Scrigno di luce

Nubi nere obnubilano l’orizzonte. Le solite maledette nubi. Benedette. 
Siedo sulla scogliera ai confini del mondo. Il mio mondo. La mia terra.  
Socchiudo le palpebre per trafiggere l’oscurità, per sbirciare la luce in lontananza.
Distolgo lo sguardo.

I miei fratelli discendono dai nembi come angeli rinnegati.

«Nux, ne ho portato uno per te!» Noct getta un umano ai miei piedi.

«Grazie fratello.»

Annuisce.

Digrigno le zanne; un difetto fisico m’impedisce di volare. Mai potrò raggiungere i territori di caccia per gustare il brivido; mai condividerò l’attimo eterno che unisce preda e predatore. 
Queste sensazioni mi sono negate.

Gli occhi dell’ umano prendono confidenza con l’oscurità; intravvede la bestia nelle mie iridi, negli screzi purpurei. Indietreggia. I suoi spasmi gli impannano le lenti degli occhiali.

«Oggi è giorno di tesi!» farfuglia. Nelle mani stringe una manciata di fogli; li agita all’implacabile vento del terrore. «Non ho tempo! Io…non…ho…tempo.»

«Avanti Nux, che stai aspettando?» Noct mi invita a consumare il pasto.

Afferro l’umano e del suo nettare mi sazio. Il silenzio mi appaga per l’istante di un abbaglio. 
Osservo Noct. Se avessi lacrime da sprecare, le sprecherei fino all’ultima goccia.

Sollevo il volto. «Dimmi, madre Oscurità! Perché mi hai fatto sì difettoso?»

«Ognuno è quel che è» mi sussurra Noct. «Non puoi ripudiare la tua natura.»

«Portami con te, fratello» lo supplico. «Lascia che anch’io goda dei piaceri della caccia!»

Leggo pietà nei suoi occhi. Mi lacera il petto. «Non possiamo resistere che pochi minuti nel mondo umano. Ci rallenteresti troppo! Vorresti che i predatori diventassero prede?»

«No, fratello!»

«Devi trovare altre emozioni; palpiti inconsueti.»

«Per me esiste solo la vergogna.»

Allunga una pallida mano ; gli artigli sono un invito e al contempo una minaccia.

«Vieni» dice.

***

Mi trascina per le lande del mondo oscuro, nel tempo del buio. Ora deserti. Ora montagne. In alto, dove i raggi della Luna sfiorano la polvere. Sulla massima cima, solitaria, una fanciulla attende. 
Rannicchiata, abbraccia se stessa; le nudità parzialmente celate da lunghi capelli biondi che cadono come onde a lambire la roccia.

Spalanco la bocca. Lascio che la bellezza colmi le mie mancanze.

«Chi è?» domando con un fil di voce.

«Non credo abbia un nome vero e proprio» mi rivela Noct. «Lei è lo Scrigno di luce.»

Non esiste abitante del mondo oscuro che non conosca la leggenda. In un’era assai remota, l’odiato Sole affondava le sue spade di fiamma a trafiggere il nostro regno. Agra era l’esistenza per le creature del buio, costrette a ripararsi come vermi tremanti. Ovunque andassero, la luce feriva i loro passi. Qualsiasi cosa pensassero, ammorbava i loro pensieri. Ogni cosa lasciava presagire che il loro destino fosse segnato. Prima che un ultimo raggio accendesse la fine, la creatura prediletta da madre Oscurità si levò dal monte primario. Spalancate braccia e gambe, la strega accolse in sé tutta la luce.
E notte fu.

Storia a parte, è il presente che fa palpitar il mio cuore, se cuore mai ho avuto.

«Grazie Noct. Questo brivido è meraviglioso!»

Mi volto per mostrargli l’eccitazione che a fatica trattengo. Non condivide le mie sensazioni; seduto sulle ginocchia, rigetta strisce di bile nera; il suo viso ha smarrito la bianchezza che gli è propria, sprazzi cinerei lo adornano.

«Che ti succede?» gli domando.

«La luce» mi risponde. «La luce dentro di lei!» Un filo di bava penzola da un lato della sua bocca. «Non la sopporto.»

Osservo lo Scrigno. Squadro Noct, e un dubbio mi assale. «Perché mi hai portato qui?»

«Finalmente ho le prove!» sbotta all’improvviso. «Tu non sei come noi.» Flette gli arti inferiori e con un balzo mi travolge. Il peso del suo corpo mi schiaccia. Scuoto la testa per fuggire agli effluvi del suo alito. Dal veleno che sbrilluccica sulla punta dei suoi canini. Odio nei miei confronti; forse da ora, forse da sempre. 
Attendo la fine, ed essa giunge. Non per me.

La strega si solleva, e lo Scrigno si schiude. Gli occhi di Noct mostrano il bianco, mentre le scarne braccia di lei gli squarciano il petto come forbici spalancate alla furia.

«Che hai fatto?» le domando, grato e inorridito al contempo.

«Ti ho salvato.»

«Era mio fratello!»

«Lui ha visto che in te luce e buio coesistono. Non poteva sopportarlo.»

«ERA MIO FRATELLO!» ripeto, e ancora una volta l’aridità di lacrime mi sconvolge.

La strega sorride. «Luce e ombra» mi sussurra. «Io e te. Questo è ciò che siamo.»

Non puoi ripudiare la tua natura

«Io. Sono. Questo?»

«Ti sono sempre stata accanto. Quando dalla scogliera miravi l’orizzonte, io ero con te. Guardavo la stessa luce che guardavi tu. Lontani, eppur vicini. Perché simile è la nostra essenza.»

