Senza ritorno

«Cammina!»

Mattia cercò di adattare il passo accompagnandolo alle traversine dei binari: camminava nel mezzo, facendo attenzione a non inciampare. Sapeva di non poter scappare lontano, non con una pistola puntata alla schiena.

In fondo, tutto rientrava nei suoi piani. Non appena raggiunta l’uscita del tunnel avrebbe trovato ad attenderlo la cavalleria. Almeno, così sperava. 

***

Un mese prima aveva suonato al campanello dell’appartamento che Matteo condivideva con la sua ragazza. Quando Emma aveva aperto la porta era trasalita d’improvviso e suoi occhi si erano riempiti di lacrime.

«Sono Mattia.»

La ragazza aveva trattenuto un singulto. «Mattia…»

«Il gemello disgraziato, quello che entra ed esce di galera.»

Emma si scostò per lasciarlo entrare. «Perdonami, ho pensato…»

«Lo so, siamo identici.» Mattia attraversò la soglia, volgendo uno sguardo curioso all’ampio locale openspace. Matteo gli aveva descritto l’appartamento nelle lettere che era solito inviargli: un’antiquata abitudine che entrambi apprezzavano. Stringere fra le mani un foglio di carta vergato dalla bella grafia di Matteo glielo faceva sentire più vicino. Non avevano mai avuto segreti uno per l’altro.

«Posso offrirti qualcosa? Una tazza di caffè?»

Emma. Una ragazza all’apparenza fragile che in realtà aveva trascorso l’infanzia all’inferno. Minuta, dolce: il suo tono di voce pareva un sussurro. Conosceva ogni cosa di lei.

«Sì, grazie.»

Emma lo fece accomodare al tavolo, voltandogli le spalle per armeggiare in cucina.

«Come lo vuoi? Forte o leggero?»

«Non ha importanza.»

Lei annuì, inserendo nella macchina espresso le prime capsule che le capitarono a tiro. Si unì a lui sedendogli di fronte. Mattia notò che le sue mani tremavano contro la tazza calda.

«Avrei dovuto immaginare che ti sarebbe preso un colpo.»

Emma sollevò il volto per incontrare quello del ragazzo. Un volto che conosceva bene e aveva accarezzato, baciato, molte volte. Al contrario di Matteo il gemello portava i capelli lunghi fino alle spalle, incolti, e piercing alle orecchie.

«Sono venuto da te, perché sei l’unica persona che mi può prestare ascolto. Matteo mi ha raccontato dei vostri progetti, so che la vostra era una relazione seria.»

Le bastarono pochi secondi per sbiancare. Mattia aveva stretto le labbra in una linea sottile, rigida.

La ragazza sentì le dita contrarsi sulla tazzina. «Era?»

Mattia stese una mano d’istinto, afferrando le sue per fermarne il tremito. «Eravate troppo uniti perché tu possa pensare che sia semplicemente scomparso nel nulla.»

Lo sguardo di Emma parve irrigidirsi. Mattia conosceva quella reazione, presto la ragazza avrebbe messo fra loro un muro di dolore tale da impedirgli ogni altra parola. Lo avrebbe pregato di uscire di casa con gentilezza, esortandolo a non tornare.

«Ho fatto un sogno. So cosa gli è accaduto.»

Lo disse di un fiato. Emma era l’unica persona a cui si poteva rivolgere, l’unica in grado di gestire quella situazione.

I genitori lo avevano sbattuto fuori di casa non appena si era fatto maggiorenne. Dopo aver trascorso un paio d’anni al riformatorio per un’aggressione ad un coetaneo, si era ritrovato per strada. Era la storia della sua vita. Perdeva la pazienza, il motivo passava in secondo piano. Anni di terapia al fine di apprendere come gestire la rabbia non erano serviti a nulla. L’idiota incontrato alla scuola tecnica non era l’unico che aveva mandato all’ospedale. All’ultimo, aveva spappolato la milza.

La ragazza si irrigidì, gli occhi si fecero asciutti: entrò in modalità caterpillar. Una reazione cui i sopravvissuti ricorrevano al momento di combattere per la vita e la sanità mentale.

«Negli ultimi dieci anni sono scomparsi altri otto ragazzi che frequentavano la facoltà di legge: i corpi non sono mai stati ritrovati. La Polizia non ha mai dato voce all’ipotesi di un serial killer per non creare panico. Le vittime hanno molto in comune: ragazzi tranquilli, studiosi, entusiasti. Nessuno di loro appariscente, impegnati in relazioni stabili, amanti del cinema e del teatro.»

«Hai fatto delle ricerche?»

«In internet e Instagram si trova di tutto, i collegamenti sono evidenti: ha annotato tutto in un quaderno. Non mi do pace da quando Matteo è scomparso, ho trascorso gli ultimi due mesi attaccato al cellulare.

