Romanzo d’amore

Smettila di guardarmi. Penso, mentre desidero che non smetta di farlo. Smettila di toccarmi. Mugugno, mentre sento le sue dita come braci sulla mia pelle che scotta e vorrei che si infilassero ancora là, proprio dove a volte fa più male. Non baciarmi. Vorrei dirgli, mentre potrei girare la testa e invece non lo faccio, resto lì, immobile e ferma. E lui mi guarda, mi tocca e mi bacia. Mi bagna con il suo sudore che cade a piccole gocce dalla fronte sul mio collo e sul mio petto. Viene dentro di me e io lo sento caldo fra le cosce e mi pulisco con il fazzoletto che è sempre lo stesso. Poi mi siedo e scendo dalla macchina, mi tiro su i pantaloni che cominciavo a sentirli stretti giù in fondo, arrotolati fino alle caviglie.

Cosa sto facendo?

Ti stai buttando via. Mia madre mi puntava sempre il dito addosso e poi mi punzecchiava sopra la spalla affinché la sua raccomandazione fosse più efficace. E io indietreggiavo perché quel dito addosso non lo volevo.

Ti stai buttando via. Mi diceva con il suo ghigno orrendo e la sigaretta nell’angolo delle labbra deformate in una smorfia. Ed era vero. Mi sono buttata via così tante volte che oramai non ho più nemmeno un valore.

Quanto prendi? Tu, quanto mi puoi dare? Quanto valgo?

Io non valgo più niente.

Mi piace quello che faccio perché mi fa sentire bellissima. Fa male, a volte, dipende da lui: se è gentile oppure se mi tratta come fossi uno straccio da strizzare per pulirci la colpa di un tradimento. Mi piace quello che faccio perché ho sempre qualche soldo in tasca che mi serve per comprarmi il rossetto che mi sta bene o a volte un libro. Magari un romanzo d’amore di quelli con la copertina rosa. E mi siedo sul mio muretto con un’aria chic mentre leggo e aspetto che qualcuno mi chiami. Allora faccio una smorfia come se mi avessero disturbata nella mia attività di ragazza normale e dico «Si?» Come se non sapessi perché mi chiamano. Mi alzo e cammino verso l’auto e anche sorrido. «Si?» Chiedo ancora e ho sulla faccia quell’aria da svampita che mi piace di me quando la provo davanti allo specchio.

Loro dicono cose stupide tipo: «Dai bel culetto, non fare la stronza e sali.» Oppure: «Guarda, guarda. Una puttana che sa leggere.» Ma io faccio finta di non sentire e mi immagino che sono gentili con me e magari invece mi chiedono «Cosa leggevi?»

Una volta ho incontrato uno che è stato davvero buono e mi ha lasciato anche tanti soldi, più di quanti ne faccio a volte in una settimana. Poi mi ha dato il suo biglietto da visita che era molto elegante e perfino profumato. Mi ha detto: «Tienilo e se ti metti nei casini chiamami.» Che forse è la cosa più carina che mi abbiano mai detto. Io mi sono presa coraggio e gli ho chiesto: «Ti va se ci vediamo anche domani sera?» E lui mi ha risposto che sì, sarebbe tornato a prendermi e avremmo fatto una passeggiata sul lungo mare. Allora io il giorno dopo ero in ansia, come una ragazzina e sentivo le farfalle nella pancia. Ho fatto la doccia dalla mia vicina di casa che ha l’acqua corrente e ogni tanto mi fa provare. Ho lavato i capelli che sono diventati così morbidi che mi sono immaginata le mani di lui mentre li accarezzava e mi diceva: «Come sono profumati.» E la mia vicina che oramai è quasi vecchia e sa tante cose, mi ha raccomandato: «Stai sempre attenta là fuori e non metterti nei casini.» E io non avevo nessuna intenzione di mettermi nei casini, che non sono mica una scema. Poi è successo che quella macchina si è avvicinata ed era un tipo che ogni tanto passa e mi ha urlato dal finestrino: «Salta su.» Ma io gli ho spiegato che non potevo e lui: «Non me ne frega un cazzo, salta su.» Allora io gli ho detto che avevo un appuntamento d’amore con il mio fidanzato e mi sono anche messa a ballare lì, in mezzo alla strada da tanto che ero felice di sentire quelle parole, come se le dicesse qualcun altro al posto mio. Ma lui forse non ha capito bene e mi ha gridato ancora: «Brutta troia sali o vengo io a prenderti.» Ed è venuto davvero. E’ sceso dalla macchina con gli occhi come un diavolo e mi ha presa per i capelli che avevo sistemato così bene. Io non volevo, ma lui mi tirava e non capiva che l’appuntamento con il mio fidanzato ce l’avevo davvero. Ho provato anche a fargli vedere il biglietto da visita, ma me lo ha strappato dalle mani e lo ha buttato dal finestrino.

