Sono già morto

Tutto ciò che facciamo, crediamo, abbiamo, è solo un’illusione. È una creazione del nostro cervello, un insieme di energia elettrica e chimica.

Sono già morto quando mio fratello mi buttò giù dalle scale. Ero piccolo e stavo giocando con il mio cuginetto al piano di sopra, proprio davanti alla scalinata. Ricordo che in quel momento stavo dando una “pulita al salotto”. Mio fratello, forse infastidito dal fatto che mi mettessi le dita nel naso, mi spinse senza pensarci due volte. Ruzzolai tutte le scale della casa di mia nonna. Non erano scalette, ma avevano una certa altezza. Come potrei ancora essere vivo? Il mio collo doveva spezzarsi per forza quando caddi all’indietro su quelle scale ripide. Ricordo un momento di buio e di silenzio e, subito dopo, io che mi alzavo come se niente fosse alla base della scalinata. Non è possibile che non mi fossi fatto niente. Io sono morto là.

Sono già morto quando caddi dal tetto della casa in campagna. Io e mio cugino, che eravamo come fratelli, stavamo lì a giocare. Qui al sud tutti hanno un terreno con un orto e, magari, una casa. In campagna da noi c’erano due case: una più grande dove abitava mio zio e una piccola che serviva da deposito. Noi salimmo su quella grande. Avevamo l’abitudine di andare sulla terrazza a giocare. Si saliva dal retro della casa attraverso una scala a pioli. Io facevo sempre il gradasso camminando sul parapetto. Quella volta inciampai e caddi giù sul cemento. Ricordo che precipitai a testa in giù. Mio fratello si trovava proprio sotto e gli arrivai davanti ai piedi. Mi alzai a fatica dopo un po’. Non mi feci niente tranne una piccola ferita alla testa, da cui non uscì nemmeno sangue. Come faccio ad essere vivo? Sono morto là per la seconda volta.

Sono già morto quando ebbi un incidente d’auto all’età di quattordici anni. Era una mattina d’estate, guidava mia madre. Stavamo andando in Puglia a trovare una mia zia, a Bitonto. L’incidente avvenne in mezzo a un incrocio. Mia madre non si fermò allo stop. Una Fiat Punto rossa arrivò a tutta velocità da sinistra. Prese la nostra Panda nella parte posteriore. Io stavo dormendo appoggiato al finestrino proprio a sinistra. L’ultima cosa che vidi fu il vetro che si rompeva in mille pezzi, poi tornai a dormire. Mi svegliai poco dopo, nell’indifferenza generale. Mia madre e mio fratello erano già scesi dall’auto e non si erano minimamente preoccupati di me che stavo ancora in macchina seduto sul sedile posteriore. Stavano parlando con l’altro autista. La nostra automobile era completamente distrutta. 

Sono già morto cadendo in un burrone mentre camminavo di notte oltre il guardrail di una strada trafficata. Quella sera avevo preso degli allucinogeni a una festa. Mi incamminai verso il tramonto lungo la statale. A un certo punto, dopo il tramonto, ebbi paura delle macchine che passavano veloci quindi scavalcai la barriera d’acciaio e mi incamminai nel terreno arato. Arrivai al limite di un burrone, una specie di canyon in fondo al quale scorreva un torrente. Prima di fare l’ultimo passo che mi avrebbe portato alla morte, vidi qualcosa a terra luccicare nel buio più completo. Era di colore azzurro. Mi avvicinai piegandomi e guardai più da vicino: sembrava un teschio. Lo toccai e sparì senza lasciare traccia. Subito dopo alzai lo sguardo e mi resi conto di trovarmi sull’orlo del precipizio.

Dopo tutto questo potrei credere di essere molto fortunato o che qualcuno mi abbia protetto dall’alto. Potrei pensare di avere una missione in questo mondo e che non sia ancora arrivata la mia ora. Oppure io sono già morto. Forse tutto quello che sto vivendo ora è solo l’ultimo sprazzo di vita del mio cervello che sta morendo lì in fondo alle scale quando ero piccolo, oppure vicino la casa in campagna, nella macchina o in fondo a quel burrone. Sarebbe più credibile.

E se tutto quello che vedo non fosse altro che una creazione del mio cervello pieno di sostanze allucinogene, le stesse che si sviluppano nel corpo poco prima di morire? Il tempo è relativo, lo so bene. In fondo il cervello è la cosa più complicata dell’universo. E se il mio, mentre stava morendo, a causa della dimetiltriptammina rilasciata in quantità, abbia creato tutto questo universo che vedo e che sperimento.

Qualcuno potrà chiedermi: e io allora? Anche io sono solo una tua allucinazione? Non necessariamente. Questo potrebbe non essere il mondo reale. Pensate un attimo alla vostra vita; non avete mai rischiato di morire seriamente? Forse neanche ve ne ricordate. Ora non voglio dire che non esistano i miracoli, ma è possibile che in questo mondo ce ne siano per tutti? Tutti hanno avuto esperienze come le mie in cui sono quasi morti. E se fossimo morti tutti? Il mondo, anzi l’intero universo sarebbe una sorta di infinito al di là. Una specie di purgatorio in cui pensiamo di continuare a vivere, ma siamo soltanto in una fase intermedia in viaggio verso il paradiso, o l’inferno.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Domenico, poni un interrogativo non da poco. Fenomeni come i Déjà vu (a me e capitato di viverne alcuni), mettono in discussione tutto ciò in cui crediamo: chissà, forse siamo davvero inseriti in un circolo perpetuo destinato, nella sostanza, a ripetersi all’infinito.

    1. Oppure tutto è un’illusione. Che cos’è la realtà se non ciò che è sicuro e stabile? Invece tutto cambia, tutto è illusorio ed effimero. Non è reale, è illusorio come un’allucinazione o un miraggio.

  2. Lo spunto è sicuramente originale e anche ben condotto. Per il mio modesto parere, un’ottima scrittura che, al di là di tutto, fa stare comodi nella lettura.
    Nel complimentarmi, mi permetto di suggerire all’autore di valutare, magari in una prossima occasione, la possibilità di proseguire il testo fino alla fine mantenendosi sui binari di un racconto, magari anche inventando ma, in definitiva, mantenendo le proprie considerazioni in una storia. Spero di essere riuscito a spiegarmi; in ogni caso, solo un consiglio da chi ha di certo apprezzato.

  3. Non ricordo in quale film era la frase che recitava più o meno così: “Ma se questo è un sogno, è il mio sogno o forse il tuo?”. Credo che alla fine, poco importo. Molto originale il tuo racconto!