
Soltanto il sole batte più forte dei rovesci al Dubai Tennis Championships
Serie: Beat on the Brat
- Episodio 1: Soltanto il sole batte più forte dei rovesci al Dubai Tennis Championships
- Episodio 2: Racket the Casbah
- Episodio 3: Game, set, match
- Episodio 4: Dope Final
- Episodio 5: Per un pugno di Rubli a Dubai
- Episodio 6: Un cielo chimico sopra il deserto
- Episodio 7: DEJA VU-CUMPRA
- Episodio 8: Dobbiamo andarcene da qui
- Episodio 9: Piccola città bastardo posto.
STAGIONE 1
Sotto il cielo terso e implacabile del deserto, dove la sabbia dorata si confonde con il bagliore accecante dei grattacieli, si svolge il Dubai Tennis Championships, un torneo professionistico che attrae i migliori giocatori del mondo.
Al centro dell’attenzione, i campi da tennis, veri e propri gioielli incastonati nella scintillante cornice della metropoli. Superfici in cemento impeccabili, illuminate da riflettori che fendono la coltre della notte come lame di luce. Tribunette avvolgenti, gremite di un pubblico entusiasta che incita i propri beniamini con tifo caloroso.
Ma al di là dello spettacolo sportivo, Dubai nasconde un’altra anima, un’anima nata dal petrolio e dal denaro facile. Una metropoli sorta dal nulla, alimentata dai “soldi sporchi” delle mafie di mezzo mondo.
Un paradosso che si riflette anche nel torneo: da un lato l’eleganza sfavillante del tennis di alto livello, dall’altro l’ombra di loschi traffici e affari illegali.
Un connubio di lusso e malaffare che rende il Dubai Tennis Championships un evento unico al mondo, dove il back vincente di Federer si mescola al profumo inebriante dei petrodollari e al fascino torbido degli intrighi internazionali.
Brat si aggira nervosamente nell’aeroporto Fco-Fiumicino di Roma, il borsone da tennis logoro con lo storico brand Wilson scolorito in bella mostra accovacciato su una spalla gli regala quell’eleganza e sacralità di una finale del Grande Slam.
Al check-in dichiarerà soltanto quel bagaglio a mano e gli ultimi ottocento euro rimasti sul suo conto, prelevati allo sportello bancomat accanto alla Dogana.
Il ronzio dei motori degli aerei, il vociare della gente intrecciato con gli annunci degli speaker per l’imbarco voli creano un’atmosfera caotica alla quale si contrappone la quiete interiore che Brat cerca di mantenere. E che lo isola dal contesto senza bisogno di cuffie bluetooth ed auricolari/accessori vari.
Ore ed ore di training autogeno, meditazione trascendentale, allenamenti a palleggiare contro il muro finalizzati a mantenere una concentrazione a prova di cecchino, un self control per tutti i game e set da giocare, tie break inclusi.
Ha sognato questo momento per anni: Giocare a tennis a livello professionistico, gareggiare contro i migliori al mondo. E ora, finalmente, il suo sogno sta per diventare realtà.
Alla tenera età di 30 anni, quando la maggior parte dei giocatori classificati è sulla via del tramonto lui fa un “All in” sul destino, puntando tutto sul torneo negli Emirati. Questo pare il momento propizio essendo tra i primi o gli ultimi, a seconda dei punti di vista nella classifica Atp (Association of Tennis Professionals): Rank 930 su 1000.
Si avvicina al banco del check-in, porge il passaporto e il biglietto all’ hostess in turbante e riceve in cambio la carta d’imbarco. Un sorriso gli sfiora le labbra mentre guarda il logo della compagnia aerea Emirates, tra le più lussuose e confortevoli dei cieli: Dubai con la sua sabbia oro a 24 carati lo attende.
L’attesa all’imbarco è snervante. Brat osserva gli altri passeggeri, immaginando le loro vite, le loro destinazioni, le loro storie. C’è una coppia di anziani che si tiene per mano, un gruppo di giovani che ridono e scherzano, un uomo d’affari immerso nel suo laptop. Ognuno di loro ha un viaggio da compiere, un sogno da inseguire.
Finalmente, arriva il momento dell’imbarco. Brat si alza, aggiusta il borsone sulla spalla e si dirige verso il gate. Un brivido di emozione gli percorre la schiena mentre si immette nella fila di persone che aspettano di salire sull’aereo.
Trova il suo posto a bordo in economy e si siede accanto al finestrino. Guarda fuori mentre l’aereo decolla, osservando la città eterna che si rimpicciolisce sotto di lui.
Un senso di libertà lo pervade.
Si sta lasciando tutto alle spalle, la sua vecchia vita, più funerali che matrimoni, le sue abitudini, i challenger in giro per l’Italia a bordo della sua Ford station wagon scassata, le sue paure, soprattutto il rimpianto di non averci mai provato sul serio, di aver preso tutto con una certa superficialità snob da circolo tennistico da quartiere Fleming.
Sta volando verso un nuovo inizio di set, verso un futuro agonistico e professionistico a tempo molto determinato pieno di possibilità, di investimenti sulla sua carriera e di scalate di rank.
Durante il volo, Brat ripercorre la sua storia.