Quando mi ha riportata al muretto ero conciata talmente male che all’appuntamento non ci potevo andare più. E poi perdevo così tanto sangue dietro che sono dovuta andare in una farmacia, ma mi hanno chiesto subito se avevo i soldi e io i soldi non li avevo perché non riuscivo più a trovare la mia borsa. Allora sono andata a casa e ho usato un po’ di acqua fredda dalla bottiglia che in certi casi va bene comunque.

Quando la vicina è venuta con sua figlia a trovarmi, voleva sapere come fosse andata con il mio nuovo fidanzato, ma io non stavo tanto bene e allora non sono riuscita a scendere dal letto e aprire la porta che avevo chiuso a chiave perché avevo paura che quello venisse a cercarmi ancora. «Scendo dopo io», le ho gridato da dentro. «Che adesso sono impegnata.»

Da quando sto meglio sono tornata al muretto, con il romanzo d’amore nella borsa nuova. Mi siedo e aspetto che il mio fidanzato torni a prendermi. Sono sicura che starà in pensiero e si chiederà che fine ho fatto quella sera e perché non lo chiamo che lui mi ha lasciato il numero, ma io l’ho perso dal finestrino di quella macchina e non so come fare a ritrovarlo.

Da qualche giorno c’è una ragazzina nuova, una mulatta con gli occhi grandi. La guardo e vorrei scambiarci qualche parola, ma lei fa finta di non sentire. Forse è una che non si fida tanto. Magari un giorno glielo dico che il muretto non è un posto per ragazzine e che forse mia madre aveva ragione anche se mi puntava il dito e mi dava fastidio. Magari aveva ragione lei e un altro modo c’è anche se sembra così difficile da trovare.

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Discussioni

    1. Cara Tiziana, altro non può essere quando una storia racconta pezzi di vita come questo. Ho cercato, come sempre faccio, di liberarmi da giudizi e pregiudizi e dare voce alla ragazza. Ti ringrazio di cuore per la tua lettura.

    1. Grazie Luigi. Hai usato due espressioni che mi piacciono tantissimo. Nel tuo stile. Ti sto leggendo in questi giorni, piano piano come meritano i tuoi testi. Davvero bravo. Scriverò meglio per ciascuno di essi. E grazie ancora.

      1. Touche 🤣 mi piace, mi piace… Ah io oggi ho pubblicato qualcosa di nuovo, chissà quando me l accettano! Ci terrò ad un tuo commento, anche se questo sarà sprezzante o meno, insomma… accolgo tutto con piacere!

  1. l’ho visto fra i commenti e così l’ho letto. Mi ha lasciato senza parole. Purtroppo io non ho molto tempo per leggere e commentare, ma la prossima volta continuerò la tua serie che ho iniziato ieri.

    1. Sinceramente grazie Francesca anche perché è un racconto cui tengo molto. Scrivo spesso di donne e credo che sia molto importante farlo e parlare di determinate tematiche che ci coinvolgono tutte. Se vorrai continuare su questo genere, ci sono le Storie di amanti viaggiatori ☺️ Io nel frattempo, aspetto qualcosa di tuo con tanta voglia di leggerti.

  2. Lo sprofondare della protagonista nel sublime anelito dell’amore….un’aspirazione quasi dolorosa nel sollecitare questo amore in modo lento e riservato.
    Piena di dedizione, di forza e di malinconia…una malinconia che arde profonda e struggente, forze meravigliose che si agitano nell’animo trasfigurate.
    Il desiderio del sogno dell’amore che si perde, svanisce e poi tutto è silenzio….
    Semplicemente meraviglioso.

