
SFINGI
Serie: SONNILOQUIO
- Episodio 1: LA VILLA, IL GIARDINO, LA PISCINA
- Episodio 2: SFINGI
- Episodio 3: ANCHE I SOGNI SOGNANO
- Episodio 4: CONTEMPLAZIONE
STAGIONE 1
«Certi sogni c’entrano ben poco con l’ego, puntualizza Gael.
C’informa dei suoi studi in proposito. Col tempo ha imparato a discernere i personaggi piatti. Abbozzati. Da quelli che definisce “vividi”. In genere si manifestano spontaneamente, spiega. Sembrano dotati di volontà propria. Indipendente dalla sua. Come parassiti. Corpi estranei.
Ogni interazione con questi “vividi” lo ha sempre portato a conseguenze spiacevoli, dice. In realtà questi soggetti non fanno nulla. Sono solo in grado di rubare lucidità, confessa. Lasciano spesso bloccati. Senza controllo.
Anche Callan ha notato lo stesso fenomeno. Quando provava a forzare il sogno, dice. Quando si opponeva ai “vividi”. I quali generalmente lo superavano in astuzia, facendogli perdere lucidità.
Da allora – dall’episodio della donna urlante – ha smesso di fare resistenza.
È così che ha avuto le migliori esperienze: sottomettendosi ai “vividi”. Basta rispettare il sogno, dice. Basta rispettarlo, per intavolare conversazioni profonde con esseri amichevoli.»
«Li difende. Callan difende questi “vividi”. Sta cercando di dissuaderla dall’opporsi al sogno. Gliene chieda il motivo.»
…
«Come non detto. Cosa accade ora?»
«Ho una teoria! Prorompe Gael. Ormai è eccitato dal discorso. I sogni sono popolati da tre generi di personaggi, dice. Il primo è la folla. La massa. Il secondo è il ricordo degli individui che incontriamo nella realtà. Il terzo, infine, è composto dai “vividi”. Soggetti strani. Scollati dal fondale. Esseri vigili. Sembrano ostacolare il sognatore nel raggiungimento dello stato di lucidità. In più, è come se cercassero di mimetizzarsi, consci del fatto di essere troppo appariscenti. Gael ha un termine specifico per loro. Li definisce “sfingi”. È convinto che debbano avere un ruolo preciso. Oscuro. Sono come guardiani, ipotizza. Custodi di un livello profondo.»
«Gael vuole dirle qualcosa. Lui costituisce ciò a cui Callan si oppone. Eppure Callan sembra non voler farle intendere il suo gioco. Questo personaggio è furbo. Prosegua.»
«Qualcosa copre il sole. Una nube spezza la canicola del mattino. Semmai è mattino.
Le giornate limpide mi mettono a disagio. Danno la sensazione di perdermi qualcosa. Il cielo terso vuole illudermi. Sembra suggerire opportunità che non so cogliere. Ecco perché benedico quella nuvola. Non sono mai stato una persona felice. E ne sono felice.»
«Vada avanti, Castelverdi. Cosa dicono i personaggi?»
«Ora iniziate a spaventarmi. Protesta Astrid. È tornata a sorseggiare il suo cocktail abbandonato a bordo vasca. Sentitemi bene, dice. Non sappiamo nulla riguardo ai sogni. Non sappiamo nemmeno perché sogniamo. Pensiamo che serva in qualche modo alla nostra vita da svegli. Forse la verità è che i sogni non sono altro che l’intrattenimento di forze più grandi di noi. Ci avete mai riflettuto? Magari ciò che conta non accade da svegli. Non è certo la spiegazione più logica, penso. Ma è quella più poetica. Se un personaggio teatrale divenisse improvvisamente consapevole di sé, continua Astrid, e iniziasse a chiedere spiegazioni a destra e a manca, credete che il pubblico non ne sarebbe infastidito? Lo stesso varrebbe per il regista. I tecnici. Gli altri attori. Tutti direbbero: “amico, ci stiamo facendo il culo qui. Smettila di fare il matto e continua la tua parte”.
Scoppiamo a ridere. In fondo, però, sappiamo che le parole di Astrid sono quelle più terrificanti.
È proprio grazie a loro che mi accorgo della fonte dei miei pensieri.»
«Si spieghi meglio.»
