Sabato pomeriggio
Serie: Due sorelle
- Episodio 1: Sabato mattina
- Episodio 2: Sabato pomeriggio
- Episodio 3: Domenica mattina
- Episodio 4: Domenica pomeriggio
STAGIONE 1
Il suono metallico del campanello fece sobbalzare Simone. Il ragazzino si lanciò oltre la sua camera e sfrecciò lungo il corridoio. Ludovica lo aveva preceduto e stava allungando la mano verso la maniglia della porta. Simone scivolò sul pavimento e con un salto andò a frapporsi tra la sorella e la porta.
«Ma sei pazzo?!» tuonò Ludovica.
«Apro io» disse Simone con un largo e innocente sorriso.
La sorella si spostò e lasciò spazio al fratello.
Simone si assicurò la presa della maniglia e poi guardò Ludovica con uno sguardo così tenero e patetico, come un leoncino spelacchiato.
«Oh ma fai sul serio?» chiese Ludovica incrociando le braccia.
«Per favore!» implorò il ragazzino.
La sorella sbuffò un “va bene” e se ne andò.
Simone attese qualche secondo, e appena sentì chiudersi la porta dietro Ludovica, finalmente aprì al suo primo amore.
«Ciao Angela!» disse con entusiasmo. La voce gli uscì più acuta del solito. Tossì due volte. «Volevo dire…ciao Angela» ripetè sforzando la voce per dargli un suono più grave e limitando il suo entusiasmo. Non doveva apparire troppo felice per quell’incontro.
La ragazzina lo guardò perplessa ed entrò incerta dopo l’invito di Simone.
Il ragazzino sospirò, aveva collezionato la prima figuraccia prima ancora che lei entrasse. Condusse la sua ospite in camera sua.
«Sei molto ordinato…» commentò Angela. «Camera mia è un disastro invece» continuò ridendo.
«Posso immaginare…anche le mie sorelle sono disordinate» disse Simone. «Se vuoi puoi appoggiare il violino sul letto e il giacchino…ehm» si guardò attorno, «il giacchino lo appendiamo dietro la porta?» disse con un sorriso gentile.
Angela gli consegnò il giubbotto e aprì la custodia del violino mentre Simone chiudeva la porta e appendeva la giacca della ragazza.
«Oh hai un 4⁄4» disse Simone notando che il violino di Angela era più grande del suo.
«Sì, tu invece?»
Simone prese in mano il suo violino.
«Ancora con il 3⁄4» disse un po’ imbarazzato. Lei aveva un vero violino mentre lui ancora quello da bambini. Di certo questo non lo aiutava a sembrare più maturo, pensò avvilito.
«Allora…come vogliamo fare? Vuoi dare tu l’attacco o…» chiese Simone dopo che ebbero accordato gli strumenti, quantomeno avevano provato ad accordarsi girando un po’ a caso i tiracantini, le rotelle alla base del ponticello.
«Dai pure tu l’attacco» disse Angela.
Simone posizionò bene il leggio tra loro due, aprì il libro alla pagina del loro duetto e si sistemò il violino bene sopra la spalla sinistra. Il profumo dei capelli di Angela misto all’odore della pece spalmata sui due archetti gli fece battere forte il cuore. Si ordinò di tenere la concentrazione e diede l’attacco. I due piccoli violinisti stonarono già alla seconda nota e si interruppero immediatamente.
«Ho sbagliato io…» disse mortificata Angela.
«Ho fatto un Fa anziché un Fa diesis.»
Simone le sorrise per tranquillizzarla.
«Non fa niente…riproviamo?»
Angela annuì e i due si rimisero in posizione. Il secondo tentativo andò meglio. Arrivarono quasi a metà della prima riga. Avevano da fare due pagine.
“La finiremo nel duemilamai…” pensò amareggiato Simone. Sperava di ritagliarsi un piccolo spazio di tempo con la sua bella e magari riuscire a dirle cosa provava per lei.
Le prove continuarono, migliorarono sempre di più, nota dopo nota, battuta dopo battuta. Più si allungava il pezzo che riuscivano a suonare insieme, più risultavano scoordinati con il ritmo.
«Dovremmo usare un metronomo» propose Simone.
«Lo odio quel coso…»
«Anch’io.»
Simone guardò lo spartito pensieroso.
«Facciamo così» disse con la soluzione ideale. «Tengo il ritmo io, battendo il piede, va bene?»
Angela annuì e i due ripresero a suonare.
La loro coordinazione migliorò drasticamente e in poco tempo riuscirono a finire tutto il brano.
A Simone tornò la speranza di poter concludere la sua missione.
«Pausa?» propose Angela.
«Sì…non mi sento più le punte delle dita» rispose ridendo Simone.
I ragazzi poggiarono i loro strumenti nelle custodie e si stiracchiarono le braccia.
«Hai sete? Vuoi un succo?» chiese gentilmente il ragazzo.
«Sì, grazie.»
Simone guidò Angela in cucina.
“C’è silenzio…troppo silenzio” pensò passando accanto alla camera delle sue sorelle. Irene era ancora agli allenamenti in piscina? E Ludovica? Cosa stava facendo chiusa in camera sua? Possibile gli avesse concesso finalmente un po’ di privacy? Era per caso morto e quello era il paradiso?