    1. Semplicemente meraviglioso è il tuo commento che ha voluto entrare in questo scorcio di vita quasi in punta di piedi. Ammirare più che guardare e compatire, nella totalità della bellezza di questo verbo. Io non posso fare altro che ringraziarti e sperare di poter leggere presto e con infinito piacere qualcosa di tuo.

      1. Un complesso arazzo, una sorta di magico realismo ricco di spiritualità….fai vivere in personaggi cuciti attorno alle fragilità umane e alle umane bellezze.
        Tutta la tua opera è memoria, emozione e verità che trovano risonanza in ognuno di noi.
        Porti alla luce gli angoli sensibili del nostro essere umani con una narrazione appagante, coinvolgente e catartica…..qualcosa che ha in sé una straordinaria potenza…..un attimo sospeso nell’aria, un miracolo, una luce che ti riscalda dentro, un’onda immensa di passione creatrice…
        Grazie Cristiana

  3. Bel racconto Cristiana, un modo di narrare che mi si addice. Lo trovo crudo, reale e coraggioso, così come devono essere dette le cose. Un racconto di una vittima figlia di una società insensibile. Forse oggi si è tagliato anche quel dito dalle mani delle madri. Uno spiraglio di speranza tu in questo racconto lo lasci, e questo è bello quanto importante. Ciao

    1. Ciao Niño e grazie per la tua lettura e il tuo prezioso commento. Mi piace molto sperimentare linguaggi diversi perché credo nella loro molteplicità e nel fatto che ogni situazione o personaggio necessiti il suo personale per essere il più veritiero possibile. E poi sì, è vero, mi piace sempre dare un tocco di leggerezza e aprirmi alla speranza anche quando racconto di situazioni ‘complicate’.

    1. Grazie Antonio per aver compreso e apprezzato un racconto cui tengo molto. Parlo spesso di donne e cerco di farlo in maniera differente come siamo differenti noi. Se ti piacerà leggere altro di mio, ci sono le Storie di amanti viaggiatori, composte da racconti auto conclusivi, ognuno diverso nella maniera di affrontare il tema e nello stile. Grazie 🙂

  4. Wow, racconto molto bello nel suo essere crudo dietro l’apparente leggerezza della voce narrante. Mi ricorda un verso de “I Matti” di De Gregori: “I Matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato/ E a una moglie portata via da chissà quale bufera”

    1. Ciao e grazie di cuore per la tua lettura e per aver lasciato un segno al passaggio. Mi piace che tu abbia colto la ‘leggerezza’ perché, in un certo senso, è ciò che contraddistingue i miei scritti, anche quando il contenuto è in realtà tutt’altro che leggero. Ci ritroviamo presto qui su Open.

  5. L’ho trovato fra quelli messi in evidenza. La domanda è corretta: che cos’è l’amore? Che cos’è una storia d’amore? Il sesso e l’amore hanno qualcosa a che vedere? Sì, naturalmente, e senza ipocrisie. Possedere una donna è una forma d’amore. Poi passa, e lascia il sangue. Questo può accadere anche in rapporti non mercenari, sebbene tu non dica mai che la ragazza si venda per denaro. È questo che mi ha colpito nel tuo racconto. Lo spessore carnale dell’attrazione, il corpo, le sue diverse parti e le molteplici forme del “possedere” si incontrano un un aria afosa, spessa, come il desiderio e- se mi permetti- in un desiderio che si risolve nel fuoco di una soddisfazione che non lascia nulla dietro di sé se non il nulla del suo stesso soddisfarsi. Ambiguo, violento e tenero, ma di una tenerezza dolorosa. Il “fidanzato ” è il sogno di una cosa che non c’è. Ma se ci fosse, mi chiedo, e se tornasse, la salverebbe? E poi, da cosa dovrebbe salvarla?
    Bellissimo testo, perché non cerca soluzioni sul piano etico o morale ma si interroga – e ci interroga- sul senso della differenza e sullo strano fascino di quella dimensione assurda e travolgente che noi chiamiamo “passione amorosa” confondendoci in essa come in un labirinto senza uscita.

