo il punto, lui non aveva pensato. Non aveva riflettuto, non aveva immaginato. Si era limitato a farsi trasportare dagli eventi e dalla donna di cui era innamorato. Il resto era venuto da sé. E ora era anche terminato.

Da lontano un fischio gli fece tendere le orecchie. Un treno stava arrivando, forse uno merci. Respirò profondamente e si asciugò col dorso della mano il sudore che gli imperlava la fronte. Nonostante fosse inverno, era completamente sudato. Guardò avanti a sé avvertendo le luci della locomotiva avanzare velocemente. E comprese che quella era l’unica strada che poteva percorrere.

Che senso aveva continuare?

Allargò le braccia e cadde in ginocchio come se fosse suo figlio a correre nella sua direzione. Chiuse gli occhi e lo immaginò ridere.

“Posso darti una seconda possibilità, Arthur”.

L’uomo spalancò gli occhi di fronte al suono di quella frase. Era solo, eppure l’aveva sentita chiaramente. Come se ci fosse qualcuno accanto a lui.

“La vuoi, Arthur?”.

Voltò di scatto la testa a destra e a sinistra senza, però, vedere nessuno. E il treno stava forse rallentando? Perché non lo aveva ancora preso in pieno?

“Vedo nel tuo cuore, Arthur. Ho visto la pece nera che lo incrostava e la luce che ne è venuta fuori. Ho un incarico importante e tu faresti al caso mio”.

-Ma che diavolo…

Era nella sua testa. La voce era nella sua testa e lui era ufficialmente impazzito.

“Diavolo? Lascialo fuori da questo dialogo”.

E rise.

-Cosa cazzo succede? Il treno…

“Puoi concentrarti cortesemente su quello che ti sto dicendo?!”

-Sto parlando praticamente con una voce nella mia mente, ma okay! Mi concentro!

“Finalmente. Me lo hanno detto in molti che era difficile comunicare con voi umani, ma non credevo fino a questo punto”.

-Come, scusa?

“Niente, divagavo. È una cosa che faccio spesso da solo”.

-Si può sapere chi saresti?

“Non è questo il punto della questione, Arthur. Potremmo tornare all’argomento primordiale?”.

-L’incarico?

“Esattamente. Penso che tu sia perfetto per ciò che mi serve”.

-Sarebbe?

“Un cecchino abile come te sarebbe un angelo benedicente perfetto”.

Arthur rise istericamente. Tutta quella situazione era a dir poco irreale. La sua mente era andata a farsi fottere.

-Angelo? Io? Sono pazzo, non c’è altra spiegazione.

“Hai spezzato molte vite, ti ho visto farlo. Vedila come la tua condanna; se prima le toglievi, ora le donerai. Benedirai il grembo delle donne affinché abbiano figli. Ovviamente, avrai una lista, non saranno delle scelte casuali”.

-Cosa sei, Dio?

Il silenzio nella sua mente equivalse a una risposta. E il cuore gli finì sotto le suole delle scarpe.

-Sono diventato pazzo, vero? Credo di parlare con Dio!

“No, non ancora per lo meno. Il libero arbitrio mi impedisce di vedere cosa succederà nel vostro futuro. È una cosa alquanto seccante a dir la verità, me la ricordavo più divertente”.

-Quindi è tutto vero? Sto davvero parlando col sommo capo?

Di nuovo silenzio. Arthur guardò nuovamente avanti a sé trovando effettivamente strano che quel treno merci ancora non lo avesse travolto.

“Allora verrai con me e farai ciò che ti chiedo?”

-Non ne hai già uno? Fino ad ora mi pare che… cioè, anche io ho…- si bloccò ripensando immediatamente a David -…avevo…

“Oh, è andata in pensione. Sai, l’eternità potrebbe stancare a un certo punto”.

-Perché proprio io?

La voce sbuffò come se non ne potesse più di tutte quelle domande.

“Te l’ho detto, sei il miglior cecchino. Non sbaglieresti mai benedicendo il grembo di una persona al posto di un’altra”.

-Non voglio diventare un angelo… io…

“So tutto di te, Arthur. Questa non è una promozione o un merito. È un incarico. E come tale, io voglio solo i migliori”.

-Ho appena perso mio figlio e tu mi chiedi di… di…

Non riusciva nemmeno a dirlo. Improvvisamente una rabbia folle lo invase. Se fosse stata una persona fisica, lo avrebbe preso sicuramente a pugni.