«È come se il sogno mi venisse narrato. Non lo sto realmente vedendo. Questa narrazione però non avviene nella mia testa. Bensì in un punto esterno. A pochi centimetri dalla nuca. Come se qualcuno da dietro dipanasse il sogno. Come se me lo bisbigliasse all’orecchio nell’istante esatto del suo svilupparsi. Come se m’illudesse di esserne io stesso l’artefice.
Ora so che il vero creatore è alle mie spalle. Potrei vederlo se solo mi voltassi di scatto.»
«Lo faccia, allora. Si volti!»
…
«Cosa la trattiene?»
…
«Mi dica almeno a cosa associa quella presenza. È forse un doppio? Cerchi di attingere ai libri di Moreno1. Ricorda? Quelli che le ho prestato…»
«Non è la voce di un narratore. Sono io a suggerirle cosa deve dirmi di fare. A mia insaputa. Questa seconda volontà la sento lontana. Ben oltre il palcoscenico. Al di là del golfo mistico. Nel cuore della platea. Io sono sul palco e tra il pubblico. Sono il mio pubblico. Sono l’attore. Il regista. Lo spettatore. Sono l’intero teatro. Eppure non sono la rappresentazione.»
«Mantenga il focus, Castelverdi. I suoi amici sono ancora lì?»
«Laura è appigliata al bordo della piscina. Protesa verso di noi. Da sotto al suo addome pende un verminaio di nematocisti fluorescenti. Organelli filamentosi aggrovigliati inestricabilmente. Laura è una sirena dalle propaggini di medusa. O forse una ninfea. Solo io sembro essermene accorto. Sotto alla superficie persiste l’illusione del suo sgambettare.»
«Pare che il sogno si stia autosabotando. Neutralizza i meccanismi di depistaggio, rendendoli repellenti. Le sta aprendo una via. Cosa accade ora?»
«Gael descrive il pensiero di certe correnti gnostiche. Afferma che la vera essenza – “l’anima” – non sia altro che una vibrazione. Ciascun’anima è composta di un suono completamente personale. Il suo nome è quel suono. Questa vibrazione costituisce il nostro vero nome, dice.
Il nostro Dio interiore.
Poco fa Callan parlava di un suono. Spiega Gael. Il suono emesso dalla donna del suo sogno. Mi ha ricordato le storie di chi giura di averlo sentito pronunciare, dice. Il “nome” della propria anima. Spesso parlano di “un potente shock”. Un’assunzione di consapevolezza non compatibile col raziocinio. Un concetto dunque insostenibile da una mente lucida. L’irrazionalità dell’inconscio, invece, sembra essere in grado di schermarci dalla follia, dice. Ecco perché la soglia della trascendenza si troverebbe nei sogni. Magari Callan è riuscito ad affacciarsi a quella soglia. Giusto il terrore lo ha fatto ritrarre appena in tempo. Prima di impazzire. Il terrore per quel nome inconcepibile. In fondo, le parole sono solo un costrutto, dice. La realtà profonda non è fatta di parole, ma di pura comprensione.
Ora cade un silenzio imbarazzato.
Callan mi guarda perplesso. Sa che ho qualcosa di molto importante da confessare.
Tutti e quattro aspettano una spiegazione.
Il motivo per cui li ho radunati lì.»
«È stato lei a dargli appuntamento?»
«Forse. L’intento deve essere nato prima. Oppure è arrivato dopo. La causa s’è confusa con l’effetto. Circostanza comune.
Costernato, scandisco piano le parole. Mi rincresce per ciò che devo dire. È vitale però che sappiano. Che vengano informati della loro natura. Del loro essere una mia creazione.»
«Non credo sia una buona idea, Castelverdi. Il sogno l’ha avvisata sulle possibili conseguenze…»
«Callan scoppia a ridere. Gli altri tre rimangono impassibili.
Il mio amico si accorge della loro fissità. Il sorriso resta un alone sul suo volto.
L’intero giardino è una folla di corpi rigidi. Manichini. Tutti sospesi ridicolmente nelle proprie attività. Gli occhi spenti puntati su di me. Le governanti sono schierate sulla terrazza della villa, come una platea distante. Avvolte nei loro abiti luttuosi.