Le parole scivolano dalla mia bocca, ma sono versi privi di significato. Sulla sua il sorriso sfuma nel dolore. Uno sbuffo luminoso si agita in fondo al suo stomaco; prova a soffocarlo, ma non ha più la forza per chiudere lo Scrigno. E quando l’immensità luminosa dentro di lei comincia a ribollire, del suo corpo non rimane che cenere. 

***

Nubi bianche obnubilano l’orizzonte. Le solite benedette nubi. Maledette. 
Siedo sulla scogliera ai confini del mondo. Il mio mondo. La mia terra. La mia condanna. 
Socchiudo le palpebre per trafiggere la luce, per sbirciare l’oscurità in lontananza. Distolgo lo sguardo. 
Io sono l’ultimo.

Tra il fango e l’erba marcia, giace il ragazzo occhialuto che avevo ucciso in un’altra vita. Uno dei fogli che aveva con sé è rimasto impigliato sotto la sua schiena. Mi chino per raccoglierlo.

Loro erano diversi, e per questo simili

Quando la luce avrà inglobato ogni cosa, anche per me giungerà l’eterno oblio. Lascio che il vento mi strappi il foglio dalle mani; è bianco, vuoto. Non ho paura.

Sorrido.

E la morte 

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Discussioni

  1. Ciao Dario, confesso che è la prima volta che ti leggo e devo dirti che la tua scrittura mia ha profondamente affascinato. In questo racconto hai rappresentato una dimensione onirica che ha il pregio di lasciare libero il lettore di interpretare, scrutare tra le parole e interiorizzare, a seconda della propria sensibilità, varie emozioni. Ti faccio davvero i miei complimenti 🙂

    1. Ciao Raffaele, ti ringrazio per aver letto questo mio piccolo racconto. Sono contento che ti sia piaciuto.

  2. Ciao Dario, sono assente da un po’ e ho pensato di ricominciare la lettura da un tuo racconto.
    Ho fatto un’ottima scelta e ti ritrovo più maturo, stilisticamente intrigante e molto magnetico nel contenuto. Una storia che mi è piaciuta su diversi fronti. Il ritmo, i colori, i personaggi, l’intensità.
    Mi hai regalato un gran bel rientro su Open!

    1. Bentornata Maria (adesso però aspetto una delle tue storie taglienti 😉).
      Adoro scrivere racconti onirici come questo, sono contento che ti sia piaciuto.

  3. Dario, come promesso mi sono addentrato nuovamente nei meandri della tua fantasia malata, nei tornanti delle tue trame, nelle discese dei tuoi mondi. È stata una fuga anche per me, trovarsi in una realtà irreale e sospesa nel tempo. Non finirai mai di raccontarci storie maledette. Coraggiosa l’idea con cui hai partecipato al Lab. Grande!

    1. Grazie mille boss, faccio dell’originalità e della qualità (o almeno ci provo) il mio marchio di fabbrica. #edizioniopeniocisono 😉

    1. Ti ringrazio, Sergio. Come avrai capito, sto un po’ in fissa con l’originalità, comunque mai fine a se stessa. Quando posso giocare con la dimensione onirica, come in questo lab, scrivere mi diverte un mondo. Devo ancora capire se di luce o d’ombra…ahahah.

  4. Ciao Dario. Che te lo dico a fare… se mi presenti un racconto dark, dalle tinte squisitamente oniriche, non posso fare altro che apprezzarlo! 🙂 Anche in questo lab ritrovo il tuo stile – cosa assolutamente da non sottovalutare – e riesci a confezionare una storia che lascia il segno! 🙂

    1. Carissimo amico, pensi sia un buon racconto? Ti confesso ho avuto riserve, soprattutto per il finale apparentemente tronco. Comunque ho fatto del mio meglio. Grazie ancora!

  5. Molto bello, Dario! Riesci ad intrigarmi, anche se non è il mio genere! Hai una bellissima qualità, secondo me, che è quella di saper scrivere storie complete. Intendo, che hanno uno svolgimento in cui qualcosa succede e alla fine il protagonista è cambiato, rispetto all’inizio. Che poi sarebbe lo scopo dei racconti riusciti. Alla prossima, dunque. Ci si vede.

    1. Cristina, così mi fai arrossire! Ricevere complimenti da una scrittrice come te mi riempie di orgoglio.

  6. Ciao Dario, vedo che anche tu ti sei cimentato in una favola. Dark, naturalmente! 😀
    Mi sono piaciute le atmosfere ovattate che hai saputo rendere e il conflitto interiore di Nux (non-lux?): sta a noi accettare tutto e amare ciò che siamo

    1. Grazie Micol, in effetti hai ragione: Nux ma anche un po’ Lux. Il vero dubbio su questo racconto è il finale che potrebbe sembrare tronco, ma non lo è. La mancanza del punto fermo non è un refuso.

  7. “«Oggi è giorno di tesi!» farfuglia. Nelle mani stringe una manciata di fogli; li agita all’implacabile vento del terrore. «Non ho tempo! Io…non…ho…tempo.»”
    Mi ha fatto ridere nonostante la gravità della situazione 😂

  8. Ciao Dario, mi è piaciuto molto questo racconto sospeso e senza tempo. Tra ombre e luci il personaggio principale è davvero affascinante, con le sue debolezze e le poche certezze (e vai di rima!)
    Grazie del tuo contributo 😊

  9. Un racconto molto suggestivo e affascinante, che lascia al lettore mille interrogativi e la possibilità di costruirsi le risposte.
    Uno stile onirico e affascinante che regge benissimo la storia e i personaggi.
    Complimenti

    1. Ciao Alessandro, io con i racconti onirici vado a nozze! Ahahah. In questo caso ho provato a incentrare il lab sulla dicotomia luce-oscurità. Spero che il risultato non sia da buttare.