I primi allenamenti sui campi polverosi e sporchi del catrame delle raffinerie del suo piccolo paese d’origine nel Metaponto prima di approdare giovanissimo nella Capitale a raccattare le palline all’ombra delle pallide statue del Foro Italico.
Le ore di sudore e fatica, le sconfitte e le vittorie. Il sacrificio dei suoi genitori, che hanno sempre creduto in lui e lo hanno sostenuto nei momenti difficili. La tenacia e la determinazione che lo hanno portato fin qui, a questo punto di svolta nella sua vita.
Chiude gli occhi e si concentra sul suo set di Wilson Blade fiammanti che ha nel borsone.
Immagina di impugnare quel design di grafite ed aria, di sentire la consistenza del grip bruciargli tra le mani. Immagina di colpire la palla con forza e precisione, di vedere il suo avversario cedere di fronte al suo gioco potente. Immagina di vincere, di alzare il trofeo, incassare il montepremi, di realizzare il suo sogno.
Il tempo di aprire gli occhi che il Comandante invita ad allacciare le cinture per le procedure di atterraggio, il viaggio è durato tre ore, il tempo giusto per una finale combattuta sui tre set.
Serie: Beat on the Brat
- Episodio 1: Soltanto il sole batte più forte dei rovesci al Dubai Tennis Championships
- Episodio 2: Racket the Casbah
- Episodio 3: Game, set, match
- Episodio 4: Dope Final
- Episodio 5: Per un pugno di Rubli a Dubai
- Episodio 6: Un cielo chimico sopra il deserto
- Episodio 7: DEJA VU-CUMPRA
- Episodio 8: Dobbiamo andarcene da qui
- Episodio 9: Piccola città bastardo posto.
Ciao Hugo. Inizio oggi la lettura della tua serie. Le considerazioni iniziali mi acchiappano da subito e mi scatenano pensieri. Tanti. Il personaggio è sicuramente originale come lo è colui che immagina di viaggiare verso Dubai con una sola sacca e 800 euro in tasca. Lo spunto della storia mi piace e poi, o forse soprattutto, sventolo il mio cappello per la tua maniera di scrivere così pulita corretta ed elegante. Per quanto mi riguarda, sempre un valore aggiunto.
Vero Cristiana. Sto cercando di mutare lo stile: da uno sporco alla Gilbert ad uno piu “elegante” e pulito a la R.Federer 🙂 Grazie davvero per il sostegno in tribuna d’onore! 🙂
Si sta lasciando tutto alle spalle, la sua vecchia vita, più funerali che matrimoni
Mi piace questa considerazione.
C’è del tennis nella tua vita! Attendo con trepidazione il torneo!
Grazie Giuseppe sono contento che la narrazione sia nella tua “incordatura”…diciamo pure che c’è ancora vita nel tennis 🙂
Bello stile pulito e scorrevole, in contrasto (almeno così mi è sembrato, perche io di tennis purtroppo ci capisco poco o niente 😅) con il contenuto di sfarzo e affari loschi, sconfitte alle spalle e fame di rivalse.
“il rimpianto di non averci mai provato sul serio, di aver preso tutto con una certa superficialità snob da circolo tennistico da quartiere Fleming.”
👏
Grazie mille Dea, hai centrato i temi del racconto: riscatto, affari loschi, sfarzo, deserto, il tennis è quasi un pretesto.
Di gente dell’Est europeo con i conti correnti a Dubai ne passa parecchia qui sulla Costa Azzurra, immagino che gli emiri non facciano molto caso alla provenienza del denaro.
Ci presenti dunque questo tennista da basso ranking che vola letteralmente verso il suo sogno. Un’introduzione veloce e senza fronzoli, precisa come un servizio di Dokovic.
Mi perdonerai pero’ se quello che mi ha incuriosito di più in questo primo episodio è che hai scelto di parlare di tennis citando una canzone che parla di mazze da baseball 😉
Merci monsieur Pino,
Brat, anzi Superbrat era il soprannome che affibiarono gli albionici a McEnroe per il suo carattere fumantino ed infantile. Ed ho voluto nominare allo stesso modo il mio personaggio, a mo di omaggio/tributo. Quindi mi è venuta in mente questa canzoncina dei Ramones Beat on the brat with a baseball bat. Ma alla fine come analogia va bene anche picchiare il marmocchi con una racchetta da tennis…di legno però. 🙂
Favoloso, mi è piaciuto tantissimo, la pulizia della narrazione è stata un biglietto accanto a Brat per tutta la durata del viaggio. Applausi!
Roberto, grazie mille. Solitamente quando quando c’è una trama il linguaggio e lo stile escono piu “puliti”, quando la trama è un pretesto ed è latitante la butto in caciara, compenso con uno stile ed un linguaggio molto carico e compensativo.
Molto bello. Uno stile pulito, senza sbavature. Meno sperimentazione stilistica, vero, ma ogni frase è un colpo a segno. Uno stile adatto ad una serie che andrà avanti bene, con il suo ritmo, senza stancarsi, fino alla conclusione. L’inizio lo promette.
Grazie Giancarlo, come ho già risposto, quando c’è una trama-storia la narrazione si scrive quasi da sola.