“Tuo figlio e tua moglie hanno fatto in modo che la tua anima non fosse completamente persa. Ma, come ti ho spiegato, puoi vederla come la tua eterna condanna se preferisci. Accetti?”.

-Cazzo, no! Mi hai tolto tutto! Non farò mai ciò che mi chiedi!

“Se muori, è come se accettassi”.

Arthur sgranò gli occhi.

-Hai parlato di libero arbitrio, no? Beh, allora fottiti! Io scelgo di non servirti!

Detto, saltò lateralmente cadendo rovinosamente tra cespugli e rovi. Sentì un forte dolore alla spalla che gli fece comprendere di essere vivo. In quel momento il treno passò a tutta velocità smuovendo rami di alberi e fili d’erba. Si accorse di avere il fiato corto per tutto quello che gli era successo. Lo aveva sognato? C’era davvero una remota possibilità che quel dialogo fosse avvenuto veramente? Tremante, si alzò in piedi. Si pulì il giaccone e si massaggiò la spalla dolorante. Forse si era immaginato tutto, David era appena morto e la sua mente gli aveva giocato uno scherzo terribile. Si guardò intorno per l’ennesima volta come se non ne fosse sicuro al cento per cento. Il silenzio di quella notte, però, lo rincuorò permettendogli di lasciarsi andare a un sospiro. Con lentezza iniziò a tornare indietro.

Rey afferrò la sua clessidra mettendola dritta e la sabbia ricominciò a scorrere da una parte all’altra. Accartocciò la busta vuota di patatine e la fece sparire in un rapido gesto. Valentino, al suo fianco, lo fissò con un’espressione disgustata. Per tutto il tempo non aveva fatto altro che mangiare senza sosta, quasi ne avesse bisogno.

-Cosa?- fece Rey guardandolo -Mangiare mi fa ingannare il tempo.

L’altro scosse appena la testa.

-Bella questa, te lo concedo.

Si diedero il cinque prima di tornare a guardare l’uomo che si stava rialzando.

-Sul serio lui dovrebbe prendere il posto di Inari? È un assassino e sappiamo tutti che fine fanno le persone come loro.

-Vedila come la legge del contrappasso, l’ho letta su un libro qualche tempo fa- spiegò Rey scrollando le spalle –Nemmeno troppo bello sinceramente. E poi lo sai, non si discutono le decisioni del capo.

-Ha deciso di rifiutare.

-Adesso, ma lui sembra fiducioso. Non è detto che non ci ripensi.

Valentino guardò Arthur.

-Non è neanche bello- commentò prima di volare semplicemente via.

Rey non poté fare altro che seguirlo.

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Discussioni

  1. Mi è piaciuto il modo in cui hai interpretato il Lab, la storia è fantasiosa e sviluppata con stile. Molte immagini generano un impatto scenico, quasi da sceneggiatura cinematografica. Complimenti!

    1. Ciao,
      Grazie! Mi piace immaginare che, alla fine, Dio sia una “persona” con un pessimo carattere dovuto alla sua lunga solitudine ? per questo le battute mi sono risultate molto semplici!

    1. Grazie per il bel commento, sono lieta che ti sia piaciuto ?
      Chissà, forse incontreremo Arthur ancora ?

  2. Ciao Federica,
    ma non puoi assolutamente lasciare tutto così ? ero completamente coinvolta in questa storia che quando sono arrivata alla fine mi sono sentita come quando la tua serie TV preferita finisce con il colpo di scena…. Necessita assolutamente di un seguito. Complimenti! ?

    1. Ciao,
      Grazie! L’idea si presta molto bene a una serie in effetti, ma al momento non posso prendere un impegno così grande. Ho scritto un altro capitolo, però, Dietro il Binocolo, che potrebbe interessarti se ti va di buttarci un occhio ?

  3. Ciao Federica, avevo già incontrato Arthr nell’altro laboratorio. Mi è piaciuto conoscere la sua storia, ora appaiono chiare molte cose. Non so se è tua intenzione, ma hai pensato di scrivere una serie?

    1. Ciao,
      Potrebbe essere un’idea carina, ma… è un impegno troppo grande che al momento non posso prendere. Di conseguenza, preferisco dilettarmi in questo quando posso!
      Alla prossima, spero ?

    1. Ciao, grazie! Questo genere di storie sta diventando un po’ il mio chiodo fisso ultimamente ? il finale è aperto, ma se ti dovesse capitare di leggere Dietro il binocolo capiresti alcune cose!
      Alla prossima