Non penserai che ci beviamo questa storia? Farfuglia Callan. Ditelo anche voi. Diglielo Gael. E tu. Laura. Diglielo anche tu. Astrid. Cosa sono quelle facce! Non crederete che parli sul serio? E poi. Come potrebbe dimostrarlo? Ho ragione? Come faresti a dimostrarcelo?
Conterò fino a tre, dico.
Conterò fino a tre. Poi mi sveglierò.
Il viso di Callan si snatura. È una maschera di terrore. La bocca distorta oltre al limite umano. Dalla gola scaturisce una cacofonia terrificante. Un urlo primordiale che sconvolge la materia la disallinea la incurva la fa vorticare su sé stessa fino a confonderne gli elementi impasta tutto in un turbinio di vibrazioni Dio mio un cataclisma che sconvolge la forma deflagra nel petto divampa nei visceri fino a mozzarmi il respiro e poi su per la gola mi schianta il cervello in un collasso gravitazionale una supernova che implode nella galassia che piega lo spazio il tempo l’universo…»
«Prenda fiato, Castelverdi! Forza, respiri! Respiri e ripeta con me: uno, due, tre! Coraggio! Uno, due, tre!»
«…un cetaceo cosmico naviga distanze stellari prima di arrendersi al buio prima di precipitare nel baratro in cui muoiono gli eoni le ere i millenni i secoli i decenni i lustri gli anni i mesi i giorni i minuti i secondi uno due tre!»
Serie: SONNILOQUIO
- Episodio 1: LA VILLA, IL GIARDINO, LA PISCINA
- Episodio 2: SFINGI
- Episodio 3: ANCHE I SOGNI SOGNANO
- Episodio 4: CONTEMPLAZIONE
Appena finito di leggere! Porca troia🤣! Non dico altro, và, che è meglio. Devo riprendere prima il fiato, per poi tuffarmi nell’episodio seguente.
“In fondo, le parole sono solo un costrutto, dice. La realtà profonda non è fatta di parole, ma di pura comprensione”
Tu ne sai una più del diavolo, caro Nicholas 🤣! Credo che con questa serie ci siano più “rivelazioni” sulla persona che sei, e confesso che lo trovo alquanto interessante. Non tutti amano intavolare certe tipologie di discorsi, il modo in cui li sviluppi tu la dice lunga sul quanto tu ci sia andato a fondo.
Grazie ancora Loris!🙏🏻 Tu mi hai conosciuto per la serie Colophon, ma in realtà il mio terreno narrativo è sempre stato questo. Non propriamente l’horror, bensì il metafisico😊
Sono vecchio e non sempre ricordo al primo colpo un racconto ma questa serie l’ho ricordata subito.
Sì forse è astratta ma decisamente forte. Non ha bisogno di altro. Una delle tue cose che mi hanno impressionato. Ovviamente ce ne sono tante altre. Il tuo stile mi piace molto.
Ciao Giancarlo! Grazie mille per esserti soffermato ancora una volta su questo racconto🙏🏻. Stavo ristrutturando un po’ le vecchie storie, cancellando quelle che non mi convincevano e abbinando a ciascuno una degna colonna sonora, e questo episodio si è riproposto nella bacheca dei racconti pubblicati “di fresco”. Grazie come sempre per le bellissime parole😊
Una scrittura vagabonda e seduttiva, molto raffinata sul piano formale. Forse mi manca qualche elemento per vederci più chiaro. Io sono un po’ demodé, un razionalista vecchia maniera e forse addirittura in odore di positivismo.
Per questo mi fa bene immergermi in questa sauna onirica, dove i sognati fanno ipotesi sul sognante, cioè sui sogni stessi, e chi sogna combatte con essi una battaglia feroce. Mi porta lontano da me.
e dovunque- o almeno io la percepisco- un’orribile presagio di morte- in- vita.
“un orribile” ovviamente senza apostrofo.
Ciao ancora Giancarlo! Ti ringrazio per aver letto anche questa seconda parte. Diciamo che per un razionalista questo racconto potrebbe essere molto ostico 🙂 “Sonniloquio” è la storia più astratta e sperimentale che ho scritto fino a oggi, qui, su Open. Normalmente scrivo storie un po’ più concrete, ma comunque sempre legate al realismo magico e al weird. Nel terzo episodio verranno spiegate più cose! Cambierà anche lo stile.
