Scegli!



Davanti a me il pallido volto fluttuante, attorno l’oscurità.

“Scegli!” mi ordina.

“No…non posso…non riesco.”

In risposta, come partorita dalle tenebre compare una clessidra , il primo granello cade.

 

Il volante nelle mie mani, la strada verso casa corre veloce sotto uno stupendo cielo turchese.

“Amore! Mi stai ascoltando?”

“Sì, il professore è stato cattivissimo con te. Giusto?”

“Esatto, aveva detto che quello non lo avrebbe chiesto ed invece…”

Lei continua a parlare, io non bado più a quel che dice, per un attimo il mio sguardo lascia la nera passerella che ci conduce sino a casa e si lascia incantare dai veloci movimenti delle sue labbra.

Una sensazione di profonda gioia si espande dal cuore sino all’ultimo brandello del mio essere. Lì capisco quanto, forse immeritatamente, io sia fortunato e proprio mentre acquisisco questa consapevolezza i suoi occhi guardano nei miei, sorride. Mi sento come se le ruote staccatesi dal suolo ci stessero portando in un’altra dimensione, tutto inizia a girare, poi, lo schianto. L’auto rimbalza svariate volte sul terreno prima di incastrarsi in un fosso.

Riapro gli occhi.

Li sento bruciare per il sangue colatovi dentro.

Il mio amore mi fissa, un rivolo di sangue le accarezza lo zigomo, le sfiora le labbra ed infine si tuffa nel vuoto oltre il mento. I suoi occhi sono gonfi di spavento e lacrime. La mano tremolante si dirige verso il mio petto, ma si ferma a metà strada, una crisi di singhiozzi e spasmi prende possesso di tutto il suo corpo.

Mi guardo.

“Cazzo!”

Ho un palo conficcato proprio al centro del petto.

Lo afferro, non basta una mano per cingerlo completamente, tiro con tutte le mie forze , sono debolissimo.

La guardo.

“Lì c’è il cuore.” Mi dice.

“Sì”

Sto morendo, nessun dolore, inutile lottare.

Non voglio.

L’ultimo granello di sabbia cade.

Sono nuovamente avvolto nell’oscurità, davanti a me ancora il volto.

“Scegli!”

“Non posso, non riesco…”

Volta la clessidra, il primo granello cade.

 

“Amore!”

“Sì…eccomi…”

Il sole mi abbaglia, mi devo essere addormentato, possibile che fosse solo un incubo?

“Che carino, dormivi come un bambino, peccato che io ti stessi parlando.”

I suoi occhi lasciano per un attimo la strada per fissarmi con uno sguardo di amorosa finta accusa. Nel fondo di essi l’attesa per un fine settimana da passare tra lenzuola e materasso, nei miei la ricerca di come io mi sia potuto meritare tanta fortuna nel dividere anche solo un’ora con lei. Di nuovo l’assenza di peso, il grigio dell’asfalto sostituisce il limpido azzurro del cielo, batto la testa.

Buio.

Il sapore del sangue e la puzza di gomma bruciata mi svegliano. Mi torna in mente l’incubo appena fatto, le mie mani frenetiche cercano sul mio torace, nulla, sono vivo.

-Scegli!- la voce del pallido volto rimbalza nella mia testa.

Alzo lo sguardo, il parabrezza è distrutto, un palo d’acciaio lo trapassa attraversando l’abitacolo ed inchiodando il mio Amore al sedile. Dai suoi occhi scendono copiose lacrime colme di sangue, le mani strette sul suo assassino, mi guarda.

“Ti amo” queste le sue ultime parole.

Muore.

Un conato non mi consente di rispondere al suo corpo ormai esanime, vomito, svengo.

 

Nuovamente l’ultimo granello cade.

“Scegli!”

Ancora il pallido volto fluttuante di fronte a me.

“Non posso…”

Sento le lacrime corrermi lungo il viso.

“Scegli!” ripete.

Il primo granello cade.

 

“Amore! Mi stai ascoltando?”

Nuovamente io al volante, lei al mio fianco, la giornata è stupenda e non arriveremo mai a casa.

Ormai ho vissuto questa scena così tante volte da perderne il conto.

Ancora non so scegliere.

Ancora non sono pronto a dirle addio.



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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Trovo interessanti le storie come questa, con uno sviluppo al di fuori degli schemi, che sanno arrivare al lettore nonostante la loro struttura cosí articolata. Complimenti, molto suggestiva anche la scelta dell’immagine di copertina.