
Segno di Pace
Serie: Cuori Solitari
- Episodio 1: Credo che in Giappone
- Episodio 2: Parlando con la Luna
- Episodio 3: Lonely Hearts
- Episodio 4: L’Alba
- Episodio 5: L’insostenibile pesantezza dell’etere
- Episodio 6: Segno di Pace
- Episodio 7: Mangiafuoco
- Episodio 8: Le Parole Perdute
- Episodio 9: Inverno Nucleare
- Episodio 10: Il ragazzo di Sabri
STAGIONE 1
Quello era un momento particolare, l’unico di tutta la celebrazione che lo metteva a disagio.
Pregare non era affatto un problema, anzi: il tempo e le pazienti spiegazioni del bravo sacerdote gli avevano fatto comprendere e abbracciare il significato di ogni invocazione.
La Parola rappresentava poi un vero dono. Non di rado restava incantato dal significato delle Letture, l’incanto dei Vangeli. Sin dall’inizio aveva scorto, nella loro pienezza, la prova evidente che da quei versi scaturisse uno spirito divino.
Ma quando si approssimava quell’attimo, introdotto da un:
-Il Signore sia con voi!
lui sentiva un tonfo dentro, a cui faceva eco l’esortazione del celebrante:
-Scambiatevi un segno di pace.
E mentre tutti sorridevano, dandosi una stretta di mano o perfino un abbraccio, lui restava in piedi a testa bassa, poggiato sulla panca di fronte, prigioniero di una morsa allo stomaco che gli impediva perfino di sollevare gli occhi. Non sapeva bene di cosa si trattasse: ma ogni volta che aveva tentato di forzare il blocco, ne erano risultati movimenti innaturali e un sorriso molto simile a una smorfia indecifrabile.
Per fortuna nessuno vi faceva caso; se poi il gesto veniva rivolto a lui, fingeva di essere distratto. E in fin dei conti, il tutto si esauriva in una manciata di secondi. Stefano però non restava insensibile a questo suo peculiare stato d’animo, le cui cause non aveva mai sviscerato.
Non c’è uomo, su questo piccolo mondo, che corra a braccia aperte verso le proprie verità nascoste.
Accadde così che un sabato sera, terminata la Messa, sentì alle sue spalle, nella chiesa ormai vuota, una voce esile ma ferma. Ebbe uno strano presentimento.
– Giovanotto, permetti?
Un’anziana, foulard in testa e bastone piantato sul pavimento, stava in piedi dietro di lui.
– Certo, Signora. La prego, si accomodi… posso aiutarla?
– Faccio da sola ma grazie, ragazzo. Non offenderti se ti chiamo così… ho qualche anno più di te.
Lui sorrise, la spontaneità della vecchina lo aveva già conquistato.
– Può chiamarmi come vuole, Signora. Comunque, sono Stefano.
– Si vede che sei un bravo ragazzo, Stefano. Ti osservo spesso: io siedo sempre nell’angolo in fondo, laggiù.
Voltandosi, puntò il bastone per indicare il posto esatto.
– Mi chiamo Rebecca, basta con questa ‘Signora’. O davvero mi fai così vecchia?
– Ma no, Rebecca. Avessi io quella fiamma viva negli occhi! E comunque sì, la vedo ogni sabato sera. Qui ci conosciamo un po’ tutti, almeno di vista.
– È vero, ci conosciamo un po’ tutti e allo stesso tempo non sappiamo nulla l’uno dell’altro. Vorrei farti una domanda.
– Eccomi!
-Perché non vuoi donarmi la tua pace?
Lui restò spiazzato, non comprendendo subito il significato della questione. Ma Rebecca incalzò:
-Quando il Don ci chiede il segno, tu resti fermo a testa bassa. Non ti ho mai visto stringere una mano, o anche solo sorridere a qualcuno. Sento che qualcosa ti frena e vorrei tanto sapere cosa.
Stefano restò di sasso. Si domandò chi mai fosse quella nonnina e se avesse il diritto di chiedere una cosa del genere. Non gli ci volle molto per giungere alla conclusione che sì, l’aveva.
– Io… ecco è che…
Rebecca cercò di incoraggiarlo:
– Puoi parlare con serenità. In fondo ci siamo solo io e te. E Lui… lassù.
Levò il bastone in alto, verso il grande crocifisso.
