Strane combinazioni

Serie: Genio sovraumano


Il percorso dell’uomo è spesso legato alle incostanti peregrinazioni del caso. Non gli è data la possibilità di scegliere se essere ricco o essere povero, felice o infelice, buono o cattivo, vivo o morto. Può soltanto aspirare ad essere l’una o l’altra cosa, adoperandosi più o meno alacremente nell’una o nell’altra direzione ma non può essere qualcosa semplicemente perché vuole esserla. Il libero arbitrio è solo un inganno assorbito nella spirale degli innumerevoli eventi legati alla sorte, che se oggi rende l’uomo ricco domani lo renderà povero o ancor più ricco, se oggi lo rende felice, domani lo renderà infelice o ancor più felice, se oggi lo fa vivo domani lo farà morto o ancor più vivo.

Nicaor nella solitudine di quei luoghi si era sempre sentito vivo, più vivo che mai. In quel monastero, cercando Dio, aveva incontrato se stesso e benché per se stesso avesse da sempre nutrito una sorta di naturale repulsione,  lo aveva riconosciuto meno tremendo di quanto pensava potesse essere.

Ciò che rende l’uomo ancor più piccolo di quanto non sia, sta nella sua perenne ed ottusa aspirazione ad apparire diverso da ciò che in realtà è; come se ciò lo rendesse qualcosa di meglio, qualcosa di più ed in questo non vive la sua esistenza ma la sua ambizione ad essere altro. Così spreca la sua vita a nascondere ciò che è o che dovrebbe essere, offrendo agli altri il ritratto di ciò che non è ma che vorrebbe essere.

Eccezione che conferma la regola, Nicaor aveva da tempo rinunciato al moto dell’ apparire, scegliendo di stare nella dimensione che i più rifuggono quale reificazione del non essere: l’ascetismo.

Veniva da Medellin ed era figlio di un losco uomo d’affari, che aveva costruito le proprie ricchezze, riciclando il denaro proveniente dal traffico internazionale di stupefacenti. Aveva trascorso la sua giovinezza vivendo da ricco in un paese di poveri, dove la ricchezza è davvero ricca e la povertà è davvero povera. Nel seno di questo contrasto aveva vissuto di agi ed eccessi, ospite di una vita, la sua, mai veramente vita, mai veramente sua. Fu così che nel momento in cui avrebbe dovuto raccogliere l’eredità paterna dando un seguito ai suoi affari, decise che quel mondo non faceva per lui.

Dapprima prese a viaggiare e ritenendo che la vita non fosse a Medellin, volle cercarla altrove. Incontrò uomini e donne di paesi lontani, conobbe culture esotiche, sperimentò gioie e dolori, bene e male, ma non trovò mai la vita alla fine del viaggio, ma solo la vita nel viaggio. Infine esausto costatò che benché Medellin non fosse affatto la vita, non era poi molto dissimile dal resto del mondo, bensì una parte in rappresentazione di tutto. Solo in seguito capì che se veramente avesse voluto conoscere la vita avrebbe dovuto prima recuperare se stesso, perso negli abissi della propria coscienza, ed infine conoscere Dio, unico depositario di tutti i suoi segreti.

Nel monastero di Split, dove era giunto in seguito ad uno di quegli innumerevoli e disperatissimi viaggi, decise di rimanere, perché nonostante non vi avesse incontrato Dio nè conosciuto i segreti del suo creato, fu felice quantomeno di trovare se stesso ed in ciò stette.

Quel mattino riconoscendo in Dèjan le sembianze del suo grande amico Sinisa ebbe paura che fosse giunto il momento di rendere il favore a chi un tempo l’aveva salvato e così fece: issò il ragazzo da terra e lestamente lo condusse nella sua casa. Sinisa, morendo, lo aveva affidato alle sue cure.

La casa di Nicaor, somigliava per la verità ad una capannina di paglia e fieno, come quella del porcellino piccolo disegnata nella favola di Jacobs. L’aveva tirata su in pochi giorni, servendosi solamente di materiale di facile reperimento. Non si era mai preoccupato molto di renderla accogliente e sicura. La casa è solo un ricovero e qui non c’è il lupo cattivo – pensava – deve saper resistere alle intemperie e proteggere dal freddo, niente di più.

