Secondo e terzo (nonché ultimo) archetipo

Serie: Cronache dai trent'anni - Appunti in ordine sparso


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Seconda e ultima parte di questo breve pamphlet, dedicato ai grandi archetipi del saper campare.

II° ARCHETIPO

Alcuni padri di famiglia nati a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta appaiono ai miei occhi come quanto di più vicino vi sia al divino.

Come potrete agevolmente dedurre, essi hanno oggi un’età che si aggira tra i quarantasette e i cinquantaquattro anni. Già solo questo fattore, fattuale quanto generico, non è assolutamente secondario, in quanto è incontestabile che gli uomini, a questa età, raggiungono il punto più alto del proprio percorso di vita.

Pertanto, sempre che un tumore alla prostata non li abbia prematuramente resi impotenti, essi rientrano a pieno titolo nella categoria dei bencampanti.

I fattori che rendono possibile questo strano sortilegio – nella stessa fase della vita in cui le donne meditano con estrema lucidità di togliersi la vita – sono molteplici. Vado quindi ad elencarli per il tramite di un bullet point, come sempre ero obbligato a fare quando ero un consulente:

i. in primo luogo, gli uomini cui mi riferisco non hanno mai vissuto tutti i notevoli problemi che oggi derivano dal cosiddetto “culto del corpo”. Sono infatti figli di una generazione in cui curarsi eccessivamente del del proprio addome, della propria pettinatura o anche solo della propria igiene intima, significava una sola cosa: essere froci. A fortiori, superata una certa età, essi hanno definitivamente perso ogni forma di interesse per la propria immagine, ciò che li rende automaticamente scevri da insicurezze e condizionamenti sociali e, conseguentemente, rassicuranti e affidabili. Se hanno fame mangiano finché non hanno più fame. Se hanno problemi a letto non se ne curano assolutamente e, al limite, danno la colpa al “troppo lavoro” (anche se gestiscono un negozio di souvenir a Empoli). Affermano di fare “movimento” o, con dicitura più arcaica, “moto”, perché due volte al mese fanno una passeggiata in campagna, commentando gli abusi edilizi di cui si avvedono lungo il sentiero e fantasticando sull’acquisto di un lotto di terreno che, si vocifera, “sta per diventare edificabile”;

ii. hanno saputo ritagliarsi un proprio ruolo nel menage famigliare. Ciò è avvenuto all’esito di un complesso ma fisiologico processo di secolarizzazione involutiva. Innanzitutto, molti anni addietro, hanno rinunciato a comunicare sinceramente con la propria consorte. Ciò, sia beninteso, non significa – come si potrebbe maliziosamente ritenere – che essi siano dei traditori in senso sessuale (benché ciò sia ovviamente possibile). Intendo piuttosto dire che quelle donne non conoscono assolutamente nulla dei pensieri che si agitano nella mente dei loro mariti. Parlo di insicurezze, traumi non superati, paure recondite, ansie prestazionali, sporadici pensieri suicidi, ricorrenti pensieri omicidi, pruriginose pulsioni scientemente non decifrate e riemerse dal mare magnum del perverso polimorfo. Tutto ciò è stato decisamente e violentemente represso per venire sostituito da singolari passioni e insospettabili inclinazioni, resesi necessarie per giustificare la propria permanenza sotto il tetto coniugale e, in ultima analisi, sul pianeta Terra. Ecco, dunque, che gli uomini in commento sanno cucinare delle paste ai frutti di mare straordinarie, sanno fare la spesa riuscendo sempre a coniugare qualità e convenienza, conoscono un contadino che fa ancora il pecorino come si faceva una volta e che gliene regala sempre alcune forme per sdebitarsi di un vecchio favore di cui è meglio non parlare;

iii. nella ripartizione dei ruoli genitoriali giocano il ruolo del “poliziotto buono”, indubbiamente più facile e privo di aspettative. Del resto, la paternità, diciamocelo tra noi, gli è caduta addosso decisamente troppo presto, in una fase in cui avrebbero avuto ancora piacere di fare quelle cazzate che si facevano negli anni ’90: andare al mare in Puglia con la Vespa, fare a gara a chi mangia più fette di cocomero, picchiare una transessuale, candidarsi alle elezioni comunali tra le fila dell’UDEUR. Se poi, per avventura, gli capita una figlia femmina, essi si limitano al mero presenzialismo o – al limite – ad alcuni gesti plateali in momenti decisivi: un abbraccio sentito dopo il menarca, un bel mazzo di fiori dopo gli orali dell’esame di maturità, una sigaretta fumata insieme per farle capire che ormai è grande e che se davvero vuole fumare è una sua scelta. Tanto basta affinché, a ogni piè sospinto, queste figlie adoranti condividano foto del genitore con frasi del tipo “unico uomo della mia vita” o “a te, che mi hai insegnato l’arte del sorriso”. Se il figlio è maschio si limitano a odiarlo mortalmente e segretamente, giustificando una certa rudezza con l’antico motto mafioso secondo cui “i figli si baciano solo quando dormono”.