Stefano si sentiva confuso. Non tanto per la domanda in sé, quanto perché non aveva mai davvero voluto guardarsi dentro. Solo adesso comprendeva che forse avrebbe dovuto indagare, scavare. Riparare. E quell’anziana donna sembrava riuscire ad aprire le porte giuste. Sorprendendosi, di getto rispose:
– Non c’è pace in me!
Da dove gli fosse uscita quella frase, sarebbe rimasto per sempre un mistero.
Rebecca chiuse gli occhi, come per assaporare quell’attimo di pura verità. Lui continuò:
– Vorrei, vorrei! Ma non posso mentire a me stesso, agli altri. Al Signore lassù! Vorrei: non immagini quanto.
L’anziana lo guardò con gli occhi scintillanti:
– Hai detto molto, ma non tutto. Cosa ti turba nel profondo, figliolo?
– Quando sono fuori, odo ovunque un grido di aiuto. Quello della mendicante nella stazione, del malato allettato, di chi è ridotto sul lastrico. E io…
– …e tu volgi il capo dall’altra parte, fai finta di non vedere: perché il dolore ti fa soffrire. Ma non è solo questo.
– No… vedo dovunque nefandezze e cattiveria. L’ipocrisia regna sovrana inquinando informazione, politica, cultura. E distruggendo, soprattutto, il quieto vivere… quanti arcobaleni ostentati quando siamo poi capaci di sbranare il prossimo al primo accenno di disaccordo. Sembriamo non appartenere alla stessa specie; piuttosto, somigliamo a delle bottiglie vuote che vagano, ciascuna per sé, in un mare agitato, decise a ignorare l’unica certezza che ci accomuna: che tutte giungeremo sulla stessa spiaggia.
– E tu non vuoi offrire una pace che non hai a chi, comunque, non la merita.
Stefano abbassò gli occhi. Lei continuò:
– Se dicessi che non comprendo mentirei, ragazzo mio. Però ti vedo sempre assorto nelle parole del Vangelo così, mentre parlavi, mi è tornato in mente un passo:
‘Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?’
Chissà di quale fede parla il buon Signore. Magari ne cercherà una diversa in ognuno di noi, aspettandosi di trovarla lì dove dovrebbe essere: nel vuoto che fa male.
Credi nel suo perdono, Stefano. Credici, o non tornare più.
Lui la guardò, in bilico tra l’incredulo e il disperato. Lei riprese:
– Ma ora, ti prego: stringi le mie mani. È questo un segno di pace, tanto più vero quanto più è ricevuto da chi, come me, conosce il dolore della colpa, la vergogna del peccato.
Il calore di quel contatto fece sciogliere le lacrime di Stefano. Rebecca sorrise e stettero così, muti, seduti di fronte all’altare mentre fuori il buio guadagnava, inesorabile, ogni angolo della loro piccola porzione di mondo.
Serie: Cuori Solitari
- Episodio 1: Credo che in Giappone
- Episodio 2: Parlando con la Luna
- Episodio 3: Lonely Hearts
- Episodio 4: L’Alba
- Episodio 5: L’insostenibile pesantezza dell’etere
- Episodio 6: Segno di Pace
- Episodio 7: Mangiafuoco
- Episodio 8: Le Parole Perdute
- Episodio 9: Inverno Nucleare
- Episodio 10: Il ragazzo di Sabri
‘Nel vuoto che fa male’, è una considerazione che fa riflettere. Vivo anch’io la celebrazione tutti i sabati sera. Anch’io mi scambio la pace con un abbraccio. E mentre il sacerdote distribuisce il corpo e il sangue di Cristo a tutti, è sempre quello il momento della speranza. Mi domando se alla fine dei miei giorni la mia ipocrisia sarà perdonata e poi realizzo che la prima che dovrebbe usare perdono sono proprio io. Il libero arbitrio che distrugge questo mondo è anche il dono di Dio agli uomini, e noi, questo amore, non lo accettiamo. Robért, con questo scritto hai colto il cuore di tutte quelle persone che continuano a lottare con queste verità. Le stesse persone che non vogliono credere in Dio perché dicono che dovrebbe fulminare seduta stante tutti i malvagi. Ma sono anche le più sensibili quelle, le più incapaci a compiere il male. Ti faccio di nuovo i complimenti per la tua abilità.