La porta della camera delle ragazze si aprì e sbucò Ludovica.
“No, sono ancora vivo” penso ironicamente il ragazzo.
«Avete già finito? Non male ragazzi, anche se dovete stare attenti all’intonazione» disse Ludovica avvicinandosi. «Soprattutto tu Simo, eri molto calante in alcuni punti» e tornò a sorridere all’amica del fratello. «Ciao, io sono Ludovica, la sorella di Simone» si presentò alla ragazzina.
Angela avvampò in volto e balbettò mentre si presentò.
«So benissimo chi sei…è…non so se darle il lei…maestro?»
Ludovica scoppiò a ridere. «Ma non c’è bisogno, mi fai sentire vecchia così!»
Angela sembrò rilassarsi. «Sei una leggenda al conservatorio…voglio dire i tuoi concerti al pianoforte, le composizione per l’orchestra e…»
«Mia sorella è un genio» interruppe seccato Simone. «Sì, lo sappiamo, lo sa tutta la Nazione…lo sa tutto il continente!»
«Esagerato» disse con finta modestia Ludovica.
«Simo ma dove sono finite le buone maniere? Non offri niente alla nostra ospite?»
«Certo! Stavo appun…»
«Vieni Angela, mio fratello certe volte si dimentica come ci si comporta, ma in fondo è un bravo bambino.»
Bambino.
Quella parola rimbombò nella sua testa per qualche secondo e non si accorse neppure che le due ragazze erano già in cucina.
La porta d’ingresso si aprì ed entrò Irene con la borsa della piscina a tracolla.
«Sono a casa!» urlò dall’ingresso.
Simone passò la mezz’ora successiva a subire lo one woman show delle sue sorelle, dai concerti di Ludovica alle partite di pallanuoto in serie A2 di Irene. Angela ascoltava rapita e ammirata quelle due ragazze. Simone la guardava sconsolato. Avrebbe voluto essere guardato con la metà dell’entusiasmo e stima con cui la ragazzina guardava le sue sorelle.
Finalmente vennero a prendere la ragazzina e quella tortura finì. Simone accompagnò la sua ospite alla porta. Ludovica e Irene lo avevano finalmente lasciato solo, era il suo momento.
«Davvero simpatiche le tue sorelle!» disse Angela mettendosi il giubbino addosso. «Sei davvero fortunato…io sono figlia unica» aggiunse con un velo di malinconia.
«Il ragazzo più fortunato del mondo» rispose Simone sarcasticamente.
Tornò serio. Il cuore iniziò a battere incessantemente.
«Angela…io…»
«Sono stata bene oggi» disse la ragazza con un sorriso dolce.
Simone sentì il cuore battere così forte che temette gli stesse per uscire.
«Ci speravo sai, quando hanno dato i duetti, di finire con te.»
Simone stava per svenire.
«Speravo di poter conoscere tua sorella Ludovica.»
Il cuore di Simone si fermò.
«Cioè anche Irene è simpatica, non fraintendere, ma Ludovica è una vera leggenda» e sospirò con aria sognante.
La vista di Simone tornò lentamente a fuoco, mentre la mente era ancora bloccata a riavvolgere ininterrottamente le parole uscite dalla bocca di Angela.
Il suono di un clacson fuori casa si fece più insistente.
«Devo proprio andare ora…allora ci vediamo.» disse la ragazza.
Simone scosse la testa e borbottò appena un “ciao”.
«Salutami tua sorella!» gli gridò da lontano.
Simone chiuse la porta più violentemente di quanto non desiderasse fare.
Stava iniziando a realizzare che la ragazza di cui era innamorato aveva una cotta per sua sorella. Sua sorella! La rabbia e la delusione stavano rapidamente montando su. Praticamente Ludovica era una rockstar agli occhi di Angela. Rockstar? Gli occhi di Simone brillarono improvvisamente.
«Che è successo? Hai chiuso la porta per caso?» chiese ironicamente Irene.
Simone la ignorò e si diresse verso camera sua.
«Ma come è simpatica la tua amica, Simo» disse allegra Ludovica.
«Un amore…» sussurrò mentre dribblava la sorella per entrare in camera.
«Stasera hot dog con la cipolla?» propose Ludovica che conosceva bene i gusti del fratellino.
«Io ci sto!» disse prontamente Irene.
Simone prese il bordo della porta.
«Non ho fame» disse chiudendo fuori le sue sorelle.
Stava per scoppiare in lacrime ma agguantò le cuffie, le mise rapido attorno alle orecchie e il suono della musica degli AC/DC fece il resto. Sdraiato a letto rivisse tutta la giornata come sarebbe dovuta andare. Sentì appena bussare alla porta, delicatamente. Ignorò il rumore e tornò a concentrarsi sulla musica. Attorno a lui comparvero Ludovico e Ireno. I fratelli gli sorrisero e iniziarono a far finta di suonare le chitarre elettriche. Simone si unì a loro. Si fermò sentendo le sorelle dietro la porta parlottare tra di loro. Guardò la porta, e una lacrima solitaria gli rigò la guancia.
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