Rosso

Da quando il dottore aveva spostato lo studio in quella specie di capannone industriale, lui non c’era più stato e chissà per quanto tempo ancora avrebbe procrastinato.

Si sentiva bene, ormai da molto tempo.

Era infatti riuscito a trovare un equilibrio, tra vita lavorativa e famiglia, era soddisfatto, si era persino iscritto in palestra e si sentiva appagato.

Malgrado il virus, il momento complicato e le apprensioni, buttandosi nel lavoro era riuscito a tenersi occupato e a casa non c’erano problemi.

Lavorando molto però l’ansia e lo stress stavano affiorando di nuovo.

Quando era stato deciso il lockdown anche la paura, il panico e la malinconia si erano fatti largo.

E anche la rabbia.

D’un tratto, una seduta era diventata urgente e necessaria.

La sua attività appena riavviata con tanto sacrificio e soddisfazione avrebbe dovuto chiudere nuovamente e chissà per quanto tempo.

In quelle lunghissime notti inquiete, quando non riusciva a dormire, aveva pensato che forse il colore rosso della zona del suo comune non era casuale.

Rosso come il colore del suo viso per la rabbia che provava.

Si sentiva un fascio di nervi, non poteva lavorare, non poteva andare in palestra, ma faceva fatica anche a stare a casa, visto che la moglie lavorava senza sosta dalla sala ed i ragazzi dovevano seguire le lezioni a distanza, dalle camere e dalla cucina. E quando non studiavano…. discutevano.

Insomma, gli era rimasto davvero poco spazio…. In casa ed anche in famiglia.

Rosso come l’inferno.

Si sentiva proprio caduto all’inferno. Erano diversi, diventati tutti ansiosi, preoccuparti ed arrabbiati, bastava un calo di corrente per farli litigare e a cena non volava una mosca.

Mentre cercava di riordinare i pensieri, era in sala d’attesa, solo.

La stanza era spoglia, ma non ci aveva fatto troppo caso, visto quanti pensieri aveva in testa.

I suoi lineamenti erano contratti da una smorfia di rabbia. Pensando alle libertà di cui si sentiva privato si torceva spasmodicamente le mani e sembrava incapace di trattenere la furia dentro di sé.

Si era vestito con un completo elegante, voleva fare buona impressione al dottore e si era ripromesso di non rivelargli subito tutti i suoi affanni.

Appena arrivato il suo momento, invece, entrò e si sfogò.

Il terapeuta gentile come non si ricordava non si scompose e lo fece parlare.

Poi con molta calma, gli ricordó tutti i problemi causati dalla rabbia: difficoltà digestive, contratture muscolari, insonnia, emicrania, ma anche ulcera o calcoli e persino problemi agli occhi.

La vita è già tanto complicata che non serve complicarla ulteriormente.

 Gli consigliò di sfruttare questo momento difficile come un’opportunità per conoscere meglio se stesso e chi gli era vicino, aiutando il prossimo come meglio poteva.

Uscito dalla seduta un po’ perplesso decise comunque di provare e tornò a casa con le pizze per tutti.

La moglie era felice di trovare la cena pronta ed i ragazzi erano contenti per la sorpresa e per quell’aria di leggerezza e di festa che si era creata.

Mentre rincasava si era accorto che rosso era anche il colore della sua pizza preferita, del suo gatto adorato e del sole che stava tramontando sul mare.

A volte bisogna iniziare a guardare le cose da un’altra prospettiva, o almeno provarci.

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Discussioni

  1. Ciao Martina, il rosso è un colore che può dare vita a molte suggestioni. Il tuo racconto ha espresso in pieno l’angoscia che turba molti di noi in questo momento, la sensazione che ci sia stata tolta la terra sotto i piedi. La prostrazione mista a rabbia. Ma e giusto, come tu dici, guardare quanto accade da più di una prospettiva e quella che regali al tuo protagonista è sicuramente la migliore

  2. Lungimirante questo invito a vedere le cose positive, sebbene tu abbia descritto a meraviglia il clima di tensione che regna ormai in tutte le case, in tempo di pandemia. Brava! Alla prossima, Martina. Ciao.

  3. Ciao Martina, grazie per aver partecipato al LAB di questo mese con questo racconto di caduta e rinascita in tempo di pandemia. Molto bello il parallelismo col colore rosso, e la morale è chiara. La pizza è sempre una buona idea

  4. Come non comprendere lo stato d’ansia da prigionia?
    Qui a Milano, durante il primo lockdown, si sentivano solo Ambulanze ed il sibilo degli scooter elettrici (quelli in sharing).
    Mi piace molto che la pizza alleggerisca la tensione (io la adoro), per fortuna adesso abbiamo il lievito! 😀

  5. Eh già, tramutare la rabbia in qualcos’altro è un esercizio che dovremmo provare tutti. È sempre possibile vedere le cose da un’altra prospettiva e, in molti casi, è anche utile. Grazie Martina per aver partecipato al Lab 🙂