“Sogno”

Oltre il buio c’erano i sogni, era così. Nitidi e precisi come soltanto i sogni sanno essere. Dal balcone, vestito da Pierrot, vedevo la piazza stracolma di gente ebbra di felicità. E c’era quel sole limpido, tipico dei posti di mare d’inverno e i gabbiani con le ali ferme nel cielo. Non riuscivo a credere che fosse finita. Davvero avevamo vinto? Davvero avevamo sconfitto il mostro? Fumare, aggrapparmi alla routine di gesti errati, ne sentivo il bisogno. Me lo confermò la Tv. Però. Me lo sussurrò la radio, lo trovai scritto sui social. Tornai al sole insieme a quattro capriole di fumo. Il cellulare squillava, non lo cercai in nessuna stanza. Perché dovevo restarmene lì, gli occhi stregati dai corpi ammassati, dai volti finalmente liberi, dai sorrisi. Senza più paura, senza più lockdown né spettri di morte nel cuore. Vidi la signora T. davanti alle Poste, fare il segno della vittoria con le mani raggrinzite e gli occhi lucidi, circondata dai figli e dai nipoti. Vidi il dottor S. con la sua pancia importante gridare di gioia e la giovane C., capelli neri fino al sedere e unghie arancioni, baciare le amiche perché poteva tornare a scuola. Racimolavano entusiasmo, raccattavano ottimismo ed era già rinascita, già futuro. Nessuno sapeva com’era successo, la scienza non c’entrava, diceva il signor P. soffiandosi il naso adunco. La signora A invece col suo collo da giraffa, tirava in ballo Dio e tutti gli angeli del Paradiso anche se c’era qualcuno – più di qualcuno in verità – che parlava di pura fortuna.

Poi fu un istante, il suono affilato della sveglia e la FFP2 sul comodino. Ma non ci rimasi male. In fondo, pensai, cos’è la speranza senza un briciolo di follia? Solo… non volevo alzarmi. Era appena iniziato il nuovo anno, io potevo continuare a sognare.

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