Stinger

«No, no, no!».

«Cosa succede, signor Wilson?».

«Guarda, è successa una cosa…».

«Ma cosa succede, signore?».

«Oh, al diavolo. Pronto? Pronto, sono io, Charlie Wilson. Voglio sapere del mio ultimo carico di Stinger… sì, quello con i ballerini afgani. Cosa? Non è mai arrivato? Ma allora… ha lasciato Peshawar? E allora deve aver passato il passo Khyber. No? Non sapete nulla? Male, molto male».

«Signor Wilson, ma…?».

«Mio caro Hafiz, purtroppo è chiaro, fra i ballerini c’era una spia. Solo, vorrei sapere chi fosse».

«Se vuole le posso essere di aiuto».

«Ah, sì? E come? Dimmi, dimmi un po’».

«Ho qui l’elenco dei membri della compagnia».

«Fa’ vedere».

«Sì, certo».

«Qui dice che è una compagnia fondata nel 1979, poco prima che i sovietici entrassero in Afghanistan. Okay, due anni fa, e poi?».

«Be’, si potrebbero vagliare tutti i loro nomi. Per esempio questo è un hazara, quest’altro un pashtu, anche questo, questo e questo… ah, ma questo è un tagiko, lo dice il nome. Sa, signor Wilson, potrebbe essere lui la spia».

«Non è un po’ razzista come cosa? Ma vabbe’, adesso telefono al mio segretario a Peshawar e gli chiedo di questo tizio… Dimmi il nome, Hafiz».

«Si chiama Sherali Surudi».

«Pronto? Sì, voglio sapere una cosa di questo Sheradi Surudi. Voglio sapere chi è, cosa combina, ma soprattutto se è una spia russa! Me lo dici fra pochi minuti? Molto bene, a fra poco».

«Ebbene, signor Wilson?».

«Mi telefona tra un po’… Ah, eccolo. Pronto? Sì, ciao. Dimmi subito. Oh, non è lui. Ma io voglio sapere chi è stato!».

«Signor Wilson?».

«Un attimo, per cortesia. Dimmi, Hafiz!».

«Dica al suo segretario di guardare i sandali da festa di Sheradi Surudi. Deve avere lì la sua ricetrasmittente».

«Okay, lo faccio subito. Ehi, voglio che controlli i sandali da festa di questo Sheradi Surudi. Esatto, i sandali da festa. E va bene, aspetto ancora, ma resto in linea…».

«Allora, signor Wilson?».

«Devo aspettare».

«Non si preoccupi, che più si aspetta, più si guadagna».

«Parli bene tu, che sei afgano. Ma io a Wall Street… Sì, pronto? Ah, allora era lui. Aveva questa ricetrasmittente? Molto bene, passalo ai pakistani che ci pensano loro».

«Allora avevo ragione io, signor Wilson».

«Che il diavolo ti porti… Sì, Hafiz, avevi ragione tu. Ma come hai fatto?».

«Perché ormai le conosco le spie tagike. Hanno la mania di nascondere tutto nei sandali da festa… soprattutto se sono ballerini».

«Sì, ma è anche un po’ razzista come cosa…».

«Può darsi, ma il fatto che il Tagikistan è una repubblica sovietica e i tagiki possono infiltrarsi con facilità in Afghanistan e fare le spie».

«Oh, capisco. Il presidente Reagan ti dovrebbe dare la medaglia del Congresso!».

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Discussioni

    1. Grazie… e se ben ricordi, l’idea me l’ha data te: non solo c’è l’uomo d’affari furioso e i ballerini anni Ottanta, ma anche i lanciamissili (ricordi il tuo commento su Facebook?), grazie per essere passato!

    1. Sì, esatto, il racconto parla dell’operazione Cyclone e il nome del protagonista non è casuale… basta vedere il film “La guerra di Charlie Wilson”. Grazie per aver commentato!