Sistemò delicatamente il ragazzo nel pagliericcio ricavato nell’angolo soppalcato del capanno e da subito gli parve visibilmente provato.

Aveva bisogno di riposo e non l’avrebbe svegliato. Si soffermò piuttosto a scrutare sul suo viso l’incredibile somiglianza con Sinisa: i capelli nero corvino, il naso appuntito, gli zigomi prominenti, le labbra carnose. Era certo che si trattasse di suo figlio, anche perché, come da accordi, nessun altro avrebbe potuto violare la sacralità di quei luoghi.

Ripensò a quel giorno. Era giunto a Split traghettando dalla vicina Brindisi. Era sempre stato molto abile nello scegliere i momenti meno opportuni per visitare nuovi posti. Quella volta ricevette un’insolita accoglienza.

In quel periodo la Jugoslavia non era di certo la località più indicata dove soggiornare. Tito era morto da pochi anni e la situazione politica in pieno tumulto, produceva già le prime avvisaglie della futura ecatombe. Era sempre stato attratto dalle situazioni di pericolo, pareva quasi cercarsele: gli davano un brivido particolare, lo facevano sentire “vivo”. Quel giorno trovandosi ad un passo dalla morte si sentì più vivo che mai.

L’uomo alle sue spalle gli indicò la strada, tendendogli un punteruolo nel basso ventre.

“Tira dritto e non agitarti troppo, altrimenti muori qui”

disse quello in chiaro imbarazzo.

“Chi siete, cosa volete da me”, rispose Nicaor

“Cammina e non fare troppo domande”,

“Di cosa parli, mi chiamo Nicaor Torres de la Fuentes, sono Colombiano e vengo da Medellin, sono solo un turista” .

Il suo strano accento condito da un lessico incerto, insospettì l’uomo non poco, ma dapprima ritenne che si trattasse di una montatura studiata ad arte per sottrarsi alla cattura.

“Fai poco il coglione, lo spiegherai, a Valcik che sei solo un turista, adesso non fare lo stronzo e monta dietro”.

L’uomo indicò la carcassa di una Wolksvagen nera e gli intimò di salire. Appena fu dentro si sentì stretto nella morsa di due uomini, che presto gli ostruirono la visuale incappucciandolo con un passamontagna capovolto.

“Cazzo Boris !!, come hai fatto” disse uno, “Valcik non crederà ai suoi occhi”

“Non ci posso credere…queste sono fortune”.

“Balcovich in pieno giorno, nel porto di Split…pazzesco!!”.

Le vicende di questo mondo creano meraviglia nell’animo di chi ha cuore di osservarne il decorso. Buona e cattiva sorte si intrecciano in un gioco di combinazioni ed incontri imprevisti, dove la sfortuna più grande può divenire in un attimo la più incredibile delle fortune. Nessuno può sapere cosa sia bene o cosa sia male, cosa sia conveniente e cosa non lo sia. Può solo scegliere di intraprendere un determinato percorso e se sa da dove parte non sa mai dove arriverà. Nicaor in quel momento ebbe la sensazione che il suo lungo cammino stesse volgendo a termine e provò serio imbarazzo al pensiero di non poter più essere arbitro delle sue azioni. Protagonista di un incredibile equivoco accettò supinamente che altri decidessero per lui.

Fu così che il suo lungo viaggio si fermò a Split, ma non nel modo in cui i più recenti accadimenti lasciassero intendere e se prima si trovò a maledire le beffarde peregrinazioni del caso, che in quel momento lo vedevano protagonista di circostanze talmente inverosimili che nemmeno aveva concepito di poter vivere, dopo, nella sacrale intimità di quel monastero, si trovò a battezzare ogni giorno venturo nel nome di colui che, in modo tanto inatteso quanto gradito, lo aveva iniziato ad una vita nuova.

Serie: Genio sovraumano


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