  6. Bellissimo racconto Cristina. Impressionante il modo in cui ti ritrovi in poche righe catapultato nella vita di questa donna, empatizzando con lei, passando dalla tristezza alla speranza fino alla delusione. In un racconto tanto breve ci si potrebbe parlare per ore di quelli che sono gli spunti di riflessione che lancia, solo per citarne alcuni: la violenza, la parte oscura dell’essere umano ma anche in rari casi quella buona, l’accettazione, rassegnazione, il modo di affrontare il destino o le scelte fatte. Bellissimo davvero.

    1. Grazie Vincenzo per la tua lettura e il tuo commento così articolato e a sua volta interessante. Lo apprezzo molto. Un tema non facile da trattare perché credo ci voglia una certa delicatezza e tanto tanto rispetto. Grazie ancora ☺️

  7. Cara Cristiana, leggerti è sempre un viaggio nell’animo umano, nel bene e nel male.
    Ciò che mi ha colpita è come la caratterizzazione del personaggio sia perfettamente in linea con ogni singola frase: se questa ragazza fosse reale, racconterebbe le vicende esattamente come tu le hai scritte.
    Della protagonista ho percepito la consapevolezza tanto quanto il bisogno di amore e di essere vista prima di tutto come persona. C’è una forte distinzione tra i comportamenti durante gli atti, quelli volutamente ingenui da ragazza e di chi vuole sentirsi qualcosa di più, leggendo. Ma, dopotutto, è ciò che ci rende umani: un meraviglioso miscuglio di contraddizioni.
    Il finale ha un sapore malinconico, ma non pecca di una speranza commovente.
    Il racconto mi ha lasciato una sensazione amara in bocca, provocata dall’ingiustizia subita e da tutte le altre perpetrate nel tempo. Ed è altrettanto amara la consapevolezza che questo non è solo un racconto, ma, da qualche parte, sicuramente uno stralcio di vita di qualcuno.

    1. Credo anche io che, da qualche parte o forse ovunque, c’è qualcuno che in questo esatto momento subisce una violenza oppure si porta dentro un grande dolore. Non c’è un motivo particolare che mi ha spinta a raccontare una storia come questa, se non il bisogno di provare a sentirmi anche io in questo modo e cercare di azzerare ogni distanza. Potrei esserci io stessa lì, oppure mia madre o mia figlia. Sono realtà talmente vicine che basta solo socchiudere un po’ gli occhi. Ho anche cercato di darle ‘colore’ perché mi piace sempre grattare e trovare la speranza che ciascuno custodisce, anche se magari non lo sa. Quella specie di motore che ti fa sentire leggero anche quando tutto è davvero pesante. Forse è l’unico modo per farcela. Grazie Mary.

  8. Ad un certo punto… ho avuto come una morsa allo stomaco. Misto tra tenerezza e dispiacere; una cosa difficile da spiegare.
    È stato un racconto bellissimo che ha dato testimonianza di alcune realtà che purtroppo ci sono ancora. COMPLIMENTI

  9. Prima di tutto ti faccio i complimenti per lo stile molto coinvolgente ed il tuo excursus psicologico della protagonista di cui si sente una forte presenza ed empatia. Confermo che mi ha abbastanza impressionato il tema e gli eventi che la coinvolgono tanto da sentirmi male.
    Con ciò mi sento di condividere è una riflessione a cui spero di ricevere qualche risposta: non sono riuscita ad inquadrare il genere e il messaggio che volevi mandare.
    Questo raccontino è classificato come di argomento amoroso ma, mentre la protagonista è ben caratterizzata, il ragazzo non sembra avere nemmeno una personalità definita, sembra solo essere gentile; non ha nemmeno una scena sua, ci viene solo raccontato come è fatto; oltre al fatto che non sembra avere nemmeno questa grande valenza nella maturazione della protagonista. Lei stessa si preoccupa un po’ di lui ma poi pensa subito ad altro senza un diretto collegamento che l’incontro con quel ragazzo gli abbia aperto gli occhi su qualcosa. Quindi più che d’amore mi è sembrato che il genere fosse di narrativa, in particolare di denuncia sociale.
    Riguardo alla morale, ho letto nei commenti che lo scopo era fare una differenza tra schiavitù e prostituzione ma non si fornisce un contrasto tra due personaggi che incarnano questi due concetti, quindi non l’ho trovato intuitivo. Mi è sembrato piuttosto che si volesse fare un discorso informativo sulla vita di una prostituta senza però indagare delle motivazioni un po’ più profonde per cui si sceglie una certa strada rispetto al semplice: “Mi piace farlo” il che è paradossale visto quello che subisce quotidianamente.
    Insomma ho avuto l’impressione che si volesse mettere tanti argomenti in un racconto piccolo e che alla fine non si sia riusciti a dare il giusto spazio ad ognuno.

