Qualcosa resta

Serie: ESC


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Al Povo, Andrea fatica a riconoscere il Manu di un tempo. Tra ricordi, provocazioni e domande senza risposta, cresce la curiosità per il cambiamento dell’amico, che alla fine gli propone di seguirlo a casa per scoprire cosa si nasconde dietro ESC.

«Hai fatto lo splendido pagando anche il mio conto?» Manu non fece caso ad Andrea mentre chiudeva la porta d’ingresso del Povo.

«A quanto pare sei ancora nervoso.»

Andrea lo fulminò con lo sguardo.

«Non mi calmo finché non mi spieghi per bene come stanno le cose.»

Manu si voltò verso il muretto che costeggiava il marciapiede.

Andrea seguì il suo sguardo.

Alla loro sinistra scorreva l’Arno. Il sole stava calando e le prime luci dei lampioni cominciavano a riflettersi sull’acqua.

Dall’altra parte, una fila di macchine parcheggiate accompagnava la strada fino a un grande arco. Oltre, la strada piegava e spariva tra i palazzi.

«Andiamo a casa mia, ti va?»

Andrea non rispose.

«Durante il tragitto ti spiego meglio. E a casa potrai provare tu stesso.»

I due rimasero a fissarsi per qualche secondo.

Un’auto passò accanto a loro e spezzò il silenzio.

«Quanto ci vuole per arrivare da te?» domandò Andrea.

Manu allungò il braccio verso il fondo della strada.

«Vedi quel palazzo laggiù?»

Andrea seguì il dito.

«Sì.»

«Ultimo piano.»

Andrea tornò a guardarlo.

«Hai la macchinetta del caffè, Manu?»

«Ho anche il caffè.»

Andrea inspirò.

«Ok. Fanculo. Che ho da perdere? Però dal momento in cui facciamo il primo passo tu inizi a parlare. Chiaro?»

Manu allungò una gamba, ma prima di appoggiare il piede si fermò.

«Sei pronto, vero?»

Andrea non rispose.

Manu sorrise appena.

«Sì. Lo sei.»

E appoggiò il piede sulle pietre antiche del marciapiede.

«Allora, Andre? Com’è andata poi dopo quella cazzata del licenziamento?»

Andrea lo guardò.

«Hai iniziato a parlare dopo due passi, ma te la faccio passare. E poi questo che c’entra?»

«C’entra, c’entra. Era l’ultima cosa che avresti dovuto fare in quel periodo.»

«Ah sì?»

«Sì.»

«E perché?»

Manu si voltò verso di lui.

«Ah, ora vogliamo fare finta che non ci conosciamo? Sono passati dieci anni, ma i quindici anni di prima sono rimasti.»

Andrea sorrise.

«Hai ragione.»

Manu gli diede una spinta sulla spalla.

«Coglione.»

Andrea ricambiò e iniziarono a ridere.

Camminarono ancora qualche passo.

«Manu, che ti devo dire. È stata dura. Ho iniziato a bere. Ogni giorno sempre di più. E non solo.»

Andrea guardò la strada davanti a sé.

«Ti ricordi le serate che facevamo qui a Firenze?»

«Certo. Come potrei scordarle? Fuori controllo.»

«Ecco. Però dopo quelle serate, per quindici giorni, ci scordavamo dell’alcol, della cocaina e delle altre stronzate.»

Fece una pausa.

«Dopo il licenziamento, quella di una sera era diventata la routine quotidiana.»

Continuarono a camminare senza parlare.

Andrea vide una lattina a terra.

Qualcosa gli partì da dentro e gli uscì attraverso la gamba.

La colpì con un calcio.

«Vaffanculo.»

La lattina rotolò lungo il marciapiede.

Manu non disse niente.

Andrea la seguì con lo sguardo finché non si fermò contro il muro.

«Ora, cazzo… sto bene.»

Riprese a camminare.

«Ho una stanza. Un lavoro da più di due anni.»

«Record.»

Andrea lo guardò.

«Esatto.»

Fece qualche altro passo.

«Ho un Honda SH 150 che è una bomba e una Suzuki SX4, che io chiamo SixSixQuattro. È ferma perché non ha l’assicurazione, ma…»

Manu gli appoggiò una mano sulla spalla.

«Lo vedi?»

Andrea smise di parlare.

«E stavi pensando anche di accettare la promozione, vero?»

Andrea alzò gli occhi su di lui.

«Giusto. Ora parla.»

Per qualche secondo Manu rimase in silenzio.

«La cosa che ti ho sempre invidiato è che avevi più paura di me e sembrava che non avessi paura di niente.»

Andrea rallentò appena.

Manu continuò.

«Io non sono mai stato come te. Le mie paure non le ho mai sapute affrontare.»

Andrea non disse niente.

«Ed è stata anche questa invidia a spingermi verso ESC.»

«Continua pure.»

«Un giorno, mentre navigavo online, mi sono imbattuto in quello che all’inizio credevo fosse un gioco.»

Manu abbassò lo sguardo.

Poi iniziò a ridere.

Andrea aspettò.

«Poi però cosa?»

Manu allargò le braccia.

«Guardami.»

Andrea lo fece.

«Ho superato soltanto tre prove. E guarda come sono adesso.»

Fece qualche passo all’indietro, continuando a camminare.

«Io credo sia questo che fa ESC. Ti mette davanti a quello che ti blocca.»

Si voltò di nuovo.

«E quando esci… qualcosa resta.»

Andrea non disse niente.

Il portone del palazzo era ormai davanti a loro.

Manu si fermò.

«Allora?»

Andrea lo guardò con gli occhi di chi non aveva ancora ben chiaro cosa stesse succedendo.

«Allora cosa?»

«Adesso saliamo e provi. È l’unico modo per farti capire.»

Gli strinse entrambe le spalle.

«Te lo devo, amico. E dopo aver provato mi ringrazierai.»

Andrea rimase immobile.

Guardò Manu.

Nella sua testa iniziarono a susseguirsi immagini che non vedeva da anni.

Manu che si prendeva una bullonata da Gianni.

Manu seduto accanto a lui mentre cercava di aiutarlo con i programmi.

Poi ancora Manu.

Le prese per il culo.

Le bullonate.

Le stronzate degli altri in officina.

Un fratellino.

Andrea continuò a fissarlo.

«Per questo lo facevo.»

Manu aggrottò la fronte.

«Cosa?»

Andrea sorrise appena.

«Niente.»

Gli afferrò a sua volta le spalle.

«Va bene. Proviamo, cazzo.»

Manu sorrise e aprì il portone.

«Non te ne pentirai.»

Continua...

Serie: ESC


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Leggendolo mi è sembrato di camminare con loro lungo l’Arno. Complimenti Daniele, sei riuscito a far emergere l’amicizia attraverso dettagli e battute, senza bisogno di grandi dichiarazioni.

    1. Grazie Cesare! 😊 Mi fa davvero piacere che tu abbia percepito il legame tra Andrea e Manu proprio attraverso quei piccoli dettagli. Era ciò che speravo arrivasse al lettore. Grazie ancora per le tue parole! 🙏