Un ringraziamento è doveroso per un commento che va oltre il mio piccolo scritto. In particolare, vorrei inviare un segno di sincera gratitudine alla lettrice, nonché fine autrice (le cui favole sono, per me, fonte di vero piacere e ispirazione) per essersi aperta mostrando una parte, cosi importante, della propria vita. Non sono bravo con le parole, quindi lo dirò il più semplicemente possibile: é una gratitudine al massimo livello… ciò che scriviamo non lascia segni soltanto sulla carta e quelli che ho letto qui sono efficaci. Incisivi.
Vuoto, speranza. Perdono. Per qualcuno pensieri distratti, per altri delle spine nel cuore. Le implicazioni sono talmente personali che ogni parola potrebbe creare uno squilibrio, spostare tegole già pericolanti. Eppure, quanto ci nobilita alzare lo sguardo al cielo. Credo che una fede sincera, insieme ai suoi dubbi inevitabili, sia uno dei segni distintivi dell’essere (verbo) umani.
Mi spingo un po’ più in là, forse è un azzardo ma spero vada a buon fine. leri ho commentato uno scritto di @K.Banner evidenziandone l’aspetto che trovavo significativo. Il perché della citazione, sia chiaro come il cristallo, non è certo voler mettere in imbarazzo la giovane autrice, né tirarla dentro a forza in tematiche come quella presente. Piuttosto, vorrei fosse interpretato come un segno di attenzione, sorta di eco al titolo “Non sei solo”. Un titolo che racchiude in sé un significato assoluto, estremamente pertinente a questa mia risposta.
E, mi rivolgo a Rita, in qualche modo riepilogativo.
Grazie di cuore per tutto.
Un racconto scritto con maestria, come ci hai abituati. Parole sempre scelte accuratamente, ciascuna soppesata forse mille e mille volte, prima di essere scelta. Bravissimo.
Il resto è un cammino difficile: sì.
Una lettura davvero empatica la tua, che mi ha regalato il piacere vero del sentire insieme la stessa emozione, il medesimo sentimento.
E in tutto questo, il divino vive in noi: che lo vogliamo o no.
Ti ringrazio, Cristiana.
Nel cuore di Stefano non c’è la pace, ci sono macigni di difficoltà, sensi di colpa, solitudine, forse tanto dolore. Lei gli tende la mano e lui la prende. Il gesto è così semplicemente bello da spezzare qualsiasi cuore, anche il suo che pareva duro. Ci dici che lui di pregare è capace, ma perdonare è tutt’altra cosa. Vero. Possiamo pregare ovunque e in qualsiasi momento dei nostri giorni e delle nostre notti, ma perdonare e perdonarci è tutt’altra cosa, mi sento di ripeterlo. Non dono la pace agli altri se non ce l’ho per me stesso. Il regalo grandissimo è quello di esserne consapevoli. Il resto è un cammino difficile.
Stefano rappresenta in pieno il titolo che hai dato alla serie. Quale cuore può essere più solitario di quello che non trova pace per le sofferenze altrui? È la conseguenza estrema della profonda sensibilità d’animo che alberga in qualcuno più che negli altri.
Ci sono passaggi davvero belli: “Perché non vuoi donarmi la tua pace?”; “sembriamo non appartenere alla stessa specie”.
Della vecchia non ci dici nulla (non serve nel contesto ), ma ci fai intuire qualcosa attraverso “il dolore della colpa, la vergogna del peccato”.
Il nome è scelto a caso o c’è un legame con l’omonimo personaggio biblico?
Molto belle queste tue parole. Mai scontate.
Sofferenza, sensibilità. Menzogna, ipocrisia.
Perdono. Di cuori solitari ne troveremo in abbondanza e non parlo di ieri, oggi o domani: ma di sempre. Un popolo silenzioso…
Ti ringrazio.
Scusa, dimenticavo: no, scelto solo per la bellezza che vi trovo.
Molto, molto spirituale. Evviva la religione!
L’hai detto, Kenji. Una parte di noi, che sfugge al nostro controllo, reclama di alzare lo sguardo al cielo.
Grazie delle lettura.
Tu hai il potere di catturare la mia attenzione con ogni singola parola, rendendomi partecipe di ciò che racconti e facendomi vivere le emozioni che il testo ha in serbo per il lettore incauto.
Di pace stiamo oramai finendo le scorte, una merce talmente rara che l’oro a confronto ha lo stesso valore delle palle di pelo felino ad inizio estate. E tu la regali così… come se niente fosse.
Grazie.
Fa sempre piacere ricevere un apprezzamento.
La “mia” pace, come dici, tu, è quella davvero difficile da trovare.
Grazie.