    1. Ciao Alisea e benvenuta su Open. Ti ringrazio per la lettura e soprattutto per il commento così articolato che non è sempre scontato aspettarsi. Innanzitutto mi fa piacere essere riuscita a coinvolgerti in una tematica cui tengo molto e di cui non è facile scrivere, immagino nemmeno leggere. Mi rendo conto di essere stata piuttosto esplicita, ma ritengo fosse giusto dare voce a lei e non a me, togliendo di mezzo la censura di linguaggio ed emotiva che certamente non appartiene a questo personaggio. Detto ciò, cercherò di rispondere con ordine alle tue domande. Tratto abbastanza spesso questo genere di tematiche e, per evitare incomprensioni, di solito categorizzo i miei testi sotto la voce ‘narrativa’, a meno che facciano parte della serie che ho attiva ora e che esplicitamente riguardino l’amore. In questo caso, sono convinta che in fase di pubblicazione, mi sia sfuggita l’omissione oppure l’errore che potrei anche pensare di correggere. Certamente non è un racconto d’amore nel significato ‘canonico’, oppure, se vogliamo, lo è comunque anche se non come forse il nostro modo di pensare tende a categorizzare. Se la osservo bene, parlo della protagonista, lei a un certo punto della vicenda pare quasi essere o sentirsi innamorata. Io cerco di raccontare e tendo a mettermi nei panni dei miei personaggi, a identificarmi con loro prima di parlarne e difficilmente troverai nei miei testi un mio giudizio. Quindi, accolgo il tuo consiglio, però ci penserò su per capire se, forse, questa categoria, ci può comunque stare.
      Certamente la distinzione fra schiavitù e prostituzione non è intuitiva all’interno della narrazione e nemmeno troverai indicazioni nella psicologia dei personaggi che ti aiutino a cercare quella sottile linea di demarcazione. Essa si trova all’interno, nella stessa protagonista. Nella sua totale incapacità di sentire l’orrore su di sé e attorno, offuscato da quella sua incoscienza quasi innata che le fa trovare barlumi di bellezza anche in tanta bruttura e volgarità. Non credo sia facilissimo da spiegare da parte mia. Non è certamente mia intenzione assolvere la prostituzione, volevo però fare quel passo in più che ci fa scavallare verso qualcosa che è assolutamente peggiore, ossia la schiavitù, fisica e psicologica di chi non si rende conto della propria condizione. Ecco perché ho voluto creare esagerazioni e iperbole nel suo atteggiamento che pare remissivo, ma va ben oltre la remissività. Si tratta di totale e incondizionata accettazione della propria situazione che lei non percepisce, non sente, non vede. Il suo ‘mi piace farlo’ è sconcertante per noi, ma non lo è per lei che non riesce a trovare altre parole per parlare di sé.
      Infine, ti avviso che, leggendomi, non ti sentirai mai appagata fino in fondo, perché io sono quella che lascia sempre le cose ‘sospese’, a metà. Non per mancanza di tempo o di idee, ma semplicemente perché, come lettrice, trovo stimolante che mi venga lasciato il mio giusto spazio. I miei finali sono aperti, i personaggi appena accennati, come una pennellata qua e là. Gli argomenti, anche quelli più drammatici, toccati con leggerezza e poi io fuggo. Mi piace leggere e scrivere così. Grazie ancora Alisea, per le tue domande che mi hanno veramente fatto piacere e stimolata nella risposta. Ti aspetto ancora, quando vuoi.

      1. devo dire che ci sta, è uno stile che può piacere o non piacere. un po’ impressionista se così si può dire. non mi ha dato fastidio il fatto che fosse esplicito, anzi, è quello che cerco in generale da una lettura: emozioni anche forti.

