
Salsa barbecue? (1)
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Estrasse il cellulare dalla tasca dei jeans e controllò l’ora; mancavano tre ore. Tornò allo scaffale dei gialli, dove Christie occupava quasi un ripiano intero. Gli venne in mente la faccia che aveva fatto Jeremy quando il direttore gli aveva mostrato il costume che avrebbe indossato alla sfilata. Rise, convinto che quella sarebbe stata la loro ultima sfilata. Controllò di nuovo l’ora, accorgendosi che non erano passati neanche dieci minuti dall’ultima volta. Se continui così fulminerai la batteria, pensò Michael.
Saltò la sezione dei fumetti e varcò la soglia del suo mondo. Poe, Lovecraft, King e Jackson lo guardavano dall’alto dei loro ripiani, ma erano passati i tempi in cui Michael ragionava su quale titolo portare a casa; ormai di loro aveva letto tutto. Chissà se un giorno tra quei libri ci sarebbe stato il suo romanzo. Prima dovresti scriverne uno, pensò.
Da un angolo dello scaffale la testa di medusa lo fissava atterrita, gli occhi sgranati e la bocca spalancata in un urlo muto. Rabbrividì; era la prima volta che un romanzo gotico gli incuteva timore per davvero. Ed era solo la copertina.
Scelse tre volumi, tra cui il manuale di scrittura di un prestigioso autore. Fece qualche calcolo a mente, poi decise di riporne due, tenendo il manuale.
Uscì dalla libreria reggendo un sacchetto rosso. Si voltò a destra a contemplare i negozi; di profumi ne aveva, ed era presto per un gelato. Guardò a sinistra, altri negozi; sono soddisfatto del mio guardaroba, pensò.
Girovagò per il centro commerciale, controllando l’ora di tanto in tanto. Dopo un po’ gli parve che i commessi iniziassero a guardarlo di sottecchi, chi con aria sospetta, chi ridendo sotto i baffi e sussurrando qualcosa al collega. Si sentì un idiota. Poco oltre il supermercato c’era una panchina; si sedette e iniziò a sfogliare il manuale.
“Ciao” disse una voce davanti a lui.
Michael alzò lo sguardo. A chiamarlo era stato un bambino che, a giudicare dall’altezza e dalle macchie di gelato sul colletto, non poteva avere più di sei anni.
“Ciao” rispose Michael. Lui e il bambino rimasero qualche istante a contemplarsi l’un l’altro. Michael avrebbe voluto chiedergli dov’era sua madre. Preferì aspettare.
“Non trovo più la mia mamma” disse il bambino.
“Mi dispiace…” disse Michael. Indugiò pensando a cosa fare; non si era mai trovato in una situazione simile. “Ti ricordi dove siete stati l’ultima volta che eravate insieme?” disse infine.
Il bambino corrugò leggermente la fronte mentre cercava di ricordare. “Qui all’OP store” disse. “Ha comprato dei coltelli da cucina per il papà.”
Michael annuì. “Come ti chiami?”
“Tommy.”
“Senti Tommy, che ne dici se aspettiamo la tua mamma? Qui, insieme.”
Tommy sorrise. “Va bene” disse, e si sedette sulla panchina di fianco a Michael.
“Gelato al cioccolato e topping alla fragola” tentò a indovinare Michael, indicando le macchie sul colletto di Tommy.
Il bambino scosse il capo. “Salsa barbecue” disse. “Me l’ha messa il mio papà sul collo, mentre mia sorella preparava il brodo.”
“Simpatico, il tuo papà.”
“Mica tanto” rispose Tommy abbassando lo sguardo. Michael serrò le labbra e annuì lentamente con un cenno del capo.
“Capisco.”
“Ti piace la salsa barbecue?” chiese Tommy.
“In realtà non ne vado matto” mentì Michael. Lui odiava la salsa barbecue a dire il vero, e se gli capitava di averne in casa era per quando Jeremy si fermava a cena. Controllò l’ora. Mancava un’ora e mezzo alla sfilata. Il tempo passava, e Michael iniziava a preoccuparsi per Tommy.
“Tommy!” urlò una donna da qualche parte nel corridoio. Michael si voltò in quella direzione. Una signora bionda correva verso di loro; lottava per non inciampare e usava la borsetta in pelle come volano per non perdere l’equilibrio sui tacchi a spillo.
“Mamma!” esclamò Tommy, e le corse incontro. Lei posò le borse che aveva in mano e lo accolse baciandolo.
“Lei…” disse la donna rivolgendosi a Michael e fissandolo per qualche istante. Devo avere i capelli pettinati male, pensò Michael. O qualcosa tra i denti.
“Lo ha controllato fino ad ora?” chiese la donna.
“Sì, signora” confermò. “È un bambino delizioso.”
La donna sembrava stupita, quasi che Michael avesse detto qualcosa che solo lei poteva sapere.
“Sì, è un bravo ragazzo” disse infine.
Michael sorrise.
“Michael” disse porgendole la mano.
