Sono sempre stato qui
Serie: ESC
- Episodio 1: Domani
- Episodio 2: Dieci anni
- Episodio 3: 07:47
- Episodio 4: Responsabile
- Episodio 5: Tre lettere
- Episodio 6: Un fantasma
- Episodio 7: Sono sempre stato qui
STAGIONE 1
Nella testa di Andrea comparve il ragazzo di dieci anni prima. Quello a cui stava sul cazzo prenotare un tavolo al ristorante. Quello che si vergognava perfino di telefonare per ordinare una pizza da asporto.
Poi quell’immagine sparì.
Davanti a lui c’era la stessa faccia.
Solo che i capelli lisci e pettinati di allora avevano lasciato il posto a un ciuffo fissato con la lacca, attraversato da mèches grigio scuro.
«Stasera offro io», disse Manu mentre si sedeva.
«Pure?» rispose Andrea, spostando la sedia.
Si mise a sedere.
«Insomma, Manu… ti vedo davvero bene. Vestito di merda, ma bene.»
«Perché, non ti piace il vestito?»
«Abbiamo sempre preso per il culo quelli che si vestivano così. Tra l’altro proprio mentre eravamo seduti a quel tavolo. Ricordi?»
Andrea indicò quello vicino all’ingresso dei bagni delle donne.
«Ti ci volevi sedere dopo mezza bottiglia di gin per sentire l’odore della fica. Così dicevi. Ricordi?»
«Come potrei scordarlo, Andre? E quella sera che, dopo due piste, mi sono preso con quei tizi qui fuori e sei arrivato tu dicendo che i miei erano morti quando ero piccolo e che dovevano lasciarmi stare perché non ne valeva la pena? Un genio.»
«Un genio? Cazzo, erano in tre e il doppio di me. Tu eri completamente fuori e ne avremmo prese sicuramente. Ho dovuto usare il cervello.»
«E quello lo hai sempre avuto.»
Andrea guardò Manu.
Per qualche secondo cercò qualcosa di familiare in quell’espressione. Il sorriso era lo stesso. Anche la voce. Eppure c’era qualcosa che non tornava.
Dieci anni prima era lui quello che doveva prendere l’iniziativa. Adesso Manu sembrava perfettamente a suo agio.
Andrea si sistemò sulla sedia.
«Infatti. Mi spieghi come stanno le cose, allora?»
Manu chiamò il cameriere.
«Ci porti un gin tonic e…» Si voltò verso Andrea. «Tu che prendi?»
«Io? Per me un bicchiere di Coca-Cola, grazie.»
Dopo l’ordine, Andrea abbassò lo sguardo.
Manu continuò a osservarlo.
«Hai paura?»
Andrea alzò gli occhi.
Quella domanda non c’entrava un cazzo con quello che gli aveva appena chiesto.
O forse sì.
«Paura? E di cosa?»
«Non lo so. Dimmelo tu.»
«Dirti cosa?»
«Non lo so. Di cosa hai paura?»
Andrea fissò l’espressione di Manu.
Quella sicurezza.
Quasi sbruffonaggine.
Fu quella a farlo scattare.
Appoggiò i gomiti sul tavolo e avvicinò il viso al suo.
«Ascolta. Mi spieghi a che cazzo di gioco stai giocando? Ti presenti con un messaggio dopo dieci anni che non ci vediamo. Prevedi la mia promozione…»
«Giusto. La accetterai?»
Andrea rimase fermo.
«Cosa?»
«La promozione.»
«Non credo.»
Andrea scosse la testa.
«E comunque non cambiare discorso. Arrivi vestito da chissà chi, con quell’aria sicura e un po’ da sbruffone che… cazzo, questo non è il Manu che conoscevo.»
Manu alzò appena la testa e fece un cenno al cameriere, che arrivò con i drink.
«Grazie, fratello», disse, prendendo il bicchiere.
Andrea lo indicò.
«Lo vedi?»
«Cosa?»
«Fratello al cameriere?»
Manu sorrise.
«Ti dà fastidio, Andre?»
«Cosa?»
«Quello che vedi.»
Andrea rimase in silenzio.
Lo guardò ancora.
E ancora.
Era Manu.
Ma non riusciva più a trovarlo.
«Chi cazzo sei diventato? Dov’è finito Manu?»
Il sorriso dell’altro non cambiò.
«Sono sempre stato qui.»
Andrea si tirò indietro sulla sedia.
Quella risposta gli fece più effetto di quanto avrebbe voluto.
Avrebbe preferito che Manu gli dicesse di essere cambiato. Che gli raccontasse dei soldi, del lavoro, di qualsiasi altra cosa.
Ma quella risposta?
Che cazzo voleva dire?
«Allora mi spieghi come hai fatto?»
«A fare cosa?»
Andrea allargò le braccia.
«Questo. Tutto questo. Come cazzo hai fatto?»
Manu si alzò.
Gli si avvicinò.
«Lo vuoi sapere? Vuoi sapere come ho fatto? Perché sono vestito così? Perché mi vedi diverso?»
Andrea rimase in silenzio.
Poi annuì.
«Bene.»
Manu tornò al suo posto, prese la giacca che aveva appoggiato sulla sedia e se la infilò.
«Vuoi sapere anche cos’è ESC, giusto?»
«C… certo.»
Manu rise.
«Ovvio.»
Si voltò verso il cameriere e alzò la carta di credito dorata.
«Fratello, ti pago.»
Poi tornò a guardare Andrea.
«Allora si va a casa mia a fare un gioco.»
Serie: ESC
- Episodio 1: Domani
- Episodio 2: Dieci anni
- Episodio 3: 07:47
- Episodio 4: Responsabile
- Episodio 5: Tre lettere
- Episodio 6: Un fantasma
- Episodio 7: Sono sempre stato qui
Ciao Daniele, altro bel capitolo. Molto interessante il velo sopra al mistero, attendo il prossimo capitolo 👏
Ciao Skoll! Il mistero si sta facendo sempre più fitto, ma qualcosa comincerà presto a venir fuori. 😉 Grazie davvero per continuare a seguire ESC! 🙏
Ho trovato particolarmente interessante il confronto tra Andrea e Manu, soprattutto per quel senso di estraneità che nasce nel ritrovare una persona conosciuta e scoprirla profondamente diversa.
La tua scrittura mantiene una bella spontaneità, con dialoghi vivaci e un’ironia che rende credibile il rapporto tra i due. Mi piace anche come riesci ad alternare i ricordi del passato alla tensione del presente, alimentando il mistero senza svelare troppo. Il cambiamento di Manu, soprattutto psicologico, è l’aspetto che più mi incuriosisce.
Ciao Cristiana! Mi fa davvero piacere che tu abbia colto proprio quel senso di estraneità. Andrea si ritrova davanti un vecchio amico che, in qualche modo, sembra quasi uno sconosciuto. E sul cambiamento di Manu, diciamo che c’è ancora parecchio da scoprire. 😉 Grazie davvero per la lettura così attenta e per le tue parole! 🙏