  10. cara Cristiana, un’altra tua escursione ‘oltre’ l’amore, in quella zona sospesa dove anche le parole perdono significato. Ma forse questa storia fa un po’ meno male di altre, perché in fondo siamo abituati ad accettare che chi vende il proprio corpo lo faccia soltanto per il denaro…

    1. Caro Furio. Vorrei dire tante cose su questo tema che mi sta davvero a cuore, ma certamente questo non è l’ambito. Butto lì solamente un concetto, perché vorrei che si riflettesse sulla differenza fra prostituzione e schiavitù. Io, per come è la mia natura, sono dalla parte delle donne, anche se non è sempre facile. Grazie. Un tuo passaggio mi fa sempre tanto piacere.

      1. Volevo aggiungere che la tua narrazione è tesa, rapida, coinvolgente; quasi ci volessi dietro al muretto a spiare tutto. Ho sempre pensato che non ci sarebbero ‘ragazze di strada’ senza maschi dalla sessualità disturbata.

        1. Grazie Furio, sia per il tuo apprezzamento tecnico, ma anche per aver espresso il tuo pensiero, di cui non dubiterei mai😊

  11. La cosa più brutta è che è così ovunque e, probabilmente, da sempre. Donna come oggetto d’uso, spesso anche in matrimoni mal cresciuti. Uomo schiavo del suo “ruolo” dal quale non riesce ad affrancarsi, quasi non gli interessi di essere migliore. Come scritto poco fa in un commento al bel racconto di M. Luisa: “il mondo non cambierà, non subito, quindi beati noi che lo vorremmo migliore. Il tuo scrivere, cara Cristiana, ha una potenza che devasta, ara l’anima e ti mette spesso con le spalle al muro e questo è grande! Grazie! Un abbraccio.

    1. Grazie a te Giuseppe e alla tua sensibilità. Il mondo non è poi così brutto ai suoi occhi e lei riesce ogni giorno a ritagliarsi uno spicchietto di sole, nonostante tutto. Che belle parole hai speso per la mia scrittura. Parole che mi indicano la strada giusta. Un forte abbraccio.

    1. Grazie Nicola per la tua lettura e per avermi lasciato un commento. Lo apprezzo molto. Credo spesso si tratti di ingenuità, o forse inconsapevolezza. Oppure semplicemente ci sono persone naturalmente buone che, nonostante situazioni drammatiche, riescono a cogliere il bene.

        1. Spesso penso che in una situazione così, diciamo ‘diversa’ dalla mia condizione attuale di just born lucky potrei esserci io, o peggio ancora, uno dei miei figli. E allora perché non rifletterci un po’ sopra? Grazie ancora Nicola

  12. Di roba tua scritta bene ce n’è tanta, ma questo racconto è riuscitissimo Cristiana, veramente molto brava. A partire dal linguaggio, sicuramente voluto e ponderato, è cosa difficile calarsi bene nel personaggio. Poi ci sono le sensazioni di questa prostituta, una dietro l’altra, che restituiscono a chi si vende per strada un’umanità che tendiamo a dimenticare. Le hai esposte sinteticamente, ma con un’efficacia impressionante. Infine non hai tralasciato l’altro lato della faccenda, i clienti: gente rozza e volgare, tra i quali è un caso più unico che raro trovare qualcuno capace di mostrare gentilezza.
    Per me 10 e lode.

    1. La tua particolare sensibilità di scrittore e soprattutto di persona verso queste di tematiche si riflette in quello che scrivi e anche nei giudizi così profondi che spendi per questo genere di racconto. Io non posso fare altro che ringraziarti anche perché spesso, lo ammetto, prendo spunto da te. Grazie e un abbraccio

  13. Che bello, Cristiana! Crudo e dolce allo stesso tempo. Una scrittura sintetica, veloce, eppure profonda e chirurgica. Invidio tanto la tua capacità di cogliere i frammenti di vita dei tuoi personaggi e mostrarceli dall’interno, con delle istantanee concise e dettagliatissime. Come al solito: un altro gioiello.