“Anna” disse lei stringendogliela. Michael si sentì divorare dal suo sguardo. Si accorse che si era avvicinata, e un brivido gli percorse la schiena quando percepì lo struscio dei capezzoli duri di lei attraverso il cotone leggero del suo maglione. Stai scavando un buco nell’acqua, pensò e dovette trattenere una risata.
“Non so come ringraziarti” disse Anna.
“Non ce n’è bisogno” rispose lui, arrossendo.
“Beh…” attaccò lei mordendosi un labbro, “potresti venire a cena da noi.”
“Non è…”
“Insisto” esclamò Anna.
Michael indugiò un istante, pensando, ma lo sguardo supplichevole di Tommy lo obbligò ad arrendersi.
“Ci sarò” si arrese infine.
Anna gli passò l’indirizzo di casa, poi si salutarono. Michael restò a guardarla mentre se ne andava con Tommy, tenendolo stretto per l’avambraccio. Si chiese se quella donna avesse tutte le rotelle a posto, e quasi si pentì di non aver inventato una scusa che lo rendesse occupato sette sere a settimana. Controllò il telefono; era ora.
La sfilata non gli sembrò male, ma Jeremy lo obbligò a svignarsela subito dopo la fine. Bevvero qualcosa al Gracy’s, poi Michael riaccompagnò a casa il suo fidanzato.
Fece una doccia al volo, si vestì ed era pronto per uscire di nuovo. Stava per varcare l’uscio di casa quando notò una luce provenire dalla cucina. Accese le luci e andò a controllare.
La porta del frigorifero era aperta. La richiuse, spense le luci e varcò la soglia della cucina, quando un cigolio alle sue spalle lo obbligò a voltarsi. La porta del frigo era ancora aperta. Riaccese la luce, tornò in cucina e cercò di riordinare vasetti, contenitori e confezioni di formaggio.
A bloccare lo sportello, nascosto in un angolo, era un tubetto di salsa barbecue.
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
“Chissà se un giorno tra quei libri ci sarebbe stato il suo romanzo. Prima dovresti scriverne uno, pensò.”
Bellissima!
Un altro racconto nelle tue corde, ovvero quelle della tensione sottile, solo a tratti riconoscibile, che può restare nascosta così come svelarsi tutto a un tratto, senza particolari preamboli.
Se posso permettermi una nota, personalmente avrei reso meno scorrevole la parte in cui Micheal accetta l’invito a cena. Forse è la mia parte più riservata a parlare ma, ho avuto l’impressione che abbia acconsentito un po’ troppo in fretta 😅 ma pensandoci, in effetti, la riga in cui viene detto che si pente di non aver inventato una scusa compensa già una buona parte.
Ciao! In effetti, non hai tutti i torti… vedrò in caso di revisione di tenerne conto 😉
Grazie come sempre Gabriele
“e quasi si pentì di non aver inventato una scusa che lo rendesse occupato sette sere a settimana. “
Questo passaggio mi è piaciuto
Sei stato davvero bravo a cospargere il racconto di piccoli indizi che fanno accapponare la pelle. Quando ci sono di mezzo i bambini, confesso, le storie mi terrorizzano particolarmente. Non saprei cosa aspettarmi da quell’invito a cena, ma, credo, niente di buono. Mi piace come hai analizzato il personaggio di Michael, soprattutto nella prima parte, ma anche nei dialoghi con la strana e sinistra famiglia. Oggi la conclusione, giusto?
Ciao Cristiana! Grazie per aver letto; mi fa piacere che tu abbia colto i piccoli indizi che condurranno poi al finale.
Purtroppo devo chiedervi di aspettare domani per la seconda parte… mi sto sforzando di pubblicare solo il martedì e il venerdì!
Ahh ora ho capito: è la prima parte (quindi ce ne sarà una seconda). Sono proprio curiosa di leggere il seguito!
Esatto! Domani pubblicherò la seconda 😉
Inquietante, lascia il lettore in balìa delle sue fantasie su come potrebbe continuare, stimolando la voglia di leggere ancora. Molto bravo 👏
Grazie davvero Nicola!
Bello, il genere di storie che non mi stanco di leggere. Aspetto il prossimo capitolo anche se mi sono fatta una mia idea.😁
Grazie davvero Tiziana!
Vediamo se ci hai azzeccato 😉
Molti indizi e nessuna rivelazione plateale. Bravo! E’ quel genere di storie che lascia molto all’immaginazione del lettore, quelle storie che devono essere lette un paio di volte…
Ciao Antonio, mi fa piacere che tu abbia apprezzato 😉
Si tratta però di un racconto a due capitoli.
Forse l’aver inserito questi racconti autoconclusivi (alcuni divisi in più parti) in un’unica serie (a mo’ di antologia) crea un po’ di confusione… scusate!
Sì, sono io a non essere stato chiaro… Davo per scontato che si dovesse attendere almeno la seconda parte. Quello che ho scritto vale per questo primo capitolo, dove l’immaginazione del lettore può correre libera…
Il bello è che questa estate scriverò di Barbecue, un signore della guerra haitiano
Mi hai messo i brividi, anche perché ho un sospetto su come potrebbe andare la cena😰bravissimo!
Grazie Melania!
Vedremo come finirà 😉