A volte io mi considero una sfinge. Una volta di più, da qualche anno un po’ meno
Ciao Kenji! Io purtroppo mi sono sempre visto come una comparsa😭, quei personaggi piattissimi dei sogni di cui ci si scorda subito. Che vita amara😩
Ho ritrovato ora un tuo episodio che mi si è proposto aprendo Open, così ho approfittato per rileggermi questa particolare e bizzarra serie che già mi aveva affascinata. Credo che tu abbia inserito l’episodio musicale che mi suona da sottofondo mentre scrivo. Mi guardo le spalle! Ancora complimenti
Sì Cristiana, ho approfittato di questi giorni per correggere tutti i racconti e per inserire un sottofondo sonoro a ciascuno di loro. Non so perché questo episodio sia stato ripostato🤷🏻♂️. Grazie per averlo riletto!🙏😊
Mi sono sentita schiacciata e inerte sul lettino, in piena psicanalisi. Tormentata dal dubbio che fosse o meno reale ciò che ‘vedevo’ leggendoti, ciò in cui mi ero immersa. Quell’atmosfera chic da villa anni ’70, nel bel mezzo di una conversazione colta. Seguirti non è facile, rileggere il testo è doveroso, commentare difficile, se non ne hai i mezzi. Apprezzarti, invece, è quasi come bersi con la cannuccia quel cocktail fresco a bordo piscina. Io, da materiale che sono, scelgo la ‘doppia visione di petti nitidi e di cosce sfrangiate, sgambettanti dentro a fiamme di luce argentata’. Bravissimo
Grazie ancora, Cristiana! Sei riuscita a dare una definizione perfetta dell’atmosfera che avevo respirato durante la rilettura della mia storia😂 Ti dico la verità: ho la sensazione di aver scritto qualcosa di troppo estremo anche per i miei gusti (in realtà non amo le storie troppo astratte, preferisco quando il mistero si manifesta nella materialità). Ti ringrazio per le bellissime parole🙏
Accidenti Nicholas, questo tuo racconto parla davvero in maniera diretta col lettore, lo guida e gli fa vedere le cose come se non ci fossero alternative possibili. Complimenti.
Grazie ancora! Volevo tentare qualcosa alla Calvino (scrittore con metà sangue ligure, tra l’altro). Ho provato a sperimentare la seconda persona singolare, per vedere un po’ come andava😁
“[…] ma forse la verità è che i sogni non sono altro che l’intrattenimento di forze più grandi di noi. […]”
Questa frase, oltre ad essere un vero capolavoro, rappresenta, forse, un po’ il cuore pulsante di questo testo. Chi è che sta sognando? Il sognatore? Oppure egli/ella non è altro che il personaggio del sogno di una forza superiore, di un marionettista, che sussurra la sceneggiatura da quel punto dietro la nuca? E, a questo punto, cos’è che distingue veramente la realtà dal sogno?
Forse, contare fino a tre è l’unico modo per svegliarsi per davvero.
Ciao Giuseppe! Grazie mille per aver letto il mio racconto! L’analisi è impeccabile!😊 I commenti più memorabili, per me, sono quelli zeppi di domande. Il mio intento è sempre quello di fare nascere quesiti, e soprattutto un certo genere di quesiti. E quando so di esserci riuscito non posso che esserne felice!
Che bel διάλογος, in cui la teoria sottostante alla storia emerge dall’interazione dialettica fra i personaggi. Mi piace. E comprendo ora (forse?) il senso della voce narrante che mi impone ciò che accade, da pochi centimetri dalla mia nuca.
E chi è il personaggio realmente onirico? Quello che si oppone alla propria natura appena svelata o quelli che questa natura la conoscono già, e non si stupiscono per nulla? Bellissimo anche quel coro di NPC (non-playing characters, per chi non videogioca) che si radunano attorno al gruppo, lungo le pareti del palco, in silenzio. Muti spettatori, forse semplici sagome.
Appassionante.
Hai centrato il punto! Inevitabilmente, quando si parla di sogni, non si può non entrare nel territorio della metafisica. Il sogno (come il teatro, come l’arte) mette automaticamente in dubbio la realtà. È come dire “dentro” e pensare meccanicamente a un concetto di “fuori”. Sarebbe impossibile non farlo. E credo che, ancora prima dell’arte, della finzione, della morte, sia stato proprio il sogno a mettere l’uomo di fronte all’idea di “oltre”. Grazie!🙏