    1. Grazie! Che belle parole hai speso per il mio racconto, soprattutto quando mi dici che sei riuscito a percepire lei dall’interno. È ciò in cui volevo principalmente riuscire, per mostrarla senza farle sentire addosso il peso del giudizio. Quando sono i nostri personaggi a rivelarsi significa che siamo riusciti nell’intento di lasciare loro il giusto spazio. Grazie ancora

  14. La tua mano si manifesta inconfondibile in ogni personaggio a cui dai vita calandoti nella sua psiche tanto da farmi immaginare che tu abbia effettuato uno studio di quella personalità prima di scriverne. Sono davvero una ferita che lacrima i desideri e le aspirazioni di questa ragazza, il pensiero che quello che per alcuni è uno sbocco naturale verso il quale lasciarsi trasportare, per altri si tramuta in un sogno irrealizzabile, anzi irrealistico. Mi ha colpito molto il modo in cui hai rappresentato la dignità di una persona calpestata dalla superficialità e dalla supponenza di chi la circonda, che la tratta come se fosse un sub-umano che non ha diritto di essere considerato come tutti gli altri. Davvero toccante.

    1. Grazie Roberto per un analisi così approfondita e accurata del racconto. Però la risposta è no, nel senso che ho un po’ perso l’abitudine allo studio o forse mi sono un po’ stancata. In realtà bussano è vengono fuori dalla penna, fanno un po’ tutto da soli. Mi piace così, perché è come dare loro il giusto spazio. A volte mi sembra di essere una medium in trance, una da quelle di film horror 😅 non saprei come altro spiegarlo. Grazie e un abbraccio forte

  15. “Magari un giorno glielo dico che il muretto non è un posto per ragazzine e che forse mia madre aveva ragione anche se mi puntava il dito e mi dava fastidio. Magari aveva ragione lei e un altro modo c’è anche se sembra così difficile da trovare.”
    mi è piaciuto tantissimo questo finale. Rende bene quella gabbia che a volte è l’incapacità di cambiare, pur volendolo con tutto il cuore.

  16. Brava Cristiana, mi sei piaciuta tantissimo! Come in ogni tuo scritto, anche qui mille sfumature, mai ne bianco, ne nero, ma un giusto equilibrio tra una realtà cruda e amara, che a volte non lascia scampo, e i sogni, le illusioni che per sopravvivere ci portiamo stretti nel cuore.
    Come un medico esperto che si prende cura di una ferita, sai quando calcare la dose, perché è così che si guarisce, e quando mollare la presa per darci un poco di fiato. Adoro l’umanità del tuo sguardo, che narra senza giudicare mai. Ci sente meno soli.

    1. Non credo che riuscirei a guardarmi attorno con un occhio meno umano e il pregiudizio proprio non riesco né a comprenderlo e nemmeno a sentirlo. Certe storie vanno semplicemente narrate. Grazie per le tue preziose parole.

  17. Una storia molto realistica, tra sogni, illusioni e cruda realta`. Sono rimasta colpita dalla tua capacita` di raccontare il bisogno d’amore di una delle tante ragazze la cui madre potrebbe dire “Ti stai buttando via”.
    Hai saputo calarti senza pregiudizi nella vita di questa figura femminile non facile da narrare senza moralismi
    o pietismi e superando ogni pudore. Bravissima.

    1. È una storia realistica semplicemente perché siamo circondati da realtà come questa, ci viviamo dentro. Il pregiudizio non serve e fa male soprattutto a chi lo vive. Grazie Maria Luisa per la tua lettura.

  18. Sono ammirata, Cristiana, io non so affrontare questo genere di narrazione. Tu lo fai con eleganza, passione e compassione e coraggio, dal mio punto di vista. È una lettura che lascia il segno.

    1. Grazie Francesca, in realtà anche tu sei molto brava a scrivere di donne e, in certi casi, lo fai con mille colori che le rendono bellissime anche se quello che le circonda è in bianco e nero. Così possono splendere ancora di più.

  19. Sei stata molto brava ad adattare lo stile alla particolare situazione oggetto della narrazione. Mi ha davvero colpito il modo in cui hai fatto parlare la protagonista, quasi da essere lì con lei ad ascoltare il suo racconto.
    Veramente molto bello!

  20. Una storia aspra, tristissima piena di violenza che assale e sommerge la giovane vita di una ragazza. Una storia come tante, eppure colpisce come se fosse unica.
    Brava Cristiana. Il tuo tocco si sente sempre.