In certe sere d’estate, mentre guidano, di ritorno da una cena tra amici, cantano a squarciagola “Non sono una signora” di Loredana Bertè e una lacrima calda gli riga il volto, per certi motivi che sanno loro e che, per l’amor di Dio, è meglio non rivangare mai.

III° ARCHETIPO

Romano Prodi. Certamente un bencampante, potendo contare su dei formidabili poteri occulti che, nel 1978, gli avrebbero persino consentito di trarre in salvo l’allora Presidente della Democrazia Cristiana, l’Onorevole Aldo Moro.

Il condizionale, la storia ce lo insegna, è d’obbligo. 

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Discussioni

  1. Mi ritrovo femmina nella fascia d’età del tuo secondo archetipo. Ho conoscenza solo indiretta del pensiero maschile e credo tu abbia azzeccato il profilo. Soprattutto per quanto riguarda l’insana visione di come dovrebbe apparire il maschio italico agli occhi della generazioni over: una lastra di cemento su cui non può nascere alcun fiore (e guai se lo fa). Quanto al terzo, come Bettina all’epoca ero bambina ma il clima di omertà, connivenze e soprattutto Convenienze era pesante. Non che attualmente le cose siano cambiate… purtroppo.

    1. Grazie del commento Micol, mi fanno davvero piacere le tue osservazioni e mi fa piacere che tu sia riuscita a cogliere l’ironia che ovviamente è connaturata alla descrizione di questi archetipi piuttosto grotteschi…

  2. Interessanti i tuoi ritratti spietati dei “bencampanti”. Il mio modesto parere e´ che nelle tue narrazioni non ci sia neanche una virgola fuori posto. Una scrittura dotta da cui si puo trarre insegnamento. Una sola curiosita´: fra tanti ex democristiani che potevano essere ritenuti corresponsabili della mancarta salvezza di Aldo Moro, perche´ esattamente Prodi sotto accusa?

    1. Ciao! Grazie mille per questo bel commento! Bhe, non si tratta proprio di “responsabilità”, la vicenda è molto fumosa: durante il sequestro, ad un certo punto, Romano Prodi deve essere venuto a sapere da fonti attendibili (forse studenti, ricordiamo che era un docente Universitario), che Moro era tenuto prigioniero in via Gradoli. Per tutelare il suo informatore, sostenne che la parola “Gradoli” era uscita fuori durante un goliardica seduta spiritica fatta tra amici con il cosiddetto piattino, il quale si era “mosso” sulla tavola, componendo questa parola. Le Autorità, una volta avvisate, non si recarono però in via Gradoli (a Roma), bensì nel paesino di Gradoli, in provincia di Viterbo, mettendolo a soqquadro, ovviamente senza risultato…
      Mai capito se Prodi fosse in malafede, nel senso di avere scientemente taciuto che Gradoli doveva essere intesa come “via” e non come “paese”.

  3. E’ vero, io ero piccola, ma ricordo benissimo il clima di terrore che si respirava. Quelli erano gli anni di piombo. Niente da rimpiangere. Il tuo racconto, dunque, ne ricorda in qualche modo la memoria. Di un uomo lasciato solo a morire. (comunque, a parte la parentesi, il finale del tuo racconto era quasi necessario, oggi).

  4. Bel pezzo anche questo, in linea con il precedente. 3° chissà se poi quella della “riunione” sull’appennino emiliano con tanto di monetina sia stata una balla per rivelare qualcosa di importante, senza compromettere la fonte. Con tutti i se e tutti i ma. Perfettamente concorde con la descrizione dei 3 archetipi (li vedo).

    1. grazie davvero Bettina…quanto al terzo archetipo, mi sono reso conto solo a posteriori che oggi è proprio il 9 maggio, giorno del ritrovamento del corpo di Moro!

  5. Geniale. Trovo nel tuo secondo archetipo la maggioranza delle caratteristiche del mio migliore amico, inclusa l’eta’. Fortunatamente per lui e per la nostra amicizia e’ omosessuale e non ha figli, e questo compensa alcuni degli aspetti negativi del tuo identikit: non prende in giro i froci, non picchierebbe mai una trans e non ha l’imbarazzo di come comportarsi con la progenie. Ah, giuro che non si candiderebbe mai nelle fila dell’UDEUR. Spero che continuerai a pubblicare, leggero’ con grande piacere.

  6. Ottima prova, questo tipo di ironia colta, anche se uno come me non la coglie mai tutta, unita alla categorizzazione dell’uminaintà mi ha sempre fatto ridere. E’ stata una lettura piacevole e che mi ha fatto ridere in più di una parte. Grazie

  7. “90: andare al mare in Puglia con la Vespa, fare a gara a chi mangia più fette di cocomero, picchiare una transessuale, candidarsi alle elezioni comunali tra le fila dell’UDEU”
    Mi ha fatto ridere