«Poi…» la voce di Mattia si ruppe d’improvviso «ho fatto il “sogno”: Matteo mi ha indicato il luogo in cui è stato sepolto. Sono il primo a non credere a queste fregnacce trascendentali, ma ho controllato. Il casolare esiste davvero.»

Emma non batté ciglio, immobile come una statua.

«Sei la sola con cui posso confidarmi. Per tutti gli altri sono un delinquente del tutto inaffidabile. Se rivelassi quanto so, potrebbero pensare che sono stato io ad ucciderlo.»

«È così?»

Lo sguardo trasecolato di Mattia le fece intendere che il giovane era del tutto estraneo alla scomparsa del gemello.

Emma finse di studiare la mano ancora appoggiata alle sue e il ragazzo la ritirò all’istante.

«Cosa possiamo fare, per far venire allo scoperto il bastardo?»

Mattia ci aveva pensato a lungo. «Matteo deve fare ritorno dalla tomba, l’assassino impazzirà nel dubbio che sia ancora vivo. Basterà che mi faccia vedere in giro, magari con te.»

Emma fu lesta a comprendere. «I tuoi capelli sono un disastro.»

«Rimedierò. Sono sicuro che in casa c’è un paio di occhiali di riserva, tolgo le lenti a contatto. I suoi vestiti sono ancora nell’armadio?» L’occhiataccia della ragazza gli strinse lo stomaco. «Te la senti?»

«Pensiamo ai capelli.»

***

Così era stato. Mattia si era trasferito nell’appartamento e, anche se a molti era parso un po’ scostante, aveva impersonato il ruolo di Matteo alla perfezione. Grazie ad Emma era riuscito a venirne fuori senza destare sospetti. Selfie sorridenti, una gita in barca, un bacio a stampo sulla riva del lago pubblicato nel profilo Instagram degli amici. Grato della distanza che li divideva, aveva chiamato i genitori assicurando loro che era tutto a posto. Si era allontanato per aiutare un amico in difficoltà. Gli avevano chiesto più volte se la colpa fosse di Mattia e lui si era limitato al silenzio: Matteo era l’unico ad accorrere da lui in caso di bisogno.

Lui ed Emma si erano recati al cinema quasi ogni sera, prendendo posto nelle prime file. Avevano finto di litigare e si era diretto nel pub che erano soliti frequentare, lasciandola in mezzo alla strada. Lei, di rimando, gli aveva urlato contro intimandogli di trovare un altro letto dove passare la notte.

Si trattenne nel locale fino all’orario di chiusura fingendosi sconsolato. Una volta in strada, si era sentito puntare la pistola alla schiena dopo un centinaio di metri. Consegnò il cellulare senza protestare, certo di non essere il solo ad assistere alla scena. Aveva preso accordi con Emma perché allertasse la polizia, senza menzionare il sogno, raccontando che avevano giocato agli investigatori privati. Il pesce era caduto nella rete.

L’estraneo lo guidò in direzione della linea ferroviaria obbligandolo a procedere davanti a lui: Mattia sapeva che quella era una tratta di campagna, utilizzata di rado. Si infilò nel tunnel chiamando a raccolta tutto il suo sangue freddo. Vinse la tentazione di stringere i pugni, colto dal desiderio di girarsi e riempire di botte l’assassino.

Ignorò stoicamente le sue farneticazioni. Pareva rivolgersi ad una presenza invisibile: spaventato, concitato. Continuava a fare congetture senza vera risposta, bisbigli sommessi che in un’altra situazione gli avrebbero dato la pelle d’oca. Mattia era fermo sul suo proposito: mancava poco per uscire all’aperto, riusciva a scorgere la luce fredda che annunciava il mattino.

Il percorso era lo stesso che Matteo gli aveva indicato nel sogno. Oltre il tunnel, l’uomo lo avrebbe fatto deviare a sinistra per inoltrarsi in un boschetto. Secondo gli accordi Emma lo attendeva lì assieme alle forze dell’ordine.

Una volta emerso diede uno sguardo attorno, sentendo contrarsi lo stomaco: nessuno. Lui e il pazzo erano soli. Si fermò di botto e l’uomo si avvicinò posandogli la canna della pistola sulla schiena.

«So già che direzione prendere. Ricordi? Ci sono già stato.»

Non gli diede possibilità di replica, inoltrandosi nel bosco. Si fece cauto, in attesa della prima occasione. Il suo sguardo scivolò sui rami a terra, nella speranza di trovarne uno abbastanza grosso da utilizzare come arma.

Perso in quei ragionamenti reagì all’urlo alle sue spalle sobbalzando. Si girò d’impulso, senza pensare alla sua sicurezza. Emma era di fronte a lui armata di una mazza da baseball: aveva aggredito l’assassino alle spalle facendolo cadere a terra. Un omino dall’aspetto insignificante. Non era compito suo appurare la sua identità.

