Sanja Masturi

Serie: Konnichiwa Tokyo

Finalmente rivedo la mia amica Kumiko, l’ultimo abbraccio fu di due anni fa a Buenos Aires . Lei è il mio collegamento, la calamita e la mia guida per comprendere meglio questo paese. Ci siamo incontrati in una bar nel quartiere della moda Ginza. Un quartiere che di primo impatto mi ha trasportato dentro il film Blade Runner. Scioccato e meravigliato camminavo con lo sguardo verso l’alto come un bambino al luna park. Entrati nel bar abbiamo parlato e sorriso molto ricordando I momenti di tango vissuti insieme a Buenos Aires. Le avevo portato un dono dall’Italia, tre maschere di carnevale da Venezia. Doveva esserne solo una, ma l’indecisione mi faceva impazzire, quindi la migliore scelta fu, tutte e tre, così che la sua felicità fu triplice, ed io con lei.

Il giorno seguente lei mi da appuntamento ad Asakusa, nella parte nord di Tokyo. Ci sono dei suoi amici che vivono lì e che ci potranno accompagnare alla festa Sanja Masturi che si tiene nel tempio Sensò-ji. Arriviamo ed i suoi amici ci accolgono all’uscita della metro. Purtroppo nessuno di loro parla inglese; Junya parla francese perché ha studiato clarinetto a Parigi, ma in compenso Shibacchi parla italiano. Così tra un misto di italiano, inglese, spagnolo (la lingua preferita da Kumiko, che parla anche inglese) e chiarmente giapponese, la conversazione va avanti tra risate ed incomprensioni. Passiamo velocemente davanti allo splendido e mastodontico tempio Sensò-ji, ma non ci fermiamo perché la prima sosta è a casa di Junya, che ci vuole offrire qualcosa. Entrati nella casa, la tavola è già imbandita con sashimi, salsette varie, spaghetti, ginger ecc… e, in perfetto stile giapponese, ci sediamo a terra con cuscinoni e si inizia a mangiare. Sono tutti molto simpaticamente preoccupati e curiosi di vedere le mie espressioni ad ogni nuovo assaggio di qualche nuova pietanza, ma è tutto squisitamente buono. Spiego che mangio di tutto tranne il serpente, ma Kumiko mi dice che conosce un locale in cui lo cucinano bene e quindi mi farà provare anche quello, vedremo. Durante la discussione domando della mascherina usatissima da molti giapponesi, non solo per strada ma anche nei locali chiusi, perché? Kumiko cerca di spiegare che molti la usano per le allergie ai pollini o per l’aria secca, ma è poco convincente e vedo che anche lei è poco convinta; anche per lei è assurda e scoppiamo tutti in una sonora risata.

