Che fare?

Serie: Singolarità


Ho messo in salvo i ragazzi. Mia moglie. Adesso sono asserragliato dentro queste quattro mura cadenti. E ho finito le cartucce da sparare. Ne rimane solo una. Tutta per me. «Dio, perché mi hai abbandonato?»

Quei maledetti mostri sono dappertutto. E se ti prendono vivo, si cibano del tuo cervello piccolo borghese. Già. Ti spalancano la calotta cranica come una scatoletta e la svuotano lentamente con un cucchiaino. Glie l’ho visto fare. «Quando è cominciato questo incubo?»

Con il Segnale di Singolarità. Smartphone, tablet, televisioni e computer di ogni sorta. Elettrodomestici, collari per cane, scarpe da ginnastica…tutto è collegato in questa ragnatela mondiale di comunicazione. L’internet delle cose, l’hanno chiamata così. «E allora?»

La profezia di Von Neumann si è purtroppo avverata. Singolarità. Le macchine hanno superato gli uomini. Hanno raggiunto un livello di coscienza autonoma. La loro dipendenza dagli esseri umani è terminata, benvenuti nel mondo dell’Intelligenza Artificiale. Della Singolarità. Una coscienza autonoma in grado di generare una perentoria linea di comando: Il Segnale. Aveva investito tutto e tutti. Sparato come un’iniezione letale nell’apparato circolatorio di tecnologie, persone e cose in cui viviamo. 

Quando è arrivato, la gente è cambiata all’istante. 

Ho cominciato a non seguire più i loro tortuosi ragionamenti. Mi hanno spaventato con i loro discorsi. Non riuscivo più a capirli. Li sentivo distanti ed irreali. Ero come ovattato dentro una bolla di confusione e sgomento. Osservavo le loro bocche aprirsi e chiudersi meccanicamente, fissavo le loro lingue guizzare, indugiavo sui loro occhi sgranati davanti alla luce blu degli schermi. Mi concentravo su particolari della loro pelle già segnata dal contagio. Una pelle scura, piagata, che sgusciava fuori da panni sporchi e laceri. 

Si nascondevano dentro cappucci e occhiali da sole. Auricolari nelle orecchie e cellulari multimediali alla mano. Parlavano un italiano stentato, disfunzionale. Quello che dicevano per me non aveva senso. Annuivo, fingendomi interessato. Intanto individuavo le possibili vie di fuga e stringevo la pistola semiautomatica che tenevo ben nascosta nei jeans. Poi saltai le transenne e, dopo averne fatti fuori un paio feci perdere le mie tracce, lasciandomi dietro una scia di sangue. L’apocalisse era cominciata.

Serie: Singolarità


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Discussioni

  1. Ho letto questo primo, provocatorio episodio e oltre ad auspicare una rapida continuazione, mi soffermerei sulla tipogoa di contagio che sembra essersi abbattuta sull’umanità: Romero, nel suo “L’alba dei mirti viventi” non sarebbe riuscito a immaginare una disfatta, una mutazione così agghiacciante delle persone. Speriamo esista un’antidoto!

    1. Tiziano, GRAZIE. Romero è un Maestro che non muore mai – anzi te lo trovi davanti quando meno te lo aspetti come il peggiore degli zombie (ha!) Prepara l’antidoto, perché è in arrivo un nuovo “provocatorio episodio”.

  2. Agghiacciante , forte d’ impatto. Un bello schianto. Forse vuole uscire dallo schermo e passare alla storia per un selfie storico. Sei brevissimo , deciso e agguerrito. Se non volevi essere borghese ci sei riuscito anche se possedere un porto d’ armi non so se e’ proprio cosi’ democratico. C’ e’ un continuo?

    1. “brevissimo, deciso e agguerrito.” BAM! Sara, ci siamo capiti bene. Anche il protagonista del mio racconto(per il momento anonimo) ti ringrazia per il commento. E’ stato difficile comprenderlo perché non fa altro che sbraitare e roteare gli occhi all’indietro come un dannato. Sicuro, adesso arriva la seconda parte.
      P.S. Mentre lo leggi, tieniti a debita distanza dallo schermo, eh? 😉