Mattia li raggiunse ed allontanò la pistola con un calcio.

Preferì non andarle vicino: era una furia, non sarebbe riuscito a fermarla. I capelli scompigliati, le labbra contratte in un ringhio: Emma stava massacrando di botte tutti i fantasmi del suo passato.

«Basta…» pronunciò quelle parole quasi con dolcezza. Il fragore delle sirene si stava avvicinando.

Le afferrò il braccio, trattenendola con forza. «Dai a me.»

La ragazza alzò su di lui uno sguardo spiritato.

«Hai una vita davanti. Una tesi di laurea da discutere, un futuro. Devi dire loro che sono stato io ad averti chiesto di portare la mazza.»

«Ma…»

«È morto, Emma, non esiste via di ritorno. Per me, è già troppo tardi.»

Le volanti si erano fermate con uno stridio di freni, lo scalpiccio affrettato degli agenti si stava facendo sempre più forte.

Emma cedette la mazza e chiuse gli occhi.

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Commenti

  1. Antonino Trovato

    Ciao Micol, eccoti alle prese con un thriller😁! Hai architettato una bella storia, tutto funziona e tutto è al suo posto, inserendo l’elemento paranormale che affascina e ha risolto la faccenda. Malinconico il finale, con il sacrificio del fratello della vittima. A mio giudizio te la sei cavata più che bene, senza snaturare il tuo solito stile che adoro😁, alla prossima😀

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Tonino, accidenti al tenebroso nel tunnel! ;D
      Ho sudato sette camicie per trovare qualcosa che non contemplasse apocalissi, pestilenze, distopico. Comunque, sono contenta di essermela cavata. Grazie per esserci sempre e per il tuo appoggio.

  2. Ivan Collura

    Ciao Micol, non leggo qualcosa di tuo da un po’, il fatto è che non ho il tempo per star dietro a una serie. Così appena ho visto il tuo Lab mi son precipitato, certo che non mi avresti deluso. E infatti hai scritto una bella storia, complimenti! Io però, non avrei chiamato la polizia, vista la rabbia…

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Ivan, visto? Mi sono cimentata in un thriller, spero di aver reso onore a tutti voi giallisti di Open 😀
      In realtà Emma ha chiamato la polizia solo una volta fatta mattina e considerato l’idea malsana della mazza da baseball dall’inizio della storia 😉

  3. Dario Pezzotti

    Ciao Micol, il tuo racconto è piacevole e ben scritto; ormai sei una garanzia in questo!
    Secondo me, risulta un po’ sottotono rispetto al tuo solito. Forse questo tipo di vicenda è stata scritta troppe volte, risultando prevedibile. Comunque prova lab superata. Perdona la mia sincerità, ma penso ti sia dovuta. Quando ho detto che sei uno dei miei autori preferiti su EO, non mentivo. Alla prossima.🙂

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Dario, io e il thriller siamo pianeti diversi 😀
      In questo periodo preferisco evitare mondi distopici e quel tunnel mi metteva parecchia tristezza 🙁

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Virginia. In generale, nella vita, bianco e nero si mescolano sempre assieme. Mi piaceva dare un’identità diversa a questo “gemello” disgraziato 😀

  4. Raffaele Di Poma

    Thriller avvincente. Non sono un amante del genere, ma nonostante ciò ho apprezzato questo racconto che, secondo me, è scritto veramente bene.
    Il finale penso che racchiude una metafora, ma non ho capito il messaggio (ci devo pensare). Quindi hai scritto un thriller nel trhiller: veramente complimenti.

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Raffaele. Nemmeno io amo il genere, l’ho sempre dichiarato apertamente, ma questa storia è uscita così. Volevo allontanarmi dal momento contingente, l’immagine del lab mi invitava a scrivere di catastrofi e sinceramente ho preferito deviare percorso. Sono contenta che ti sia piaciuto anche questo racconto tanto diverso 😀

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Kenji, sono contenta che ti sia piaciuto. Non è un genere che amo, ma in questo periodo ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa di diverso del distopico

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Daniele, detto da uno scrittore thriller questo commento mi rende felicissima. Sì, per me spiegare il background di Mattia era molto importante, anche se ho dovuto sacrificare altro per il numero massimo di caratteri consentiti 🙂

  5. Cristina Biolcati

    Sì, Micol! Hai fatto un ottimo lavoro. Questo genere a me piace molto e non è un segreto. Racconto scritto bene, molto cinematografico. Non vedevo l’ora di scoprire il finale. Quindi sei riuscita a creare la giusta suspense. La mazza da baseball ha sempre una certa efficacia 😄. Alla prossima.

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Cristina. Eh, sì. Come farsi mancare una buona mazza da baseball in casa? Direi che ne sappiamo qualcosa 😀 😀 😀