Chiaramente le Hashi (bacchette) non vanno mai poggiate in piano sul tavolo, come ho fatto io la prima volta posandole sopra la loro custodia di carta; andrebbero leggermente alzate, ma manca l’hashioki (il poggia bacchette), così vedo che Kumiko piega la carta dell’involucro e le poggia lì, mentre un altro ragazzo fa una specie di origami per l’hashioki. Gli faccio i complimenti e lui, appena vede il mio interesse, prende un’altra custodia e crea in 5 minuti una piccola papera. A prima vista sembra molto semplice, ma poi sotto suo insegnamento prova a cimentarmi anche io e, vedendo il risultato finale, scopro il contrario: ho creato un qualcosa che assomiglia…. assolutamente a niente. Il piccolo “spuntino” delle ore 17:00 non accenna a fermarsi. Le portate continuano ad arrivare ed io mi godo questo momento di vita quotidiana giapponese. La deliziosa e simpaticissima signora Miyoko, padrona di casa, alla fine si siede con noi. E’ una appassionata di Karaoke e vuole cantare; il figlio Junya, il clarinettista, intona “Torna a Surriento” in una lingua sconosciuta, ma con alcune parole simili al napoletano. Mi chiede di suonare e cantare con la chitarra e quindi si parte con il repertorio dei classici, dai Beatles alla musica leggera italiana alle canzoni napoletane che loro amano molto, mentre beviamo un liquore tipico giapponese alla patata dolce. Sono tutti partecipi, mentre la signora Miyoko è in estasi, mi dice “mio amòr” ed appena vede che mi piacciono gli origami va a prendere una busta piena di carte per origami e me la regala. Intanto è arrivata anche la sorella di Shibacchi ed anche lei prende un pezzo di carta e mi realizza uno splendido uccello per regalarmelo. Ok, è arrivato il momento di uscire, ringrazio immensamente per l’ospitalità, per la cantata e per gli splendidi doni e mi inoltro insieme ai miei amici tra la folla intorno al tempio, dove ci sono bancarelle ed anche un tipico teatro giapponese. Rimango incantato per un po’. Andando oltre sorpassiamo la folla di gente e mi ritrovo in mezzo alla parata dei mikoshi (piccoli templi, ogni tempietto rappresenta una zona di un qurtiere di Tokyo) per la celebrazione shintoista del Sanja Masturi: gruppi di uomini e donne portano sulle spalle questi mikoshi e camminano saltellando e cantando. Mi sembra di essere in una festa del sud Italia, ma invece di San Ciro, San Nicola e San Gennaro, ci sono Aji-Suki-Taka-Hiko-Ne (Dio del tuono), O-Kuni-Nushi (Dio della stregoneria e della medicina), Shina-Tsu-Hiko (Dio del vento) e cosi via… I principali Dei sono 36, ma ce ne sono molti di più. Mi sento in un’altro mondo ed in un’altra epoca.

Ora ti stai chiedendo come ho fatto a ricordarmi i nomi degli amici, bene, non me li sono ricordati, ovviamente, me li ha scritti Kumiko in un foglio di carta. Ora prova a chiudere la pagina per vedere se te li ricordi tu.

Serie: Konnichiwa Tokyo
  • Episodio 1: San Benedetto-Tokyo
  • Episodio 2: Sanja Masturi
  • Episodio 3: Rispetto – Fiducia – Prevenzione
  • Episodio 4: Yuki fiocco di neve
  • Episodio 5: I templi di Kyoto
  • Episodio 6: Il tempio del sumo
  • Episodio 7: Ultimo giro per Tokyo
  • Episodio 8: Arrivederci Kumiko
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Giorgio, ciò che scrivi è qualcosa di mai visto da me su Open. È la storia del tuo viaggio, penso, un bel diario dove metti a nudo tutto lo stupore e la meraviglia di un turista italiano al confronto con una cultura diversa, coinvolgendomi con le tue precise descrizioni. Sembravo di essere lì con te! Proseguo con entusiasmo la lettura, con la voglia di saperne di più del tuo viaggio e del mondo giapponese😁!

    2. Giorgio Scattolini Post author

      Ciao Micol, mi fa molto piacere che hai gradito, ti confesso che questo viaggio in Giappone è stato, fino ad ora, il più affascinante, sotto molti aspetti, della mia vita. Quindi appena puoi, vai e goditelo. Continuerò ad inserire gli episodi del mio diario quotidianamente, ne sono 11.
      l’ultimo racconto non é proprio sull’india, anche se sarà uno dei miei prossimi obbiettivi di viaggio, ma ho preso spinto solo di un detto indiano che poi ha scaturito il tutto. 😉

    3. Micol Fusca

      Ciao Giorgio, ancora io 😉 Ho letto entrambi gli episodi di un fiato ed in questo mi riconosco nella curiosità del protagonista e nella completa difficoltà nel ricordare nomi che foneticamente non appartengono alla cultura natia. Il desiderio di prendere la valigia e partire, è sempre più forte. Ho intravisto un altro tuo racconto, se non ho capito male ambientato in India. Lo conservo per questa sera, così, almeno in sogno, prendo l’aereo per lasciare il paesello.